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Pakistan

Tutti i messaggi di Silent People sul paese Pakistan: cronologia completa, aggiornamenti e thread collegati, dal piu recente al piu vecchio.

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TX-3265

L’Iran conosce le vulnerabilità economiche, politiche e strategiche del Pakistan e sta cercando di sfruttarle per aumentare la propria influenza su Islamabad ?

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ArticoloPakistan, la richiesta di 10 miliardi agli Stati Uniti rivela tutte le fragilità di Islamabad
La richiesta del Pakistan agli Stati Uniti di una facility da 10 miliardi di dollari per sostenere la propria valuta mette in evidenza una realtà molto più problematica di quanto possa apparire. Islamabad si trova stretto tra debito, riserve finanziarie limitate e forte dipendenza dai partner esterni. Il Paese deve continuare a gestire miliardi di dollari di debiti a breve termine verso Arabia Saudita, Cina e Kuwait, mentre la propria economia rimane vulnerabile alle oscillazioni del petrolio, alla crisi valutaria e alle tensioni regionali. La vera criticità è che il Pakistan rischia di trovarsi dipendente contemporaneamente da più potenze. Ha bisogno della Cina, dei Paesi del Golfo e del FMI, ma ora cerca anche una garanzia finanziaria americana. Questo riduce il suo margine di autonomia e lo costringe a muoversi continuamente tra interessi geopolitici contrapposti. C'è poi la questione iraniana. Il ruolo di Islamabad nei colloqui con Teheran potrebbe aver rafforzato il peso diplomatico del Pakistan, ma sarebbe un errore interpretare questo, Il rischio, per Islamabad, è quello di sopravvalutare il proprio nuovo peso diplomatico. Il problema più grave, però, è interno: 10 miliardi di dollari possono offrire ossigeno, ma non risolvono le debolezze strutturali dell'economia pakistana. Se il Paese continua a finanziare la propria stabilità attraverso prestiti e garanzie esterne, la crisi viene semplicemente rimandata. Il Pakistan sta quindi cercando di trasformare la propria posizione strategica in una fonte di sostegno finanziario. Ma la domanda fondamentale rimane: sta diventando più indipendente oppure sta semplicemente sostituendo una dipendenza con un'altra?
TX-3258

Teheran detta le condizioni: beni congelati sbloccati, fine della guerra regionale e nessun negoziato sul nucleare. Islamabad sa che non può giocare storto. L’Iran tratta dalla resilienza.

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ArticoloL’IRAN TRATTA DA UNA POSIZIONE DI RESILIENZA
Come avevamo indicato ieri, il punto della trattativa è ormai chiaro: Teheran non intende cedere sul terreno imposto dagli altri, ma pretende che siano le condizioni iraniane a costituire la base dell’eventuale accordo. Le richieste iraniane sono nette: sblocco dei beni congelati, cessazione della guerra sui diversi fronti regionali, compresi Libano e Cisgiordania, e piena attuazione degli impegni previsti dal Memorandum di Islamabad. Sul nucleare, Teheran ribadisce di non voler accettare un negoziato alle condizioni imposte dagli Stati Uniti. E soprattutto c’è Hormuz: l’Iran lega la riapertura dello Stretto all’attuazione delle proprie condizioni e rivendica il diritto di stabilire tempi e modalità della riapertura. Il messaggio a Islamabad è altrettanto chiaro: il Pakistan sa che la situazione è critica e che non può giocare su due tavoli senza rischiare di perdere la propria funzione di mediatore. Teheran sta giocando una partita diversa: non quella della forza immediata, ma quella della resilienza. Resistere, mantenere le proprie leve strategiche e trasformare il tempo in uno strumento negoziale. È questa la vera partita: chi riuscirà a sopportare più a lungo il costo dello stallo senza essere costretto a cedere.
TX-3249Thread 2

Trump affida al Pakistan un nuovo canale con Teheran: Asim Munir sarà a Teheran per rilanciare la mediazione. Il piano di strangolamento dell’Iran è già fallito

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TX-3247Thread 2

Esiste una trattativa informale tra Stati Uniti e Iran, condotta nel silenzio più totale, che prenderà forma entro 72 ore. La speranza è che l'amministrazione USA non abbia colpi di testa. Perché il prezzo di un'iniziativa fuori tempo è già scritto.

