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Clown

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TX-3957

Giornalisti, opinionisti, militari, generali e ministri che alimentano narrazioni belliciste e sostengono escalation senza valutarne le conseguenze

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ArticleQUANDO L’IMPUNITÀ DIVENTA SISTEMA
Ci hanno venduto una guerra lampo che nessuno voleva e che pochi hanno davvero compreso, presentandola come necessaria e destinata a concludersi rapidamente. Oggi ne paghiamo le conseguenze. Ci avevano raccontato del collasso della Russia, di un Putin morente e di rivolte imminenti. Molte previsioni sono fallite, ma miliardi continuano a essere destinati alla guerra, mentre i cittadini ricevono informazioni insufficienti e la sicurezza nazionale diventa spesso una giustificazione per limitare la trasparenza. A questo si aggiungono questioni gravissime: l’uccisione della Guida suprema iraniana, i bombardamenti che hanno provocato la morte di bambini e studenti, gli scienziati uccisi, l’attacco contro una nave scuola iraniana disarmata, i bombardamenti di sedi diplomatiche e i sequestri di persone. Episodi che impongono interrogativi enormi sul rispetto del diritto internazionale e sulla responsabilità di chi ordina o esegue queste operazioni. E poi ci sono le sanzioni economiche, le pressioni politiche e le accuse di utilizzo del potere pubblico per interessi privati riconducibili alla cerchia di Trump: dalle operazioni societarie alle controversie sull’acquisizione di terreni e risorse strategiche. Se il potere politico viene utilizzato per favorire interessi personali o familiari, non siamo più soltanto davanti a una questione politica, ma a un problema di trasparenza e responsabilità. E poi c’è Trump, che ha minacciato di «annientare l’Iran», usando parole che non possono essere liquidate come una semplice minaccia contro un governo. Quando si parla di distruggere un intero Paese, il rischio è che a pagarne il prezzo siano milioni di civili innocenti. Ma dove sono i leader europei? Dove sono le condanne ufficiali, le proteste diplomatiche e le convocazioni degli ambasciatori? Perché nessuno alza la voce con la stessa fermezza che viene riservata ad altri avversari? La popolazione iraniana non è un bersaglio militare? Il silenzio delle istituzioni davanti a minacce di questa portata solleva interrogativi enormi sulla coerenza dei principi democratici e sul rispetto del diritto internazionale. Di fronte a tutto questo, quali responsabilità si assumono i governi europei quando sostengono, giustificano o tacciono davanti ad azioni che sollevano seri interrogativi sul diritto internazionale? E i vertici militari e d’intelligence che forniscono valutazioni decisive per le scelte di guerra devono poter agire senza controlli? Se informazioni false vengono diffuse consapevolmente per orientare le decisioni politiche, occorrono indagini. Sembra che Riad abbia respinto categoricamente la proposta di Aidarus al-Zubaidi, ignorandola completamente. Fayez al-Maliki, ambasciatore del Centro umanitario e di soccorso Re Salman, ha attaccato pubblicamente Aidarus al-Zubaidi, presidente del **Consiglio di transizione meridionale**, definendolo «un fuggitivo». Al-Maliki ha inoltre affermato che il suo appello alla mobilitazione generale per combattere le **forze di Sanaa** non avrà alcun effetto sull’andamento dell’operazione denominata «Alba dello Yemen». Ha attaccato duramente al-Zubaidi, mettendone anche in discussione l’appartenenza e la lealtà al mondo arabo. Il tweet di al-Maliki viene presentato come la prima reazione pubblica di un esponente saudita nei confronti di al-Zubaidi. #Ali_Al-Nasidipendenti. La Corte penale internazionale dovrebbe valutare ogni elemento che rientri nella sua giurisdizione, comprese eventuali prove di crimini di guerra o crimini contro l’umanità. Le dichiarazioni pubbliche di politici e vertici militari possono essere confrontate con i fatti e con le decisioni operative. Mentire o sbagliare non costituisce automaticamente un crimine, ma eventuali condotte illecite non dovrebbero essere ignorate soltanto perché coinvolgono figure potenti. Quando miliardi di denaro pubblico vengono spesi senza un controllo trasparente, mentre si invoca la sicurezza nazionale per giustificare il segreto, il sospetto di un sistema che protegge sé stesso diventa inevitabile. Le responsabilità esistono e tutti lo sanno. Giornalisti, opinionisti, generali e ministri che alimentano narrazioni belliciste e sostengono escalation senza valutarne le conseguenze sembrano convinti di poter continuare senza mai risponderne. Chi invoca la guerra con tanta leggerezza dovrebbe essere il primo a comprenderne il prezzo. Generali, ministri, opinionisti e politici che spingono verso il conflitto dovrebbero trascorrere una settimana nelle condizioni reali del fronte, esposti alla paura, ai bombardamenti e all’incertezza che ogni giorno affrontano i soldati. è civili. Forse, dopo aver visto da vicino ciò che significa rischiare la vita, qualcuno comincerebbe a pesare meglio le proprie parole. Perché è troppo facile invocare la guerra quando a finire nelle trincee sono sempre i figli degli altri. La responsabilità non può essere un privilegio riservato a chi non paga mai il prezzo delle proprie decisioni.
TX-3947

