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Nato

Tutti i messaggi di Silent People marcati con il tag Nato: cronologia completa, aggiornamenti e thread collegati, dal piu recente al piu vecchio.

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TX-3361

accuse e minacce non provate rischiano di trasformare le intelligence europee in strumenti politici, alimentando narrative utili a giustificare escalation e uso degli asset russi.

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ArticoloINTELLIGENCE , SICUREZZA O PROPAGANDA?
Gli allarmi e le accuse contro la Russia vengono sempre più spesso presentati come verità incontestabili, anche quando le responsabilità non risultano definitivamente accertate. È inaccettabile che apparati di intelligence, il cui compito dovrebbe essere fornire valutazioni rigorose e indipendenti, finiscano per alimentare narrazioni funzionali alle decisioni politiche. La questione diventa ancora più grave alla luce del crescente tentativo europeo di utilizzare gli asset russi immobilizzati per finanziare l'Ucraina. Diversi governi europei stanno nuovamente spingendo per trovare strumenti che consentano di mobilitare circa 210 miliardi di euro di attività della Banca centrale russa congelate nell'UE. Quando accuse, allarmi di sicurezza e decisioni politiche convergono nella stessa direzione, il dovere delle istituzioni dovrebbe essere ancora più stringente: prove, trasparenza e verificabilità. Trasformare ogni episodio non chiarito in una certezza, ogni sospetto in una responsabilità e ogni valutazione d'intelligence in una verità politica significa tradire la funzione stessa dell'intelligence. La sicurezza europea non può diventare il pretesto per costruire narrative, giustificare escalation o preparare il terreno all'appropriazione di beni appartenenti a uno Stato straniero. Se esistono prove, vengano pubblicate e sottoposte a verifica. Se non esistono, gli allarmi devono essere presentati per quello che sono: valutazioni, ipotesi e accuse, non fatti incontrovertibili. L'Europa non ha bisogno di intelligence trasformate in uffici stampa della politica. Ha bisogno di istituzioni indipendenti, credibili e rispettose della verità.
TX-3277

Sostiene AMMIRAGLIO GIUSEPPE CAVO DRAGONE “NON SIAMO IN GUERRA, MA NON SIAMO PIÙ IN UNA CONDIZIONE DI PACE PIENA” Generale, le mostrine servono a comandare i soldati, non a fare politica.

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ArticoloLA FRATTURA TRA ISTITUZIONI E CITTADINI
La fiducia tra cittadini e istituzioni è stata persa. Anni di falsità, privilegi e arricchimenti nei settori economico, politico, militare e mediatico hanno creato una frattura che ormai supera ogni percezione di normalità. E oggi c’è una contraddizione che non può essere ignorata: l’Italia, secondo l’articolo 11 della Costituzione, ripudia la guerra. Eppure, davanti a una presunta minaccia, ci viene chiesto di finanziare sempre più la macchina militare. Generale, un consiglio: prima di parlare di guerra, ricordatevi della Costituzione e del popolo che siete chiamati a servire. Per molti cittadini, questa non appare più come semplice politica di sicurezza. Viene percepita come qualcosa di molto più grave: un tradimento dei principi costituzionali e della fiducia di chi paga il prezzo di queste scelte.
TX-3084

Zelensky agisce ormai come principale interprete della strategia di Stati Uniti e NATO, estendendo il confronto ben oltre il teatro ucraino. Un proxi come Israle

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ArticoloZelensky, il nuovo proxy politico dell'Occidente
Le dichiarazioni di Zelensky sembrano rappresentare la risposta politica e informativa degli Stati Uniti ai danni subiti dalle proprie basi in Medio Oriente. Attribuendo alla Russia un presunto supporto satellitare all'Iran, Kiev amplia il confronto ben oltre il teatro ucraino. Sul piano strategico, questa iniziativa rafforza la percezione di un crescente allineamento tra Ucraina, Stati Uniti e NATO nella gestione della comunicazione e dell'intelligence, mentre il conflitto assume una dimensione sempre più globale.
TX-3063

Movimenti di voli cargo NATO e militari verso il Medio Oriente, anche dallo spazio aereo italiano. Il Governo chiarisca il ruolo dell'Italia, nel rispetto dell'articolo 11 della Costituzione, che ripudia la guerra. kaf3219

TX-3062

Segnalate numerose comunicazioni di emergenza sulle frequenze radio dell'Esercito, dell'Aeronautica e, in particolare, della NATO.

