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Spacciatore di narrazione

Tutti i messaggi di Silent People marcati con il tag Spacciatore di narrazione: cronologia completa, aggiornamenti e thread collegati, dal piu recente al piu vecchio.

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TX-3361

accuse e minacce non provate rischiano di trasformare le intelligence europee in strumenti politici, alimentando narrative utili a giustificare escalation e uso degli asset russi.

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ArticoloINTELLIGENCE , SICUREZZA O PROPAGANDA?
Gli allarmi e le accuse contro la Russia vengono sempre più spesso presentati come verità incontestabili, anche quando le responsabilità non risultano definitivamente accertate. È inaccettabile che apparati di intelligence, il cui compito dovrebbe essere fornire valutazioni rigorose e indipendenti, finiscano per alimentare narrazioni funzionali alle decisioni politiche. La questione diventa ancora più grave alla luce del crescente tentativo europeo di utilizzare gli asset russi immobilizzati per finanziare l'Ucraina. Diversi governi europei stanno nuovamente spingendo per trovare strumenti che consentano di mobilitare circa 210 miliardi di euro di attività della Banca centrale russa congelate nell'UE. Quando accuse, allarmi di sicurezza e decisioni politiche convergono nella stessa direzione, il dovere delle istituzioni dovrebbe essere ancora più stringente: prove, trasparenza e verificabilità. Trasformare ogni episodio non chiarito in una certezza, ogni sospetto in una responsabilità e ogni valutazione d'intelligence in una verità politica significa tradire la funzione stessa dell'intelligence. La sicurezza europea non può diventare il pretesto per costruire narrative, giustificare escalation o preparare il terreno all'appropriazione di beni appartenenti a uno Stato straniero. Se esistono prove, vengano pubblicate e sottoposte a verifica. Se non esistono, gli allarmi devono essere presentati per quello che sono: valutazioni, ipotesi e accuse, non fatti incontrovertibili. L'Europa non ha bisogno di intelligence trasformate in uffici stampa della politica. Ha bisogno di istituzioni indipendenti, credibili e rispettose della verità.
TX-3359

Von der Leyen si arroga decisioni politiche che eccedono il suo mandato. La Commissione non può sostituirsi alla volontà democratica degli Stati membri.

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ArticoloVON DER LEYEN NON PARLA A NOME DELL’EUROPA
Ursula von der Leyen non rappresenta la volontà dei cittadini europei, né può arrogarsi il diritto di parlare a nome delle nazioni e delle forze politiche che compongono l’Unione Europea. Riteniamo particolarmente grave che la Presidente della Commissione abbia assunto e promosso decisioni di natura eminentemente politica, andando oltre quello che consideriamo il perimetro del suo mandato istituzionale e sottraendo di fatto spazio al confronto democratico tra gli Stati membri. Le istituzioni europee non possono diventare strumenti attraverso i quali una singola figura politica impone una linea che coinvolge milioni di cittadini e intere nazioni. Diffidiamo Ursula von der Leyen dal presentare come “volontà europea” decisioni politiche che non rappresentano necessariamente il consenso dei popoli e dei governi dell’Unione. L’Europa appartiene ai suoi cittadini e agli Stati che la compongono. Nessun dirigente può sostituirsi alla loro volontà democratica.
TX-3355

DUE CONTESTI, UNICA STRATEGIA: USA e Germania adottano narrative differenti ma funzionali alla stessa logica di pressione geopolitica: Washington sull’Iran, Berlino sulla Russia.

