Tag

Intelligence

Every Silent People post tagged Intelligence: the full timeline, updates and connected threads, newest first.

Back to the feed
TX-3996

Teheran avvia negoziati per ottenere il disarmo, con la mediazione dei partiti curdi iracheni. Se il dialogo fallirà, l’Iran avverte che adotterà misure strategiche.

TX-3947

Analysts believe that the new Syrian army, also composed of former jihadist fighters, is destined to last over time. Other experts, however, predict that Ahmed al-Sharaa's government will not remain in power for long.

TX-3929

Some members of the Saudi royal family have left the country.

TX-3920Thread 9

The US, with the secret support of the EU and NATO, is preparing a new operation against Iran: tanker planes, 50,000 soldiers and joint maneuvers. Trump and Netanyahu aim to overturn.

Attached articles

ArticleEuropa, NATO e Occidente tentano il ribaltamento degli equilibri sul campo.
Si rincorrono le voci su un possibile attacco congiunto USA-Israele nei prossimi giorni. Si parla di preparativi per operazioni anfibie volte a riconquistare isole iraniane nel Golfo Persico, di bombardamenti contro siti nucleari e installazioni militari iraniane e di una campagna di omicidi mirati.

Open to view the full connected thread.

✦ Read full thread →
TX-3919Thread 9

Intense Israeli fighter activity in Iraqi skies, especially in the eastern regions close to the border with Iran.