Analysts believe that the new Syrian army, also composed of former jihadist fighters, is destined to last over time. Other experts, however, predict that Ahmed al-Sharaa's government will not remain in power for long.

TX-3871

Trump begins to give the numbers, with increasingly strange statements in an attempt to calm the stock exchanges: first on Venezuela, then on the Strait of Hormuz and now on Yanbu, in Saudi Arabia. But the accounts don't add up.

TX-3869

When Trump says: “Either Iran will give us everything, or it will be destroyed,” and the Europeans are silent, they are complicit and corrupt too, perhaps even worse than him.

TX-3865

Trump admits the exploitation of Venezuelan resources by the US: “We take these riches because we deserve them.” It also boasts daily billionaire earnings.

TX-3864Thread 3

Trump furious at the failure to award the Nobel Peace Prize.

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ArticleTrump rosica per il Nobel mancato: «Vergogna per la Norvegia!»
Parlando ai suoi sostenitori a New York, il presidente americano ha sostenuto che gli Stati Uniti, rappresentati da lui, avrebbero meritato il riconoscimento. Ha quindi definito la decisione una «macchia indelebile» per la Norvegia, giudicandola «vergognosa e imbarazzante».

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TX-3863Thread 2

Zelensky attacks the Trump administration: “You cannot continue to trade with Russia and, at the same time, claim that diplomacy is stalled.”

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TX-3862Thread 2

Ukraine hits a Russian refinery shortly after the agreement between Trump and Moscow

TX-3852Thread 3

Trump and Netanyahu attack and insult justice, acting as if they were above the law. But no leader is untouchable.

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ArticleCriminali di Guerra
Ministero degli Esteri israeliano: ha definito il premio una «strumentalizzazione grottesca» volta a legittimare l’odio e i pregiudizi contro Israele. Ha inoltre accusato Pillay di promuovere una campagna di demonizzazione politica e di diffondere quella che considera una falsa accusa di genocidio Benjamin Netanyahu e il suo ufficio: hanno attaccato la decisione del Comitato Nobel, sostenendo che abbia perso la propria bussola morale e accusando Pillay di aver costruito la sua carriera diffondendo accuse infamanti contro Israele. Donald Trump: non ha rilasciato, almeno nelle prime ore, una dichiarazione diretta sul premio, ma ha ricondiviso un messaggio che accusava il Comitato Nobel di essersi screditato assegnando il riconoscimento a Pillay, descritta come ostile agli Stati Uniti e a Israele. Il messaggio contestava anche le conclusioni dell’inchiesta ONU su Gaza.
TX-3851Thread 3

Navi Pillay, former UN High Commissioner for Human Rights, winner of the Nobel Peace Prize. In 2025, the UN commission she chaired concluded that Israel was committing genocide in Gaza. The announcement took place in Nuremberg.