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ArticoloLa crisi nello Stretto di Hormuz apre un nuovo fronte di pressione economica: riflessi sulla Russia e crescente tensione tra USA ed Europa
Un impatto interessante: più a lungo lo Stretto di Hormuz rimane chiuso, più aumenta la pressione sui prezzi del petrolio e delle materie prime, anche a causa delle limitazioni al traffico marittimo. Gli USA stanno cercando di esercitare una forte pressione sull’Iran, sia sul piano economico sia attraverso l’azione militare. Parallelamente, anche in Germania stanno emergendo con maggiore forza narrative anti-russe e accuse relative a presunti attacchi russi. Resta però il tema della coerenza della posizione europea: il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream, attribuito dalle indagini a cittadini ucraini, ha rappresentato un grave attacco alle infrastrutture energetiche europee, mentre la risposta politica tedesca ed europea è stata, a giudizio di molti, estremamente cauta. Ciò che sta emergendo è quindi una forte contraddizione nella narrazione europea e, più in generale, il rischio di una sostanziale complicità politica nell’azione militare contro uno Stato sovrano, senza un’adeguata considerazione delle conseguenze per la sicurezza e l’economia europea.
TX-3333

Nonostante il Mossad abbia dato per morti diversi funzionari iraniani, alcuni sono riapparsi in pubblico. Malgrado ciò, le intelligence occidentali continuano a credere ai bollettini israeliani.

TX-3291

Ipotesi poco verificata: secondo il media USA Morse Report, immagini satellitari suggerirebbero un presunto corridoio sul lato omanita di Hormuz per le grandi petroliere. L’ipotesi non è confermata.

TX-3282

Trump chiede aiuto a Mosca sull’Iran, "ma manda il capo della CIA a intimare alla Russia di non toccare la NATO ? " Una contraddizione clamorosa che rischia di alimentare tensioni e guerra.

TX-3205

I bollettini di Netanyahu, Meloni e il suo staff ci credono ciecamente, forse per obbedienza ad AIPAC. Forse è meglio che la presidente del Consiglio torni all’ovile.

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ArticoloLa «patacca» dei missili iraniani: lo scontro tra Mossad, Washington e Ankara
Il Mossad israeliano è l’originatore della grande patacca informativa contro il presidente americano: ha inventato che dei lanciarazzi iraniani avrebbero dovuto colpire l’aereo presidenziale USA in Turchia, nonostante la CIA e il MIT turco avessero classificato questa notizia come priva di fondamento, frutto delle elucubrazioni dello staff di Netanyahu per mettere in cattiva luce la Turchia. Il presidente americano si è prestato a una tale umiliazione, che i turchi hanno voluto ripagare con la stessa moneta, pubblicando i video del catering.
TX-3188

LA REPUTAZIONE DEL MOSSAD SAREBBE COSTRUITA SULL'ESAGERAZIONE: L'AUTOPROMOZIONE AVREBBE SOSTITUITO IL RISULTATO, EROSO LA CREDIBILITA DEL SERVIZIO