TX-3915

THE ARAB BROTHERHOOD: A POLITICAL FABLE

Attached articles

ArticleI DISASTRI DI BIN SALMAN
Il principe che credeva di poter governare il mondo e ora rischia di restare intrappolato nelle sue stesse guerre. Mohammed bin Salman ha sempre agito come se il mondo girasse attorno a lui. Convinto di poter comprare alleanze, imporre capricci , sembra non aver capito che il terreno sotto i suoi piedi potrebbe iniziare a cedere proprio là dove si sentiva più sicuro: all'interno del suo stesso sistema di potere. Le voci che circolano non sono necessariamente semplici indiscrezioni. Se esistono contatti, interlocuzioni e manovre dietro le quinte, significa che qualcuno sta già valutando il dopo Bin Salman. E allora la domanda è inevitabile: chi è disposto a rischiare la propria pelle per indiscrezioni ? A cosa sono serviti i tentativi di negoziare accordi e costruire garanzie per sostenere progetti faraonici? Se la strategia era quella di assicurarsi stabilità e protezione, perché arrivare nuovamente sull'orlo di un'escalation regionale? La domanda delle domande resta una: "perché rompere la tregua con Ansar Allah in Yemen?" Quale calcolo strategico avrebbe dovuto giustificare una simile decisione? E chi ha convinto Bin Salman che questa volta sarebbe andata diversamente? L'Arabia Saudita conosce già questa storia. Doveva essere una guerra lampo, una dimostrazione di forza destinata a piegare rapidamente lo Yemen. Sono passati anni, e quel conflitto si è trasformato in un disastro umanitario, politico e strategico. Bombardamenti, sostegno militare occidentale e superiorità tecnologica non sono bastati a raggiungere gli obiettivi dichiarati. Dodici anni di guerra e ancora la convinzione di poter risolvere tutto con altri bombardamenti. Questa non è strategia: è il rifiuto di ammettere il fallimento. E oggi, invece di imparare dagli errori, si rischia di ripeterli su una scala ancora più pericolosa. LA GUERRA DEGLI STRETTI: IL CONTO ARRIVA PER TUTTI Ogni nuova escalation mette a rischio infrastrutture strategiche, impianti energetici, aeroporti e rotte commerciali. Se gli attacchi si susseguono e le risposte diventano sistematiche, il problema non riguarda più soltanto i governi coinvolti: riguarda l'intera economia regionale e internazionale. Le compagnie marittime devono ricalcolare i rischi. Le assicurazioni aumentano i premi quando la minaccia cresce. Gli investitori diventano più prudenti, i mercati reagiscono e le infrastrutture energetiche si trasformano in punti vulnerabili. È questa la realtà che Bin Salman sembra aver sottovalutato: una guerra non si misura soltanto dal numero di aerei disponibili o dal valore degli armamenti acquistati, ma dalla capacità di sostenere le conseguenze economiche, politiche e strategiche del conflitto. Puoi acquistare gli armamenti più costosi del mondo, ma non puoi comprare l'invulnerabilità. E quando la sicurezza delle rotte marittime viene messa in discussione, il prezzo non lo paga soltanto chi combatte. Lo pagano i commerci, le compagnie energetiche, gli assicuratori e gli stessi alleati che fino al giorno prima promettevano sostegno. TRUMP SALVERÀ BIN SALMAN? E CHI SALVERÀ TRUMP DA SE STESSO? Ecco il grande errore di Bin Salman: aver costruito una parte essenziale della propria strategia sulla convinzione che Washington sarebbe sempre intervenuta per proteggerlo. Ma Trump non è una garanzia eterna. È un presidente che ha dimostrato di poter stracciare accordi, cambiare linea e abbandonare equilibri diplomatici quando lo ritiene conveniente. Il ritiro americano dall'accordo sul nucleare iraniano nel 2018 lo dimostra. Bin Salman dovrebbe chiedersi se gli interessi sauditi coincidano davvero, in ogni momento, con quelli della Casa Bianca. Perché quando il prezzo politico e militare diventa troppo alto, le alleanze vengono sottoposte a una prova brutale: chi paga il conto e chi cerca una via d'uscita? Trump salverà Bin Salman oppure finirà per salvare soltanto se stesso? È questa la domanda che dovrebbe togliere il sonno al principe saudita. Perché affidare il proprio destino alla volontà di un altro leader significa accettare che il proprio futuro possa essere deciso altrove. LA FRATELLANZA ARABA: UNA FAVOLA POLITICA Per anni si è parlato di unità araba, solidarietà regionale e interessi comuni. Ma quando arrivano le crisi, emergono le rivalità, le ambizioni personali e i calcoli nazionali. La cosiddetta fratellanza araba si rivela fragile quando gli interessi divergono. Nessuno Stato rinuncia facilmente alla propria autonomia per diventare uno strumento nelle mani di un altro. E se Bin Salman ha cercato di utilizzare nuove alleanze per condizionare la Turchia, trascinandola dentro una crisi regionale con il pretesto di difendere gli interessi sauditi, la domanda è semplice: Ankara avrebbe davvero dovuto accettare di entrare in un pantano costruito da altri? La Turchia ha i propri interessi, le proprie ambizioni e una propria agenda strategica. Non è una pedina da spostare sulla scacchiera di Riad. E lo stesso vale per tutti gli altri attori regionali. Pensare di poterli manovrare senza conseguenze significa confondere la diplomazia con la subordinazione. MILIARDI IN ARMAMENTI, MA LA VITTORIA DOV'È? Per anni sono stati spesi miliardi di dollari in sistemi d'arma presentati come miracolosi, tecnologie all'avanguardia e sofisticate architetture di difesa. Una macchina commerciale che prometteva sicurezza assoluta a chi poteva permettersi di pagare. Ma la guerra reale non è una brochure pubblicitaria. Quando aeroporti, impianti energetici e rotte commerciali diventano vulnerabili, le domande sono inevitabili: dove sono i risultati promessi? Quanto valgono davvero quelle tecnologie quando non riescono a eliminare il rischio strategico? Le relazioni opache con ambienti politici e militari ex direttori d'intelligende, diplomatici, occidentali a libro paga non sono bastate? Il punto politico resta comunque devastante: Se spendi miliardi per comprare sicurezza e ti ritrovi costretto a fronteggiare una crisi sempre più ampia, qualcuno deve rispondere del fallimento.? BIN SALMAN, IL TEMPO NON È INFINITO Oggi il principe saudita potrebbe trovarsi davanti alla conseguenza più pericolosa delle proprie scelte: aver aperto un confronto senza avere la certezza di poterlo controllare. Le indiscrezioni su malumori interni e contatti riservati non dimostrano, da sole, che sia già stata decisa una sua uscita di scena. Ma sarebbe altrettanto ingenuo pensare che una guerra prolungata, costosa e destabilizzante non possa produrre conseguenze all'interno delle élite saudite. Nessun sistema di potere è immune dalle tensioni. E quando una leadership viene percepita come responsabile di rischi crescenti, la fedeltà può trasformarsi in calcolo, il silenzio in dissenso e le alleanze in strumenti per preparare alternative. La vera domanda non è se Bin Salman abbia ancora il controllo oggi. La domanda è quanto gli costerà mantenerlo domani. Perché mentre i leader cercano di salvare la propria posizione, i mercati reagiscono, gli avversari continuano a combattere e gli alleati valutano i propri interessi. E nessuno può garantire che tutti continueranno a sostenere il principe fino alla fine. Bin Salman, hai scommesso sulla forza, hai creduto nelle promesse di Washington. A cosa sono serviti gli intermediari inviati a Teheran? QUANTO DURA ANCORA BIN SALMAN?
TX-3905

Ansarallah has entered the outskirts of the city of Taizz.

