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Disinformation

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TX-3544

Guterres' double standard has become, for many, the symbol of an international system that applies the right to variable geometry. If the rules apply, they must apply to everyone.

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ArticleGuterres e la doppia misura che divide il diritto internazionale
Quando si parla di Ansar Allah e della navigazione nel Mar Rosso, il richiamo al diritto internazionale è immediato e categorico. Ma davanti alla tragedia di Gaza, alle devastazioni e alle accuse di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, le parole sembrano trasformarsi in appelli diplomatici. Guterres ha certamente denunciato la distruzione e le sofferenze inflitte ai civili palestinesi e ha chiesto il rispetto del diritto internazionale. Ma la domanda politica rimane: perché il linguaggio della condanna non appare sempre altrettanto netto quando si parla delle responsabilità di Israele? Il diritto internazionale non può essere applicato a geometria variabile. Se vale per Ansar Allah, deve valere per tutti.
TX-3540Thread 6

Ansar Allah shows images of what he claims to be the shooting down of a Saudi F-15. A warning to Arab countries? And the question comes back: why have alarms been launched, yet to be verified, about alleged attacks on sacred places?

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TX-3538Thread 6

Saudi Arabia asks the Arab and European world for help, but questions remain: why this war? Why the withdrawal of forces? And why hit the airport while an Iranian flight was landing?

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ArticleLa sceneggiata dell’Arabia Saudita e le domande senza risposta
La ridicola sceneggiata dell’Arabia Saudita sembra essere arrivata a un punto paradossale: Riyadh chiede con urgenza l’intervento della comunità araba, proprio mentre quella stessa comunità non è riuscita a trovare un’azione comune per i palestinesi. E ora, invece, si pretende che siano gli altri Paesi arabi a intervenire per difendere il suo petrolio e i suoi interessi strategici. Nel frattempo, circolano accuse e ricostruzioni che attribuiscono ad Ansar Allah l’intenzione di colpire luoghi sacri. Ma, al di là della propaganda e delle notizie non verificate, rimangono sul tavolo altre questioni che meritano risposte. Secondo diverse ricostruzioni, circa mille mezzi blindati e ingenti quantità di armamenti sarebbero stati abbandonati in Yemen dalle forze e dai mercenari sostenuti dalla coalizione, mentre molti combattenti si sarebbero ritirati lasciando sul terreno equipaggiamenti e mezzi militari. E poi c’è una domanda che continua a circolare nei corridoi diplomatici e politici: perché l’Arabia Saudita avrebbe bombardato la pista dell’aeroporto internazionale proprio mentre era previsto l’atterraggio di un aereo iraniano? Perché? Perché è stata intrapresa questa guerra? Perché una parte delle forze impegnate sul terreno si sarebbe ritirata? E perché oggi Riyadh chiede il sostegno e l’intervento di altri Paesi, compresi quelli europei? Sono domande che continuano a ripetersi: perché, perché e ancora perché? Finché non arriveranno risposte chiare e documentate, resterà il dubbio su quali siano realmente gli obiettivi di questa escalation e su chi, alla fine, sarà chiamato a pagarne il prezzo.
TX-3534Thread 6

Ansar Allah announces that it has targeted an F-15 aircraft.

TX-3533Thread 6

Saudi Arabia has issued an alarm about Mecca, in an attempt to create a perception that the city was under attack.

TX-3531Thread 6

Unconfirmed news: an F-15 has been shot down in the Marib area, in Yemen. I listen to the radio

TX-3530Thread 6

Mecca in the viewfinder? Riyadh claims to have intercepted a drone headed for Mecca. The question remains about the objective: Jeddah or another location in western Saudi Arabia.

TX-3384

Le ferrovie smentiscono le notizie secondo cui Turkmenistan e Kazakistan avrebbero bloccato il trasporto ferroviario di merci dalla Cina e dalla Russia verso l’Iran per adeguarsi alle nuove sanzioni USA.

TX-3383

STATI UNITI ED EUROPA SPINGONO PER UN DEFERIMENTO DELL'IRAN IN SEDE AIEA. LO SCOPO E' PROCURARSI UNA NUOVA COPERTURA POLITICA PER BOMBARDARE.

