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Nuclear

Every Silent People post tagged Nuclear: the full timeline, updates and connected threads, newest first.

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TX-2664

Sharif Pakistan addresses the issue of nuclear power and ballistic missiles in front of the Iranian delegation, but is immediately disavowed by a sarcastic reaction from the Iranians, who dismiss his statements with a laugh.

TX-2658Thread 2

The return of IAEA inspectors to Iran will take place when Israel withdraws from Lebanon and the United States returns frozen Iranian funds, while lifting sanctions.

The return of IAEA inspectors to Iran will take place when Israel withdraws from Lebanon and the United States returns frozen Iranian funds, while lifting sanctions.

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TX-2657Thread 2

Vance talks about the return of IAEA inspectors to Iran, but does not clarify times and conditions. The doubt remains that the measure is linked to a final agreement yet to be defined

TX-2341

Highly unusual encrypted radio traffic has been detected on the main US strategic nuclear communication frequencies in Europe

TX-2292

The rapid expansion of the Chinese nuclear arsenal pushes towards a tripolar order: Beijing aims at more than 1,000 warheads by 2030, fueling risks of miscalculations and tensions with Washington.

TX-2272

Intelligence has bowed to politics. Internal mutinies in America. Meloni follows the Trump doctrine on Iranian nuclear power: a mistake that risks isolating Italy.

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ArticleIntelligence sottomesse, Meloni con Trump: il costo di non capire l'Iran
Il problema grave dell'intelligence oggi non è la mancanza di informazioni. È la sottomissione alla rottura politica. I servizi non sono stati in grado di fermare determinate situazioni non perché non le vedessero: perché non sono stati ascoltati, o perché hanno smesso di parlare. Quando l'intelligence si piega alla politica, perde la sua funzione. Diventa uno strumento, non una guida. In America la situazione è grave. Ci sono stati casi documentati di ammutinamento interno, di funzionari che hanno rifiutato direttive, di analisti messi da parte perché le loro valutazioni non corrispondevano alle scelte del potere esecutivo. Un'intelligence che non viene ascoltata non è solo inutile: è pericolosa, perché lascia il campo alle decisioni prese senza basi reali. In questo quadro si inserisce la posizione di Giorgia Meloni sul nucleare iraniano. Il presidente del Consiglio continua a ripetere la dottrina Trump: il nucleare iraniano come minaccia primaria, come linea sulla quale non si tratta. È una posizione politicamente comoda, allineata con Washington, ma analiticamente sbagliata. Ciò che Meloni non sembra in grado di percepire è la portata di ciò che si sta muovendo dall'altra parte. L'Iran sta costruendo un'offensiva diplomatica sul dossier nucleare che sarà devastante per chi si troverà sul fronte sbagliato. Teheran sa come usare il negoziato come strumento di pressione, sa come isolare progressivamente chi resta ancorato alla narrativa americana, sa come costruire consenso internazionale attorno a una propria versione dei fatti. Chi continua a parlare di nucleare iraniano con la voce di Trump, tra qualche mese si troverà solo, con una posizione che nessuno dei suoi interlocutori votrà più difendere. Il rischio per l'Italia non è astratto. È concreto, immediato, e nessuno nel governo sembra volerlo vedere.
TX-2196Thread 2

Is nuclear power just a pretext? Trump refuses to return Iranian funds frozen in Western banks. The real game is economic.

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TX-2195Thread 2

The US denies Tehran nuclear enrichment, granted to Japan, Brazil, Argentina and Germany double standards. Meloni's statements on Iranian nuclear power raise questions about Italy's position.

TX-2145

B-2 Spirit and E-6B in Europe nuclear signal Strategic bomber and E-6B nuclear command aircraft deployed together on STRATCOM orders. It's not ordinary training. Activated nuclear deterrence.

TX-2055

Possible ceasefire agreement lifting the blockade and opening of negotiations for 30 days, extendable. The conflict could be reduced, but the nuclear issue would remain unresolved for a long time.

TX-1849

Trump announces an imminent agreement with Iran to Pakistan. This isn't true.Tehran isn't discussing either abandoning its nuclear program or submitting to Hormuz.The US is building a narrative of an Iranian surrender that isn't structurally possible

