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Disinformation

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TX-3361

unproven accusations and threats risk transforming European intelligence into political tools, fueling useful narratives to justify escalation and use of Russian assets.

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ArticleINTELLIGENCE , SICUREZZA O PROPAGANDA?
Gli allarmi e le accuse contro la Russia vengono sempre più spesso presentati come verità incontestabili, anche quando le responsabilità non risultano definitivamente accertate. È inaccettabile che apparati di intelligence, il cui compito dovrebbe essere fornire valutazioni rigorose e indipendenti, finiscano per alimentare narrazioni funzionali alle decisioni politiche. La questione diventa ancora più grave alla luce del crescente tentativo europeo di utilizzare gli asset russi immobilizzati per finanziare l'Ucraina. Diversi governi europei stanno nuovamente spingendo per trovare strumenti che consentano di mobilitare circa 210 miliardi di euro di attività della Banca centrale russa congelate nell'UE. Quando accuse, allarmi di sicurezza e decisioni politiche convergono nella stessa direzione, il dovere delle istituzioni dovrebbe essere ancora più stringente: prove, trasparenza e verificabilità. Trasformare ogni episodio non chiarito in una certezza, ogni sospetto in una responsabilità e ogni valutazione d'intelligence in una verità politica significa tradire la funzione stessa dell'intelligence. La sicurezza europea non può diventare il pretesto per costruire narrative, giustificare escalation o preparare il terreno all'appropriazione di beni appartenenti a uno Stato straniero. Se esistono prove, vengano pubblicate e sottoposte a verifica. Se non esistono, gli allarmi devono essere presentati per quello che sono: valutazioni, ipotesi e accuse, non fatti incontrovertibili. L'Europa non ha bisogno di intelligence trasformate in uffici stampa della politica. Ha bisogno di istituzioni indipendenti, credibili e rispettose della verità.
TX-3355

TWO CONTEXTS, ONE STRATEGY: USA and Germany adopt different narratives but functional to the same logic of geopolitical pressure: Washington on Iran, Berlin on Russia.

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ArticleLa crisi nello Stretto di Hormuz apre un nuovo fronte di pressione economica: riflessi sulla Russia e crescente tensione tra USA ed Europa
Un impatto interessante: più a lungo lo Stretto di Hormuz rimane chiuso, più aumenta la pressione sui prezzi del petrolio e delle materie prime, anche a causa delle limitazioni al traffico marittimo. Gli USA stanno cercando di esercitare una forte pressione sull’Iran, sia sul piano economico sia attraverso l’azione militare. Parallelamente, anche in Germania stanno emergendo con maggiore forza narrative anti-russe e accuse relative a presunti attacchi russi. Resta però il tema della coerenza della posizione europea: il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream, attribuito dalle indagini a cittadini ucraini, ha rappresentato un grave attacco alle infrastrutture energetiche europee, mentre la risposta politica tedesca ed europea è stata, a giudizio di molti, estremamente cauta. Ciò che sta emergendo è quindi una forte contraddizione nella narrazione europea e, più in generale, il rischio di una sostanziale complicità politica nell’azione militare contro uno Stato sovrano, senza un’adeguata considerazione delle conseguenze per la sicurezza e l’economia europea.
TX-3348Thread 2

In Mashhad, two vehicles collided at high speed, losing control and running over a crowd of demonstrators in support of the Islamic Republic. The authorities denied the NEWS that it was a car attack

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TX-3338Thread 2

A car threw itself into a crowd of people in Mashhad

TX-3333

Although Mossad has reported several Iranian officials dead, some have reappeared in public. Despite this, Western intelligence continues to believe Israeli bulletins.

TX-3188

THE MOSSAD'S REPUTATION WOULD BE BUILT ON EXAGGERATION: SELF-PROMOTION WOULD HAVE REPLACED THE RESULT, ERODED THE CREDIBILITY OF THE SERVICE