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ArticleLA COPERTURA POLITICA CHE CERCANO
Stati Uniti ed Europa spingono per un deferimento dell'Iran in sede AIEA. Non è una procedura tecnica: è la ricerca di un titolo. Rafael Grossi ha già fornito, con i propri silenzi, una copertura politica ai bombardamenti israeliani in Iran, che hanno prodotto molti morti anche su obiettivi civili. Tacere mentre Stati Uniti e Israele colpivano è stata una forma di complicità indiretta. Da un uomo di scienza una barbarie di questo tipo è ingiustificabile. Ora Europa e Stati Uniti vogliono tornare a discutere dell'uranio iraniano sapendo perfettamente come stanno le cose, e fingendo di non saperlo. Vogliono di nuovo una copertura politica per bombardare. Non è altro che questo. Ma la trovata pubblicitaria è il segno della disperazione, non della forza. Nel frattempo tutti gli Stati europei stanno chiedendo indietro il proprio oro dalla Federal Reserve, e nessuno ha il coraggio di dire come stanno davvero le cose. Questi discorsi sono l'annuncio di un punto critico oltre il quale non si torna indietro. Le intelligence, che dovrebbero vedere tutto questo, sono state sventrate e corrotte. Il lassismo è arrivato al punto che non sono più in grado di formulare una prospettiva a trenta giorni. Si sono riciclate come lobbisti politici pur di mantenere la sedia. E ormai alle invenzioni della macchina azzoppata della propaganda democratica non crede più nessuno.
TX-3361

unproven accusations and threats risk transforming European intelligence into political tools, fueling useful narratives to justify escalation and use of Russian assets.

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ArticleINTELLIGENCE , SICUREZZA O PROPAGANDA?
Gli allarmi e le accuse contro la Russia vengono sempre più spesso presentati come verità incontestabili, anche quando le responsabilità non risultano definitivamente accertate. È inaccettabile che apparati di intelligence, il cui compito dovrebbe essere fornire valutazioni rigorose e indipendenti, finiscano per alimentare narrazioni funzionali alle decisioni politiche. La questione diventa ancora più grave alla luce del crescente tentativo europeo di utilizzare gli asset russi immobilizzati per finanziare l'Ucraina. Diversi governi europei stanno nuovamente spingendo per trovare strumenti che consentano di mobilitare circa 210 miliardi di euro di attività della Banca centrale russa congelate nell'UE. Quando accuse, allarmi di sicurezza e decisioni politiche convergono nella stessa direzione, il dovere delle istituzioni dovrebbe essere ancora più stringente: prove, trasparenza e verificabilità. Trasformare ogni episodio non chiarito in una certezza, ogni sospetto in una responsabilità e ogni valutazione d'intelligence in una verità politica significa tradire la funzione stessa dell'intelligence. La sicurezza europea non può diventare il pretesto per costruire narrative, giustificare escalation o preparare il terreno all'appropriazione di beni appartenenti a uno Stato straniero. Se esistono prove, vengano pubblicate e sottoposte a verifica. Se non esistono, gli allarmi devono essere presentati per quello che sono: valutazioni, ipotesi e accuse, non fatti incontrovertibili. L'Europa non ha bisogno di intelligence trasformate in uffici stampa della politica. Ha bisogno di istituzioni indipendenti, credibili e rispettose della verità.
TX-3355

TWO CONTEXTS, ONE STRATEGY: USA and Germany adopt different narratives but functional to the same logic of geopolitical pressure: Washington on Iran, Berlin on Russia.

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ArticleLa crisi nello Stretto di Hormuz apre un nuovo fronte di pressione economica: riflessi sulla Russia e crescente tensione tra USA ed Europa
Un impatto interessante: più a lungo lo Stretto di Hormuz rimane chiuso, più aumenta la pressione sui prezzi del petrolio e delle materie prime, anche a causa delle limitazioni al traffico marittimo. Gli USA stanno cercando di esercitare una forte pressione sull’Iran, sia sul piano economico sia attraverso l’azione militare. Parallelamente, anche in Germania stanno emergendo con maggiore forza narrative anti-russe e accuse relative a presunti attacchi russi. Resta però il tema della coerenza della posizione europea: il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream, attribuito dalle indagini a cittadini ucraini, ha rappresentato un grave attacco alle infrastrutture energetiche europee, mentre la risposta politica tedesca ed europea è stata, a giudizio di molti, estremamente cauta. Ciò che sta emergendo è quindi una forte contraddizione nella narrazione europea e, più in generale, il rischio di una sostanziale complicità politica nell’azione militare contro uno Stato sovrano, senza un’adeguata considerazione delle conseguenze per la sicurezza e l’economia europea.
TX-3348Thread 2

