Tag

Economico

Tutti i messaggi di Silent People marcati con il tag Economico: cronologia completa, aggiornamenti e thread collegati, dal piu recente al piu vecchio.

Torna al feed
TX-3374

L’Unione Europea ha aderito ufficialmente alla campagna di isolamento economico contro l’Iran, rafforzando la pressione economica su Teheran.

TX-3332

Il dollaro avvia una lenta discesa mentre diversi Paesi asiatici riducono gradualmente l’esposizione alla valuta Usa, diversificando le riserve. Un segnale della crescente de-dollarizzazione.

TX-3318

IRAN: per domani sono previste manifestazioni dei commercianti al Grande Bazar di Teheran, con la chiusura delle attività e l’abbassamento delle serrande, in protesta contro l’inflazione e il peggioramento delle condizioni economiche.

TX-3278

L’Iraq è stato invaso da falsi dollari. Sono stati scoperti anche laboratori clandestini per la loro produzione: le banconote contraffatte sarebbero di altissima qualità.

TX-3248

Aquiloni e strumenti a basso costo diventano armi di logoramento contro Israele, costringendo i sistemi di sicurezza a impiegare risorse molto più costose: La guerra dello sfinimento economico e militare.

Aquiloni e strumenti a basso costo diventano armi di logoramento contro Israele, costringendo i sistemi di sicurezza a impiegare risorse molto più costose: La guerra dello sfinimento economico e militare.
TX-3235

Scott Bessent, segretario al Tesoro USA, annuncia nuove sanzioni contro l’Iran, sostenendo che le misure di isolamento economico senza precedenti mirano a indebolire il regime di Teheran.

TX-3231

L’Arabia Saudita ha imposto restrizioni e controlli sui trasferimenti bancari verso l’Iran, con alcune operazioni rallentate o sottoposte a verifiche aggiuntive.

TX-3179Thread 2

jolani isis Al-Sharaa punta a recuperare i fondi riconducibili all'era Assad. Società britanniche sono coinvolte nei "negoziati" con Mosca, mentre Ibrahim Kalın del MIT segue con attenzione gli sviluppi.

Apri per vedere l'intero thread collegato.

Leggi tutto il thread
TX-3178

Uno dei nodi tra USA e Iran riguarda i pagamenti per il transito nello Stretto di Hormuz: Teheran rivendica autonomia nella scelta della valuta, mentre Washington punta a preservare il ruolo del dollaro.

TX-3177Thread 2

Il ministro degli Esteri siriano riferisce di un'intesa con Mosca sul futuro delle basi russe di Hmeimim e Tartus, che verrebbero trasformate in strutture per l'addestramento congiunto.

TX-3086

ARABIA SAUDITA - ATTACCO YEMENITA CON DRONI E MISSILI ALLA RAFFINERIA DI JIZAN, COLPITO LO STOCCAGGIO. IMPIANTO DA 400.000 BARILI/GIORNO CHE COPRIVA PARTE DEL FABBISOGNO EUROPEO. ATTESA CARENZA CARBURANTE.

Articoli collegati

ArticoloJizan, il colpo che tocca l'Europa: la guerra petrolifera cambia gli equilibri del Golfo
Le infrastrutture petrolifere dell'Arabia Saudita hanno subìto colpi durissimi dai bombardamenti yemeniti. L'obiettivo è stata la raffineria di Jizan, sulla costa sud-occidentale del Regno: l'attacco è cominciato sabato mattina, prendendo di mira sei punti distinti, con particolare attenzione alle unità di stoccaggio, in un'azione combinata di droni e missili. Per comprenderne la portata basta un dato: l'impianto raffinava circa 400.000 barili al giorno e copriva una parte del fabbisogno di carburante europeo. Il paragone rende l'ordine di grandezza: la Turchia, come Paese, importa circa 700.000 barili al giorno, e una singola raffineria capace di lavorarne 400.000 aveva quindi un'importanza strategica che va ben oltre i confini sauditi. Le ripercussioni sono immediate e su più piani. Sul carburante, con una carenza di benzina che si profila all'interno della stessa Arabia Saudita, un fatto quasi paradossale per uno dei maggiori produttori mondiali. Sui lavoratori dell'impianto e dell'indotto. E sull'approvvigionamento europeo, che perde di colpo una fonte di raffinato in un momento in cui le rotte del Golfo e del Mar Rosso sono già contese. Il colpo a Jizan dimostra che la guerra petrolifera non riguarda più solo il transito, ma la capacità produttiva: non basta interdire le rotte, si distrugge la raffinazione, e l'effetto si propaga lungo l'intera filiera fino ai consumatori europei. Sul piano politico, l'attacco si inserisce in un avvertimento che l'Iran aveva già rivolto all'Arabia Saudita: non finanziare i mercenari, non inviare intermediari ad accreditarsi come sostenitori della causa palestinese per poi concludere accordi in direzione opposta e rinnegare gli impegni presi. È la contestazione del doppio gioco saudita, e proprio questo doppio gioco alimenta ora lo scetticismo interno al Regno. La domanda che comincia a circolare tra gli stessi ambienti sauditi è tanto semplice quanto dirompente: a cosa servono le basi statunitensi, se non sono in grado di difenderci? Jizan colpita, come prima le installazioni militari e le infrastrutture del Golfo, mostra che l'ombrello protettivo americano non copre più ciò che dovrebbe. E dietro quella domanda se ne affaccia una più radicale, che tocca il cuore del rapporto tra Riad e Washington: sta forse finendo il ricatto che i petrolieri statunitensi hanno esercitato per decenni sul Regno? La guerra petrolifera, colpendo la raffinazione saudita, non degrada soltanto una capacità industriale: incrina il patto di protezione su cui si regge da mezzo secolo l'allineamento saudita agli Stati Uniti.
TX-3078

