Tag

Telex

Every Silent People post tagged Telex: the full timeline, updates and connected threads, newest first.

Back to the feed
TX-4030

Una falsa rivoluzione studentesca, orchestrata per impedire alle popolazioni di scendere in piazza? Un'unica regia che gestisce le campagne. Come sarà l'Europa di domani: un carcere a cielo aperto?

Attached articles

ArticleLa guerra in Europa non è più fantascienza, ma realtà troppo vicina.
I cittadini europei credono che questo malessere sia dovuto all'aumento dei prezzi e alla guerra. In realtà, dietro questa situazione si nasconde il gioco sporco delle borse, degli squali e dei cannibali che condizionano i nostri politici corrotti. Coloro che nascondono la gravità del conflitto, pensando che si possa ancora arrivare a una soluzione, sperano in un colpo di scena all'ultimo minuto. La situazione è talmente grave non tanto perché esistono i cattivi, ma perché la cosiddetta civiltà occidentale e l'Europa sono marce dall'interno. Un cancro che, per sopravvivere, ha divorato i punti di riferimento fondamentali della società: la famiglia, lo Stato, le istituzioni, il diritto, la giustizia, la medicina e l'istruzione lavoro morale. Oggi, che cosa tiene unita l'Europa? "La russofobia, il terrorismo e la mediatizzazione delle notizie". È questo ciò che resta di un continente che ha perso i propri punti di riferimento? Il più grande tradimento è quello delle istituzioni preposte alla nostra difesa, che avrebbero dovuto proteggerci e che, invece hanno tradito i cittadini, non per ideologia, ma per denaro e interessi personali. Oggi ci troviamo di fronte a una guerra che alcuni politici europei sembrano quasi auspicare, nella speranza di scaricare su di essa le proprie responsabilità. Quattro anni fa, le intelligence commisero errori che potrebbero essere stati intenzionali, perché le informazioni dovevano passare soltanto attraverso determinati canali. Nel frattempo, si è sviluppato un mercato di notizie false e manipolate, potenzialmente funzionale a far scoppiare una guerra in Europa e bombardare paesi illegalmente. Che tutto questo sia stato voluto o meno, sarà la magistratura ad accertarlo. Sta di fatto che in Polonia potrebbe scoppiare una guerra da un momento all'altro e che vi sono già timori legati a possibili spostamenti di denaro e di persone. I giovani vengono spinti alla rivoluzione dagli stessi Stati, mentre un nuovo sistema sembra prendere forma: una nuova prigione costruita attorno alla moneta digitale e al controllo dei cittadini. La rivoluzione, in questa prospettiva, è meglio controllarla prima ancora che scoppi, piuttosto che rischiare di perderne il controllo in seguito. A Giulio Andreotti viene attribuita una posizione secondo cui avrebbe ordinato ai suoi uomini della Democrazia Cristiana "armato", qualora gli Stati Uniti li avessero traditi, di consegnarsi al nemico, nella convinzione che quest'ultimo sarebbe stato più clemente.
TX-3930Thread 4

The IRGC, the Iranian Revolutionary Guard, targeted six ships in 24 hours.

Open to view the full connected thread.

✦ Read full thread →
TX-3925

A container ship has been targeted in the Strait of Hormuz

TX-3920Thread 9

The US, with the secret support of the EU and NATO, is preparing a new operation against Iran: tanker planes, 50,000 soldiers and joint maneuvers. Trump and Netanyahu aim to overturn.

Attached articles

ArticleEuropa, NATO e Occidente tentano il ribaltamento degli equilibri sul campo.
Si rincorrono le voci su un possibile attacco congiunto USA-Israele nei prossimi giorni. Si parla di preparativi per operazioni anfibie volte a riconquistare isole iraniane nel Golfo Persico, di bombardamenti contro siti nucleari e installazioni militari iraniane e di una campagna di omicidi mirati.

Open to view the full connected thread.

✦ Read full thread →
TX-3919Thread 9

Intense Israeli fighter activity in Iraqi skies, especially in the eastern regions close to the border with Iran.