In Mashhad, two vehicles collided at high speed, losing control and running over a crowd of demonstrators in support of the Islamic Republic. The authorities denied the NEWS that it was a car attack

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TX-3338Thread 2

A car threw itself into a crowd of people in Mashhad

TX-3333

Although Mossad has reported several Iranian officials dead, some have reappeared in public. Despite this, Western intelligence continues to believe Israeli bulletins.

TX-3188

THE MOSSAD'S REPUTATION WOULD BE BUILT ON EXAGGERATION: SELF-PROMOTION WOULD HAVE REPLACED THE RESULT, ERODED THE CREDIBILITY OF THE SERVICE

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ArticleLa leggenda del Mossad: cronaca di una reputazione gonfiata
C'è un punto oltre il quale il capo di un servizio smette di incutere timore e comincia a far sorridere. Yosef Cohen, ex direttore del Mossad e affezionato al soprannome Yossi, lo ha superato: continua ad affermare, e i fatti lo smentiscono con regolarità. Recita una parte che non corrisponde alla realtà, e la distanza tra ciò che racconta e ciò che accade lo ha trasformato in una caricatura del ruolo che ha ricoperto. La sua cifra è la smania di raccontare: ogni informazione positiva ricondotta al servizio, ogni operazione presentata come mirabolante, ogni successo attribuito a sé. Un direttore che ha bisogno di raccontarsi non rafforza il servizio, lo espone. Il caso, però, va oltre la singola persona. I servizi ricorrono sempre più a figure di questo tipo per dire in pubblico ciò che i vertici non vogliono esporsi, perché i direttori temono per la propria posizione. Accanto agli ex capi si affacciano i professori universitari,sembra quasi una transumanza ,dall'essere esperti di terrorismo sono passati alla cybersicurezza e ora all'intelligenza artificiale , presentati come menti eccelse e usati come garanzia di autorevolezza (Foglie di Fico): è un tratto ormai comune alle intelligence occidentali. Un esempio di questo modo di comunicare è il caso Fordow. Cohen non dichiara di avervi messo piede, ma lascia intendere che il sito Nucleare sia stato viositato , e ci chiediamo se sia normale che il vertice di un servizio pronunci in pubblico un'affermazione simile.Che non fa neanche parte al Trattato di non Proliferazione nucleare TNT Se quell'accesso è reale, la conseguenza è pesante: le informazioni sull'interno di Fordow sarebbero transitate attraverso il regime di controllo internazionale, il che chiama in causa l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) come canale, consapevole o meno, di quelle informazioni. La stessa affermazione offre, a nostro avviso, la spiegazione più diretta della diffidenza iraniana. Se il meccanismo ispettivo viene presentato pubblicamente come porta d'accesso per un servizio straniero, la riluttanza di Teheran ad ammettere gli ispettori smette di apparire un capriccio e diventa una reazione prevedibile. Nessuno,nel mondo dei "Buoni", si èscandalizzato Se su Fordow Cohen "Youssi" parla volentieri, colpisce invece ciò di cui tace. Non parla dei radar da miliardi di dollari distrutti dall'Iran ai danni della potenza che si dice invincibile, e preferisce vantarsi dell'operazione dei walkie-talkie. Non parla degli F35 colpiti, delle operazioni di terra fallite, né delle proprie strutture clandestine colpite in sei paesi nello stesso momento. Non parla della continuazione dei lanci di missili, proseguiti mentre si sosteneva che per settantadue ore lo Stato iraniano non fosse in grado di organizzarsi. E non parla dell'assenza di defezioni tra i militari iraniani, nemmeno di basso profilo. Sono silenzi che, messi in