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ArticoloLa leggenda del Mossad: cronaca di una reputazione gonfiata
C'è un punto oltre il quale il capo di un servizio smette di incutere timore e comincia a far sorridere. Yosef Cohen, ex direttore del Mossad e affezionato al soprannome Yossi, lo ha superato: continua ad affermare, e i fatti lo smentiscono con regolarità. Recita una parte che non corrisponde alla realtà, e la distanza tra ciò che racconta e ciò che accade lo ha trasformato in una caricatura del ruolo che ha ricoperto. La sua cifra è la smania di raccontare: ogni informazione positiva ricondotta al servizio, ogni operazione presentata come mirabolante, ogni successo attribuito a sé. Un direttore che ha bisogno di raccontarsi non rafforza il servizio, lo espone. Il caso, però, va oltre la singola persona. I servizi ricorrono sempre più a figure di questo tipo per dire in pubblico ciò che i vertici non vogliono esporsi, perché i direttori temono per la propria posizione. Accanto agli ex capi si affacciano i professori universitari,sembra quasi una transumanza ,dall'essere esperti di terrorismo sono passati alla cybersicurezza e ora all'intelligenza artificiale , presentati come menti eccelse e usati come garanzia di autorevolezza (Foglie di Fico): è un tratto ormai comune alle intelligence occidentali. Un esempio di questo modo di comunicare è il caso Fordow. Cohen non dichiara di avervi messo piede, ma lascia intendere che il sito Nucleare sia stato viositato , e ci chiediamo se sia normale che il vertice di un servizio pronunci in pubblico un'affermazione simile.Che non fa neanche parte al Trattato di non Proliferazione nucleare TNT Se quell'accesso è reale, la conseguenza è pesante: le informazioni sull'interno di Fordow sarebbero transitate attraverso il regime di controllo internazionale, il che chiama in causa l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) come canale, consapevole o meno, di quelle informazioni. La stessa affermazione offre, a nostro avviso, la spiegazione più diretta della diffidenza iraniana. Se il meccanismo ispettivo viene presentato pubblicamente come porta d'accesso per un servizio straniero, la riluttanza di Teheran ad ammettere gli ispettori smette di apparire un capriccio e diventa una reazione prevedibile. Nessuno,nel mondo dei "Buoni", si èscandalizzato Se su Fordow Cohen "Youssi" parla volentieri, colpisce invece ciò di cui tace. Non parla dei radar da miliardi di dollari distrutti dall'Iran ai danni della potenza che si dice invincibile, e preferisce vantarsi dell'operazione dei walkie-talkie. Non parla degli F35 colpiti, delle operazioni di terra fallite, né delle proprie strutture clandestine colpite in sei paesi nello stesso momento. Non parla della continuazione dei lanci di missili, proseguiti mentre si sosteneva che per settantadue ore lo Stato iraniano non fosse in grado di organizzarsi. E non parla dell'assenza di defezioni tra i militari iraniani, nemmeno di basso profilo. Sono silenzi che, messi in fila, pesano più di ogni sua dichiarazione. Meglio fermarsi,per non distruggergli Il morale e il suo Narcisismo Il contrasto tra ciò che si annuncia e ciò che accade non è nuovo. Da trent'anni le testate vicine al Mossad ripetono che l'Iran sarebbe a trenta giorni dall'ordigno atomico, e da altrettanto tempo avevano dato Hezbollah per prossimo alla fine. Nulla di tutto questo si è verificato. Ci chiediamo perché le intelligence continuino a dare credito a previsioni sistematicamente smentite. La diffidenza, del resto, è ormai popolare, al punto che esistono perfino canzoni in cui si dichiara di non credere ai bollettini israeliani. Quando l'annuncio non trova riscontro, ciò che resta non è il risultato ma il danno alla fiducia. Noi non eravamo tra i creduloni, e non lo siamo da quarant'anni. In Europa c'era chi a quelle narrazioni credeva davvero, ma c'era anche chi era costretto a crederci per non compromettere la propria carriera, ed è la seconda categoria a preoccuparci di più. Il punto diventa grottesco quando a ripetere quella narrazione è un capo di governo, perché in quel momento si smarrisce il confine tra valutazione e obbedienza. Lo stesso accade quando un vertice internazionale si chiude con tutti a ripetere le stesse formule. Abbiamo perso la diversità del dialogo e il peso della cultura, e un consenso così uniforme, anziché rassicurare, insospettisce. Dalla politica istituzionale sentiamo solo certezze, e vorremmo che alle nostre domande rispondesse con le stesse certezze che esibisce quando parla. Trecento anni di civiltà sembrano essere stati volatilizzatidalla negazione di fatti evidenti: crimini di guerra, guerre illegali, il rapimento del presidente venezuelano,Bombardamenti contro Unifil (ONU) ,obbiettivi civili e il silenzio di parlamenti ,governi e rappresentanti europei di fronte a possibili crimini contro l 'umanità. il Mossad non ha inventato, ha copiato, rubato e acquisito. Le capacità che gli vengono attribuite sono spesso frutto di tecnologie e informazioni prodotte altrove, poi presentate come proprie. Il registro non cambia quando si parla di tecnologia. Nel governo Netanyahu, quando mancano gli