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Fake News

Every Silent People post tagged Fake News: the full timeline, updates and connected threads, newest first.

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TX-3832

Pakistan has defined the New York Times report on the use of Pakistani fighters in operations against the Yemeni Ansarullah movement as “fake news”.

TX-3749

A suicide bomber allegedly tried to blow himself up in Mecca, Saudi Arabia. Attention: the video that is circulating about the attack on Mecca is old. At the moment we still have no certainty that the incident actually happened.

TX-3740

The West seeks war and lies to its citizens. The institutions that should defend them have betrayed their task, corrupted by a criminal system.

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ArticleIl teatro della follia
Le due campagne elettorali che si stanno svolgendo in USA e Israele, Trump appare sempre come un disperato: questa settimana, tra la mega-operazione in grande stile in Inghilterra e poi rilasciati su cauzione, la visita “segreta” ma la sapevano tutti di Netanyahu negli Emirati, poi l’11 settembre dei poveri, un dirottamento che persino la stampa vassalla ha dei dubbi. Lasciamo stare il fatto che poi, come nei migliori film americani, c’erano i piloti di riserva. Ma la domanda più strana è: come mai c’era un pilota omanita su un aereo emiratino? Cose arabe? Ma andiamo avanti. Poi il primo ministro inglese esce fuori dicendo che sono gli iraniani dietro ai furgoni senza armi: dove sono le prove? Poi esce Trump, da un po’ i numeri: noi abbiamo avuto 18 morti, loro 4.500 cifra tonda tonda se la prende, tanto per cambiare, con gli iraniani e dice: “Li distruggeremo” Un criminale. La Kallas, che rappresenta l’Europa, tace in silenzio, con i suoi vestiti e la borsetta, e ride senza sapere perché. Gli israeliani che fanno uscire le notizie che Saddam Haftar il libico Filo Turco si è messo d’accordo con Israele e gli Emirati per occupare le isole iraniane. Insomma, Netanyahu in galera non ci vuole andare e così lui stesso si è messo a fare le investigazioni con Trump e bin Zayed, e hanno scoperto che dietro l’omanita c’è l’Iran. Indagine rapidissima: mentre era in volo ci sono state cinque versioni. Poi Netanyahu si è scapicollato all’aeroporto, facendo scortare l’aereo da aerei da guerra. Appena arrivati a Tel Aviv, il tipo, macchiato di sangue, spiega: «Sai, ho preso, così ho dato un pugno». Se non fosse documentato, non ci crederei. Speriamo che non chiamino la Meloni, che fa due balletti e si mette gli occhiali da 007, Già mi immagino lei, seria, con la sigaretta in mano: «Allora ragazzi, vi spiego la mia idea». Signori, che dirvi? In questo spettacolo indecoroso per tutte le democrazie del mondo, è la fine indecorosa di un’era, dove i nostri avi hanno combattuto per nulla. Gli analisti d’intelligence studiano il profilo psicologico e fanno un report, perché devono andare dal capo a dire: «Abbiamo le prove, c’è l’Iran». Guarda il commento che ha fatto cinque anni fa: tipo, «Ma andate a cagare tutti!». Cittadini, datevi una mossa: l’uso dell’arma nucleare non è più un tabù per questi criminali di guerra.
TX-3733

RAF FAIRFORD Andy Burnham accuses Iran of alleged involvement in the RAF Fairford incident. Is this the perfect incident for building a new coalition against Tehran?

TX-3731

NETANYAHU IN THE ELECTION CAMPAIGN The race of five versions of events has already started. Now he seems to be looking for a geopolitical confrontation at any cost: even a condominium fight with an Iranian would suffice.

TX-3725

Any future incidents involving aircraft or civil infrastructure, accompanied by a quick attribution to Iran before the conclusion of the investigation, would represent an element to be monitored with particular attention.