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ArticleLa leggenda del Mossad: cronaca di una reputazione gonfiata
C'è un punto oltre il quale il capo di un servizio smette di incutere timore e comincia a far sorridere. Yosef Cohen, ex direttore del Mossad e affezionato al soprannome Yossi, lo ha superato: continua ad affermare, e i fatti lo smentiscono con regolarità. Recita una parte che non corrisponde alla realtà, e la distanza tra ciò che racconta e ciò che accade lo ha trasformato in una caricatura del ruolo che ha ricoperto. La sua cifra è la smania di raccontare: ogni informazione positiva ricondotta al servizio, ogni operazione presentata come mirabolante, ogni successo attribuito a sé. Un direttore che ha bisogno di raccontarsi non rafforza il servizio, lo espone. Il caso, però, va oltre la singola persona. I servizi ricorrono sempre più a figure di questo tipo per dire in pubblico ciò che i vertici non vogliono esporsi, perché i direttori temono per la propria posizione. Accanto agli ex capi si affacciano i professori universitari,sembra quasi una transumanza ,dall'essere esperti di terrorismo sono passati alla cybersicurezza e ora all'intelligenza artificiale , presentati come menti eccelse e usati come garanzia di autorevolezza (Foglie di Fico): è un tratto ormai comune alle intelligence occidentali. Un esempio di questo modo di comunicare è il caso Fordow. Cohen non dichiara di avervi messo piede, ma lascia intendere che il sito Nucleare sia stato viositato , e ci chiediamo se sia normale che il vertice di un servizio pronunci in pubblico un'affermazione simile.Che non fa neanche parte al Trattato di non Proliferazione nucleare TNT Se quell'accesso è reale, la conseguenza è pesante: le informazioni sull'interno di Fordow sarebbero transitate attraverso il regime di controllo internazionale, il che chiama in causa l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) come canale, consapevole o meno, di quelle informazioni. La stessa affermazione offre, a nostro avviso, la spiegazione più diretta della diffidenza iraniana. Se il meccanismo ispettivo viene presentato pubblicamente come porta d'accesso per un servizio straniero, la riluttanza di Teheran ad ammettere gli ispettori smette di apparire un capriccio e diventa una reazione prevedibile. Nessuno,nel mondo dei "Buoni", si èscandalizzato Se su Fordow Cohen "Youssi" parla volentieri, colpisce invece ciò di cui tace. Non parla dei radar da miliardi di dollari distrutti dall'Iran ai danni della potenza che si dice invincibile, e preferisce vantarsi dell'operazione dei walkie-talkie. Non parla degli F35 colpiti, delle operazioni di terra fallite, né delle proprie strutture clandestine colpite in sei paesi nello stesso momento. Non parla della continuazione dei lanci di missili, proseguiti mentre si sosteneva che per settantadue ore lo Stato iraniano non fosse in grado di organizzarsi. E non parla dell'assenza di defezioni tra i militari iraniani, nemmeno di basso profilo. Sono silenzi che, messi in fila, pesano più di ogni sua dichiarazione. Meglio fermarsi,per non distruggergli Il morale e il suo Narcisismo Il contrasto tra ciò che si annuncia e ciò che accade non è nuovo. Da trent'anni le testate vicine al Mossad ripetono che l'Iran sarebbe a trenta giorni dall'ordigno atomico, e da altrettanto tempo avevano dato Hezbollah per prossimo alla fine. Nulla di tutto questo si è verificato. Ci chiediamo perché le intelligence continuino a dare credito a previsioni sistematicamente smentite. La diffidenza, del resto, è ormai popolare, al punto che esistono perfino canzoni in cui si dichiara di non credere ai bollettini israeliani. Quando l'annuncio non trova riscontro, ciò che resta non è il risultato ma il danno alla fiducia. Noi non eravamo tra i creduloni, e non lo siamo da quarant'anni. In Europa c'era chi a quelle narrazioni credeva davvero, ma c'era anche chi era costretto a crederci per non compromettere la propria carriera, ed è la seconda categoria a preoccuparci di più. Il punto diventa grottesco quando a ripetere quella narrazione è un capo di governo, perché in quel momento si smarrisce il confine tra valutazione e obbedienza. Lo stesso accade quando un vertice internazionale si chiude con tutti a ripetere le stesse formule. Abbiamo perso la diversità del dialogo e il peso della cultura, e un consenso così uniforme, anziché rassicurare, insospettisce. Dalla politica istituzionale sentiamo solo certezze, e vorremmo che alle nostre domande rispondesse con le stesse certezze che esibisce quando parla. Trecento anni di civiltà sembrano essere stati volatilizzatidalla negazione di fatti evidenti: crimini di guerra, guerre illegali, il rapimento del presidente venezuelano,Bombardamenti contro Unifil (ONU) ,obbiettivi civili e il silenzio di parlamenti ,governi e rappresentanti europei di fronte a possibili crimini contro l 'umanità. il Mossad non ha inventato, ha copiato, rubato e acquisito. Le capacità che gli vengono attribuite sono spesso frutto di tecnologie e informazioni prodotte altrove, poi presentate come proprie. Il registro non cambia quando si parla di tecnologia. Nel governo Netanyahu, quando mancano gli