argomenti, si ricorre alla formula per cui ognuno porterebbe con sé un pezzo di Israele, riferita ai telefoni cellulari. In quella formula vediamo due contraddizioni. La prima: se davvero c'è tanta scienza, come si è arrivati a commettere stragi e crimini tanto efferati. La seconda: come mai quelle scoperte restano così lontane dalla realtà, se i palestinesi hanno opposto pietre e molotov a difesa della propria terra. Dinanzi a questa miracolosa scienza tecnologica,per la quale i governi sembrano essere in fila per acquistare. Il punto è che, a forza di raccontare mirabolanti missioni , alla fine chi le racconta finisce per crederci, e si perde di vista la realtà e il criomine diventa agibilità,convinti di essere dalla parte giusta . Lo si vede nell'industria della sorveglianza, che è prima di tutto un asset economico. Software sviluppati da ricercatori negli Stati Uniti, Europa ecc, dove il loro impiego è vietato, vengono impiegati e rivenduti sotto etichetta israeliana, e su quell'etichetta l'esercito più morale del mondo costruisce parte della propria immagine. Giocando e sperimentando sulla pelle delle popolalazioni. Strutture nate come startup, segnalate dagli addetti ai lavori , vengono acuistate a prezzi molto bassi, e diventano "Made in Israele" attraverso un processo molto interessante ,uno strano effetto, ricevono a un certo punto una richiesta dal comparto militare statunitense,Immaginate quante azioni acquistano i politici della cordata del momento. A quel punto la domanda è inevitabile: dove finisce l'investimento leggittimo e dove comincia la corruzione ? E da quel momento il prezzo non lo fa più il mercato ma i fondi stanziati dal Congresso, con cifre che diventano colossali. Intorno a quelle cifre si muovono faccendieri, politici e fondi sovrani. Il prodotto, nato con etichetta israeliana, si trasforma in tecnologia made in USA e viene poi venduto a prezzi fuori scala per la difesa dei governi della NATO e in mezzo mondo. Sono, di fatto, operazioni economiche di grandissimo impatto, nelle quali la parte israeliana presta soltanto l'etichetta iniziale. A sostenerle vi sono centri di elaborazione dati illegali collocati nel Golfo e venduti come tecnologia Israeleiana, fuori dalla portata delle regole statunitensi ed europee, e una classe politica che di quelle società è stata azionista. Nello stesso quadro leggiamo gli Accordi di Abramo, che consideriamo parte delle medesime operazioni militari ed economiche. Lì non c'è nulla di religioso né identitario: ci sono soldi e interessi. La stessa logica governa il mondo degli ex agenti, che a ridosso del pensionamento fondano società di analisi e gestione del rischio e trattano con i colleghi ancora in servizio, in un conflitto di interesse strutturale. Sullo stesso terreno è risaputo che opera una rete di truffe, dalle frodi telefoniche alle criptovalute, con uffici a Cipro, in Albania, Ucraina, Malta e Romania ecc In Israele strumenti e capacità sfuggono di mano e finiscono in mani sbagliate in modo tutt'altro che accidentale, e da lì nascono le frodi telefoniche condotte con la modalità economica che chiamano elicottero. Il terminale, ancora una volta, è Tel Aviv, e ci chiediamo se non sia proprio qui che si misura la reale dimensione del Mossad, dove comincia e dove finisce. Non è un mistero, inoltre, che siano state costituite società di criptovalute per finanziare le rivoluzioni colorate volute in Occidente, di cui quell'apparato ( Mossad) è stato il terminale intestandosi meriti non suoi, né che i traffici passino per Odessa, con materiali finanziati dall'Europa che finiscono in mani israeliane attraverso cittadini ucraini con doppio passaporto. A questo si aggiunge il capitolo dei coiddetti Epstein files, che rimanda a una rete globale di impunità, con accuse gravissime che vanno dallo sfruttamento sessuale alle sparizioni. Riteniamo che Cohen, come altri, debba fornire spiegazioni, perché il silenzio non è una risposta accettabile. Sul suo operato e sull'apparato che ha guidato pendono anche accuse che toccano le violazioni del diritto internazionale e il coinvolgimento in reti opache di sorveglianza e di finanza. Non spetta a noi emettere sentenze, ma quelle accuse esigono risposte.Ma è doveroso comprendere ,Signor Yossi e doveroso comprendere le profonde differenze tra l'azione di una banda armate e la scienza super tecnologica israeliana è un divario stupefacente. È in questo scarto tra immagine e realtà che cade anche la formula dell'esercito più morale del mondo, smentita dai fatti che arrivano dai teatri operativi. Il logoramento del personale, con i segnali di crisi interna che ne emergono, ne misura la distanza. Come cittadini europei riteniamo inaccettabile che risorse destinate alla sicurezza e alla democrazia finiscano in circuiti di questo tipo. Chi ha diretto queste operazioni va chiamato a rispondere, e chi non è all'altezza del mandato va rimosso. Un'ultima indicazione a Yosef Cohen. Invece di rivendicare visite a Fordow, guardi ai suoi uomini logorati, richiami chi da quell'apparato fugge, e affronti il clima di ostilità che contribuisce ad alimentare. È lì, non nella propaganda, che si misura un servizio.
TX-3172