TX-3246

ARABIA SAUDITA, TURCHIA E PAKISTAN AVREBBERO CHIESTO ALL'IRAN DI ADERIRE AL PATTO DELLA MECCA. LA NOTIZIA, SE CONFERMATA, RIDISEGNEREBBE GLI EQUILIBRI REGIONALI.

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ArticoloIL PATTO DELLA MECCA E LE DUE LETTURE
Arabia Saudita, Turchia e Pakistan avrebbero chiesto all'Iran di entrare nel Patto della Mecca. Se la notizia è vera, cambia il futuro delle relazioni in Medio Oriente. Le letture possibili sono due, e portano in direzioni opposte. La prima è di sicurezza collettiva. Se l'Iran ne facesse parte, un attacco statunitense o israeliano contro uno qualsiasi di quei paesi diventerebbe un attacco a tutti. Non è più una crisi regionale: è guerra totale. E chiunque valuti un'operazione dovrebbe rifare i conti sapendo che la risposta non arriva da un solo Paese. La seconda è di contenimento. Il patto servirebbe a neutralizzare lo Yemen e gli alleati iraniani che ogni giorno indeboliscono le forze sostenute da Riad. In questa lettura non è un'apertura a Teheran: è il tentativo di comprarne la neutralità sul fronte che sta costando di più. Le due ipotesi non si escludono, e chi ha proposto il patto può averle entrambe in mente. Intanto Trump sta strangolando le economie del Golfo sperando che l'Iran ceda dall'interno. È una scommessa su chi crolla per primo, e i dati dicono che a cedere per prime sono le economie che dipendono dai flussi, non quella che è sotto sanzione da quarant'anni. E c'è un movimento che l'Europa non ha registrato. Il disimpegno americano dalla NATO è già in essere, non annunciato ma in corso. Gli europei non se ne sono accorti. Tra una settimana, negli Stati Uniti, si deciderà il destino dell'Ucraina. L'Iran, dal canto suo, ha cominciato a trattare con la propria diplomazia informale. Chi si muove così non aspetta un tavolo: se lo costruisce dove serve.
TX-3162

Arabia Saudita, Turchia e Pakistan rafforzano la cooperazione militare. L'accordo amplia la deterrenza regionale, ma un intervento diretto contro l'Iran resta uno scenario poco probabile

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ArticoloAccordo di difesa tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan: deterrenza senza guerra diretta
L'accordo di difesa tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan amplia le opzioni strategiche dei tre Paesi in un contesto regionale sempre più instabile. Riyadh rafforza la propria deterrenza, Ankara consolida il ruolo regionale e Islamabad combina interessi economici e sicurezza. Un attacco a un membro è previsto come minaccia comune, ma un intervento militare diretto contro l'Iran resta improbabile. Più realistici sarebbero sostegno politico, intelligence, cooperazione logistica e aumento della prontezza militare.
TX-3159

Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan è atteso a Riyadh per la firma di un accordo di difesa congiunta con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman e il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif

TX-3026Thread 4

PAKISTAN/YEMEN - DOPO L'ATTACCO HOUTHI ALLE DUE PETROLIERE SAUDITE, IL PAKISTAN REAGISCE SCHIERANDOSI CON RIAD. LA MOSSA CONTRADDICE IL RUOLO DI MEDIATORE NEUTRALE CHE SHARIF SI ERA ATTRIBUITO.

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TX-3025Thread 4

YEMEN - GLI HOUTHI (ANSAR ALLAH) HANNO COLPITO LE DUE PETROLIERE SAUDITE ENCELIA E LAYLIA CON MISSILI BALISTICI, MISSILI DA CROCIERA E DRONI.

TX-3024Thread 4

YEMEN - IL PORTAVOCE MILITARE HOUTHI YAHYA SAREE HA RIVENDICATO L'ATTACCO A DUE PETROLIERE SAUDITE.

TX-3023Thread 4

MAR ROSSO - NAVE SAUDITA COLPITA DA UN MISSILE A 70 CHILOMETRI A NORD DEL CONFINE CON LO YEMEN.

TX-2963

IL MINISTERO DEGLI ESTERI CHIEDE IL RITORNO AL MEMORANDUM D'INTESA USA-IRAN, DISATTESO DA WASHINGTON. NESSUNA ATTIVAZIONE DELL'ACCORDO DI DIFESA CON RIAD DOPO L'ATTACCO IRANIANO IN ARABIA SAUDITA.