argomenti, si ricorre alla formula per cui ognuno porterebbe con sé un pezzo di Israele, riferita ai telefoni cellulari. In quella formula vediamo due contraddizioni. La prima: se davvero c'è tanta scienza, come si è arrivati a commettere stragi e crimini tanto efferati. La seconda: come mai quelle scoperte restano così lontane dalla realtà, se i palestinesi hanno opposto pietre e molotov a difesa della propria terra. Dinanzi a questa miracolosa scienza tecnologica,per la quale i governi sembrano essere in fila per acquistare. Il punto è che, a forza di raccontare mirabolanti missioni , alla fine chi le racconta finisce per crederci, e si perde di vista la realtà e il criomine diventa agibilità,convinti di essere dalla parte giusta . Lo si vede nell'industria della sorveglianza, che è prima di tutto un asset economico. Software sviluppati da ricercatori negli Stati Uniti, Europa ecc, dove il loro impiego è vietato, vengono impiegati e rivenduti sotto etichetta israeliana, e su quell'etichetta l'esercito più morale del mondo costruisce parte della propria immagine. Giocando e sperimentando sulla pelle delle popolalazioni. Strutture nate come startup, segnalate dagli addetti ai lavori , vengono acuistate a prezzi molto bassi, e diventano "Made in Israele" attraverso un processo molto interessante ,uno strano effetto, ricevono a un certo punto una richiesta dal comparto militare statunitense,Immaginate quante azioni acquistano i politici della cordata del momento. A quel punto la domanda è inevitabile: dove finisce l'investimento leggittimo e dove comincia la corruzione ? E da quel momento il prezzo non lo fa più il mercato ma i fondi stanziati dal Congresso, con cifre che diventano colossali. Intorno a quelle cifre si muovono faccendieri, politici e fondi sovrani. Il prodotto, nato con etichetta israeliana, si trasforma in tecnologia made in USA e viene poi venduto a prezzi fuori scala per la difesa dei governi della NATO e in mezzo mondo. Sono, di fatto, operazioni economiche di grandissimo impatto, nelle quali la parte israeliana presta soltanto l'etichetta iniziale. A sostenerle vi sono centri di elaborazione dati illegali collocati nel Golfo e venduti come tecnologia Israeleiana, fuori dalla portata delle regole statunitensi ed europee, e una classe politica che di quelle società è stata azionista. Nello stesso quadro leggiamo gli Accordi di Abramo, che consideriamo parte delle medesime operazioni militari ed economiche. Lì non c'è nulla di religioso né identitario: ci sono soldi e interessi. La stessa logica governa il mondo degli ex agenti, che a ridosso del pensionamento fondano società di analisi e gestione del rischio e trattano con i colleghi ancora in servizio, in un conflitto di interesse strutturale. Sullo stesso terreno è risaputo che opera una rete di truffe, dalle frodi telefoniche alle criptovalute, con uffici a Cipro, in Albania, Ucraina, Malta e Romania ecc In Israele strumenti e capacità sfuggono di mano e finiscono in mani sbagliate in modo tutt'altro che accidentale, e da lì nascono le frodi telefoniche condotte con la modalità economica che chiamano elicottero. Il terminale, ancora una volta, è Tel Aviv, e ci chiediamo se non sia proprio qui che si misura la reale dimensione del Mossad, dove comincia e dove finisce. Non è un mistero, inoltre, che siano state costituite società di criptovalute per finanziare le rivoluzioni colorate volute in Occidente, di cui quell'apparato ( Mossad) è stato il terminale intestandosi meriti non suoi, né che i traffici passino per Odessa, con materiali finanziati dall'Europa che finiscono in mani israeliane attraverso cittadini ucraini con doppio passaporto. A questo si aggiunge il capitolo dei coiddetti Epstein files, che rimanda a una rete globale di impunità, con accuse gravissime che vanno dallo sfruttamento sessuale alle sparizioni. Riteniamo che Cohen, come altri, debba fornire spiegazioni, perché il silenzio non è una risposta accettabile. Sul suo operato e sull'apparato che ha guidato pendono anche accuse che toccano le violazioni del diritto internazionale e il coinvolgimento in reti opache di sorveglianza e di finanza. Non spetta a noi emettere sentenze, ma quelle accuse esigono risposte.Ma è doveroso comprendere ,Signor Yossi e doveroso comprendere le profonde differenze tra l'azione di una banda armate e la scienza super tecnologica israeliana è un divario stupefacente. È in questo scarto tra immagine e realtà che cade anche la formula dell'esercito più morale del mondo, smentita dai fatti che arrivano dai teatri operativi. Il logoramento del personale, con i segnali di crisi interna che ne emergono, ne misura la distanza. Come cittadini europei riteniamo inaccettabile che risorse destinate alla sicurezza e alla democrazia finiscano in circuiti di questo tipo. Chi ha diretto queste operazioni va chiamato a rispondere, e chi non è all'altezza del mandato va rimosso. Un'ultima indicazione a Yosef Cohen. Invece di rivendicare visite a Fordow, guardi ai suoi uomini logorati, richiami chi da quell'apparato fugge, e affronti il clima di ostilità che contribuisce ad alimentare. È lì, non nella propaganda, che si misura un servizio.
TX-3185