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ArticleCiò che Trump dice, ciò che Teheran risponde
Donald Trump ha dichiarato che «un accordo sarà firmato stasera», parlando di un negoziato «concluso» e «rapido». Nella stessa giornata il presidente americano ha minacciato di «distruggere ogni singola centrale elettrica e ogni singolo ponte in Iran» se Teheran non accetterà l'intesa, e ha fatto trapelare l'ipotesi di un proprio volo a Islamabad entro giovedì 24 aprile per intestarsi personalmente la firma. La realtà raccontata dalle fonti iraniane è un'altra. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha comunicato formalmente al suo omologo pakistano Ishaq Dar che le recenti azioni statunitensi dimostrano «cattive intenzioni e mancanza di serietà nella diplomazia». Il presidente Masoud Pezeshkian ha accusato Washington di «bullismo» e ha paventato un - tradimento della diplomazia - sulla falsariga dei due precedenti round falliti. La delegazione iraniana ha messo nero su bianco la precondizione - finché resterà in vigore il blocco navale annunciato da Trump contro l'Iran, non ci saranno negoziati Non c'è nessun accordo pronto alla firma. C'è un presidente americano che annuncia in televisione un'intesa che l'altra parte non ha accettato, non ha confermato e ha anzi smentito.
ArticleNucleare e Hormuz - due voragini, non due dettagli
Sui due dossier che contano,nucleare e Hormuz,le distanze non sono sfumature: sono voragini. NUCLEARE. Nel primo round di Islamabad Teheran ha proposto una sospensione di cinque anni dell'arricchimento dell'uranio. Washington pretende uno stop di almeno venti anni. Non c'è un compromesso pronto. L'Iran considera la consegna del proprio stock di uranio arricchito agli Stati Uniti una - perdita di sovranità - non compensabile con l'alleggerimento sanzionatorio. Araghchi ha ribadito più volte il diritto sovrano all'arricchimento per usi civili. Nessuna concessione strategica è stata annunciata da Teheran. HORMUZ. La riapertura dello Stretto annunciata dall'Iran il 17 aprile è stata esplicitamente legat,soltanto alla durata del cessate il fuoco in Libano,una mossa tattica, non una rinuncia strategica al controllo del passaggio. Gli Stati Uniti mantengono intanto il blocco navale contro i porti iraniani. Ieri, 19 aprile, è avvenuto un sequestro di una nave iraniana da parte statunitense: il portavoce della diplomazia iraniana Esmaeil Baghaei ha denunciato - atto criminale - e - violazione della Carta delle Nazioni Unite - . Il cosiddetto revenue sharing sul transito, evocato da alcune fonti, è oggi nient'altro che un'idea sul tavolo, non un accordo. Teheran non discute la rinuncia al nucleare. Non discute la sottomissione su Hormuz. Nessuna delle due è sul punto di accadere.
ArticleLa narrativa della sottomissione
La logica del messaggio trumpiano è trasparente una volta separata dai fatti. Il presidente americano non sta annunciando un accordo,sta costruendo una narrativa in cui l'Iran si sottomette agli Stati Uniti. È una costruzione a uso interno,base elettorale, Congresso, mercati,che punta a presentare un successo prima che i fatti possano smentirlo, con il classico meccanismo dell'ultimatum -entro martedì, altrimenti bombe- usato come forzatura mediatica. Ma una sottomissione iraniana, nei termini annunciati, non è possibile. Non lo è per tre ragioni strutturali. Primo: Teheran non può consegnare lo stock di uranio arricchito senza perdere la propria ragione interna di sopravvivenza politica, in un Paese dove il nucleare è percepito come leva di sovranità nazionale dopo due round negoziali falliti sotto attacchi militari. Secondo, Hormuz non è una concessione commerciale, è una carta strategica,rinunciarvi significherebbe rinunciare all'unico strumento di deterrenza asimmetrica di cui l'Iran dispone contro il blocco navale americano. Terzo, il tessuto interno iraniano, vedi la reazione di Mohammad Bagher Zolghadr nel primo round, non tollera cedimenti sull'Asse della Resistenza e sul profilo nucleare: una "resa" firmata a Islamabad sarebbe politicamente inesigibile a Teheran. Il secondo round di martedì 21 aprile, se si farà, potrà al massimo produrre una dichiarazione congiunta di proroga del cessate il fuoco, non un -accordo storico- . Trump lo sa, e per questo parla di firma imminente: perché sa che non la otterrà nei termini che annuncia, e deve prendersi la narrativa prima che la realtà gliela smonti. È una mossa di comunicazione, non di diplomazia. E le mosse di comunicazione, quando la controparte è Teheran, hanno la durata di un ciclo di notizie.
TX-1763

Islamabad agreement with Iran: a two-week truce that barely holds up. Israel outside the perimeter, British bases on the move, Iranian infrastructure still under attack.