TX-3048

MEDIO ORIENTE - GRANDE VOLUME DI AEREI DA TRASPORTO USA E DI PAESI NATO IN ARRIVO NELL'AREA. L'INFRASTRUTTURA DELL'ALLEANZA RISULTA IMPIEGATA A SOSTEGNO DI UN'OPERAZIONE OFFENSIVA MAI DELIBERATA DAI SUOI ORGANI.

TX-3031

MEDIO ORIENTE - Giornalisti del KUWAIT COSTRUISCE LA NARRATIVA DELL'ESERCITO ARABO PER GIUSTIFICARE L'ATTACCO DI TERRA ALL'IRAN. E' UNA MESSA IN SCENA: FORZA IRREGOLARE DI CRIMINALI RECLUTATI DA PIU' TEATRI, PROMOSSA DA TRUMP CON COMPLICITA' EUROPEE.

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ArticoloLa fabbrica del nemico e la messa in scena dell'esercito arabo
Come Silent People aveva già indicato, i Paesi arabi, con il sostegno dell'Occidente, sono impegnati nella preparazione di un attacco via terra contro l'Iran. La conferma è arrivata questa sera dalla stampa del Kuwait, che ha iniziato a costruire la giustificazione dell'operazione secondo uno schema preciso: gli iraniani vorrebbero invadere, dunque occorre difendersi, dunque si crea l'esercito arabo. È una messa in scena. La sequenza narrativa non nasce dagli eventi, li precede e li prepara, esattamente come accade quando si deve rendere accettabile all'opinione pubblica una forza che, nella sostanza, è composta da criminali reclutati da più teatri e addestrati da tempo. Questa forza irregolare è al centro del disegno, e la responsabilità politica della sua attivazione è leggibile: il presidente Trump ne è il principale promotore, e attorno a lui si dispone una rete di complicità europee. Tra queste l'Italia, trascinata nel quadro da una classe dirigente inadeguata al momento, incapace di sottrarre il Paese a un allineamento che non risponde ai suoi interessi. Il silenzio e l'adesione passiva sono la forma che la complicità assume: non serve agire, basta non opporsi. Il ruolo di Israele merita un'analisi a parte, perché la sua funzione è meno militare e più informativa di quanto appaia. Israele si è a lungo accreditato come uno dei grandi servizi di intelligence del mondo, ma quella reputazione va guardata con occhio critico: numerose operazioni attribuite alla sua eccellenza si sono rivelate, a un esame più attento, costruzioni gonfiate o episodi il cui esito reale era assai diverso dal racconto. La voce più consistente del suo sforzo, del resto, non è diretta contro i nemici sul campo, ma è investita nell'influenza: costruire, presso le opinioni pubbliche europea e statunitense, la percezione di un nemico esistenziale che giustifichi mobilitazione, spesa e allineamento. È la fabbrica del nemico, lo strumento che trasforma una scelta politica in una necessità apparente. A questa funzione se ne affianca un'altra, più opaca. Stati Uniti e Regno Unito hanno storicamente utilizzato il territorio e le strutture israeliane per condurre operazioni che nei rispettivi ordinamenti sarebbero illegali o difficilmente autorizzabili: dall'uso di dati alla sperimentazione di tecnologie e armamenti, in un contesto dove il controllo giurisdizionale è debole o assente. È questa la condizione che rende Israele una sorta di punto cieco, un'area in cui la magistratura fatica a esercitare la propria funzione di verifica. In un simile ambiente, la linea tra intelligence e speculazione si assottiglia, e non a caso, tra gli osservatori militari di lungo corso, la valutazione delle informazioni di provenienza israeliana è da tempo improntata a forte scetticismo. La reputazione ha coperto a lungo la sostanza; quando la sostanza viene esaminata, il divario emerge. Su un altro piano, la condotta israeliana è già oggetto di procedimenti davanti alla Corte penale internazionale, dove pesano accuse gravissime relative alle operazioni militari: quale che ne sia l'esito, il fatto stesso che quelle accuse siano al vaglio della giustizia internazionale segna un punto di non ritorno reputazionale. Da tutto questo emerge una necessità che va oltre il conflitto in corso. L'Europa, se vuole uscire dalla condizione di complice inconsapevole o rassegnata, deve affrontare il nodo dei propri apparati di intelligence, che si sono compromessi con il potere politico ed economico fino a perdere la funzione di servizio dell'interesse pubblico. Riformare quel sistema, restituirgli autonomia e trasparenza, è la condizione perché il continente smetta di essere strumento di disegni altrui e torni a leggere la realtà invece di subirne la costruzione.
TX-2837