The US presidential plane was not hit by a missile, but by news: by rudimentary means, a cognitive operation has folded the world's greatest propaganda machine.

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ArticleColpire il dato, non il bersaglio
L'aereo presidenziale statunitense non è stato messo a rischio da un missile, ma da una notizia. È questo lo spostamento che consideriamo rilevante, e da cui muove la nostra lettura. Il dato che va messo al centro è l'asimmetria. Una delle macchine propagandistiche più potenti del mondo è stata piegata con mezzi rudimentali, senza tecnologia sofisticata e senza un attacco fisico. È il segnale che il vantaggio non sta più nella potenza dello strumento, ma nella conoscenza del bersaglio. Chi ha condotto l'operazione sapeva esattamente come funziona la macchina informativa avversaria. Non ne ha forzato le difese: ne ha usato la logica interna, cioè la tendenza a politicizzare l'informazione, a trattare il dato come strumento di posizionamento anziché come materiale da verificare. La tecnica, in concreto, è la politicizzazione dell'informazione rivolta contro chi la pratica. Si immette una premessa costruita su fonti aperte di provenienza israeliana, si lascia che l'apparato avversario la accrediti per convenienza, e si ottiene che sia il bersaglio stesso a diffonderla e ad amplificarla. I fatti riferiti disegnano la sequenza: un allarme di sicurezza, l'ipotesi di un abbattimento riconducibile a Teheran, la ricollocazione del presidente nella zona catering dell'aereo. Ed è sull'esito che l'analisi deve fermarsi, perché il suo significato resta aperto. Non è chiaro a cosa dovesse servire quella ricollocazione. Le letture possibili sono tre, e non si escludono a vicenda. Consideriamole nell'ordine. La prima è lo schema Pearl Harbor: la costruzione o l'attesa di un colpo, reale o simulato, come premessa per legittimare una reazione di portata superiore. In questa chiave l'esposizione al rischio non sarebbe un errore, ma una posta messa in gioco consapevolmente. La seconda è la negligenza pura: un apparato che, pur segnalando la minaccia, lascia partire il velivolo dal vertice con i giornalisti a bordo, senza governare le conseguenze di ciò che esso stesso aveva dichiarato. La terza, che riteniamo la più solida, è che l'obiettivo fosse proprio la diffusione della notizia. La fuga dell'informazione ha prodotto un danno d'immagine di dimensione planetaria: l'idea che un presidente esponga staff, cronisti, agenti e forze di sicurezza pur conoscendo il rischio. Questo è il risultato che l'operazione, con ogni probabilità, cercava. Se così è, il colpo non è stato materiale ma reputazionale, e ha centrato la catena decisionale statunitense davanti alla sua stessa opinione pubblica. Un effetto di questa portata, ottenuto con mezzi minimi, misura la vulnerabilità di chi si è affidato a una fonte esterna. Qui torna la dipendenza. Numerosi apparati, compresi quelli italiani, pendono dalle valutazioni altrui per tornaconto politico personale, e così cedono a un attore esterno una parte del proprio ciclo informativo. Chi controlla la fonte controlla anche l'esito. Sul versante israeliano non escludiamo una lettura complementare. Si intravede un tentativo di riequilibrio nel rapporto con Washington, in una fase in cui l'apparato militare appare logorato da ordini e controordini e subisce le iniziative altrui anziché anticiparle. A questa fragilità si somma quella interna. Il Mossad, insieme all'AIPAC, sarebbe finito sotto esame da parte dell'entourage per spese fuori controllo e per il dirottamento di risorse verso società riconducibili ad ambienti amici. Una struttura sotto pressione è più esposta a essere usata come veicolo, anche a propria insaputa. La causa profonda del cedimento sta in questo esaurimento interno. La macchina si è fermata non per un colpo irresistibile, ma perché ha servito la politica anziché il proprio mandato, e le guerre di vertice ne hanno atrofizzato i sistemi informativi. Ogni nuova direzione ha rimosso gli uomini precedenti per collocare i propri, e un apparato frammentato produce dati meno affidabili, dunque più facili da inquinare. Ne deriva l'implicazione che ci interessa. Per riportare il dominio cognitivo a nostro vantaggio non basta vivere di rendita: serve credibilità costruita sul metodo, e serve parlare ai giovani senza prepotenza e senza illuderli, al contrario di quanto ha fatto la classe dirigente degli ultimi trent'anni. Resta l'avvertimento che la vicenda porta con sé. Dai teatri operativi affiora la stessa logica di questo episodio: l'accettazione del sacrificio altrui come premessa della propria escalation, fino a rivendicare il diritto alla rappresaglia estrema una volta pagato il prezzo in vite.
TX-3172

