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L'Iran sa già dove vuole arrivare Trump. Il corridoio umanitario esiste sulla carta: tecnicamente aperto, concretamente inaccessibile dal fronte iraniano. Nel mezzo ci sono false flag, petrolio e gli Emirati che rischiano di spezzarsi dall'interno.

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ArticoloHormuz: false flag, petrolio e gli Emirati spaccati tra guerra e neutralità
Teheran non è sorpresa da quello che sta accadendo. L’Iran legge la mossa americana da settimane: Trump ha chiesto alle navi di passare dal corridoio umanitario, il che significa dichiarare la rotta aperta. Aperta formalmente, chiusa nei fatti, perché dal fronte iraniano il transito è impossibile senza autorizzazione di Teheran. È una trappola semantica: chiunque blocchi il passaggio diventa l’aggressore, anche se stava solo difendendo le proprie acque In questo scenario entrano in gioco le false flag. Non tutti gli attacchi attribuiti all’Iran in questi giorni sono stati compiuti dall’Iran. Alcuni episodi mostrano caratteristiche incompatibili con le dottrine operative iraniane note, e servono a deteriorare ulteriormente l’immagine di Teheran davanti alla comunità internazionale. L’obiettivo è costruire un quadro in cui l’Iran appaia come l’unico responsabile dell’instabilità, rendendo qualsiasi risposta americana e israeliana difendibile. Dietro tutto questo c’è il petrolio. Trump vuole il controllo delle infrastrutture energetiche del Golfo, non solo la libertà di navigazione. Il deterioramento deliberato della situazione è funzionale a giustificare una presenza militare permanente in un’area che vale il 20% del greggio mondiale. Gli Emirati in questo scenario sono il punto fragile. Una parte della leadership emiratina sta cercando di entrare nel conflitto al fianco di Washington, convinta che sia il momento di consolidare la propria posizione nella regione. Un’altra parte parla di neutralità e non vuole essere trascinata in una guerra i cui costi ricadrebbero sull’economia emiratina, sul turismo, sugli investimenti esteri che Abu Dhabi ha costruito in decenni. Questa frattura interna è reale e potrebbe diventare la variabile più pericolosa per gli Emirati: un paese che entra in guerra spaccato al suo interno non reggere l’urto a lungo.
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