TX-3916

Ten planes from Pakistan are on their way to Saudi Arabia

TX-3915

THE ARAB BROTHERHOOD: A POLITICAL FABLE

Attached articles

ArticleI DISASTRI DI BIN SALMAN
Il principe che credeva di poter governare il mondo e ora rischia di restare intrappolato nelle sue stesse guerre. Mohammed bin Salman ha sempre agito come se il mondo girasse attorno a lui. Convinto di poter comprare alleanze, imporre capricci , sembra non aver capito che il terreno sotto i suoi piedi potrebbe iniziare a cedere proprio là dove si sentiva più sicuro: all'interno del suo stesso sistema di potere. Le voci che circolano non sono necessariamente semplici indiscrezioni. Se esistono contatti, interlocuzioni e manovre dietro le quinte, significa che qualcuno sta già valutando il dopo Bin Salman. E allora la domanda è inevitabile: chi è disposto a rischiare la propria pelle per indiscrezioni ? A cosa sono serviti i tentativi di negoziare accordi e costruire garanzie per sostenere progetti faraonici? Se la strategia era quella di assicurarsi stabilità e protezione, perché arrivare nuovamente sull'orlo di un'escalation regionale? La domanda delle domande resta una: "perché rompere la tregua con Ansar Allah in Yemen?" Quale calcolo strategico avrebbe dovuto giustificare una simile decisione? E chi ha convinto Bin Salman che questa volta sarebbe andata diversamente? L'Arabia Saudita conosce già questa storia. Doveva essere una guerra lampo, una dimostrazione di forza destinata a piegare rapidamente lo Yemen. Sono passati anni, e quel conflitto si è trasformato in un disastro umanitario, politico e strategico. Bombardamenti, sostegno militare occidentale e superiorità tecnologica non sono bastati a raggiungere gli obiettivi dichiarati. Dodici anni di guerra e ancora la convinzione di poter risolvere tutto con altri bombardamenti. Questa non è strategia: è il rifiuto di ammettere il fallimento. E oggi, invece di imparare dagli errori, si rischia di ripeterli su una scala ancora più pericolosa. LA GUERRA DEGLI STRETTI: IL CONTO ARRIVA PER TUTTI Ogni nuova escalation mette a rischio infrastrutture strategiche, impianti energetici, aeroporti e rotte commerciali. Se gli attacchi si susseguono e le risposte diventano sistematiche, il problema non riguarda più soltanto i governi coinvolti: riguarda l'intera economia regionale e internazionale. Le compagnie marittime devono ricalcolare i rischi. Le assicurazioni aumentano i premi quando la minaccia cresce. Gli investitori diventano più prudenti, i mercati reagiscono e le infrastrutture energetiche si trasformano in punti vulnerabili. È questa la realtà che Bin Salman sembra aver sottovalutato: una guerra non si misura soltanto dal numero di aerei disponibili o dal valore degli armamenti acquistati, ma dalla capacità di sostenere le conseguenze economiche, politiche e strategiche del conflitto. Puoi acquistare gli armamenti più costosi del mondo, ma non puoi comprare l'invulnerabilità. E quando la sicurezza delle rotte marittime viene messa in discussione, il prezzo non lo paga soltanto chi combatte. Lo pagano i commerci, le compagnie energetiche, gli assicuratori e gli stessi alleati che fino al giorno prima promettevano sostegno. TRUMP SALVERÀ BIN SALMAN? E CHI SALVERÀ TRUMP DA SE STESSO? Ecco il grande errore di Bin Salman: aver costruito una parte essenziale della propria strategia sulla convinzione che Washington sarebbe sempre intervenuta per proteggerlo. Ma Trump non è una garanzia eterna. È un presidente che ha dimostrato di poter stracciare accordi, cambiare linea e abbandonare equilibri diplomatici quando lo ritiene conveniente. Il ritiro americano dall'accordo sul nucleare iraniano nel 2018 lo dimostra. Bin Salman dovrebbe chiedersi se gli interessi sauditi