Al-Arabiya, a Saudi broadcaster, broadcasts, according to some assessments, a series of unverified news about pro-Iranian militias. Use caution: possible informational activity in preparation for future action.

TX-3146

THE FRENCH INTELLIGENCE RANKING PRODUCES A COMPACT REACTION IN ITALY IN DEFENSE OF ROLES. NOBODY GOES INTO THE MERITS OF THE METHOD.

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ArticleNON UNA GRADUATORIA, UNA LISTA DI RESPONSABILITÀ
I francesi fanno una classifica sulle intelligence e in Italia se la prendono tutti a male. È stata rilanciata in piena estate, con il caldo, e ha risvegliato l'ambiente. Non ci interessa la graduatoria. Ci interessa la reazione, perché è quella a dire qualcosa. Nessuno ha discusso il metodo, nessuno è entrato nel merito dei criteri. Tutti si sono affrettati a difendere l'operato della casta. È una risposta di appartenenza, non di argomento, e restituisce l'informazione che la classifica non conteneva: chi si muove insieme quando il perimetro viene toccato. In estate, con i grandi mezzi fermi, uno stimolo di bassa intensità rende leggibili costellazioni di testate, nomi e narrative che nel rumore ordinario non si vedono. Antonio Teti ha replicato che l'intelligence non è uno sport olimpico e ha tirato in ballo la FIFA. Il paragone non gli giova: la FIFA è la struttura più corrotta dello sport, e chi la evoca per difendersi si mette da solo in cattiva compagnia. Resta da sperare che non arrivi un Trump a telefonare a un capo di Stato per far ritirare un cartellino rosso, anche se qualcosa del genere è già successo quando un ricercato della Corte penale internazionale ha attraversato i cieli italiani. Il metro di misura è sbagliato perché il problema non è la prestazione. È la politicizzazione dell'informazione di intelligence, di cui sono vittime tutti i servizi occidentali. La guerra in Iran lo dimostra: si è agito convinti di avere assi nella manica, tradendo trattative in corso. Il conto è pesante. Abbiamo perso l'invincibilità, che era la nostra vera arma: finché nessuno provava a colpirci, non serviva dimostrare nulla. Abbiamo perso influenza, perché chi ci ascoltava per timore adesso tratta con altri. E abbiamo scoperto di avere armamenti obsoleti e costosissimi, con prezzi fuori controllo che nessuno riesce più a giustificare. Sul mercato alimentare i prezzi sono fuori controllo e la volatilità colpisce chi compra ogni giorno. I danni sono incalcolabili e l'Occidente ne uscirà con dieci anni di crisi. E adesso ci spiegano che dobbiamo attrezzarci alle nuove sfide, la guerra cognitiva. Ma la crisi l'abbiamo creata noi, e nessuno la sta combattendo: la si sta usando per giustificare il prossimo bilancio. Sull'Italia il punto è di misura. Un Paese dovrebbe stare al proprio posto e non inseguire l'avventurismo di speculatori a cui i servizi stendono il tappeto rosso. Vale soprattutto per la Libia, dove i legami storici italiani sono indiscutibili: una volta eravamo temuti, oggi siamo usati nei tornaconti delle beghe familiari degli Haftar, e serviamo da soccorso ogni volta che ci sono difficoltà con turchi, emiratini e sauditi. A Roma servono ogni tanto le passerelle: droga per la politica quando i sondaggi scendono. Ma la questione vera non è la classifica. È la perdita della narrativa europea su democrazia e diritti civili, perduta insieme ai cittadini. La fiducia verso le istituzioni è rotta. Le abbiamo chiamate umanitarie, di pace, di liberazione dalle dittature, e si sono fermate tutte al regime change. Prima ancora c'erano i dossier falsi: il Niger gate, una patacca costruita a tavolino, su cui in Italia nessuno ha voluto commentare. E in Iraq ci sono stati cinquecentomila morti. Nessuno ha pagato per quelle morti. Nessun processo, nessuna carriera interrotta, nessuna responsabilità accertata: chi aveva firmato i dossier è rimasto al proprio posto, e in molti casi ha fatto strada. Nel frattempo siamo rimasti in silenzio davanti alla morte di bambini, all'uccisione di scienziati, docenti, studenti, medici. Abbiamo ucciso e abbiamo diffamato sapendo di diffamare. Abbiamo nascosto la verità alle società civili europee, tradito il mandato, ci siamo sottomessi all'autorità politica per tornaconto. Questo è alto tradimento, e vale per tutte le intelligence occidentali. Più che una classifica servirebbe una graduatoria delle responsabilità. Di questi tempi è meglio stare tra gli ultimi e non reagire: le reazioni di oggi sono le prove di colpevolezza di domani.
TX-3144Thread 2

