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Ucraina

Tutti i messaggi di Silent People sul paese Ucraina: cronologia completa, aggiornamenti e thread collegati, dal piu recente al piu vecchio.

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PRESTARE CAUTELA UCRAINA: sono previsti attacchi massicci contro le infrastrutture energetiche del Paese.

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Attacco missilistico russo su Kiev, oDESSA , capitale dell'Ucraina

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Ucraina: massima cautela, prepararsi a una evacuazione immediata.

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L’Ucraina sviluppa droni kamikaze sempre più piccoli e manovrabili, anche per compensare la carenza di personale. La guerra assume così una dimensione sempre più simile a un videogioco.

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UN VIDEO CON TRE PRESUNTI SOLDATI UCRAINI CHE MINACCIANO L'IRAN E' PRODOTTO DA UNA SOCIETA' DI MARKETING. I TRE NON APPARTENGONO ALLE FORZE ARMATE.

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ArticoloLA GUERRA SI PRODUCE IN STUDIO
Il video dei tre soldati ucraini che minacciano l'Iran non viene dal fronte. È stato realizzato da una società di marketing per conto di chi ha interesse ad allargare la guerra, e i tre in divisa non sono militari. Non è un dettaglio da fact-checking. Significa che una minaccia tra Stati, cioè un atto che in teoria appartiene a chi ha responsabilità di governo, è stata commissionata a un fornitore privato e pagata. Nel frattempo, dentro l'esercito ucraino circolano indiscrezioni su casi di ammutinamento. Il motivo non è ideologico. Alcuni comandanti si sono arricchiti, e a qualcuno vengono attribuite società di call center usate per truffe in Europa. Sono le stesse strutture che mandano al fronte ragazzi che non tornano. In Polonia cresce l'ostilità verso gli ucraini, alimentata dal fatto che alcuni battaglioni portano i nomi di figure naziste della Seconda guerra mondiale. È un fatto verificabile, e nessuno lo affronta. Di tutto questo, sui giornali europei, non c'è traccia. Una volta la propaganda era un mestiere raffinato. Oggi bastano tre comparse in mimetica e una minaccia recitata male, buttata in pasto a chi la beve senza guardarla.
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Impatto Missile russo vicino Kiev

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KIEV RITRATTA SUL MERCANTILE IRANIANO NEL CASPIO: IL MINISTRO DEGLI ESTERI PARLA DI ATTO NON INTENZIONALE DOPO LA RIVENDICAZIONE DI ZELENSKY. TEHERAN CHIEDE IL PAGAMENTO DEI DANNI.

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ArticoloKIEV CAMBIA VERSIONE. IL CONTO È ARRIVATO
Prima Zelensky rivendica: abbiamo colpito la nave iraniana nel Caspio perché chi aiuta la Russia è un bersaglio legittimo. Giorni dopo il suo ministro degli Esteri telefona a Teheran e dice l'opposto: non era intenzionale, non vogliamo inasprire nulla. Due versioni che si escludono, dalla stessa capitale. Cosa è successo in mezzo. Teheran ha smesso di trattare l'episodio come questione politica e ha chiesto i danni. Il resto è la domanda che nessuno fa: perché l'Ucraina ha aperto un fronte nel Caspio. Le indicazioni convergono su una promessa, la licenza per produrre intercettori. Vale quanto le precedenti. Alla Turchia furono promessi gli F-35, all'Arabia Saudita il nucleare civile. In entrambi i casi l'azione richiesta è stata eseguita e la contropartita non è mai arrivata. Kiev sta eseguendo, e la prima fattura è già sul tavolo. Vedremo
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MEDIO ORIENTE - OPERAZIONE USA ANNULLATA ALL'ULTIMO MINUTO: I GENERALI SI OPPONGONO DOPO LE PERDITE, PECHINO AVVERTE A SOSTEGNO DELLA SOVRANITA' IRANIANA. TRUMP FERMA I BOMBARDAMENTI. LA TRATTATIVA E' SOLO UNA PAUSA.