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ArticleLa tregua di Islamabad analisi completa
Il cessate il fuoco con l'Iran regge a malapena. Firmato ad Islamabad sotto mediazione pakistana, già contestato da Israele e traballante nei fatti. Una tregua di carta in un teatro ancora in fiamme. L'ACCORDO E LA SUA ARCHITETTURA PRECARIA Quello che Washington chiama «accordo di Islamabad» è in realtà una tregua di due settimane non un cessate il fuoco permanente, non un accordo di pace, non un trattato nucleare. Il documento, siglato con la mediazione del Pakistan, ha fermato formalmente le ostilità dirette tra Stati Uniti e Iran. Ma la distanza tra le posizioni rimane abissale. Teheran è arrivata al tavolo con un piano in dieci punti che mette al centro il riconoscimento della propria sovranità sul programma nucleare civile, la fine delle sanzioni economiche e il ritiro delle forze americane dalla regione. Gli Stati Uniti hanno risposto con un contropiano in quindici punti che include la verifica internazionale degli impianti nucleari, lo smantellamento del programma balistico avanzato e la cessazione del supporto iraniano alle milizie regionali Hezbollah, Hamas, Houthi. I due documenti sono incommensurabili: non si tratta di distanze negoziabili, sono visioni del mondo opposte. ISRAELE FUORI DAL PERIMETRO, DENTRO IL CONFLITTO L'elemento più dirompente dell'accordo di Islamabad è ciò che non contiene: nessuna clausola riguarda Israele. Tel Aviv non è parte dell'intesa, non ha firmato, non è vincolata. E lo ha dimostrato subito. Nelle ore successive all'annuncio della tregua, aerei israeliani hanno continuato a operare sul Libano meridionale. Le infrastrutture iraniane in Siria hanno subito nuovi attacchi. L'ex premier Yair Lapid ha definito l'accordo «una resa alla logica del terrore» e ha invitato il governo Netanyahu a non rispettarne i presupposti politici. Da Gerusalemme non sono arrivate smentite sostanziali. Per Israele, qualsiasi accordo che lasci intatto il programma nucleare iraniano anche solo «sospeso» è un accordo contro la propria sicurezza nazionale. La posizione è nota e trasparente. Ciò che stupisce è che Washington abbia scelto di procedere ugualmente, sapendo che il suo principale alleato regionale avrebbe fatto di tutto per sabotarlo. L'OPERAZIONE «EPIC FURY» E LA VERSIONE AMERICANA Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha dichiarato che l'«Operazione Epic Fury» nome in codice delle operazioni militari americane contro l'Iran ha raggiunto i suoi obiettivi strategici. La dichiarazione è stata interpretata come il segnale verde per aprire le trattative di Islamabad. Ma cosa ha realmente ottenuto l'operazione? Gli impianti nucleari di Fordow e Natanz hanno subito danni, ma gli esperti di non proliferazione sono concordi: il programma iraniano non è stato fermato, è stato rallentato. Le centrifughe distrutte vengono sostituite. Il know-how resta. La volontà politica di Teheran di mantenere una capacità di deterrenza nucleare non è mutata. La narrativa della vittoria militare serve a giustificare politicamente il negoziato. È un copione noto: si bombarda, si dichiara vittoria, si tratta. Il rischio è che anche la trattativa venga dichiarata vittoria prima di esserlo davvero. IL PAKISTAN COME MEDIATORE E LE INCOGNITE DELLA PROROGA Il ruolo del Pakistan nell'accordo di Islamabad è stato decisivo. Islamabad ha offerto canali diplomatici discreti, territorio neutro e una credibilità regionale che né la Turchia né il Qatar potevano garantire in questo momento. È un successo diplomatico per il primo ministro pakistano, ma anche un rischio: chiunque medii tra Washington e Teheran si espone alle pressioni di entrambe le capitali. Circolano voci non confermate su una richiesta pakistana di proroga della tregua oltre il termine delle due settimane. La situazione è fluida: nulla è ancora formalizzato. Se la proroga verrà concessa, significherà che entrambe le parti hanno interesse a guadagnare tempo. Se non verrà concessa, la tregua potrebbe collassare nel silenzio o nel rumore delle bombe. L'IRAN IN PIAZZA E LA POLITICA INTERNA Mentre i diplomatici trattavano ad Islamabad, le piazze iraniane erano in movimento. Manifestazioni si sono registrate in diverse città: una parte della popolazione chiede la fine delle sanzioni e una normalizzazione con l'Occidente; un'altra, più nazionalista, rifiuta qualsiasi accordo che tocchi il programma nucleare come simbolo della sovranità nazionale. La leadership di Khamenei si trova in una posizione di straordinaria difficoltà. Ha bisogno di un accordo per dare respiro all'economia il rial è crollato, l'inflazione è a tre cifre, i giovani sono senza lavoro. Ma non può permettersi di apparire come chi ha ceduto sotto pressione militare. Il volto dell'accordo, per Teheran, deve essere quello di una vittoria diplomatica, non di una resa. I dieci punti presentati al tavolo vanno letti in questa chiave. LE INFRASTRUTTURE SOTTO ATTACCO Nel corso delle ultime settimane, una serie di impianti industriali e petrolchimici iraniani ha subito attacchi. Il porto di Bandar Imam Khomeini, snodo cruciale dell'export petrolifero nel Golfo Persico, è stato colpito. L'impianto IRALCO di Arak il principale centro di produzione di alluminio del paese ha subito danni significativi. Il complesso petrolchimico di Mahshahr è stato parzialmente messo fuori uso. Questi attacchi attribuiti a operazioni congiunte americane e israeliane disegnano una mappa precisa: non si mira solo al nucleare, si mira all'economia. Si colpisce il tessuto industriale dell'Iran per aumentare il costo della resistenza. È una strategia di coercizione economica abbinata alla pressione militare: un conflitto a bassa intensità che continua, silenzioso, sotto l'ombrello formale della tregua. IL MOVIMENTO DELLE BASI BRITANNICHE Nelle ultime ore si registra una significativa attività aerea nelle basi britanniche della regione. Diversi aerei da rifornimento sono stati avvistati nello spazio aereo del Medio Oriente. Il segnale è ambivalente: può indicare un posizionamento difensivo in vista di un'escalation, oppure una preparazione logistica in caso di ripresa delle operazioni militari. Londra non ha commentato. La presenza britannica nella regione è strutturalmente legata alle operazioni americane. Il fatto che le basi RAF stiano mostrando attività inusuale proprio mentre è in vigore una tregua è, nella migliore delle ipotesi, un segnale di cautela. Nella peggiore, è la preparazione di qualcosa che ancora non vediamo. LA POSIZIONE EUROPEA: ASSENTE INGIUSTIFICATA L'Europa è visibilmente ai margini di questo processo. Né Parigi né Berlino né Roma hanno avuto un ruolo nelle trattative di Islamabad. Bruxelles ha espresso «cautela positiva» una formula che non dice nulla. Il Servizio europeo per l'azione esterna ha rilasciato una dichiarazione generica a favore del dialogo. L'assenza europea non è una sorpresa: dopo la fine del JCPOA nel 2018 e il suo collasso definitivo, l'Unione Europea ha progressivamente perso influenza nei dossier mediorientali. Il fatto che la mediazione sia stata affidata al Pakistan e non a un paese europeo è la misura di questo declino. L'ANALISI ACCADEMICA: UNA PACE STRUTTURALMENTE FRAGILE Il professor Fawaz Gerges della London School of Economics, tra i maggiori esperti occidentali di politica mediorientale, ha commentato l'accordo con parole di cauto pessimismo. Secondo Gerges, una tregua di due settimane non è un accordo di pace: è una pausa. Le strutture del conflitto rimangono intatte le ambizioni nucleari iraniane, la dipendenza israeliana dalla deterrenza militare, la competizione americana per il dominio regionale. Per Gerges, il vero test non è se la tregua reggerà due settimane probabilmente sì. Il vero test è se le due settimane produrranno qualcosa di sostanziale. La storia recente del Medio Oriente suggerisce di non essere ottimisti. CONCLUSIONE: LA PACE CHE NON C'È ANCORA L'accordo di Islamabad è un risultato diplomatico reale in un contesto di guerra reale. Non va sminuito. Ma non va nemmeno sopravvalutato. Una tregua di due settimane, con piani negoziali incommensurabili, con Israele fuori dal perimetro e pronto a colpire, con le infrastrutture iraniane ancora sotto attacco, con i rifornitori britannici in volo e le piazze di Teheran in fermento non è la pace. È il silenzio prima del prossimo rumore.
TX-1718