The Meloni government's' Moroccan 'act represents an example of political alignment with Israel and the United States, a choice considered detrimental to the national interest.

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TX-3139Thread 2

The Meloni government has chosen to align itself with Trump's political line, making a decision destined to mark history and judged as a betrayal of the national interest.

TX-3118

ROME INVOKES A THREAT ON THE BORDER WITH SPAIN THAT DOES NOT EXIST. BETWEEN 2021 AND 2026, THERE WERE 478,000 IRREGULAR ENTRIES INTO EUROPE VIA ITALY, COMPARED TO 234,000 IN SPAIN.

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ArticleQUANDO LA SICUREZZA NAZIONALE SERVE A UNA CAMPAGNA ELETTORALE
Un confine immaginario tra Italia e Spagna è diventato materia di discussione politica. Non esiste alcuna minaccia all'integrità delle frontiere dell'Unione, e non esiste alcuna minaccia per l'Italia derivante dai fatti di Ceuta. La misura invocata non risponde quindi a un rischio: risponde a un calendario elettorale. I dati lo dicono con precisione. Tra il 2021 e il 2026 gli ingressi irregolari in Europa attraverso l'Italia sono stati 478 mila, contro i 234 mila registrati attraverso la Spagna. Nel solo 2025 gli ingressi irregolari sono stati 66 mila in Italia e 36 mila in Spagna. Il rapporto è costante e va nella direzione opposta a quella dichiarata: chi invoca la protezione del confine è il Paese attraverso cui passa il doppio dei flussi. Anche la lettura della decisione spagnola è rovesciata. La regolarizzazione di 500 mila persone non produce nuovi arrivi: riguarda chi risiedeva già da tempo sul territorio. La gestione della crisi di Ceuta risponde a una politica migratoria costruita per ridurre il traffico di esseri umani, cioè per sottrarre mercato a chi lo gestisce. Presentarla come fattore di rischio significa capovolgerne la funzione. Il precedente italiano è recente e conosciuto. L'arrivo delle imbarcazioni albanesi del 1991 è stato affrontato senza sospendere alcun regime di libera circolazione. Un Paese che ha attraversato quella fase non ha bisogno di inventare confini dove non ce ne sono. La conseguenza, invece, è concreta. La sospensione di Schengen non produce sicurezza: produce controlli, ritardi e costi su un sistema economico che si regge sulla circolazione di merci e persone. È l'unico effetto misurabile di tutta l'operazione, e ricade su chi lavora, non su chi la annuncia. Non è una questione di destra o di sinistra. È che la sicurezza nazionale viene invocata a copertura di una campagna elettorale, e il registro impiegato ha portato il discorso pubblico su un livello che non si vedeva da cinquant'anni. Il Paese ne assorbirà i costi economici e reputazionali.
TX-3116

Trump returns to present himself as the architect of peace between Israel and Hamas. The announcement, however, is not accompanied by concrete elements that attest to a definitive agreement.