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ArticoloLe 72 ore della follia: l'operazione annullata e ciò che l'Europa non dice
Le ultime 72 ore sono state di follia pura. L'attivazione dei sistemi di criptazione NATO al livello più elevato, seguita da una richiesta di evacuazione immediata dal Medio Oriente, aveva portato il dispositivo occidentale sulla soglia dell'ora X, per poi far marcia indietro all'ultimo minuto. Il mondo è stato a un passo dalla terza guerra mondiale, e il brusco annullamento ha gettato nel caos interi reparti, catene di comando e l'intera filiera della sicurezza: sono stati momenti drammatici, vissuti mentre gran parte dell'opinione pubblica dormiva ignara. C'è un dettaglio che qualifica la natura di questi rapporti. Dell'ora X erano stati avvisati soltanto due Paesi europei, e la circostanza impone una domanda: sono questi gli alleati? Mentre le armi venivano trasportate in tutto il Medio Oriente, attraverso basi e infrastrutture di mezzo continente, nessun leader europeo ha avuto la possibilità, o il coraggio, di chiedere che cosa si stesse combinando. Un'alleanza in cui due soli membri sono informati di un'operazione capace di scatenare un conflitto globale, e tutti gli altri restano all'oscuro pur mettendo a disposizione il proprio territorio, non è un'alleanza tra pari: è una gerarchia di subordinazione in cui la maggior parte dei governi europei ha rinunciato perfino al diritto di sapere. Ciò che ha imposto la marcia indietro non è stato un singolo fattore, ma la presa di coscienza che gli Stati Uniti avevano sottovalutato la complessità del meccanismo che stavano per innescare e la catena di conseguenze che ne sarebbe derivata. Dopo le pesanti perdite, molti generali si sono opposti, valutando che l'operazione sarebbe stata un disastro; a ciò si è aggiunto l'avvertimento del ministro degli Esteri cinese, secondo cui Pechino sostiene la sovranità dell'Iran, un messaggio che spostava la posta oltre il teatro regionale. È qui che emerge la lezione più dura di queste ore: certi ordini, per la complessità dei sistemi che attivano, vanno studiati prima di essere emessi, perché una volta partiti il loro ritiro è quasi impossibile. Proprio per arrestare quella macchina Trump è stato costretto a imporre lo stop immediato ai bombardamenti, ricorrendo anche a ordini esecutivi resi pubblici. La dinamica militare completa il quadro. L'Iran aveva anticipato le mosse americane sin dai primi momenti: mentre gli Stati Uniti cercavano di circoscrivere il perimetro per un tentativo di operazione terrestre, Teheran ha colto l'occasione per colpire pesantemente i radar iper-tecnologici schierati in Giordania, provocando un numero elevato di morti e feriti tra le basi di Kuwait, Bahrein, Siria e Iraq. Il disastro, inizialmente nascosto, si è rivelato profondo. Il tentativo americano di rispondere ha consumato troppi intercettori e troppi armamenti, mentre il morale delle truppe e degli stessi generali era così basso da produrre casi di ammutinamento. A pesare fu anche l'indicazione della preparazione di operazioni anfibie iraniane. Sul piano internazionale, l'entità dei danni ha visto l'Iran sostenuto dalla Russia, e la vicenda si è intrecciata con un episodio rivelatore: l'attacco missilistico che ha colpito naviglio iraniano uccidendo un marinaio, un'azione riferita a responsabilità ucraine e leggibile come il gesto obbligato di una leadership, quella di Zelensky, sempre più esposta e condizionata dalle inchieste sui fondi scomparsi e dalla totale dipendenza dai finanziamenti occidentali alla guerra. C'è poi un episodio che nessuno vuole raccontare: la telefonata del ministro degli Esteri iraniano all'Alto rappresentante europeo Kaja Kallas. Il ministro non ha pronunciato parole esplicite, ha parlato il linguaggio della diplomazia, ma il senso sotteso al suo messaggio era preciso e partiva dal principio stesso che l'Occidente ha applicato in queste ore. Il ragionamento con cui la leadership ucraina ha giustificato il proprio attacco al naviglio iraniano è lineare: la Russia aiuta l'Iran, dunque colpisco l'Iran. Ma quel principio, una volta enunciato, vale in ogni direzione, ed è questo che il ministro, senza mai dirlo apertamente, ha lasciato intendere: se è questa la regola che accettate, allora, poiché i comparti della difesa europei aiutano l'Ucraina a lanciare missili contro obiettivi collegati all'Iran, ne consegue che l'Iran avrebbe pari titolo a rispondere contro l'Europa. Sotto la formula diplomatica correva anche il richiamo al fatto che l'Europa non ha mantenuto i patti sul nucleare nonostante le firme apposte, e che i Paesi europei, coinvolti nel finanziamento della guerra contro la Russia, sono già di fatto corresponsabili in via indiretta di quanto sta accadendo. Il messaggio era cifrato nel linguaggio della diplomazia, ma il suo significato era inequivocabile per chiunque avesse gli strumenti per decifrarlo, e proprio per questo il modo in cui