fila, pesano più di ogni sua dichiarazione. Meglio fermarsi,per non distruggergli Il morale e il suo Narcisismo Il contrasto tra ciò che si annuncia e ciò che accade non è nuovo. Da trent'anni le testate vicine al Mossad ripetono che l'Iran sarebbe a trenta giorni dall'ordigno atomico, e da altrettanto tempo avevano dato Hezbollah per prossimo alla fine. Nulla di tutto questo si è verificato. Ci chiediamo perché le intelligence continuino a dare credito a previsioni sistematicamente smentite. La diffidenza, del resto, è ormai popolare, al punto che esistono perfino canzoni in cui si dichiara di non credere ai bollettini israeliani. Quando l'annuncio non trova riscontro, ciò che resta non è il risultato ma il danno alla fiducia. Noi non eravamo tra i creduloni, e non lo siamo da quarant'anni. In Europa c'era chi a quelle narrazioni credeva davvero, ma c'era anche chi era costretto a crederci per non compromettere la propria carriera, ed è la seconda categoria a preoccuparci di più. Il punto diventa grottesco quando a ripetere quella narrazione è un capo di governo, perché in quel momento si smarrisce il confine tra valutazione e obbedienza. Lo stesso accade quando un vertice internazionale si chiude con tutti a ripetere le stesse formule. Abbiamo perso la diversità del dialogo e il peso della cultura, e un consenso così uniforme, anziché rassicurare, insospettisce. Dalla politica istituzionale sentiamo solo certezze, e vorremmo che alle nostre domande rispondesse con le stesse certezze che esibisce quando parla. Trecento anni di civiltà sembrano essere stati volatilizzatidalla negazione di fatti evidenti: crimini di guerra, guerre illegali, il rapimento del presidente venezuelano,Bombardamenti contro Unifil (ONU) ,obbiettivi civili e il silenzio di parlamenti ,governi e rappresentanti europei di fronte a possibili crimini contro l 'umanità. il Mossad non ha inventato, ha copiato, rubato e acquisito. Le capacità che gli vengono attribuite sono spesso frutto di tecnologie e informazioni prodotte altrove, poi presentate come proprie. Il registro non cambia quando si parla di tecnologia. Nel governo Netanyahu, quando mancano gli argomenti, si ricorre alla formula per cui ognuno porterebbe con sé un pezzo di Israele, riferita ai telefoni cellulari. In quella formula vediamo due contraddizioni. La prima: se davvero c'è tanta scienza, come si è arrivati a commettere stragi e crimini tanto efferati. La seconda: come mai quelle scoperte restano così lontane dalla realtà, se i palestinesi hanno opposto pietre e molotov a difesa della propria terra. Dinanzi a questa miracolosa scienza tecnologica,per la quale i governi sembrano essere in fila per acquistare. Il punto è che, a forza di raccontare mirabolanti missioni , alla fine chi le racconta finisce per crederci, e si perde di vista la realtà e il criomine diventa agibilità,convinti di essere dalla parte giusta . Lo si vede nell'industria della sorveglianza, che è prima di tutto un asset economico. Software sviluppati da ricercatori negli Stati Uniti, Europa ecc, dove il loro impiego è vietato, vengono impiegati e rivenduti sotto etichetta israeliana, e su quell'etichetta l'esercito più morale del mondo costruisce parte della propria immagine. Giocando e sperimentando sulla pelle delle popolalazioni. Strutture nate come startup, segnalate dagli addetti ai lavori , vengono acuistate a prezzi molto bassi, e diventano "Made in Israele" attraverso un processo molto interessante ,uno strano effetto, ricevono a un certo punto una richiesta dal comparto militare statunitense,Immaginate quante azioni acquistano i politici della cordata del momento. A quel punto la domanda è