CEASEFIRE REJECTED: Iran refuses 45-day proposal from mediators. Demands permanent end to war. Israel strikes South Pars, Iran's largest petrochemical plant. IAEA: strikes hit 75m from Bushehr nuclear plant.

TX-1654Thread 2

The IAEA quickly mobilized for Zaporizhzhia. For Bushehr, no public statement from the body was hit four times, according to Iranian sources. Silence is itself a political fact.

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TX-1653Thread 2

Zaporizhzhia power plant under Russian attack: immediate international mobilization. Bushehr power plant hit four times: silence on the part of international institutions. Two weights, two documented measures.

TX-1618

Iranian Atomic Energy Organization accuses the IAEA of inaction on attacks on Iranian civilian nuclear facilities. The AEOI chief sent formal letters of protest to the Director General of the IAEA.

TX-1604

Official Chinese EPL newspaper: Japan holds 44.4 tons of plutonium — enough material for about 5,500 nuclear warheads. Tokyo defined as a potential 'de facto nuclear power'.

TX-1458

Attention Israel's goal is the destruction of the Bushehr nuclear power plant. Should this happen, Iran could hit Dimona.

TX-1411

Israel has hit two large Iranian steel mills, a power plant and civil nuclear sites, claiming to be acting in coordination with the US. The action contradicts the extension granted by the US President for diplomacy.

TX-1410

Raffaele Grossi, director of the IAEA, did not condemn the bombing of the Iranian nuclear power plant, calling instead for moderation and dialogue.

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