TX-3112

The science of ignorance is consolidated as a new paradigm of Western civil society: fragmented information, emotional consent and the reduction of critical thinking

TX-3111

A VIDEO WITH THREE ALLEGED UKRAINIAN SOLDIERS THREATENING IRAN IS PRODUCED BY A MARKETING FIRM. THE THREE OF THEM ARE NOT MEMBERS OF THE ARMED FORCES.

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ArticleLA GUERRA SI PRODUCE IN STUDIO
Il video dei tre soldati ucraini che minacciano l'Iran non viene dal fronte. È stato realizzato da una società di marketing per conto di chi ha interesse ad allargare la guerra, e i tre in divisa non sono militari. Non è un dettaglio da fact-checking. Significa che una minaccia tra Stati, cioè un atto che in teoria appartiene a chi ha responsabilità di governo, è stata commissionata a un fornitore privato e pagata. Nel frattempo, dentro l'esercito ucraino circolano indiscrezioni su casi di ammutinamento. Il motivo non è ideologico. Alcuni comandanti si sono arricchiti, e a qualcuno vengono attribuite società di call center usate per truffe in Europa. Sono le stesse strutture che mandano al fronte ragazzi che non tornano. In Polonia cresce l'ostilità verso gli ucraini, alimentata dal fatto che alcuni battaglioni portano i nomi di figure naziste della Seconda guerra mondiale. È un fatto verificabile, e nessuno lo affronta. Di tutto questo, sui giornali europei, non c'è traccia. Una volta la propaganda era un mestiere raffinato. Oggi bastano tre comparse in mimetica e una minaccia recitata male, buttata in pasto a chi la beve senza guardarla.
TX-3100Thread 2

Israeli media have started to publish news about the start of uranium enrichment at Mount Kalang. It is expected that in the coming days this narrative will be revived. From the European media

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TX-3089Thread 2

NUCLEAR DEPLOYMENT PLANS AGAINST IRAN REQUESTED TWICE BY THE WHITE HOUSE. EXPECTED A DOSSIER CAMPAIGN ON THE IMMINENT IRANIAN ATOMIC CAPACITY, ALREADY PREPARED.

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ArticleLA SOGLIA NUCLEARE E IL PREPARATIVO NARRATIVO
Secondo nostre indiscrezioni, la Casa Bianca avrebbe richiesto in due occasioni piani di impiego di ordigni nucleari contro l'Iran. Documenti di questo tipo risulterebbero attualmente sul tavolo presidenziale. L'Europa non ha preso posizione. Il silenzio delle istituzioni europee di fronte a condotte che integrano crimini di guerra non è neutralità: è adesione. Vale in particolare per l'Alta rappresentante Kaja Kallas, il cui ruolo appare eseguire indirizzi decisi altrove più che rappresentare una posizione europea autonoma. Il comportamento della classe dirigente europea, che arriva a negare l'evidenza documentata, indica un margine di manovra politica ridotto quasi a zero. Le ragioni di questa condizione restano da accertare, ma il fenomeno è osservabile e costante. Il degrado investe anche il dibattito pubblico. In trasmissioni televisive francesi e di altri paesi europei la morte di bambini a Minab è stata relativizzata sostenendo che si trattasse di figli di esponenti governativi. Nessuna obiezione è stata sollevata in studio. La normalizzazione di questo registro nel discorso pubblico europeo è un dato in sé, indipendentemente da chi lo produce. Va atteso l'avvio di una campagna informativa preparatoria. Stati Uniti e Israele diffonderanno dossier che collocano l'Iran a pochi giorni dalla capacità nucleare militare, sostenuti da rapporti di intelligence già predisposti e fondati su fonti non verificabili. Strutture di comunicazione strategica stanno lavorando alla costruzione delle narrative che devono rendere accettabile l'impiego dell'arma atomica. Sul terreno il quadro delle alleanze si è ricomposto in forme inattese. Reparti ucraini che adottano denominazioni e simboli riconducibili a formazioni della Seconda guerra mondiale operano oggi in coordinamento con personale israeliano. Valutiamo che tale coordinamento sia funzionale alla costruzione di episodi destinati a essere attribuiti a terzi in area mediorientale. La circostanza non ha prodotto reazioni pubbliche in Europa, mentre l'accusa di antisemitismo viene impiegata come strumento di deterrenza contro chi esprime posizioni critiche, con conseguenze che arrivano fino all'attenzione delle autorità di polizia. Il dato che nessuno mette sul tavolo è la funzione dell'Iran come interruttore energetico della Cina. Colpire quel nodo non produce un effetto regionale, ne produce uno sistemico. Il precedente saudita merita attenzione perché resta inspiegato. Riad ha bombardato la pista dell'aeroporto yemenita senza fornire alcuna motivazione pubblica e con l'avallo statunitense. L'obiettivo non giustifica il rischio assunto: contro un bersaglio di valore militare limitato, il regno ha esposto la propria infrastruttura energetica a una rappresaglia prevedibile. Ansar Allah ha risposto sui due terreni che contano, il blocco del traffico navale e il bombardamento degli impianti di raffinazione, con danni di ordine astronomico. Le conseguenze investono una parte consistente dell'economia del regno, al punto che le retribuzioni dei militari al fronte sono state decuplicate. Restano due sole letture possibili: un errore di valutazione di proporzioni straordinarie, oppure l'esecuzione di un indirizzo esterno di cui Riad non ha misurato il costo. In entrambi i casi chi ha eseguito ha pagato il conto. La domanda che l'Europa deve porsi è se il proprio destino sarà quello dell'Arabia Saudita, considerato che le forze ucraine hanno colpito il Nord Stream. L'infrastruttura energetica europea è già stata distrutta una volta, senza che ne sia seguita una richiesta di rendicontazione. L'impiego di un'arma atomica produrrebbe in Europa conseguenze catastrofiche. Non è uno scenario remoto: è una delle opzioni attualmente sul tavolo di chi decide, e l'Europa non ha voce nel processo che vi conduce?
TX-3040

