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False Flag

Tutti i messaggi di Silent People marcati con il tag False Flag: cronologia completa, aggiornamenti e thread collegati, dal piu recente al piu vecchio.

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TX-3099

GLI ATTACCHI STATUNITENSI E SAUDITI ALLE MILIZIE FILO-IRANIANE IN IRAQ SEGUONO OPERAZIONI SOTTO FALSA BANDIERA ORGANIZZATE DA ISRAELE. DA QUI IL LANCIO DI MISSILI IRANIANI SULLA GIORDANIA.

TX-2779

Prestare attenzione ai siti di tipo Archive Genocide. Utilizzano tecniche OSINT avanzate e invasive per raccogliere informazioni. Le persone oggetto di queste attività non appartengono al collettivo palestinese, sono soggetti estranei al contesto.

Prestare attenzione ai siti di tipo Archive Genocide. Utilizzano tecniche OSINT  avanzate e invasive per raccogliere informazioni. Le persone oggetto di queste attività non appartengono al collettivo palestinese, sono soggetti estranei al contesto.
TX-2457Thread 2

L'Iran sostiene che il bombardamento dell'aeroporto del Kuwait sia stata una false flag. Secondo Teheran, l'operazione era diretta esclusivamente contro basi e obiettivi militari statunitensi

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TX-2444Thread 2

Danni all'aeroporto del Kuwait dopo la risposta missilistica iraniana

TX-2401Thread 2

Il presidente Vladimir Putin afferma che il drone che ha colpito la Romania ieri non era russo, ma ucraino.

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TX-2397Thread 2

Meloni deve muoversi con prudenza sul caso del "drone russo" . In Italia esistono ambienti economici e gruppi di pressione favorevoli a un’accelerazione del riarmo, e il rischio di operazioni opache o narrative strumentali non può essere ignorato.

TX-2393Thread 3

Il drone precipitato in Romania potrebbe essere stato parte di una possibile operazione false flag finalizzata ad attribuire la responsabilità alla Russia.

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TX-2392Thread 3

Il Ministero della Difesa della romania ha diffuso un comunicato ufficiale in cui conferma che il velivolo precipitato a Galati proveniva dagli attacchi della Federazione Russa contro l'Ucraina

TX-2390Thread 3

Un drone avrebbe colpito il territorio della Romania, Paese membro della NATO, nei pressi della città orientale di Galați

TX-2380

Le trattative sono una farsa. La guerra non è finita: è cambiata forma. Provocazioni a Hormuz, navi sequestrate, droni clandestini, disinformazione totale. L'arte della guerra oggi è questa.

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ArticoloLa guerra che non si chiama guerra
Le trattative tra USA e Iran sono una farsa. Mentre i diplomatici parlano, i militari agiscono. Gli americani continuano a rifornire armi, esercitano pressioni sugli iracheni per lo smantellamento delle milizie filo-iraniane bombardano Libano, moltiplicano le provocazioni nello Stretto di Hormuz con operazioni navali clandestine. Al confine con il Kurdistan ci sono invasioni di campo che nessun telegiornale racconta. La strategia è cambiata. Non più bombardamenti, non più attacchi militari dichiarati. Ora si lavora per destabilizzare l'Iran dall'interno: false informazioni, false trattative, false tregue. Una disinformazione totale costruita per logorare senza lasciare impronte. La guerra non è finita.
TX-2231

Fondazioni, stipendi, polizia e giornalisti al servizio di un sistema di controllo digitale. Chi parla di Palestina finisce su liste di proscrizione.

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ArticoloNazismo digitale: fondazioni, provocatori e liste di proscrizione contro chi parla di Palestina
I governi di diversi paesi europei, tra cui l'Italia, stanno diffondendo circolari interne e linee guida operative sul contrasto all'antisemitismo online. Questo è il contesto in cui si muove un meccanismo ben più complesso e preoccupante, che riguarda direttamente chiunque utilizzi i social media per esprimere opinioni sul conflitto in corso in Medio Oriente. Esistono soggetti pagati, operativi su tutte le principali piattaforme, il cui compito specifico è provocare reazioni. Non si tratta di singoli individui animati da convinzioni personali: si tratta di lavoratori stipendiati, che svolgono questa attività come una professione vera e propria, con orari, obiettivi e retribuzioni. Il denaro arriva attraverso fondazioni private, spesso registrate come organizzazioni no-profit o culturali, che ricevono finanziamenti da soggetti istituzionali e li girano a chi svolge il lavoro di provocazione online. Il sistema delle fondazioni funziona da schermo: chi paga non appare, chi esegue può sempre rivendicare la propria autonomia. In questo ecosistema operano anche giornalisti e opinionisti che, negando sistematicamente l'evidenza dei fatti documentati, alimentano il clima di polarizzazione necessario affinché le provocazioni producano risultati. Negare l'evidenza è parte del business: più scandalosa è la negazione, più forte è la reazione, più utile è il materiale raccolto. Il metodo operativo è semplice. I provocatori pubblicano contenuti che minimizzano la morte di civili e di bambini, attendono che qualcuno risponda in modo incontrollato, e quella risposta emotiva diventa il materiale su cui costruire una denuncia. Ma c'è un elemento ulteriore che rende questo sistema particolarmente grave: le autorità di polizia vengono coinvolte in questo processo, spesso senza nemmeno rendersene pienamente conto, svolgendo gratuitamente un lavoro di sorveglianza e segnalazione che serve interessi privati. Le forze dell'ordine diventano così uno strumento operativo di un sistema che ha origini e finalità ben lontane dalla tutela dell'ordine pubblico. Il risultato concreto di questo meccanismo sono le liste di proscrizione. Profili schedati, nominativi raccolti, persone etichettate come pericolose o antisemite sulla base di commenti provocati ad arte. Queste liste circolano, vengono condivise tra organizzazioni, utilizzate per segnalazioni, dossier, richieste di rimozione di contenuti, e in alcuni casi per procedimenti penali. È una forma di controllo sociale che non ha nulla da invidiare ai meccanismi più bui della storia: un nazismo digitale, dove la schedatura non avviene con timbri e carte bollate ma con algoritmi e piattaforme OSINT acquistate da chi ha un interesse diretto nell'esito. La difesa è la consapevolezza. Chi esprime solidarietà con il popolo palestinese, chi documenta crimini di guerra, chi critica le politiche di un governo straniero ha il pieno diritto di farlo. Ma deve farlo sapendo che dall'altra parte c'è un sistema organizzato, finanziato e professionale, che aspetta lo scivolone. Non rispondere agli insulti. Non raccogliere le provocazioni. Non perdere il controllo davanti a chi nega l'evidente per mestiere. Documentare, analizzare, ragionare con lucidità: sono le uniche armi che questo sistema non riesce a processare.
TX-2142Thread 3