TX-3850

Trump continues to evoke the annihilation of Iran, fueling fears of extreme escalation. Western leaders, instead of condemning these threats, are silent, showing political complicity and a double moral standard.

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ArticleEuropa complice nel silenzio: la democrazia occidentale mostra il suo vero volto davanti alla minaccia di annientamento dell’Iran
Quando un presidente americano minaccia l’«annientamento di una civiltà» e il suo segretario di Stato parla di «guerra di civiltà», il silenzio dei leader europei diventa una vergogna politica e morale. Nessuno ha trovato il coraggio di pronunciare una sola parola in difesa del popolo iraniano, della sua dignità e del suo diritto a esistere senza essere minacciato di distruzione. Dov’è finita la retorica europea sui diritti umani, sulla democrazia e sulla difesa dei popoli? La maschera è caduta: quando a essere minacciato è un popolo scomodo agli interessi occidentali, i princìpi tanto proclamati vengono sacrificati sull’altare della convenienza geopolitica. Non è più soltanto ipocrisia: è il fallimento morale di un’Europa che pretende di impartire lezioni al mondo, ma non trova nemmeno la voce per condannare una minaccia contro un’intera civiltà.
TX-3820

US-Iran talks in Qatar in chaos: Washington changes record and shifts focus to the nuclear issue, while Tehran

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ArticleLa tragicomica negoziazione USA in Qatar: minacce, nucleare e tensioni con l’Iran
La tragicomica negoziazione USA in Qatar. Il clima era talmente surreale che Trump ha dovuto smettere di dire che lo Stretto di Hormuz era aperto, perché ogni sera gli iraniani sparavano su navi emiratine; gli Emirati, dal canto loro, hanno negato l’accesso al porto a navi iraniane. Trump ha dovuto cambiare registro e parlare del nucleare e del fatto che lui ha salvato il mondo. Tra telefonate Qatar-USA, la negoziazione ha preso del ridicolo, quando il tono USA era minaccioso, sostenendo che il dossier sarebbe passato al ministro della Difesa e continuando a dire che da domani sarebbero iniziate le offensive diplomatiche, militari ed economiche contro l’Iran se non accetteranno il ritiro sulla questione nucleare. Insomma, da domani sentiremo tutti i Vassalli Meloni e Tajani ecc, a sproloquiare sull’Iran invece di discutere cose serie del Paese. Sentiremo Meloni dire, con la sigaretta in mano: «Ragazzi, vi spiego la mia idea». L’Iran, dal canto suo, ha già detto e informato i Paesi vicini che non farà sconti per nessuno e ha avvisato più di qualcuno in Europa che, se dalle loro basi partono aerei, aiuti ecc. per colpire l’Iran, sono un obiettivo. Chi ha orecchie per sentire riferisca a chi di dovere.
TX-3740

The West seeks war and lies to its citizens. The institutions that should defend them have betrayed their task, corrupted by a criminal system.