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ArticleIran e scenari di attribuzione
Informazioni attribuite a fonti di sicurezza iraniane segnalano la presunta elaborazione, da parte dei servizi israeliani, di scenari destinati a generare un grave incidente nella regione e ad attribuirne successivamente la responsabilità all’Iran. Tra le ipotesi indicate figurerebbero operazioni contro aerei o infrastrutture aeroportuali, con l’obiettivo di provocare un incidente di massa e creare le condizioni per una risposta internazionale contro Teheran. Si tratterebbe di uno scenario riconducibile alla logica delle operazioni sotto falsa attribuzione. La finalità attribuita a questa presunta pianificazione sarebbe la costruzione di un consenso internazionale contro l’Iran, attraverso un evento capace di modificare rapidamente la percezione dell’opinione pubblica e dei governi. In questa prospettiva, i servizi iraniani starebbero concentrando parte delle proprie attività sul monitoraggio e sulla prevenzione di scenari che possano successivamente essere utilizzati per sostenere accuse contro Teheran. Il quadro si inserisce in una fase di crescente pressione sull’aviazione iraniana, caratterizzata da limitazioni e sospensioni dei collegamenti da parte di alcuni Paesi della regione e dall'intensificazione delle misure statunitensi. Parallelamente, risultano ancora attivi collegamenti con diversi Paesi, tra cui Cina, Russia, Turchia, Armenia e Pakistan,Iraq Particolare attenzione viene attribuita alla situazione irachena, dove le restrizioni sui voli iraniani avrebbero provocato proteste e pressioni sul governo. Un ulteriore elemento inserito nella narrativa riguarda un volo sulla tratta Dubai–Tel Aviv, sul quale sono circolate versioni contrastanti: alcune fonti hanno parlato di un tentativo deliberato di provocare lo schianto, mentre altre hanno riferito di una colluttazione a bordo e di un successivo atterraggio d’emergenza in Arabia Saudita. Al momento, le diverse ricostruzioni devono essere considerate separatamente e non costituiscono, da sole, prova di un'operazione coordinata. Dagli incidenti aerei alle accuse di collegamenti con Teheran , potrebbero essere inseriti in una più ampia battaglia narrativa, nella quale la tempestiva attribuzione della nazionalità, dell’origine o del presunto mandante precede talvolta l’accertamento completo dei fatti. La stessa impostazione viene collegata dalle fonti iraniane a precedenti episodi nei quali eventi regionali sarebbero stati utilizzati per costruire consenso contro l’Iran o contro Ansar Allah. La componente centrale della ricostruzione è dunque la possibilità che un singolo incidente venga trasformato rapidamente in un caso geopolitico, attraverso l'attribuzione immediata della responsabilità e la conseguente pressione internazionale. Eventuali incidenti futuri che coinvolgano aerei o infrastrutture civili, accompagnati da una rapida attribuzione all’Iran prima della conclusione delle indagini, rappresenterebbero un elemento da monitorare con particolare attenzione.
TX-3723
The big show of the week: attacks, 'secret' visits, planes and nationalities announced even before the events. Netanyahu is looking for Iran even where it is not there: first the narrative is constructed, then the facts are sought.

The big show of the week: attacks, 'secret' visits, planes and nationalities announced even before the events. Netanyahu is looking for Iran even where it is not there: first the narrative is constructed, then the facts are sought.

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ArticleIL GRANDE SHOW MEDIATICO DELLA SETTIMANA
Il grande show mediatico delle notizie di questa settimana: da una parte il famoso attentato in Inghilterra, uscito in pompa magna come una grandissima operazione e, come piace dire a Trump e Meloni, **un lavoro fantastico**. Nella narrativa si cerca sempre di mettere dentro l’Iran: si cerca l’iraniano, si cerca il collegamento, si cerca qualcuno da coinvolgere. Poi arriva la **visita segreta di Netanyahu, che tanto segreta non era**, con il racconto dell’incontro con tutti i capi della regione: Arabia Saudita, Qatar, Marocco, Bahrein, Libia e chi più ne ha più ne metta. La visita ad Abu Dhabi è stata confermata, ma il grande vertice con tutti i leader della regione appartiene soprattutto alle varie ricostruzioni circolate. Adesso arriva l’aereo. E anche qui la cosa interessante è il metodo della narrazione: **prima ancora di capire esattamente che cosa sia successo, arriva subito la nazionalità**. Prima i piloti vengono indicati, nelle ricostruzioni israeliane, come russi e ucraini; poi cominciano a circolare altre versioni. E adesso, secondo le ultime ricostruzioni, si parla di un diverbio tra un emiratino e un omanita. Il fatto in sé dovrebbe essere la notizia. Invece sembra diventare fondamentale stabilire **prima di tutto chi è, da dove viene e quale nazionalità ha**. Perché? Perché una volta fissata la nazionalità nella testa dell’opinione pubblica, diventa molto più facile costruire attorno al fatto una narrativa politica. E così un incidente a bordo di un aereo rischia di trasformarsi, ancora prima che siano accertati i fatti, in una storia geopolitica: prima si sceglie il protagonista, poi si cerca la storia da raccontare. E qui torna anche la solita ossessione per l’Iran: basta un aereo, un pilota, una nazionalità o un presunto collegamento e immediatamente parte la ricerca del filo iraniano. Nel frattempo, gli Stati Uniti dalla guerra contro l’Iran sono passati al blocco aereo e alle trattative, mentre hanno completato il disimpegno dall’Iraq. I Paesi del Golfo si trovano davanti a una situazione sempre più complicata, mentre gli Stati Uniti sembrano avere sempre più difficoltà a garantire direttamente la sicurezza regionale. E le negoziazioni con l’Iran? Servono anche a prendere tempo. Promesse che vengono fatte e poi rimesse in discussione, un po’ come accade nelle trattative di Trump: si mettono le sanzioni sul tavolo, durante la negoziazione si dice che potrebbero essere tolte e, alla fine, non è detto che arrivi nulla. La domanda che ormai viene spontanea è questa: Chi ha ingaggiato Israele, e il disperato Netanyahu, a cercare l’incidente in un altro Paese per creare le condizioni per un nuovo attacco?
TX-3606