Al-Arabiya, emittente saudita, diffonde secondo alcune valutazioni una serie di notizie non verificate sulle milizie filo-iraniane. Prestare cautela: possibile attività informativa preparatoria a un'azione futura.

TX-3146

LA CLASSIFICA FRANCESE SULLE INTELLIGENCE PRODUCE IN ITALIA UNA REAZIONE COMPATTA IN DIFESA DEI RUOLI. NESSUNO ENTRA NEL MERITO DEL METODO.

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ArticoloNON UNA GRADUATORIA, UNA LISTA DI RESPONSABILITÀ
I francesi fanno una classifica sulle intelligence e in Italia se la prendono tutti a male. È stata rilanciata in piena estate, con il caldo, e ha risvegliato l'ambiente. Non ci interessa la graduatoria. Ci interessa la reazione, perché è quella a dire qualcosa. Nessuno ha discusso il metodo, nessuno è entrato nel merito dei criteri. Tutti si sono affrettati a difendere l'operato della casta. È una risposta di appartenenza, non di argomento, e restituisce l'informazione che la classifica non conteneva: chi si muove insieme quando il perimetro viene toccato. In estate, con i grandi mezzi fermi, uno stimolo di bassa intensità rende leggibili costellazioni di testate, nomi e narrative che nel rumore ordinario non si vedono. Antonio Teti ha replicato che l'intelligence non è uno sport olimpico e ha tirato in ballo la FIFA. Il paragone non gli giova: la FIFA è la struttura più corrotta dello sport, e chi la evoca per difendersi si mette da solo in cattiva compagnia. Resta da sperare che non arrivi un Trump a telefonare a un capo di Stato per far ritirare un cartellino rosso, anche se qualcosa del genere è già successo quando un ricercato della Corte penale internazionale ha attraversato i cieli italiani. Il metro di misura è sbagliato perché il problema non è la prestazione. È la politicizzazione dell'informazione di intelligence, di cui sono vittime tutti i servizi occidentali. La guerra in Iran lo dimostra: si è agito convinti di avere assi nella manica, tradendo trattative in corso. Il conto è pesante. Abbiamo perso l'invincibilità, che era la nostra vera arma: finché nessuno provava a colpirci, non serviva dimostrare nulla. Abbiamo perso influenza, perché chi ci ascoltava per timore adesso tratta con altri. E abbiamo scoperto di avere armamenti obsoleti e costosissimi, con prezzi fuori controllo che nessuno riesce più a giustificare. Sul mercato alimentare i prezzi sono fuori controllo e la volatilità colpisce chi compra ogni giorno. I danni sono incalcolabili e l'Occidente ne uscirà con dieci anni di crisi. E adesso ci spiegano che dobbiamo attrezzarci alle nuove sfide, la guerra cognitiva. Ma la crisi l'abbiamo creata noi, e nessuno la sta combattendo: la si sta usando per giustificare il prossimo bilancio. Sull'Italia il punto è di misura. Un Paese dovrebbe stare al proprio posto e non inseguire l'avventurismo di speculatori a cui i servizi stendono il tappeto rosso. Vale soprattutto per la Libia, dove i legami storici italiani sono indiscutibili: una volta eravamo temuti, oggi siamo usati nei tornaconti delle beghe familiari degli Haftar, e serviamo da soccorso ogni volta che ci sono difficoltà con turchi, emiratini e sauditi. A Roma servono ogni tanto le passerelle: droga per la politica quando i sondaggi scendono. Ma la questione vera non è la classifica. È la perdita della narrativa europea su democrazia e diritti civili, perduta insieme ai cittadini. La fiducia verso le istituzioni è rotta. Le abbiamo chiamate umanitarie, di pace, di liberazione dalle dittature, e si sono fermate tutte al regime change. Prima ancora c'erano i dossier falsi: il Niger gate, una patacca costruita a tavolino, su cui in Italia nessuno ha voluto commentare. E in Iraq ci sono stati cinquecentomila morti. Nessuno ha pagato per quelle morti. Nessun processo, nessuna carriera interrotta, nessuna responsabilità accertata: chi aveva firmato i dossier è rimasto al proprio posto, e in molti casi ha fatto strada. Nel frattempo siamo rimasti in silenzio davanti alla morte di bambini, all'uccisione di scienziati, docenti, studenti, medici. Abbiamo ucciso e abbiamo diffamato sapendo di diffamare. Abbiamo nascosto la verità alle società civili europee, tradito il mandato, ci siamo sottomessi all'autorità politica per tornaconto. Questo è alto tradimento, e vale per tutte le intelligence occidentali. Più che una classifica servirebbe una graduatoria delle responsabilità. Di questi tempi è meglio stare tra gli ultimi e non reagire: le reazioni di oggi sono le prove di colpevolezza di domani.
TX-3144Thread 2

