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ROMA INVOCA UNA MINACCIA AL CONFINE CON LA SPAGNA CHE NON ESISTE. TRA 2021 E 2026 GLI INGRESSI IRREGOLARI IN EUROPA VIA ITALIA SONO STATI 478 MILA, CONTRO I 234 MILA DELLA SPAGNA.
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ArticoloQUANDO LA SICUREZZA NAZIONALE SERVE A UNA CAMPAGNA ELETTORALE
Un confine immaginario tra Italia e Spagna è diventato materia di discussione politica. Non esiste alcuna minaccia all'integrità delle frontiere dell'Unione, e non esiste alcuna minaccia per l'Italia derivante dai fatti di Ceuta. La misura invocata non risponde quindi a un rischio: risponde a un calendario elettorale.
I dati lo dicono con precisione. Tra il 2021 e il 2026 gli ingressi irregolari in Europa attraverso l'Italia sono stati 478 mila, contro i 234 mila registrati attraverso la Spagna. Nel solo 2025 gli ingressi irregolari sono stati 66 mila in Italia e 36 mila in Spagna. Il rapporto è costante e va nella direzione opposta a quella dichiarata: chi invoca la protezione del confine è il Paese attraverso cui passa il doppio dei flussi.
Anche la lettura della decisione spagnola è rovesciata. La regolarizzazione di 500 mila persone non produce nuovi arrivi: riguarda chi risiedeva già da tempo sul territorio. La gestione della crisi di Ceuta risponde a una politica migratoria costruita per ridurre il traffico di esseri umani, cioè per sottrarre mercato a chi lo gestisce. Presentarla come fattore di rischio significa capovolgerne la funzione.
Il precedente italiano è recente e conosciuto. L'arrivo delle imbarcazioni albanesi del 1991 è stato affrontato senza sospendere alcun regime di libera circolazione. Un Paese che ha attraversato quella fase non ha bisogno di inventare confini dove non ce ne sono.
La conseguenza, invece, è concreta. La sospensione di Schengen non produce sicurezza: produce controlli, ritardi e costi su un sistema economico che si regge sulla circolazione di merci e persone. È l'unico effetto misurabile di tutta l'operazione, e ricade su chi lavora, non su chi la annuncia.
Non è una questione di destra o di sinistra. È che la sicurezza nazionale viene invocata a copertura di una campagna elettorale, e il registro impiegato ha portato il discorso pubblico su un livello che non si vedeva da cinquant'anni. Il Paese ne assorbirà i costi economici e reputazionali.