The White House announces 'Trump TV', a new channel linked to the Trump administration, which will broadcast 24 hours a day, 7 days a week, with statements and appearances by the president.

TX-3587

YEMEN: Israel and Saudi Arabia have provided misleading information about the Houthis. Trump, after ordering the preparations, blocked the attacks at the last moment.

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ArticleTRUMP BLOCCA ALL’ULTIMO MOMENTO GLI ATTACCHI AGLI HOUTHI DOPO LE PRESSIONI SAUDITE E LE INFORMAZIONI FUORVIANTI
Israele e Arabia Saudita hanno fornito a Washington informazioni fuorvianti sulla minaccia rappresentata dagli Houthi, contribuendo a spingere l’amministrazione Trump verso la preparazione di attacchi aerei. Giovedì, il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha nuovamente sollecitato Trump a intervenire contro Ansarallah. Trump ha quindi ordinato al Pentagono di preparare l’operazione, ma domenica, all’ultimo momento, ha cambiato decisione, bloccando gli attacchi almeno per il momento. La scelta sarebbe maturata anche alla luce delle forti perplessità espresse da esponenti della sua cerchia ristretta circa l’efficacia e i rischi di un coinvolgimento militare statunitense.
TX-3540Thread 6

Ansar Allah shows images of what he claims to be the shooting down of a Saudi F-15. A warning to Arab countries? And the question comes back: why have alarms been launched, yet to be verified, about alleged attacks on sacred places?

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TX-3538Thread 6

Saudi Arabia asks the Arab and European world for help, but questions remain: why this war? Why the withdrawal of forces? And why hit the airport while an Iranian flight was landing?

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ArticleLa sceneggiata dell’Arabia Saudita e le domande senza risposta
La ridicola sceneggiata dell’Arabia Saudita sembra essere arrivata a un punto paradossale: Riyadh chiede con urgenza l’intervento della comunità araba, proprio mentre quella stessa comunità non è riuscita a trovare un’azione comune per i palestinesi. E ora, invece, si pretende che siano gli altri Paesi arabi a intervenire per difendere il suo petrolio e i suoi interessi strategici. Nel frattempo, circolano accuse e ricostruzioni che attribuiscono ad Ansar Allah l’intenzione di colpire luoghi sacri. Ma, al di là della propaganda e delle notizie non verificate, rimangono sul tavolo altre questioni che meritano risposte. Secondo diverse ricostruzioni, circa mille mezzi blindati e ingenti quantità di armamenti sarebbero stati abbandonati in Yemen dalle forze e dai mercenari sostenuti dalla coalizione, mentre molti combattenti si sarebbero ritirati lasciando sul terreno equipaggiamenti e mezzi militari. E poi c’è una domanda che continua a circolare nei corridoi diplomatici e politici: perché l’Arabia Saudita avrebbe bombardato la pista dell’aeroporto internazionale proprio mentre era previsto l’atterraggio di un aereo iraniano? Perché? Perché è stata intrapresa questa guerra? Perché una parte delle forze impegnate sul terreno si sarebbe ritirata? E perché oggi Riyadh chiede il sostegno e l’intervento di altri Paesi, compresi quelli europei? Sono domande che continuano a ripetersi: perché, perché e ancora perché? Finché non arriveranno risposte chiare e documentate, resterà il dubbio su quali siano realmente gli obiettivi di questa escalation e su chi, alla fine, sarà chiamato a pagarne il prezzo.
TX-3534Thread 6

Ansar Allah announces that it has targeted an F-15 aircraft.