coincidano davvero, in ogni momento, con quelli della Casa Bianca. Perché quando il prezzo politico e militare diventa troppo alto, le alleanze vengono sottoposte a una prova brutale: chi paga il conto e chi cerca una via d'uscita? Trump salverà Bin Salman oppure finirà per salvare soltanto se stesso? È questa la domanda che dovrebbe togliere il sonno al principe saudita. Perché affidare il proprio destino alla volontà di un altro leader significa accettare che il proprio futuro possa essere deciso altrove. LA FRATELLANZA ARABA: UNA FAVOLA POLITICA Per anni si è parlato di unità araba, solidarietà regionale e interessi comuni. Ma quando arrivano le crisi, emergono le rivalità, le ambizioni personali e i calcoli nazionali. La cosiddetta fratellanza araba si rivela fragile quando gli interessi divergono. Nessuno Stato rinuncia facilmente alla propria autonomia per diventare uno strumento nelle mani di un altro. E se Bin Salman ha cercato di utilizzare nuove alleanze per condizionare la Turchia, trascinandola dentro una crisi regionale con il pretesto di difendere gli interessi sauditi, la domanda è semplice: Ankara avrebbe davvero dovuto accettare di entrare in un pantano costruito da altri? La Turchia ha i propri interessi, le proprie ambizioni e una propria agenda strategica. Non è una pedina da spostare sulla scacchiera di Riad. E lo stesso vale per tutti gli altri attori regionali. Pensare di poterli manovrare senza conseguenze significa confondere la diplomazia con la subordinazione. MILIARDI IN ARMAMENTI, MA LA VITTORIA DOV'È? Per anni sono stati spesi miliardi di dollari in sistemi d'arma presentati come miracolosi, tecnologie all'avanguardia e sofisticate architetture di difesa. Una macchina commerciale che prometteva sicurezza assoluta a chi poteva permettersi di pagare. Ma la guerra reale non è una brochure pubblicitaria. Quando aeroporti, impianti energetici e rotte commerciali diventano vulnerabili, le domande sono inevitabili: dove sono i risultati promessi? Quanto valgono davvero quelle tecnologie quando non riescono a eliminare il rischio strategico? Le relazioni opache con ambienti politici e militari ex direttori d'intelligende, diplomatici, occidentali a libro paga non sono bastate? Il punto politico resta comunque devastante: Se spendi miliardi per comprare sicurezza e ti ritrovi costretto a fronteggiare una crisi sempre più ampia, qualcuno deve rispondere del fallimento.? BIN SALMAN, IL TEMPO NON È INFINITO Oggi il principe saudita potrebbe trovarsi davanti alla conseguenza più pericolosa delle proprie scelte: aver aperto un confronto senza avere la certezza di poterlo controllare. Le indiscrezioni su malumori interni e contatti riservati non dimostrano, da sole, che sia già stata decisa una sua uscita di scena. Ma sarebbe altrettanto ingenuo pensare che una guerra prolungata, costosa e destabilizzante non possa produrre conseguenze all'interno delle élite saudite. Nessun sistema di potere è immune dalle tensioni. E quando una leadership viene percepita come responsabile di rischi crescenti, la fedeltà può trasformarsi in calcolo, il silenzio in dissenso e le alleanze in strumenti per preparare alternative. La vera domanda non è se Bin Salman abbia ancora il controllo oggi. La domanda è quanto gli costerà mantenerlo domani. Perché mentre i leader cercano di salvare la propria posizione, i mercati reagiscono, gli avversari continuano a combattere e gli alleati valutano i propri interessi. E nessuno può garantire che tutti continueranno a sostenere il principe fino alla fine. Bin Salman, hai scommesso sulla forza, hai creduto nelle promesse di Washington. A cosa sono serviti gli intermediari inviati a Teheran? QUANTO DURA ANCORA BIN SALMAN?
TX-3911Thread 4