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ArticleIl teatro della follia
Le due campagne elettorali che si stanno svolgendo in USA e Israele, Trump appare sempre come un disperato: questa settimana, tra la mega-operazione in grande stile in Inghilterra e poi rilasciati su cauzione, la visita “segreta” ma la sapevano tutti di Netanyahu negli Emirati, poi l’11 settembre dei poveri, un dirottamento che persino la stampa vassalla ha dei dubbi. Lasciamo stare il fatto che poi, come nei migliori film americani, c’erano i piloti di riserva. Ma la domanda più strana è: come mai c’era un pilota omanita su un aereo emiratino? Cose arabe? Ma andiamo avanti. Poi il primo ministro inglese esce fuori dicendo che sono gli iraniani dietro ai furgoni senza armi: dove sono le prove? Poi esce Trump, da un po’ i numeri: noi abbiamo avuto 18 morti, loro 4.500 cifra tonda tonda se la prende, tanto per cambiare, con gli iraniani e dice: “Li distruggeremo” Un criminale. La Kallas, che rappresenta l’Europa, tace in silenzio, con i suoi vestiti e la borsetta, e ride senza sapere perché. Gli israeliani che fanno uscire le notizie che Saddam Haftar il libico Filo Turco si è messo d’accordo con Israele e gli Emirati per occupare le isole iraniane. Insomma, Netanyahu in galera non ci vuole andare e così lui stesso si è messo a fare le investigazioni con Trump e bin Zayed, e hanno scoperto che dietro l’omanita c’è l’Iran. Indagine rapidissima: mentre era in volo ci sono state cinque versioni. Poi Netanyahu si è scapicollato all’aeroporto, facendo scortare l’aereo da aerei da guerra. Appena arrivati a Tel Aviv, il tipo, macchiato di sangue, spiega: «Sai, ho preso, così ho dato un pugno». Se non fosse documentato, non ci crederei. Speriamo che non chiamino la Meloni, che fa due balletti e si mette gli occhiali da 007, Già mi immagino lei, seria, con la sigaretta in mano: «Allora ragazzi, vi spiego la mia idea». Signori, che dirvi? In questo spettacolo indecoroso per tutte le democrazie del mondo, è la fine indecorosa di un’era, dove i nostri avi hanno combattuto per nulla. Gli analisti d’intelligence studiano il profilo psicologico e fanno un report, perché devono andare dal capo a dire: «Abbiamo le prove, c’è l’Iran». Guarda il commento che ha fatto cinque anni fa: tipo, «Ma andate a cagare tutti!». Cittadini, datevi una mossa: l’uso dell’arma nucleare non è più un tabù per questi criminali di guerra.
TX-3722

Netanyahu, Ben Gvir and Smotrich: the three protagonists of the political comedy, now on tour through deserts and camels.

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ArticleLa grande commedia di Netanyahu
Netanyahu ha lasciato scatenare tutti i suoi nel tentativo di far passare la visita ad Abu Dhabi come una specie di "vertice del secolo segre" Arabia Saudita, Qatar, Marocco, Libia, Bahrein e chi più ne ha più ne metta. Alcune ricostruzioni parlano effettivamente della presenza di delegazioni e di diversi aerei arrivati ad Abu Dhabi, ma il contenuto esatto di questi incontri e di Netanyahu resta tutt’altro che trasparente. Il grande regista, intanto, è tornato a Tel Aviv e si è inventato l’ennesima pacchinata mediatica: telecamere, aereo da guerra sullo sfondo e il messaggio che loro sanno che l’Iran vuole attaccare e che quindi Israele deve colpire per primo. Una sceneggiatura perfetta: prima si costruisce la minaccia, poi ci si presenta come quelli costretti ad anticiparla. E qui viene il dubbio più maligno: non sarà mica che il problema sono le elezioni che si avvicinano? Perché quando un premier deve continuamente dimostrare di essere l’unico capace di “proteggere il Paese”, mentre intorno ci sono ler questioni giudiziarie "CARCERE", viene spontaneo chiedersi se la geopolitica non stia diventando anche materiale elettorale. Le elezioni israeliane sono previste per il 27 ottobre. E poi arrivano i due fenomeni della compagnia: Ben Gvir e Smotrich. Ben Gvir va in cella a insultare un palestinese, naturalmente con le guardie armate attorno. Una scena da film: il ministro fa il duro davanti alle telecamere, mentre intorno ci sono uomini con i fucili per garantire la sicurezza da un uomo vecchio. E poi c’è Smotrich, che va in televisione a spiegare al mondo che il Medio Oriente e perfino l’Europa dovrebbero dipendere da Israele. A questo punto viene da chiedersi se abbiano preparato anche il copione o se improvvisino direttamente davanti alle telecamere. Insomma, Netanyahu ha la sua commedia, Ben Gvir fa il duro in cella e Smotrich pensa già alla nuova mappa del mondo. Una squadra perfetta per il grande teatro politico.
TX-3721

Kallas's statements about Russia fuel an increasingly militaristic and contrasting narrative. A Europe founded on peace cannot transform diplomacy into propaganda or sacrifice dialogue and cooperation to the logic of confrontation.