La "marocchinata" del governo Meloni rappresenta un esempio di allineamento politico con Israele e gli Stati Uniti, una scelta ritenuta lesiva dell'interesse nazionale.

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TX-3139Thread 2

il governo Meloni ha scelto di allinearsi alla linea politica di Trump, compiendo una decisione destinata a segnare la storia e giudicata come un tradimento dell'interesse nazionale.

TX-3118

ROMA INVOCA UNA MINACCIA AL CONFINE CON LA SPAGNA CHE NON ESISTE. TRA 2021 E 2026 GLI INGRESSI IRREGOLARI IN EUROPA VIA ITALIA SONO STATI 478 MILA, CONTRO I 234 MILA DELLA SPAGNA.

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ArticoloQUANDO LA SICUREZZA NAZIONALE SERVE A UNA CAMPAGNA ELETTORALE
Un confine immaginario tra Italia e Spagna è diventato materia di discussione politica. Non esiste alcuna minaccia all'integrità delle frontiere dell'Unione, e non esiste alcuna minaccia per l'Italia derivante dai fatti di Ceuta. La misura invocata non risponde quindi a un rischio: risponde a un calendario elettorale. I dati lo dicono con precisione. Tra il 2021 e il 2026 gli ingressi irregolari in Europa attraverso l'Italia sono stati 478 mila, contro i 234 mila registrati attraverso la Spagna. Nel solo 2025 gli ingressi irregolari sono stati 66 mila in Italia e 36 mila in Spagna. Il rapporto è costante e va nella direzione opposta a quella dichiarata: chi invoca la protezione del confine è il Paese attraverso cui passa il doppio dei flussi. Anche la lettura della decisione spagnola è rovesciata. La regolarizzazione di 500 mila persone non produce nuovi arrivi: riguarda chi risiedeva già da tempo sul territorio. La gestione della crisi di Ceuta risponde a una politica migratoria costruita per ridurre il traffico di esseri umani, cioè per sottrarre mercato a chi lo gestisce. Presentarla come fattore di rischio significa capovolgerne la funzione. Il precedente italiano è recente e conosciuto. L'arrivo delle imbarcazioni albanesi del 1991 è stato affrontato senza sospendere alcun regime di libera circolazione. Un Paese che ha attraversato quella fase non ha bisogno di inventare confini dove non ce ne sono. La conseguenza, invece, è concreta. La sospensione di Schengen non produce sicurezza: produce controlli, ritardi e costi su un sistema economico che si regge sulla circolazione di merci e persone. È l'unico effetto misurabile di tutta l'operazione, e ricade su chi lavora, non su chi la annuncia. Non è una questione di destra o di sinistra. È che la sicurezza nazionale viene invocata a copertura di una campagna elettorale, e il registro impiegato ha portato il discorso pubblico su un livello che non si vedeva da cinquant'anni. Il Paese ne assorbirà i costi economici e reputazionali.
TX-3112