TX-3533Thread 6

Saudi Arabia has issued an alarm about Mecca, in an attempt to create a perception that the city was under attack.

TX-3531Thread 6

Unconfirmed news: an F-15 has been shot down in the Marib area, in Yemen. I listen to the radio

TX-3530Thread 6

Mecca in the viewfinder? Riyadh claims to have intercepted a drone headed for Mecca. The question remains about the objective: Jeddah or another location in western Saudi Arabia.

TX-3477

The repetition of a narrative can alter the perception of events, confusing facts and interpretations. Primary sources and independent verification are required.

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ArticleCome i media “ricostruiscono” la realtà nella mente del pubblico
In un ecosistema informativo dominato dalla velocità, dalla competizione per l’attenzione e dalla continua esposizione alle notizie, la percezione della realtà non dipende soltanto dai fatti, ma anche dal modo in cui questi vengono selezionati, ripetuti e interpretati. È qui che emerge uno dei fenomeni più rilevanti della comunicazione contemporanea: la capacità delle narrazioni mediatiche di influenzare progressivamente il modo in cui il pubblico interpreta gli eventi. Il termine "gaslighting", propriamente utilizzato in ambito psicologico per descrivere una forma di manipolazione della percezione individuale, viene talvolta applicato anche al sistema mediatico. In questo contesto, tuttavia, è più corretto parlare di "manipolazione della percezione, costruzione della narrativa o influenza cognitiva", piuttosto che di gaslighting in senso clinico. La forza della ripetizione Uno dei meccanismi più potenti dell’informazione è la ripetizione. Un'affermazione riproposta continuamente, attraverso titoli, servizi televisivi, commenti e social network, può diventare familiare al pubblico. La familiarità, a sua volta, può aumentare la percezione di plausibilità di un'informazione, anche quando la sua fondatezza non viene verificata. Il problema nasce quando la frequenza con cui una determinata narrativa viene presentata finisce per sostituire la verifica dei fatti. La domanda iniziale “È vero?” può progressivamente trasformarsi in “Perché tutti ne parlano?”. La presenza costante di una stessa interpretazione diventa così, agli occhi del pubblico, una sorta di prova indiretta della sua attendibilità. Quando la narrativa diventa consenso Un secondo meccanismo riguarda la percezione del consenso sociale. Quando una determinata posizione viene presentata come largamente condivisa, chi la mette in discussione può percepirsi come parte di una minoranza. Questo fenomeno può favorire l'autocensura e ridurre la disponibilità delle persone a esprimere opinioni divergenti. Il risultato è un possibile effetto a cascata: una posizione appare maggioritaria perché viene percepita come maggioritaria, mentre le opinioni contrarie diventano progressivamente meno visibili. Non è quindi necessario che esista un accordo reale e unanime. È sufficiente che il pubblico abbia la percezione che tale accordo esista. Il ruolo dell'incertezza Un'informazione responsabile dovrebbe distinguere tra "fatti verificati, valutazioni, ipotesi e informazioni ancora non confermate" Nelle crisi geopolitiche questo principio diventa particolarmente importante. Le prime informazioni provenienti da zone di conflitto sono spesso incomplete, contraddittorie o difficili da verificare. Presentare un'ipotesi come un fatto consolidato può quindi contribuire alla formazione di una percezione distorta dell'evento. Al contrario, riconoscere esplicitamente ciò che non è ancora noto permette al pubblico di mantenere una capacità critica. Fake news e costruzione della narrativa È importante distinguere tra una notizia falsa e un processo più ampio di costruzione della narrativa. Una *fake news* consiste essenzialmente nella diffusione di un'informazione falsa presentata come autentica. La manipolazione narrativa può invece essere più sofisticata: non richiede necessariamente la fabbricazione di un fatto. Può avvenire attraverso la **selezione delle informazioni, l'omissione di determinati elementi, la scelta delle immagini, l'ordine con cui vengono presentati gli eventi, il linguaggio utilizzato e la ripetizione di una determinata interpretazione**. In questo caso, il fatto potrebbe essere reale, ma la sua rappresentazione potrebbe orientare il pubblico verso una specifica conclusione. La realtà oltre il titolo Il rischio maggiore per il pubblico non è soltanto credere a una notizia falsa. È smettere di distinguere tra "fatto e interpretazione". Un titolo può descrivere un evento reale, mentre il commento che lo accompagna può attribuirgli un significato politico, militare o economico che non è necessariamente dimostrato. Per questo, soprattutto nel monitoraggio degli eventi internazionali, è fondamentale separare tre livelli: 1. "Il fatto": ciò che è concretamente accaduto e può essere verificato. "2. La valutazione:"l'interpretazione fornita da analisti, governi, media o altre fonti. "3. L'ipotesi:" ciò che potrebbe essere accaduto o ciò che potrebbe verificarsi, ma che non è ancora dimostrato. Confondere questi tre livelli significa trasformare progressivamente una narrazione in una presunta realtà. Come proteggersi dalla manipolazione informativa La risposta non consiste nel rifiutare i media, ma nel sviluppare una maggiore alfabetizzazione informativa. Consultare la fonte primaria quando possibile, confrontare fonti con orientamenti differenti, verificare la data e il contesto di una notizia e distinguere chiaramente tra fatti e commenti sono strumenti essenziali. È altrettanto importante prestare attenzione alle proprie reazioni emotive. Contenuti costruiti per provocare paura, rabbia, indignazione o entusiasmo hanno maggiori probabilità di essere condivisi rapidamente senza una verifica approfondita. La domanda più utile, prima di accettare o condividere un'informazione, rimane quindi semplice: "Sto osservando un fatto o sto osservando l'interpretazione che qualcuno ha costruito intorno a quel fatto?" In un sistema informativo sempre più competitivo, la capacità di rispondere a questa domanda rappresenta una delle principali forme di difesa contro la manipolazione della percezione. La vera alfabetizzazione mediatica non consiste nel credere ai media né nel diffidare sistematicamente di essi. Consiste nel "saper verificare, confrontare e distinguere ciò che sappiamo da ciò che ci viene semplicemente raccontato.""
TX-3384