è stato recepito è rivelatore. Non si è trattato di una scelta di far finta di non capire: Kallas, che per formazione ed esperienza non possiede un retroterra militare né strategico, non ha colto ciò che le veniva comunicato sotto traccia. Lo traduciamo noi, perché il senso resti a verbale: alla luce dei fatti noti, e cioè della partecipazione europea alla guerra a fianco degli Stati Uniti e del sostegno militare che alimenta i lanci contro obiettivi iraniani, Teheran ha fatto capire che fino a oggi ha finto di non vedere, ma che da questo momento risponderà, colpendo in via indiretta chi ha fornito i missili, cioè l'azienda e il Paese europeo coinvolti. Era un avvertimento, cifrato ma esplicito nel suo peso, che chi avrebbe dovuto decifrarlo non ha compreso. Va chiarito, a scanso di equivoci, in che forma questa risposta si manifesterà. L'Iran non ha alcun bisogno di bombardare fisicamente un Paese europeo, e non lo farà: un attacco diretto a un membro della NATO attiverebbe la clausola di difesa collettiva e trasformerebbe una guerra regionale nel conflitto globale che tutti dicono di voler evitare. La guerra iraniana all'Europa sarà invece di natura economica e indiretta: passerà attraverso i proxy, gli attacchi informatici, gli incidenti e i sabotaggi, colpendo infrastrutture, filiere e asset senza mai fornire il pretesto di un'aggressione conclamata. Sarà una pressione diffusa e negabile, calibrata proprio per restare sotto la soglia che farebbe scattare l'articolo 5. Per l'Ucraina, che nella NATO non è, il discorso è diverso: lì la risposta può assumere forme dirette, e il naviglio colpito nel Caspio ne è già un primo segnale. Da qui in avanti la guerra cambia natura anche nel teatro principale. Sarà una guerra contro le navi e contro obiettivi civili, fatta di sequestri, rapimenti e saccheggi: i barbari in azione. E impone una domanda diretta alle istituzioni: non siete forse voi le responsabili del divario tecnologico accumulato verso la Cina, con servizi di intelligence genuflessi all'autorità politica che hanno tradito la propria funzione e i cittadini che dovevano servire? Nel frattempo, i giornali europei parlano solo di cronaca e di dibattiti privi di informazione: c'è un'opera deliberata, condivisa da tutte le istituzioni, di non toccare certi argomenti. Chi è allineato viene invitato e valorizzato, chi si ribella viene escluso, e società di monitoraggio e di OSINT lavorano proprio a questo. Non si dice che l'Ucraina sta perdendo e che il suo popolo è mandato al macello nel tentativo disperato di provocare una reazione russa, anche a costo di crimini contro obiettivi civili, nel silenzio delle istituzioni occidentali. Non si dice che molti degli attacchi al Kuwait erano false flag, costruiti per accreditare presso i decisori la bontà delle loro stesse valutazioni. Queste 72 ore hanno mostrato, anche ai generali, che si profila la fine di un'epoca. La sfiducia verso il dollaro è in atto, e i fondi sovrani si preparano a voltare le spalle alla vecchia economia per abbracciare nuove alleanze. Sappiamo che verrà annunciato un altro accordo, ma sappiamo anche che presto altri due Paesi entreranno in guerra, e che l'Europa ha staccato la spina ai diritti e alla democrazia, iniziando a vendere ai propri cittadini un racconto fatto di inganni, con menzogne costanti su giornali, media e report di intelligence. Da 72 ore tutto è cambiato, o almeno così si vuole far credere. Anche se gli Stati Uniti si sono fermati lasciando intendere che sia in corso una trattativa, gli iraniani sanno che Trump non potrà rispettare gli accordi, e non perché non lo voglia: un accordo vero equivarrebbe alla resa di un intero sistema economico, che non è soltanto quello statunitense. È questa la ragione per cui l'intero Occidente mente. La realtà non è lo Stretto di Hormuz, non è l'energia, non sono le rotte: questi sono i sintomi, non la posta. La posta è l'invincibilità stessa degli Stati Uniti, come apparato militare, come macchina di influenza, come primato tecnologico. Mentre scriviamo queste poche parole parliamo di cifre colossali, ma soprattutto parliamo del futuro dell'intelligenza artificiale e dei data center, il terreno su cui la Cina avanza nascondendosi bene dietro l'Iran. Perché un confronto diretto con Pechino è troppo pericoloso, e così l'arma che l'Occidente sceglie di impugnare sono i mercenari, uomini disposti a tutto per denaro. Ma il costo della vita, e in particolare quello dei beni alimentari, continua a salire, e il gioco è diventato pericolosissimo: perché questi cessate il fuoco non sono la fine, ma la pausa in cui si prepara la ripresa con altri mezzi, mentre la vera guerra, quella per il primato economico e tecnologico del secolo, non si è mai fermata.
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Zelensky agisce ormai come principale interprete della strategia di Stati Uniti e NATO, estendendo il confronto ben oltre il teatro ucraino. Un proxi come Israle

