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Teheran detta le condizioni: beni congelati sbloccati, fine della guerra regionale e nessun negoziato sul nucleare. Islamabad sa che non può giocare storto. L’Iran tratta dalla resilienza.

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ArticoloL’IRAN TRATTA DA UNA POSIZIONE DI RESILIENZA
Come avevamo indicato ieri, il punto della trattativa è ormai chiaro: Teheran non intende cedere sul terreno imposto dagli altri, ma pretende che siano le condizioni iraniane a costituire la base dell’eventuale accordo. Le richieste iraniane sono nette: sblocco dei beni congelati, cessazione della guerra sui diversi fronti regionali, compresi Libano e Cisgiordania, e piena attuazione degli impegni previsti dal Memorandum di Islamabad. Sul nucleare, Teheran ribadisce di non voler accettare un negoziato alle condizioni imposte dagli Stati Uniti. E soprattutto c’è Hormuz: l’Iran lega la riapertura dello Stretto all’attuazione delle proprie condizioni e rivendica il diritto di stabilire tempi e modalità della riapertura. Il messaggio a Islamabad è altrettanto chiaro: il Pakistan sa che la situazione è critica e che non può giocare su due tavoli senza rischiare di perdere la propria funzione di mediatore. Teheran sta giocando una partita diversa: non quella della forza immediata, ma quella della resilienza. Resistere, mantenere le proprie leve strategiche e trasformare il tempo in uno strumento negoziale. È questa la vera partita: chi riuscirà a sopportare più a lungo il costo dello stallo senza essere costretto a cedere.
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