Le ferrovie smentiscono le notizie secondo cui Turkmenistan e Kazakistan avrebbero bloccato il trasporto ferroviario di merci dalla Cina e dalla Russia verso l’Iran per adeguarsi alle nuove sanzioni USA.

TX-3361

unproven accusations and threats risk transforming European intelligence into political tools, fueling useful narratives to justify escalation and use of Russian assets.

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ArticleINTELLIGENCE , SICUREZZA O PROPAGANDA?
Gli allarmi e le accuse contro la Russia vengono sempre più spesso presentati come verità incontestabili, anche quando le responsabilità non risultano definitivamente accertate. È inaccettabile che apparati di intelligence, il cui compito dovrebbe essere fornire valutazioni rigorose e indipendenti, finiscano per alimentare narrazioni funzionali alle decisioni politiche. La questione diventa ancora più grave alla luce del crescente tentativo europeo di utilizzare gli asset russi immobilizzati per finanziare l'Ucraina. Diversi governi europei stanno nuovamente spingendo per trovare strumenti che consentano di mobilitare circa 210 miliardi di euro di attività della Banca centrale russa congelate nell'UE. Quando accuse, allarmi di sicurezza e decisioni politiche convergono nella stessa direzione, il dovere delle istituzioni dovrebbe essere ancora più stringente: prove, trasparenza e verificabilità. Trasformare ogni episodio non chiarito in una certezza, ogni sospetto in una responsabilità e ogni valutazione d'intelligence in una verità politica significa tradire la funzione stessa dell'intelligence. La sicurezza europea non può diventare il pretesto per costruire narrative, giustificare escalation o preparare il terreno all'appropriazione di beni appartenenti a uno Stato straniero. Se esistono prove, vengano pubblicate e sottoposte a verifica. Se non esistono, gli allarmi devono essere presentati per quello che sono: valutazioni, ipotesi e accuse, non fatti incontrovertibili. L'Europa non ha bisogno di intelligence trasformate in uffici stampa della politica. Ha bisogno di istituzioni indipendenti, credibili e rispettose della verità.
TX-3348Thread 2

In Mashhad, two vehicles collided at high speed, losing control and running over a crowd of demonstrators in support of the Islamic Republic. The authorities denied the NEWS that it was a car attack

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TX-3338Thread 2

A car threw itself into a crowd of people in Mashhad

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