Israele intercettore lanciato contro stormo di uccelli Nessun drone yemenita su Eilat ieri.

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TX-2130Thread 3

Drone Yemen attendere conferma Nessuna rivendicazione yemenita ufficiale. Senza conferma possibile operazione sotto false flag orchestrata da Israele.

TX-2125Thread 3

Le Forze di Difesa Israeliane riferiscono di aver intercettato un drone lanciato dallo Yemen.

TX-2087

Fujairah era una false flag. La rete degli informatori occidentali in Iran è stata smantellata. L'Iran ha risposto in tempo reale al test di ieri sera ed è in posizione di forza. Trump vuole trattare. Il teatro continua

TX-2030

Il falso bombardamento agli Emirati era una false flag. Pakistan, Arabia Saudita, tutto il Golfo all'ONU per la navigabilità di Ormuz: una catena di reazioni organizzate. Il presidente iraniano non ha bombardato nessuno. È semplice.

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ArticoloLa false flag di Ormuz e la corsa al diritto di navigazione
Il bombardamento agli Emirati non è avvenuto. Era una false flag, costruita con supporto mediatico e logistico per produrre una catena di reazioni calcolate. La reazione è arrivata puntuale. Il Pakistan reagisce, l'Arabia Saudita ha preso posizione, tutti i paesi del Golfo hanno presentato all'ONU una richiesta di discussione con USA . L'obiettivo è ottenere un appiglio giuridico sulla cosiddetta navigabilità dello stretto di Ormuz, cioè far entrare nel diritto internazionale il controllo di un passaggio nelle acque iraniane. Le dichiarazioni, le prese di posizione che si sono susseguite nelle ultime ore fanno parte dello stesso schema. Non sono reazioni spontanee a un evento costruito . Sono i movimenti di una partita già scritta prima. Il presidente iraniano non ha litigato con nessuno perché non ha bombardato nessuno.
TX-1994

L'Iran sa già dove vuole arrivare Trump. Il corridoio umanitario esiste sulla carta: tecnicamente aperto, concretamente inaccessibile dal fronte iraniano. Nel mezzo ci sono false flag, petrolio e gli Emirati che rischiano di spezzarsi dall'interno.

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ArticoloHormuz: false flag, petrolio e gli Emirati spaccati tra guerra e neutralità
Teheran non è sorpresa da quello che sta accadendo. L’Iran legge la mossa americana da settimane: Trump ha chiesto alle navi di passare dal corridoio umanitario, il che significa dichiarare la rotta aperta. Aperta formalmente, chiusa nei fatti, perché dal fronte iraniano il transito è impossibile senza autorizzazione di Teheran. È una trappola semantica: chiunque blocchi il passaggio diventa l’aggressore, anche se stava solo difendendo le proprie acque In questo scenario entrano in gioco le false flag. Non tutti gli attacchi attribuiti all’Iran in questi giorni sono stati compiuti dall’Iran. Alcuni episodi mostrano caratteristiche incompatibili con le dottrine operative iraniane note, e servono a deteriorare ulteriormente l’immagine di Teheran davanti alla comunità internazionale. L’obiettivo è costruire un quadro in cui l’Iran appaia come l’unico responsabile dell’instabilità, rendendo qualsiasi risposta americana e israeliana difendibile. Dietro tutto questo c’è il petrolio. Trump vuole il controllo delle infrastrutture energetiche del Golfo, non solo la libertà di navigazione. Il deterioramento deliberato della situazione è funzionale a giustificare una presenza militare permanente in un’area che vale il 20% del greggio mondiale. Gli Emirati in questo scenario sono il punto fragile. Una parte della leadership emiratina sta cercando di entrare nel conflitto al fianco di Washington, convinta che sia il momento di consolidare la propria posizione nella regione. Un’altra parte parla di neutralità e non vuole essere trascinata in una guerra i cui costi ricadrebbero sull’economia emiratina, sul turismo, sugli investimenti esteri che Abu Dhabi ha costruito in decenni. Questa frattura interna è reale e potrebbe diventare la variabile più pericolosa per gli Emirati: un paese che entra in guerra spaccato al suo interno non reggere l’urto a lungo.
TX-1991

Segnalazioni parlano di possibili attacchi sotto False Flag . Incidenti in Oman sono in verifica. Circolano accuse su varie responsabilità.

TX-1456

Prestare attenzione alla false flag israeliane Barzani Kurdistan, Iraq, Golfo

TX-1178

Il Kuwait ha sospeso le attività di due raffinerie dopo gli attacchi, con impatto diretto su capacità energetiche

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