L'intensificarsi dei movimenti militari e delle tensioni sulle rotte energetiche alimenta i timori di nuovi shock su energia, logistica e prezzi globali.

Articoli collegati

ArticoloEvoluzione della strategia statunitense e impatti sull'Europa
L'attuale postura statunitense suggerisce che Washington attribuisca priorità alla stabilità del sistema finanziario internazionale e alla fiducia degli investitori istituzionali, compresi i grandi fondi sovrani che detengono ingenti capitali nei mercati occidentali. Un deterioramento della percezione di stabilità geopolitica potrebbe tradursi in una riduzione degli investimenti, maggiori costi di finanziamento e ulteriore volatilità dei mercati. Gli Stati Uniti in Medio Oriente appare caratterizzata da una forte flessibilità negoziale e dall'utilizzo di incentivi politici, economici e militari nei confronti degli alleati regionali. Alcune iniziative annunciate pubblicamente, come il possibile trasferimento di F-35 alla Turchia o il sostegno al programma nucleare civile saudita, sembrano essere state subordinate a più ampi obiettivi diplomatici, compresa l'eventuale espansione degli Accordi di Abramo. Parallelamente, cresce l'attività logistica e militare della NATO e degli Stati Uniti nell'area, con un aumento del coordinamento operativo e del trasferimento di assetti verso il Medio Oriente. Gli elementi disponibili suggeriscono che Washington stia predisponendo opzioni militari e diplomatiche simultanee, mantenendo elevata la pressione strategica sull'Iran e cercando al tempo stesso di consolidare il sistema di alleanze regionali. La capacità di mantenere aperte contemporaneamente più linee negoziali rappresenta uno degli strumenti principali della strategia statunitense. In uno scenario di interruzione prolungata dei flussi energetici, l'aumento dei costi di trasporto e trasformazione potrebbe riflettersi sull'inflazione e sui prezzi dei beni alimentari. Da solo, tuttavia, l'utilizzo del Link 16 non costituisce prova dell'avvio di un conflitto né dimostra un coordinamento segreto finalizzato alla guerra. La Siria continua a rappresentare il principale nodo della competizione regionale. L'obiettivo strategico rimane il controllo dei corridoi energetici verso il Mediterraneo e delle principali infrastrutture logistiche. Washington starebbe cercando di consolidare una forza di terra composta da gruppi armati locali per ridurre il coinvolgimento diretto di personale statunitense nelle future operazioni. Le Forze Democratiche Siriane (SDF), a guida curda, restano un partner importante degli Stati Uniti nel nord-est della Siria. Tuttavia, il rapporto è caratterizzato da una forte asimmetria. In caso di mutamento degli obiettivi strategici statunitensi, non può essere esclusa una riduzione del sostegno politico, economico o militare ai partner curdi. Sul piano informativo, permane una forte asimmetria tra il livello di attività diplomatica e militare e la percezione dell'opinione pubblica. Molte decisioni vengono comunicate solo parzialmente o attraverso dichiarazioni frammentarie, lasciando spazio a interpretazioni divergenti e a un elevato grado di incertezza. La competizione in corso non riguarda esclusivamente il piano militare, ma coinvolge la fiducia dei mercati, la sicurezza energetica, le catene di approvvigionamento e la capacità dei governi di mantenere consenso interno in un contesto di crescente pressione economica e geopolitica.
TX-3054

Il mercato ombra, attivo da migliaia di anni, continua a prosperare come un'economia sommersa

TX-2832

I prezzi del petrolio aumentano di oltre il 9%

TX-2784

La narrazione dei governi europei sulla guerra in Ucraina si discosta dalla realtà sul terreno, al punto che i leader europei continuano a sostenere posizioni che non trovano riscontro nei fatti oggettivi. Inizio di un terrorismo Rosso?

