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Arabia Saudita
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ARABIA SAUDITA, TURCHIA E PAKISTAN AVREBBERO CHIESTO ALL'IRAN DI ADERIRE AL PATTO DELLA MECCA. LA NOTIZIA, SE CONFERMATA, RIDISEGNEREBBE GLI EQUILIBRI REGIONALI.
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ArticoloIL PATTO DELLA MECCA E LE DUE LETTURE
Arabia Saudita, Turchia e Pakistan avrebbero chiesto all'Iran di entrare nel Patto della Mecca. Se la notizia è vera, cambia il futuro delle relazioni in Medio Oriente.
Le letture possibili sono due, e portano in direzioni opposte.
La prima è di sicurezza collettiva. Se l'Iran ne facesse parte, un attacco statunitense o israeliano contro uno qualsiasi di quei paesi diventerebbe un attacco a tutti. Non è più una crisi regionale: è guerra totale. E chiunque valuti un'operazione dovrebbe rifare i conti sapendo che la risposta non arriva da un solo Paese.
La seconda è di contenimento. Il patto servirebbe a neutralizzare lo Yemen e gli alleati iraniani che ogni giorno indeboliscono le forze sostenute da Riad. In questa lettura non è un'apertura a Teheran: è il tentativo di comprarne la neutralità sul fronte che sta costando di più.
Le due ipotesi non si escludono, e chi ha proposto il patto può averle entrambe in mente.
Intanto Trump sta strangolando le economie del Golfo sperando che l'Iran ceda dall'interno. È una scommessa su chi crolla per primo, e i dati dicono che a cedere per prime sono le economie che dipendono dai flussi, non quella che è sotto sanzione da quarant'anni.
E c'è un movimento che l'Europa non ha registrato. Il disimpegno americano dalla NATO è già in essere, non annunciato ma in corso. Gli europei non se ne sono accorti. Tra una settimana, negli Stati Uniti, si deciderà il destino dell'Ucraina.
L'Iran, dal canto suo, ha cominciato a trattare con la propria diplomazia informale. Chi si muove così non aspetta un tavolo: se lo costruisce dove serve.
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Arabia Saudita, Turchia e Pakistan rafforzano la cooperazione militare. L'accordo amplia la deterrenza regionale, ma un intervento diretto contro l'Iran resta uno scenario poco probabile
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L'accordo di difesa tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan amplia le opzioni strategiche dei tre Paesi in un contesto regionale sempre più instabile. Riyadh rafforza la propria deterrenza, Ankara consolida il ruolo regionale e Islamabad combina interessi economici e sicurezza. Un attacco a un membro è previsto come minaccia comune, ma un intervento militare diretto contro l'Iran resta improbabile. Più realistici sarebbero sostegno politico, intelligence, cooperazione logistica e aumento della prontezza militare.
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IL BOMBARDAMENTO SAUDITA IN IRAQ METTE IN BILICO LA MONARCHIA DI RIAD. GLI STATI DEL GOLFO NON PERCORRONO PIU' LA ROTTA CHE CENTCOM DICHIARA SICURA NELLO STRETTO DI HORMUZ.
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Con il bombardamento in Iraq la monarchia saudita ha aperto il fronte sbagliato. Londra è molto attiva nel consigliare bin Salman, ma il consiglio non costa nulla a chi lo dà: se regge incassa, se crolla si sposta. E non basta costruire moschee per farsi perdonare in Medio Oriente.
Il mondo sciita si è saldato. Le milizie irachene aspettano da trent'anni il conto delle torture americane e del saccheggio dell'Iraq. Il primo ministro iracheno non salverà la faccia agli Stati Uniti: fa l'idiota utile e lo sanno tutti tranne lui.
Le intelligence e i politici europei non hanno capito che valanga sta arrivando. I primi ministri sono così disinformati e pieni di sé da credere che dichiarazioni e propaganda possano fermare un'avanzata.
Il quadro americano è peggiore di come lo si racconta. Generali che disobbediscono agli ordini. Alla CIA nessuno vuole più essere quello che porta le notizie a Trump. È un impero che sta sprofondando e che ha smesso di ascoltarsi.
Nel frattempo il mondo speculativo raccoglie combattenti da tutto il pianeta per mettere in piedi l'esercito arabo.
Poi ci sono i fatti che nessuno commenta. Gli Stati Uniti hanno bloccato petroliere del Qatar che avevano imboccato la rotta iraniana a Hormuz. CENTCOM continua a sostenere che esiste un corridoio americano sicuro. La domanda è una sola: perché gli Stati del Golfo non lo prendono più.
E l'altra, altrettanto semplice: cosa farà l'Arabia Saudita contro i missili che arrivano dallo Yemen, dall'Iraq e dall'Iran. Circolano sempre più voci di un disimpegno americano nella regione, e qualcuno parla perfino di ritiro dal Kuwait.
Resta la domanda di fondo. Nessuno pensi che queste monarchie inventate siano entità razionali, con una cultura economica, finanziaria e politica costruita nel tempo. Non sanno fare nulla. Sono criminali che andrebbero processati per quello che hanno commesso: riciclaggio, omicidi, tratta di esseri umani, torture, stupri. E l'Europa non ha chiuso gli occhi: ha stretto mani, ha fatto affari, ha propagandato la loro politica come se fosse una politica.
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