inevitabile: dove finisce l'investimento leggittimo e dove comincia la corruzione ? E da quel momento il prezzo non lo fa più il mercato ma i fondi stanziati dal Congresso, con cifre che diventano colossali. Intorno a quelle cifre si muovono faccendieri, politici e fondi sovrani. Il prodotto, nato con etichetta israeliana, si trasforma in tecnologia made in USA e viene poi venduto a prezzi fuori scala per la difesa dei governi della NATO e in mezzo mondo. Sono, di fatto, operazioni economiche di grandissimo impatto, nelle quali la parte israeliana presta soltanto l'etichetta iniziale. A sostenerle vi sono centri di elaborazione dati illegali collocati nel Golfo e venduti come tecnologia Israeleiana, fuori dalla portata delle regole statunitensi ed europee, e una classe politica che di quelle società è stata azionista. Nello stesso quadro leggiamo gli Accordi di Abramo, che consideriamo parte delle medesime operazioni militari ed economiche. Lì non c'è nulla di religioso né identitario: ci sono soldi e interessi. La stessa logica governa il mondo degli ex agenti, che a ridosso del pensionamento fondano società di analisi e gestione del rischio e trattano con i colleghi ancora in servizio, in un conflitto di interesse strutturale. Sullo stesso terreno è risaputo che opera una rete di truffe, dalle frodi telefoniche alle criptovalute, con uffici a Cipro, in Albania, Ucraina, Malta e Romania ecc In Israele strumenti e capacità sfuggono di mano e finiscono in mani sbagliate in modo tutt'altro che accidentale, e da lì nascono le frodi telefoniche condotte con la modalità economica che chiamano elicottero. Il terminale, ancora una volta, è Tel Aviv, e ci chiediamo se non sia proprio qui che si misura la reale dimensione del Mossad, dove comincia e dove finisce. Non è un mistero, inoltre, che siano state costituite società di criptovalute per finanziare le rivoluzioni colorate volute in Occidente, di cui quell'apparato ( Mossad) è stato il terminale intestandosi meriti non suoi, né che i traffici passino per Odessa, con materiali finanziati dall'Europa che finiscono in mani israeliane attraverso cittadini ucraini con doppio passaporto. A questo si aggiunge il capitolo dei coiddetti Epstein files, che rimanda a una rete globale di impunità, con accuse gravissime che vanno dallo sfruttamento sessuale alle sparizioni. Riteniamo che Cohen, come altri, debba fornire spiegazioni, perché il silenzio non è una risposta accettabile. Sul suo operato e sull'apparato che ha guidato pendono anche accuse che toccano le violazioni del diritto internazionale e il coinvolgimento in reti opache di sorveglianza e di finanza. Non spetta a noi emettere sentenze, ma quelle accuse esigono risposte.Ma è doveroso comprendere ,Signor Yossi e doveroso comprendere le profonde differenze tra l'azione di una banda armate e la scienza super tecnologica israeliana è un divario stupefacente. È in questo scarto tra immagine e realtà che cade anche la formula dell'esercito più morale del mondo, smentita dai fatti che arrivano dai teatri operativi. Il logoramento del personale, con i segnali di crisi interna che ne emergono, ne misura la distanza. Come cittadini europei riteniamo inaccettabile che risorse destinate alla sicurezza e alla democrazia finiscano in circuiti di questo tipo. Chi ha diretto queste operazioni va chiamato a rispondere, e chi non è all'altezza del mandato va rimosso. Un'ultima indicazione a Yosef Cohen. Invece di rivendicare visite a Fordow, guardi ai suoi uomini logorati, richiami chi da quell'apparato fugge, e affronti il clima di ostilità che contribuisce ad alimentare. È lì, non nella propaganda, che si misura un servizio.
TX-3185