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ArticleL’Europa non può trasformare la diplomazia in una macchina di contrapposizione
Le dichiarazioni di Kaja Kallas sulla Russia non sono semplicemente dure: rappresentano, a nostro avviso, una deriva politica e diplomatica profondamente preoccupante. Un’Europa nata sulle macerie delle guerre del continente avrebbe dovuto fare della diplomazia, del dialogo e della cooperazione tra i popoli il proprio strumento principale. Invece, sempre più spesso, assistiamo a una narrativa fondata sulla contrapposizione, sulla militarizzazione del linguaggio e sulla costruzione di nuovi nemici. Quando un esponente di vertice dell’Unione europea utilizza dichiarazioni così pesanti nei confronti di una potenza internazionale, dovrebbe essere consapevole delle conseguenze che possono produrre. La diplomazia non è propaganda e non può trasformarsi in una gara a chi usa le parole più aggressive. Il problema è ancora più grave perché l’Unione europea vive sulla fiducia: fiducia tra gli Stati membri, fiducia dei cittadini nelle istituzioni e fiducia dei Paesi esterni che vedono nell’Europa un fattore di stabilità. Quando questa fiducia viene progressivamente erosa da dichiarazioni contraddittorie, ambigue o percepite come irresponsabili, il danno non riguarda soltanto Bruxelles: ricade sulle nazioni europee e sulla credibilità internazionale dell’intero continente. Kallas può esprimere la posizione dell’Unione, ma non può pretendere che la propria impostazione rappresenti automaticamente la voce di tutti gli europei. L’Europa non è una persona, non è un apparato burocratico e non è una singola linea politica: è composta da popoli, Stati e cittadini con sensibilità e interessi diversi. Ed è proprio qui che occorre essere durissimi: se l’Europa vuole continuare a essere considerata un attore credibile, deve recuperare il senso della responsabilità diplomatica.
TX-3698

TRUMP MAKES QATAR DISAPPEAR AND UNITES THE EMIRATES WITH SAUDI ARABIA TO CREATE HIS NEW STATE

TRUMP MAKES QATAR DISAPPEAR AND UNITES THE EMIRATES WITH SAUDI ARABIA TO CREATE HIS NEW STATE
TX-3673

In Iran, after the issue raised by Tajani, some Iranian women ironize: “For us women we can go to Italy: we all have long skirts.”

TX-3662

The U.S. embassy is putting strong pressure on the Iraqi government to prevent Iranian citizens from entering Iraq.

TX-3648

Netanyahu avoids Manhattan and lands at Stewart. Reportedly, fears about a possible confrontation with Mamdani. A short speech at the UN is scheduled; no meeting with Trump.

TX-3623

Trump threatens the UN and puts pressure on international law. Concerns are growing about his statements and about the possible consequences for global security.

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ArticleTrump minaccia l’ONU: il diritto internazionale sotto attacco
Come può un presidente degli Stati Uniti recarsi nella sede delle Nazioni Unite, tempio del diritto internazionale e della cooperazione tra le nazioni, per minacciare altri Stati e spingersi persino a invocare la distruzione di un Paese? Trump e i membri della sua amministrazione devono essere chiamati a rispondere delle proprie azioni. Trump starebbe inoltre cercando appigli giuridici per giustificare l'eventuale impiego di un'arma nucleare e convincere i Paesi europei ad accettarne l'utilizzo. Una prospettiva gravissima, che solleva interrogativi sul rispetto del diritto internazionale e sulla responsabilità delle istituzioni.

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