Convogli delle RSF in movimento dalla Libia verso il Sudan Le RSF (Rapid Support Forces Forze di Supporto Rapido) paramilitare sudanese. Finanziate dall'Emirati proxi Occidentale

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ArticoloConvogli delle RSF in movimento dalla Libia verso il Sudan
Negli ultimi giorni, consistenti convogli delle Forze di Supporto Rapido (RSF), composti da veicoli modificati, equipaggiamento militare e rifornimenti logistici, si sono trasferiti dalla Libia sudorientale verso il Sudan. Gli Emirati operano come principale proxy dell'Occidente nella regione. L'addestramento dei mercenari impiegati dalle RSF verrebbe svolto attraverso società e agenzie di sicurezza britanniche, nell'ambito di un più ampio dispositivo di supporto operativo.
TX-2784

La narrazione dei governi europei sulla guerra in Ucraina si discosta dalla realtà sul terreno, al punto che i leader europei continuano a sostenere posizioni che non trovano riscontro nei fatti oggettivi. Inizio di un terrorismo Rosso?

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ArticoloTelex Messaggio
La narrazione occidentale sovrarappresenti i risultati operativi delle forze ucraine Si valuta possibile che i movimenti russi configurino un riposizionamento pianificato in anticipo, e non una reazione contingente, in previsione di un indebolimento dell'avversario. Possibile che vi sia una spinta, attribuita all'asse Ucraina–NATO, tesa a provocare Mosca e ad ampliare il perimetro del conflitto. Una postura russa deliberatamente non reattiva produca un effetto di erosione progressiva sulle economie occidentali. Possibile che l'emergere del riferimento istituzionale a un "terrorismo rosso" preluda all'uso di strumenti legislativi restrittivi verso la popolazione
TX-2677

Libano-Israele, la clausola del silenzio e la catena di complicità che nessuno racconta. Valutazione su responsabilità, voli e rischio del "conto dei danni".

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ArticoloLa clausola del silenzio Libano-Israele e la catena di complicità
Un presunto accordo tra Libano e Israele conterrebbe una clausola anomala: le parti dovrebbero astenersi dall'ingaggiare qualsiasi azione ostile o avversa nei forum politici e giuridici internazionali. Tradotto: un patto di silenzio giudiziario. La sua sola esistenza è un indicatore, non una soluzione, e segnala che la vera preoccupazione di chi lo promuove non è la pace, ma la responsabilità futura. Il quadro libanese. Il presidente Joseph Aoun non agisce più nemmeno come marionetta: appare incapace di esercitare il ruolo di rappresentante di una nazione. Accettare una clausola che neutralizza in anticipo ogni azione legale internazionale significa rinunciare all'unico strumento di tutela che resta a un Paese debole. È una resa travestita da accordo. La paura che serpeggia. La richiesta di disinnescare i forum giuridici arriva in parallelo alle pressioni statunitensi sull'Iran. Il filo conduttore non è la sicurezza: è il timore, condiviso tra Israele, Stati Uniti e parti d'Europa, che a un certo punto venga presentato il conto dei danni. La complicità produce un rischio concreto di rivalsa, e chi teme il tribunale prova a chiudere le porte prima che si aprano. La narrativa assente. Queste dinamiche su Europa, Israele e Stati Uniti non vengono diffuse né discusse. Ma la lista delle aziende e dei responsabili politici coinvolti in possibili crimini di guerra è lunga, e non sparisce solo perché nessuno la nomina. ELEMENTI FATTUALI E LOGISTICI. Tutti i voli in arrivo e in partenza sono registrati: definirli “tecnici” o “logistici” cambia poco rispetto a ciò che hanno realmente abilitato. Le cosiddette petroliere volanti rifornivano in volo velivoli da guerra impiegati per uccidere scienziati e colpire scuole e obiettivi civili. I droni risultano partiti da Sigonella. E l'Italia si è prestata anche a consentire il transito nel proprio spazio aereo di Netanyahu, ricercato a livello internazionale. Sono tasselli verificabili di una catena che dalla logistica arriva alla responsabilità. PROSPETTIVA. La clausola del silenzio non protegge la pace: protegge i responsabili. È il sintomo di un sistema che sa di essere esposto e prova a mettersi al riparo prima della resa dei conti. La documentazione esiste, i registri esistono, le catene di rifornimento e di transito sono tracciabili. E c'è molto di più. Lo affronteremo, passo dopo passo.
TX-2674

L'Alleanza Atlantica si sta spezzando in due dottrine opposte. Ad Ankara, a luglio, si decide quale prevale — e il conto rischia di pagarlo l'Italia.