TX-2947

MEDIO ORIENTE - 72 ORE DECISIVE. L'IRAN HA ANTICIPATO IL PIANO DI DIVISIONE DEL PAESE. ATTESA LA RISPOSTA PAKISTANA ALL'ATTACCO IN ARABIA SAUDITA. POSSIBILI OPERAZIONI ANFIBIE SU KUWAIT E BAHREIN.

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Articolo72 ore decisive per il destino del Medio Oriente
72 ore decisive per il destino del Medio Oriente Le prossime 72 ore si annunciano decisive per il destino del Medio Oriente. La lettura degli eventi consente ormai di ricostruire la sequenza: i raid statunitensi non avevano come scopo la degradazione generica delle capacità iraniane, ma un disegno preciso di circoscrizione e divisione del Paese, la separazione della fascia costiera dal resto del territorio, da completare con un'azione terrestre limitata affidata alla forza irregolare addestrata dalle società di sicurezza private. Lo spostamento dei mezzi americani verso il teatro mediorientale, avviato dopo i primi raid, ha reso leggibile l'avvio del piano; e Teheran, compresa la traiettoria, ha scelto di non attendere: l'attacco alle basi americane nel Golfo è stata un'azione di anticipo, programmatica e non ritorsiva, destinata a colpire il dispositivo prima che fosse pronto. È questa la chiave delle ultime ore: l'Iran ha giocato d'anticipo sulle mosse occidentali, rovesciando i tempi dell'operazione che lo riguardava. L'attacco alle installazioni in Arabia Saudita apre ora l'incognita più rilevante delle prossime ore: il Pakistan. Tra Riad e Islamabad esiste un accordo di difesa militare, e la sua invocazione porterebbe nel conflitto una potenza nucleare musulmana confinante con l'Iran, con conseguenze incalcolabili sul piano regionale e sulla stessa coesione del mondo islamico. La risposta pakistana all'attacco iraniano in territorio saudita, qualunque forma assuma (attivazione dell'accordo, mediazione, silenzio), sarà il primo indicatore del destino delle nazioni coinvolte: nelle prossime ore si capirà se il conflitto resta confinato all'asse Iran-USA-monarchie o si allarga al quadrante sud-asiatico. Sul piano militare, lo scenario di escalation è ormai definito nei suoi termini: se gli Stati Uniti tenteranno l'azione terrestre sulla costa iraniana, la risposta di Teheran sarà l'operazione anfibia contro Kuwait e Bahrein. Le capacità ci sono, la distanza è minima, e le difese delle due monarchie risultano già degradate dalle ondate precedenti. Significherebbe il passaggio dalla guerra delle infrastrutture alla guerra di occupazione su entrambe le sponde del Golfo: ciascuno prenderebbe terreno dell'altro campo, e il Golfo diventerebbe un unico teatro anfibio conteso. È lo scenario che le 72 ore in corso possono ancora evitare o rendere inevitabile: per questo sono decisive.
TX-2697

L'aeronautica pakistana colpisce diversi obiettivi nella provincia afghana di Paktika.

TX-2664

Sharif Pakistan affronta il tema del nucleare e dei missili balistici davanti alla delegazione iraniana, ma viene immediatamente sconfessato da una reazione sarcastica degli iraniani, che liquidano le sue affermazioni con una risata.

TX-2645

I mediatori qatarioti e pakistani avrebbero chiesto al team negoziale statunitense di sollecitare Trump a diffondere un messaggio di de-escalation e a contribuire alla riduzione delle tensioni.

TX-2644

Vance chiedere a Sharif una foto con Araqchi. Il rifiuto dell'iran alla richiesta evidenzia un Pakistan sempre più genuflesso agli interessi usa si continua a spacciare per mediatore.

TX-2624

Shahbaz Sharif del Pakistan si autoproclama mediatore: ha fatto solo il passacarte. I veri mediatori non vogliono nemmeno essere nominati, perché non si fidano di Trump.

TX-2615

Trump fa pressione su Qatar e Pakistan affinché chiedano all'Iran di non pubblicare l'accordo con gli Stati Uniti.

TX-2584

Il Pakistan si ritira dai tentativi di mediazione e lo comunica agli Stati Uniti.

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