La scienza dell'ignoranza si consolida come nuovo paradigma della società civile occidentale: informazione frammentata, consenso emotivo e riduzione del pensiero critico

TX-3111

UN VIDEO CON TRE PRESUNTI SOLDATI UCRAINI CHE MINACCIANO L'IRAN E' PRODOTTO DA UNA SOCIETA' DI MARKETING. I TRE NON APPARTENGONO ALLE FORZE ARMATE.

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ArticoloLA GUERRA SI PRODUCE IN STUDIO
Il video dei tre soldati ucraini che minacciano l'Iran non viene dal fronte. È stato realizzato da una società di marketing per conto di chi ha interesse ad allargare la guerra, e i tre in divisa non sono militari. Non è un dettaglio da fact-checking. Significa che una minaccia tra Stati, cioè un atto che in teoria appartiene a chi ha responsabilità di governo, è stata commissionata a un fornitore privato e pagata. Nel frattempo, dentro l'esercito ucraino circolano indiscrezioni su casi di ammutinamento. Il motivo non è ideologico. Alcuni comandanti si sono arricchiti, e a qualcuno vengono attribuite società di call center usate per truffe in Europa. Sono le stesse strutture che mandano al fronte ragazzi che non tornano. In Polonia cresce l'ostilità verso gli ucraini, alimentata dal fatto che alcuni battaglioni portano i nomi di figure naziste della Seconda guerra mondiale. È un fatto verificabile, e nessuno lo affronta. Di tutto questo, sui giornali europei, non c'è traccia. Una volta la propaganda era un mestiere raffinato. Oggi bastano tre comparse in mimetica e una minaccia recitata male, buttata in pasto a chi la beve senza guardarla.
TX-3102
SULL'HUFFINGTON POST MATTIA FELTRI DEFINISCE I DRONI UCRAINI CONTRO LE RAFFINERIE RUSSE LA PIU' FORMIDABILE DIMOSTRAZIONE DI PACIFISMO E UNA GUERRA CHE NON UCCIDE.

SULL'HUFFINGTON POST MATTIA FELTRI DEFINISCE I DRONI UCRAINI CONTRO LE RAFFINERIE RUSSE LA PIU' FORMIDABILE DIMOSTRAZIONE DI PACIFISMO E UNA GUERRA CHE NON UCCIDE.

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ArticoloIL GENIO E IL CADAVERE
Un giornalista dell'Huffington Post ha scritto che l'esercito ucraino ha inventato la guerra che non uccide, e che i droni che colpiscono le raffinerie in territorio russo sono la più formidabile dimostrazione di pacifismo. La firma è di Mattia Feltri. Restiamo affascinati da tanta ignoranza. Uomini che hanno studiato si riducono a scrivere titoli come "il genio ucraino: ha inventato la guerra che non uccide". Atti di terrorismo spacciati per pacifismo. Un drone ha ucciso bambini, ma quelli sono errori, e l'errore non intacca la tesi. Non ci sono parole per definire una scrittura così barbara. E non vogliamo insultarlo, perché non esiste parola che gli si possa applicare senza che risulti un complimento. Il fatto è che si è persa la dottrina della follia. Una volta c'erano gli scemi del paese, e stavano al loro posto. Oggi, attraverso la scienza dell'ignoranza, quelle stesse persone sono diventate le colonne portanti dei veri padroni delle narrative. Il criterio è rovesciato, ed è lì che va guardato. Più uno è sciocco, più avanza. Chi ha un'opinione propria non serve. Chi porta prove del contrario non serve. Serve gente come Feltri, per cui i morti in guerra sono pacifismo e i droni ucraini non uccidono. Tutto questo viene scritto sui giornali, e nessuno dice niente.