The US presidential plane was not hit by a missile, but by news: by rudimentary means, a cognitive operation has folded the world's greatest propaganda machine.

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ArticleColpire il dato, non il bersaglio
L'aereo presidenziale statunitense non è stato messo a rischio da un missile, ma da una notizia. È questo lo spostamento che consideriamo rilevante, e da cui muove la nostra lettura. Il dato che va messo al centro è l'asimmetria. Una delle macchine propagandistiche più potenti del mondo è stata piegata con mezzi rudimentali, senza tecnologia sofisticata e senza un attacco fisico. È il segnale che il vantaggio non sta più nella potenza dello strumento, ma nella conoscenza del bersaglio. Chi ha condotto l'operazione sapeva esattamente come funziona la macchina informativa avversaria. Non ne ha forzato le difese: ne ha usato la logica interna, cioè la tendenza a politicizzare l'informazione, a trattare il dato come strumento di posizionamento anziché come materiale da verificare. La tecnica, in concreto, è la politicizzazione dell'informazione rivolta contro chi la pratica. Si immette una premessa costruita su fonti aperte di provenienza israeliana, si lascia che l'apparato avversario la accrediti per convenienza, e si ottiene che sia il bersaglio stesso a diffonderla e ad amplificarla. I fatti riferiti disegnano la sequenza: un allarme di sicurezza, l'ipotesi di un abbattimento riconducibile a Teheran, la ricollocazione del presidente nella zona catering dell'aereo. Ed è sull'esito che l'analisi deve fermarsi, perché il suo significato resta aperto. Non è chiaro a cosa dovesse servire quella ricollocazione. Le letture possibili sono tre, e non si escludono a vicenda. Consideriamole nell'ordine. La prima è lo schema Pearl Harbor: la costruzione o l'attesa di un colpo, reale o simulato, come premessa per legittimare una reazione di portata superiore. In questa chiave l'esposizione al rischio non sarebbe un errore, ma una posta messa in gioco consapevolmente. La seconda è la negligenza pura: un apparato che, pur segnalando la minaccia, lascia partire il velivolo dal vertice con i giornalisti a bordo, senza governare le conseguenze di ciò che esso stesso aveva dichiarato. La terza, che riteniamo la più solida, è che l'obiettivo fosse proprio la diffusione della notizia. La fuga dell'informazione ha prodotto un danno d'immagine di dimensione planetaria: l'idea che un presidente esponga staff, cronisti, agenti e forze di sicurezza pur conoscendo il rischio. Questo è il risultato che l'operazione, con ogni probabilità, cercava. Se così è, il colpo non è stato materiale ma reputazionale, e ha centrato la catena decisionale statunitense davanti alla sua stessa opinione pubblica. Un effetto di questa portata, ottenuto con mezzi minimi, misura la vulnerabilità di chi si è affidato a una fonte esterna. Qui torna la dipendenza. Numerosi apparati, compresi quelli italiani, pendono dalle valutazioni altrui per tornaconto politico personale, e così cedono a un attore esterno una parte del proprio ciclo informativo. Chi controlla la fonte controlla anche l'esito. Sul versante israeliano non escludiamo una lettura complementare. Si intravede un tentativo di riequilibrio nel rapporto con Washington, in una fase in cui l'apparato militare appare logorato da ordini e controordini e subisce le iniziative altrui anziché anticiparle. A questa fragilità si somma quella interna. Il Mossad, insieme all'AIPAC, sarebbe finito sotto esame da parte dell'entourage per spese fuori controllo e per il dirottamento di risorse verso società riconducibili ad ambienti amici. Una struttura sotto pressione è più esposta a essere usata come veicolo, anche a propria insaputa. La causa profonda del cedimento sta in questo esaurimento interno. La macchina si è fermata non per un colpo irresistibile, ma perché ha servito la politica anziché il proprio mandato, e le guerre di vertice ne hanno atrofizzato i sistemi informativi. Ogni nuova direzione ha rimosso gli uomini precedenti per collocare i propri, e un apparato frammentato produce dati meno affidabili, dunque più facili da inquinare. Ne deriva l'implicazione che ci interessa. Per riportare il dominio cognitivo a nostro vantaggio non basta vivere di rendita: serve credibilità costruita sul metodo, e serve parlare ai giovani senza prepotenza e senza illuderli, al contrario di quanto ha fatto la classe dirigente degli ultimi trent'anni. Resta l'avvertimento che la vicenda porta con sé. Dai teatri operativi affiora la stessa logica di questo episodio: l'accettazione del sacrificio altrui come premessa della propria escalation, fino a rivendicare il diritto alla rappresaglia estrema una volta pagato il prezzo in vite.
TX-3172

Al-Arabiya, a Saudi broadcaster, broadcasts, according to some assessments, a series of unverified news about pro-Iranian militias. Use caution: possible informational activity in preparation for future action.

TX-3146

THE FRENCH INTELLIGENCE RANKING PRODUCES A COMPACT REACTION IN ITALY IN DEFENSE OF ROLES. NOBODY GOES INTO THE MERITS OF THE METHOD.