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ArticoloZelensky, il nuovo proxy politico dell'Occidente
Le dichiarazioni di Zelensky sembrano rappresentare la risposta politica e informativa degli Stati Uniti ai danni subiti dalle proprie basi in Medio Oriente. Attribuendo alla Russia un presunto supporto satellitare all'Iran, Kiev amplia il confronto ben oltre il teatro ucraino. Sul piano strategico, questa iniziativa rafforza la percezione di un crescente allineamento tra Ucraina, Stati Uniti e NATO nella gestione della comunicazione e dell'intelligence, mentre il conflitto assume una dimensione sempre più globale.
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Attacchi missilistici balistici russi contro la capitale, Kiev.

TX-3080Thread 2

Il Ministero degli Esteri iraniano ha attribuito all'Ucraina la responsabilità dell'attacco contro una nave mercantile iraniana nel Mar Caspio, definendolo un atto di aggressione e una violazione della Carta delle Nazioni Unite.

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ArticoloAttacco a una nave mercantile iraniana nel Mar Caspio Implicazioni strategiche
Teheran richiama inoltre il principio della legittima difesa, lasciando intendere che risponderà a eventuali ulteriori azioni considerate ostili. Se le responsabilità e la dinamica dell'attacco fossero confermate, l'episodio segnerebbe un significativo innalzamento del livello di confronto, con possibili ripercussioni sulla sicurezza marittima, sui corridoi commerciali e sugli equilibri geopolitici regionali. La crisi rischia così di estendersi oltre il fronte ucraino, coinvolgendo nuovi attori e aumentando la pressione diplomatica internazionale.