TX-3898Thread 9

Israel tests an enhanced version of the Iron Dome and simulates simultaneous high-intensity attacks in the skies of Jordan, Iraq and Syria. The maneuvers indicate preparation for quick and deep operations,

Attached articles

ArticleEsercitazione militare israelo-occidentale: test dell’Iron Dome e preparativi per attacchi simultanei ad alta intensità
L’esercitazione militare di questa sera ha interessato porzioni dello spazio aereo sopra Giordania, Iraq e Siria, comprese le Alture del Golan occupate, e ha previsto il collaudo di una nuova versione potenziata del sistema di difesa aerea Iron Dome. L’elemento più significativo riguarda tuttavia l’addestramento dei caccia israeliani a condurre bombardamenti massicci e simultanei contro obiettivi prestabiliti in una finestra temporale ristretta. Lo scenario operativo contempla la soppressione delle difese aeree avversarie, l’eliminazione mirata di obiettivi e la penetrazione in profondità nel territorio nemico, con attacchi diretti anche contro le retrovie. La combinazione di queste capacità punta a concentrare gli effetti dell’offensiva in tempi brevi, riducendo il margine di reazione dell’avversario e aumentando la pressione sulle sue strutture militari. Il quadro delineato è compatibile con la preparazione a operazioni ad alta intensità, nelle quali la rapidità d’esecuzione e la simultaneità degli attacchi assumono un ruolo determinante. Sul piano strategico, l’esercitazione alimenta l’ipotesi che Israele stia valutando uno scenario di conflitto breve, caratterizzato da una forte concentrazione di fuoco e dalla ricerca di risultati militari e politici immediati, sul modello della cosiddetta «Guerra dei 12 giorni». La possibilità che un simile approccio venga applicato contro l’Iran costituisce un elemento di particolare rilevanza, considerando la portata degli obiettivi che potrebbero essere coinvolti e il rischio di un’escalation regionale. Per l’Iran, il messaggio operativo è chiaro: occorre considerare seriamente la possibilità di attacchi simultanei e su larga scala, rafforzando la capacità di assorbire il primo impatto, preservare le infrastrutture strategiche e mantenere operative le strutture di comando e difesa anche sotto pressione prolungata. Resta tuttavia necessario distinguere i dati relativi all’esercitazione dalle valutazioni sulle intenzioni strategiche israeliane: le attività descritte indicano capacità oggetto di addestramento, ma non dimostrano da sole che un attacco contro l’Iran sia imminente.
TX-3893Thread 9

These were tactical tests as part of an exercise that involved the Navy, the Aviation and the entire military apparatus.

TX-3890Thread 9

Intense hunting activity in progress in the skies of Jordan.

TX-3889Thread 9

Unidentified fighters flying over Iraq.

TX-3888Thread 9

According to some information, the United States and Israel are carrying out tests on the new Iron Dome system installed.

TX-3887Thread 9

US tankers have deactivated their transponders while transiting the Strait of Hormuz.

TX-3886Thread 9

Israeli fighters are operating over the skies of Jordan and Syria.

TX-3866

Israeli helicopters open fire on the eastern areas of Gaza

TX-3849

NATO and Europe are involved in the conflict in Yemen through air support and military means, without informing their citizens. A serious involvement that could cause political and strategic repercussions.

Attached articles

ArticleYemen
Nel dispositivo aereo impegnato figurerebbero numerosi aeromobili britannici destinati al rifornimento in volo, con operazioni di supporto condotte da Cipro e Mascate. Si segnala inoltre la presenza di droni da combattimento turchi Bayraktar Akıncı, alcuni dei quali sarebbero stati trasferiti presso la base aerea King Faisal. La ricerca degli obiettivi, soprattutto dei sistemi di lancio, sarebbe affidata a piattaforme senza pilota equipaggiate con sensori elettro-ottici, utilizzate per individuare e segnalare le posizioni da colpire. Nel complesso, le informazioni delineano un dispositivo che combina sorveglianza aerea, acquisizione degli obiettivi e sostegno logistico alle operazioni
TX-3847Thread 3

Confirmed: the explosions heard in Tehran were caused by air defense systems exercises.

Open to view the full connected thread.

✦ Read full thread →
TX-3846Thread 3

The explosions heard in Tehran seem to be attributable to the activation of air defense systems.

TX-3845Thread 3

Reports of GPS disruptions in Tehran.

TX-3843

Pakistan's ambiguity is slipping into ridicule. Perhaps it would be appropriate for Islamabad to demonstrate its neutrality in concrete terms, instead of continuing to move on two fronts.

Attached articles

ArticleScrittura Iran-Pakistan, cresce il rischio di escalation: agguati in Iran e tensioni sul fronte del Belucistan
Cresce la tensione tra Belucistan e Yemen. Si intensificano gli agguati contro agenti iraniani e i piccoli presidi di polizia e militari. Sullo sfondo, l’ipotesi di una strategia pakistana, attribuita ad Asim Munir e a Mohammed bin Salman, basata sul presunto scambio «Belucistan in cambio dello Yemen». Se tale scenario fosse confermato, Teheran potrebbe valutare azioni contro i territori sotto controllo pakistano, con modalità simili a quelle adottate a Erbil. L’eventuale intesa resta da verificare.

Scroll for more