Articoli collegati

ArticoloTelex Messaggio
La narrazione occidentale sovrarappresenti i risultati operativi delle forze ucraine Si valuta possibile che i movimenti russi configurino un riposizionamento pianificato in anticipo, e non una reazione contingente, in previsione di un indebolimento dell'avversario. Possibile che vi sia una spinta, attribuita all'asse Ucraina–NATO, tesa a provocare Mosca e ad ampliare il perimetro del conflitto. Una postura russa deliberatamente non reattiva produca un effetto di erosione progressiva sulle economie occidentali. Possibile che l'emergere del riferimento istituzionale a un "terrorismo rosso" preluda all'uso di strumenti legislativi restrittivi verso la popolazione
TX-2777

Crescono le tensioni commerciali nel Golfo: le aziende che trasportano merci dagli Emirati Arabi Uniti all'Arabia Saudita segnalano ritardi alla frontiera che vanno da poche ore fino a oltre una settimana

TX-2667

Gli USA finanziano ONG che denunciano abusi nelle aziende cinesi all'estero. Le accuse alimentano iniziative UE e ONU, aprendo la strada a restrizioni commerciali senza ricorrere a dazi o sanzioni dirette.

TX-2477

Gli Stati Uniti intendono finanziare le perdite dei paesi del Golfo Persico utilizzando beni e fondi iraniani congelati.

TX-2467Thread 2

Il data center israeliano in Albania rafforza l'asse tecnologico e strategico tra Tirana e Tel Aviv. Ma ogni infrastruttura critica porta con sé interrogativi su sovranità, dipendenze e contropartite poco trasparenti.

Articoli collegati

ArticoloInvestimenti miliardari, autonomia ridotta?
Il data center israeliano in Albania non è solo un investimento tecnologico, ma un asset strategico che rafforza la cooperazione nei settori cyber, dati e sicurezza. Le criticità riguardano la possibile erosione della sovranità nazionale: grandi investimenti di questa natura spesso comportano contropartite politiche, economiche o strategiche che raramente vengono discusse apertamente con l'opinione pubblica. La concentrazione di infrastrutture critiche, dati e capacità tecnologiche in mani esterne può aumentare la dipendenza del Paese da attori stranieri, riducendo nel tempo i margini di autonomia decisionale dello Stato.

Apri per vedere l'intero thread collegato.

Leggi tutto il thread
TX-2466Thread 2

Rama racconta favole sull'Albania mentre i data center del Golfo pieni di dati illegali di cittadini europei e americani cercano nuova casa nel Mediterraneo. Se non c'è Gaza, diventa Albania. E gli albanesi dove vanno?

Articoli collegati

ArticoloAlbania: Rama, i palazzi e il club criminale finanziario internazionale
Edi Rama ha trasformato il Partito Socialista albanese in una serie di situazioni rocambolesche. Ha tolto i chioschi da Tirana, ha dichiarato di aver ripulito la capitale, ma in realtà non ha fatto altro che costruire palazzi su palazzi. Un'urbanistica opaca, un sistema fiscale nell'ombra, e la Comunità Europea che guarda dall'altra parte. Rama è un racconta favole. È conosciuto negli ambienti internazionali, si presenta e si pavoneggia, ma la realtà che racconta e quella che esiste sono due cose diverse. Anni a promettere accordi solo con l'Italia, come se fosse politica estera. Nel frattempo viaggiava nei paesi arabi, costruendo relazioni con quelle stesse realtà che oggi sono in crisi profonda. L'Iran ha colpito i mega data center e le centrali operative che funzionavano negli Emirati Arabi e in Arabia Saudita. Quelle strutture non erano semplici call center: gestivano dati di cittadini europei e americani in modo largamente illegale, sotto coperture legali di facciata. Grandi progetti che nascondevano grandi situazioni. Ora quelle società si spostano. Dalla Serbia le hanno cacciate. Spagna, Grecia, Italia, Albania e i Balcani sono le nuove destinazioni. L'Albania interessa al club criminale speculativo finanziario internazionale per una ragione precisa: è un posto nel Mediterraneo, fuori dai controlli reali, con un governo che non fa domande. Se non c'è Gaza, diventa Albania. Un territorio da usare, non da sviluppare. E gli albanesi, nel frattempo, dove vanno? Ora Rama esce con il solito complotto: l'Albania è sotto attacco, vittima di fake news e di campagne straniere. Senza sapere, o facendo finta di non sapere, che l'unico che ha davvero attaccato l'Albania è lui.

Scorri per altri