Israel: In a climate of tension and difficult relations with the United States, Israeli security services have issued new alerts about alleged terrorist threats and attack plans.

TX-2983

TURKEY/IRAN - ISRAELI MISINFORMATION ABOUT AN ANKARA READY TO DEFEND IRAN. IN REALITY, THE TURKS ARE OPPOSED TO THE ARMING OF THE KURDS BY THE US AND ISRAEL, ALREADY INTERCEPTED 5 DAYS AGO.

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ArticleLa disinformazione israeliana sul ruolo turco e la partita curda
Nelle ultime ore ha preso a circolare, alimentata da fonti israeliane, la notizia secondo cui la Turchia sarebbe pronta a difendere l'Iran in caso di attacco terrestre curdo. Si tratta di disinformazione, costruita per rovesciare la realtà dei fatti e occultare la vera posizione di Ankara. I turchi non hanno alcuna intenzione di difendere l'Iran: hanno però un interesse diretto e prioritario a impedire che Stati Uniti e Israele armino le formazioni curde, e il loro allarme nasce da qui, non da una solidarietà con Teheran. Le ragioni dell'opposizione turca sono due, entrambe di natura strategica. La prima è che le armi consegnate ai curdi non verrebbero impiegate contro gli iraniani, come la narrazione ufficiale vorrebbe far credere, ma finirebbero per rafforzare militarmente un attore che Ankara considera la propria minaccia esistenziale. La seconda è che quelle forniture andrebbero a irrobustire proprio le fazioni che la Turchia ha impiegato anni a contenere e a ostacolare lungo il proprio confine meridionale: un armamento massiccio dei curdi vanificherebbe in poche settimane il lavoro di un decennio di politica turca. È in questo scarto tra realtà e racconto che si coglie la manovra. Mentre gli Stati Uniti tentavano di armare le formazioni curde di nascosto, l'operazione è stata intercettata proprio dai turchi cinque giorni fa; ed è a ridosso di quell'intercettazione che è comparsa sui giornali una storia completamente diversa, quella di una Turchia schierata a difesa dell'Iran. Il rovesciamento narrativo serve a un doppio scopo: coprire il tentativo fallito di rifornimento clandestino dei curdi e insinuare una frattura tra Ankara e l'Occidente presentandola come vicinanza a Teheran, così da giustificare, in prospettiva, una pressione sulla Turchia. La posizione reale di Ankara resta invece coerente con i propri interessi: né con l'Iran né con l'armamento dei curdi, ma contro qualunque mossa che rafforzi la propria minaccia interna sotto la copertura della guerra in corso.
TX-2840

The reports that Mahmoud Ahmadinejad was arrested in Iran on suspicion of links with Mossad are totally false

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