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TX-3079Thread 2

L'Europa continua a non prendere posizione sull'attacco al mercantile iraniano. Il silenzio delle istituzioni europee solleva interrogativi sulla coerenza della risposta alle violazioni del diritto internazionale.

TX-3055

Sventato un presunto attentato al giacimento petrolifero di Badra. Arrestato un uomo che avrebbe risposto a un annuncio di lavoro online e accettato 2.000 dollari per piazzare un ordigno, su istruzioni ricevute da un contatto con numero ucraino

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Gli attacchi nel Mar Nero hanno provocato diversi episodi di inquinamento marino, soprattutto a causa dei danni a infrastrutture energetiche, navi e porti

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I droni russi continuano a colpire stazioni di rifornimento di carburante in Ucraina.

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La narrazione dei governi europei sulla guerra in Ucraina si discosta dalla realtà sul terreno, al punto che i leader europei continuano a sostenere posizioni che non trovano riscontro nei fatti oggettivi. Inizio di un terrorismo Rosso?

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ArticoloTelex Messaggio
La narrazione occidentale sovrarappresenti i risultati operativi delle forze ucraine Si valuta possibile che i movimenti russi configurino un riposizionamento pianificato in anticipo, e non una reazione contingente, in previsione di un indebolimento dell'avversario. Possibile che vi sia una spinta, attribuita all'asse Ucraina–NATO, tesa a provocare Mosca e ad ampliare il perimetro del conflitto. Una postura russa deliberatamente non reattiva produca un effetto di erosione progressiva sulle economie occidentali. Possibile che l'emergere del riferimento istituzionale a un "terrorismo rosso" preluda all'uso di strumenti legislativi restrittivi verso la popolazione
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Prestare cautela in Ucraina: sono state segnalate proteste e disordini in diverse località contro le attività di reclutamento forzato.

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L'esercito ucraino ha annunciato ufficialmente la distruzione di un caccia russo Sukhoi Su-35. Al momento non risultano conferme indipendenti dell'accaduto

TX-2728

Dopo gli attacchi Ucraini contro la Russia, e in vista dell'imminente vertice NATO, Mosca ha risposto bombardando numerose stazioni di servizio. Secondo alcune fonti, quelle colpite sarebbero ormai circa 150.

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TX-2724

Le ultime operazioni ucraine riaccendono il dibattito sull'andamento della guerra. Tra propaganda, aiuti occidentali e strategie militari, cresce il confronto su quale sia la reale situazione sul campo.

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ArticoloL'altra lettura del conflitto in Ucraina
A mio parere, molte delle operazioni militari ucraine hanno anche una forte valenza comunicativa: servono a trasmettere, soprattutto ad alcuni governi europei, l'immagine di un'Ucraina ancora in grado di mantenere l'iniziativa sul campo. Ritengo inoltre che una parte della propaganda finisca per alimentare aspettative poco realistiche. Mi preoccupano anche le dichiarazioni di alcuni esponenti ucraini e le controversie legate alla memoria storica di figure nazionaliste coinvolte in violenze contro i polacchi, temi che continuano a creare tensioni. Dal mio punto di vista, l'Ucraina dipende in misura determinante dal sostegno economico e militare dei partner occidentali. Senza questo supporto, credo che la sua capacità di sostenere il conflitto sarebbe fortemente compromessa. Per questo motivo considero alcune operazioni particolarmente spettacolari anche come strumenti per mantenere alta l'attenzione dell'opinione pubblica e dei governi europei, così da favorire la prosecuzione degli aiuti. Allo stesso tempo, ritengo che la Russia non abbia interesse a reagire in modo impulsivo, anche perché osserva le difficoltà economiche e politiche che, a mio avviso, stanno attraversando alcuni Paesi della NATO, come la Germania. È mia opinione che Mosca stia preparando una risposta militare alle recenti azioni ucraine.

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