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Libano-Israele, la clausola del silenzio e la catena di complicità che nessuno racconta. Valutazione su responsabilità, voli e rischio del "conto dei danni".

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ArticoloLa clausola del silenzio Libano-Israele e la catena di complicità
Un presunto accordo tra Libano e Israele conterrebbe una clausola anomala: le parti dovrebbero astenersi dall'ingaggiare qualsiasi azione ostile o avversa nei forum politici e giuridici internazionali. Tradotto: un patto di silenzio giudiziario. La sua sola esistenza è un indicatore, non una soluzione, e segnala che la vera preoccupazione di chi lo promuove non è la pace, ma la responsabilità futura. Il quadro libanese. Il presidente Joseph Aoun non agisce più nemmeno come marionetta: appare incapace di esercitare il ruolo di rappresentante di una nazione. Accettare una clausola che neutralizza in anticipo ogni azione legale internazionale significa rinunciare all'unico strumento di tutela che resta a un Paese debole. È una resa travestita da accordo. La paura che serpeggia. La richiesta di disinnescare i forum giuridici arriva in parallelo alle pressioni statunitensi sull'Iran. Il filo conduttore non è la sicurezza: è il timore, condiviso tra Israele, Stati Uniti e parti d'Europa, che a un certo punto venga presentato il conto dei danni. La complicità produce un rischio concreto di rivalsa, e chi teme il tribunale prova a chiudere le porte prima che si aprano. La narrativa assente. Queste dinamiche su Europa, Israele e Stati Uniti non vengono diffuse né discusse. Ma la lista delle aziende e dei responsabili politici coinvolti in possibili crimini di guerra è lunga, e non sparisce solo perché nessuno la nomina. ELEMENTI FATTUALI E LOGISTICI. Tutti i voli in arrivo e in partenza sono registrati: definirli “tecnici” o “logistici” cambia poco rispetto a ciò che hanno realmente abilitato. Le cosiddette petroliere volanti rifornivano in volo velivoli da guerra impiegati per uccidere scienziati e colpire scuole e obiettivi civili. I droni risultano partiti da Sigonella. E l'Italia si è prestata anche a consentire il transito nel proprio spazio aereo di Netanyahu, ricercato a livello internazionale. Sono tasselli verificabili di una catena che dalla logistica arriva alla responsabilità. PROSPETTIVA. La clausola del silenzio non protegge la pace: protegge i responsabili. È il sintomo di un sistema che sa di essere esposto e prova a mettersi al riparo prima della resa dei conti. La documentazione esiste, i registri esistono, le catene di rifornimento e di transito sono tracciabili. E c'è molto di più. Lo affronteremo, passo dopo passo.
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