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ArticleNON UNA GRADUATORIA, UNA LISTA DI RESPONSABILITÀ
I francesi fanno una classifica sulle intelligence e in Italia se la prendono tutti a male. È stata rilanciata in piena estate, con il caldo, e ha risvegliato l'ambiente. Non ci interessa la graduatoria. Ci interessa la reazione, perché è quella a dire qualcosa. Nessuno ha discusso il metodo, nessuno è entrato nel merito dei criteri. Tutti si sono affrettati a difendere l'operato della casta. È una risposta di appartenenza, non di argomento, e restituisce l'informazione che la classifica non conteneva: chi si muove insieme quando il perimetro viene toccato. In estate, con i grandi mezzi fermi, uno stimolo di bassa intensità rende leggibili costellazioni di testate, nomi e narrative che nel rumore ordinario non si vedono. Antonio Teti ha replicato che l'intelligence non è uno sport olimpico e ha tirato in ballo la FIFA. Il paragone non gli giova: la FIFA è la struttura più corrotta dello sport, e chi la evoca per difendersi si mette da solo in cattiva compagnia. Resta da sperare che non arrivi un Trump a telefonare a un capo di Stato per far ritirare un cartellino rosso, anche se qualcosa del genere è già successo quando un ricercato della Corte penale internazionale ha attraversato i cieli italiani. Il metro di misura è sbagliato perché il problema non è la prestazione. È la politicizzazione dell'informazione di intelligence, di cui sono vittime tutti i servizi occidentali. La guerra in Iran lo dimostra: si è agito convinti di avere assi nella manica, tradendo trattative in corso. Il conto è pesante. Abbiamo perso l'invincibilità, che era la nostra vera arma: finché nessuno provava a colpirci, non serviva dimostrare nulla. Abbiamo perso influenza, perché chi ci ascoltava per timore adesso tratta con altri. E abbiamo scoperto di avere armamenti obsoleti e costosissimi, con prezzi fuori controllo che nessuno riesce più a giustificare. Sul mercato alimentare i prezzi sono fuori controllo e la volatilità colpisce chi compra ogni giorno. I danni sono incalcolabili e l'Occidente ne uscirà con dieci anni di crisi. E adesso ci spiegano che dobbiamo attrezzarci alle nuove sfide, la guerra cognitiva. Ma la crisi l'abbiamo creata noi, e nessuno la sta combattendo: la si sta usando per giustificare il prossimo bilancio. Sull'Italia il punto è di misura. Un Paese dovrebbe stare al proprio posto e non inseguire l'avventurismo di speculatori a cui i servizi stendono il tappeto rosso. Vale soprattutto per la Libia, dove i legami storici italiani sono indiscutibili: una volta eravamo temuti, oggi siamo usati nei tornaconti delle beghe familiari degli Haftar, e serviamo da soccorso ogni volta che ci sono difficoltà con turchi, emiratini e sauditi. A Roma servono ogni tanto le passerelle: droga per la politica quando i sondaggi scendono. Ma la questione vera non è la classifica. È la perdita della narrativa europea su democrazia e diritti civili, perduta insieme ai cittadini. La fiducia verso le istituzioni è rotta. Le abbiamo chiamate umanitarie, di pace, di liberazione dalle dittature, e si sono fermate tutte al regime change. Prima ancora c'erano i dossier falsi: il Niger gate, una patacca costruita a tavolino, su cui in Italia nessuno ha voluto commentare. E in Iraq ci sono stati cinquecentomila morti. Nessuno ha pagato per quelle morti. Nessun processo, nessuna carriera interrotta, nessuna responsabilità accertata: chi aveva firmato i dossier è rimasto al proprio posto, e in molti casi ha fatto strada. Nel frattempo siamo rimasti in silenzio davanti alla morte di bambini, all'uccisione di scienziati, docenti, studenti, medici. Abbiamo ucciso e abbiamo diffamato sapendo di diffamare. Abbiamo nascosto la verità alle società civili europee, tradito il mandato, ci siamo sottomessi all'autorità politica per tornaconto. Questo è alto tradimento, e vale per tutte le intelligence occidentali. Più che una classifica servirebbe una graduatoria delle responsabilità. Di questi tempi è meglio stare tra gli ultimi e non reagire: le reazioni di oggi sono le prove di colpevolezza di domani.
TX-3144Thread 2

The Meloni government's' Moroccan 'act represents an example of political alignment with Israel and the United States, a choice considered detrimental to the national interest.

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TX-3139Thread 2

The Meloni government has chosen to align itself with Trump's political line, making a decision destined to mark history and judged as a betrayal of the national interest.

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