Three ships were hit today in the Strait of Hormuz.

TX-3910

Russia has attacked the Kharkiv power plant in Ukraine.

TX-3909

Ansar Allah keeps Saudi Arabia under continuous fire, with attacks that are repeated every three hours

TX-3907Thread 4

Ships that deactivate the geolocation signal will be affected if they do not reactivate it immediately after the third recall.

TX-3906Thread 4

The IRGC hit an oil tanker that allegedly violated the navigation rules imposed by Tehran. Images of the operation are being released to counter President Trump's narrative.

TX-3905

Ansarallah has entered the outskirts of the city of Taizz.

TX-3903

Dmitriev: “The time has come for The Boring Company to start the Putin-Trump tunnel project, to connect Russia and the United States, Eurasia and the American continent.”

TX-3901Thread 12

There are about 300 wounded and 15 dead. Several injured people are admitted to intensive care.

Open to view the full connected thread.

✦ Read full thread →
TX-3899

Three explosions have been reported in Riyadh.

TX-3898Thread 9

Israel tests an enhanced version of the Iron Dome and simulates simultaneous high-intensity attacks in the skies of Jordan, Iraq and Syria. The maneuvers indicate preparation for quick and deep operations,

Attached articles

ArticleEsercitazione militare israelo-occidentale: test dell’Iron Dome e preparativi per attacchi simultanei ad alta intensità
L’esercitazione militare di questa sera ha interessato porzioni dello spazio aereo sopra Giordania, Iraq e Siria, comprese le Alture del Golan occupate, e ha previsto il collaudo di una nuova versione potenziata del sistema di difesa aerea Iron Dome. L’elemento più significativo riguarda tuttavia l’addestramento dei caccia israeliani a condurre bombardamenti massicci e simultanei contro obiettivi prestabiliti in una finestra temporale ristretta. Lo scenario operativo contempla la soppressione delle difese aeree avversarie, l’eliminazione mirata di obiettivi e la penetrazione in profondità nel territorio nemico, con attacchi diretti anche contro le retrovie. La combinazione di queste capacità punta a concentrare gli effetti dell’offensiva in tempi brevi, riducendo il margine di reazione dell’avversario e aumentando la pressione sulle sue strutture militari. Il quadro delineato è compatibile con la preparazione a operazioni ad alta intensità, nelle quali la rapidità d’esecuzione e la simultaneità degli attacchi assumono un ruolo determinante. Sul piano strategico, l’esercitazione alimenta l’ipotesi che Israele stia valutando uno scenario di conflitto breve, caratterizzato da una forte concentrazione di fuoco e dalla ricerca di risultati militari e politici immediati, sul modello della cosiddetta «Guerra dei 12 giorni». La possibilità che un simile approccio venga applicato contro l’Iran costituisce un elemento di particolare rilevanza, considerando la portata degli obiettivi che potrebbero essere coinvolti e il rischio di un’escalation regionale. Per l’Iran, il messaggio operativo è chiaro: occorre considerare seriamente la possibilità di attacchi simultanei e su larga scala, rafforzando la capacità di assorbire il primo impatto, preservare le infrastrutture strategiche e mantenere operative le strutture di comando e difesa anche sotto pressione prolungata. Resta tuttavia necessario distinguere i dati relativi all’esercitazione dalle valutazioni sulle intenzioni strategiche israeliane: le attività descritte indicano capacità oggetto di addestramento, ma non dimostrano da sole che un attacco contro l’Iran sia imminente.
TX-3897

Violent clashes on the border between Sudan and Ethiopia, in the direction of Sherarina, in western Tigray. Forces based in Sudan attempt to cross the border and attack Ethiopian positions.

TX-3896Thread 12

EgyptAir announced the suspension of flights from Cairo and Alexandria to Riyadh airport

TX-3895

According to the Ministry of Health, 91 dead and 168 wounded in the Saudi attacks from September 3 to October 10, 60% women and children. The silence of the European media exposes a double standard: it seems that not all lives have the same value.

Attached articles

ArticleYemen, 91 morti e 168 feriti nei bombardamenti sauditi: il silenzio dei media europei
Secondo il Ministero della Salute yemenita, dall’escalation del 3 settembre alla sera del 10 ottobre 2026, l’aggressione saudita contro lo Yemen ha provocato 91 morti e 168 feriti. Il 60% delle vittime sarebbe costituito da donne e bambini. Eppure, secondo la denuncia, quanto accaduto non ha trovato adeguato spazio nei media europei. Un silenzio che solleva interrogativi profondi sui criteri con cui vengono raccontate le tragedie umane e su quanto pesino gli interessi geopolitici nella scelta delle notizie. Esiste forse una gerarchia europea del dolore, in cui la vita di un cittadino europeo vale più di quella di uno yemenita? Quando alcune vittime ricevono un’enorme attenzione mediatica e altre vengono ignorate, il rischio è quello di alimentare un razzismo di fatto, fondato sulla diversa importanza attribuita alle vite umane. Questa è la contraddizione di una democrazia che proclama l’universalità dei diritti, ma rischia di applicarli selettivamente. Perché la vita di una donna yemenita o di un bambino yemenita dovrebbe valere meno di quella di un europeo? Il silenzio davanti alla sofferenza degli altri non è neutralità: è una responsabilità politica, morale e mediatica.

Scroll for more