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ArticoloL'Alleanza che si spezza: due dottrine, un vertice ad Ankara e il conto che rischia di pagare l'Italia
L'Alleanza Atlantica non è più una. Sotto la stessa bandiera convivono due dottrine che lavorano l'una contro l'altra. La prima è quella dell'innovazione e del perimetro cibernetico: dati, reti, infrastrutture critiche, intelligenza artificiale applicata alla difesa, dissuasione che funziona in silenzio e non ha bisogno di macerie per dimostrare il proprio valore. La seconda è quella che chiamo la guerra fondiaria: produrre armi, venderle, bombardare e dividere i Paesi spingendoli verso la guerra civile, perché ogni territorio frammentato è un mercato che si apre e un governo da sostituire. Per la prima la pace è l'obiettivo; per la seconda è il rischio. Il dato su cui tenere gli occhi è il vertice atlantico di Ankara, a luglio: lì queste tensioni diventeranno decisioni, e si capirà quale scuola detta la linea, dove andranno i soldi e quale postura si assume verso Teheran. La scelta della sede non è casuale: è già un messaggio. Su questo sfondo si muove la partita americana. Trump tiene ancora la spina accesa su Netanyahu, ma è un filo che alimenta sempre meno corrente: Netanyahu non rappresenta più Israele, è stato abbandonato dagli stessi israeliani e resta in sella solo perché cadere significherebbe finire davanti a un tribunale. Non è un'ipotesi remota che in Israele si arrivi a una resa dei conti tutta interna. Ed è per questo che l'Europa deve reagire ora: Israele fa di tutto perché l'Iran tenga chiuso lo stretto di Hormuz, un alibi planetario con cui far esplodere i prezzi e giustificare ciò che alla luce del sole sarebbe impresentabile, mentre sabota gli equilibri del mondo arabo soffiando su ogni foglia. Il tempo è così corto che il rischio concreto è un ritiro precipitoso dal Libano . Ed è qui che il conto torna all'Italia. Nelle stanze che contano si parla di un'onda anomala in arrivo: non un rimpasto, non la semplice caduta del governo, ma campagne pronte a partire per destabilizzare l'Italia intera. Giorgia Meloni conserva voti e influenza, ma non è più in grado di mantenere nemmeno le promesse più ovvie: il sistema-Italia vive una paralisi amministrativa, economica e politica, e il consenso comincia a travasarsi verso altri partiti. La vera bomba a orologeria, però, è un'altra: l'Italia ha di fatto partecipato alla guerra contro l'Iran, come altri Paesi europei e negandolo pubblicamente, configurando una violazione della Costituzione che all'articolo 11 ripudia la guerra. Ci è entrata con la complicità delle sue partecipate, il punto cieco della democrazia italiana, dove forniture e servizi alimentano i teatri di guerra senza mai passare per un voto parlamentare. È complicità in una guerra illegale, ed è complicità in quanto sta accadendo al popolo palestinese, in quel massacro che larga parte della comunità internazionale, organismi giudiziari inclusi, non esita più a definire genocidio. Negli Stati Uniti qualcosa è cambiato: Trump e Vance hanno cambiato registro su Israele. Non è più lealtà incondizionata, è calcolo freddo, e in quel calcolo Netanyahu è già passato dalla colonna degli asset a quella delle passività. Se il governo italiano insiste a stringere accordi con un uomo che gli organismi internazionali considerano un criminale di guerra, la conseguenza non sarà solo politica ma giudiziaria: la violenza giudiziaria si abbatterà sul nostro Paese, perché le guerre illegali lasciano tracce e i tribunali, quando il vento cambia, hanno memoria lunga. E il vento sta già cambiando. A buon intenditore, poche parole.
TX-2670

Il pizzino di Rutte a Meloni per far contento Trump: quei circa 500 voli forse parte erano clandestini, e qualcuno ha chiuso gli occhi? O ha girato la testa per non capire dove andavano quegli aerei?