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Algoritmo

Tutti i messaggi di Silent People marcati con il tag Algoritmo: cronologia completa, aggiornamenti e thread collegati, dal piu recente al piu vecchio.

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TX-3690

I MODELLI PREDITTIVI TARATI SU PARAMETRI OCCIDENTALI NON FUNZIONANO IN IRAN. AL TAVOLO DECISIONALE NON C'ERA NESSUNO IN GRADO DI DIRLO.

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ArticoloLA MACCHINA CHE NON ESITA
Riteniamo che il presidente degli Stati Uniti abbia preso le sue decisioni sulla base di un software, secondo cui l'Iran sarebbe imploso: uno strano calcolo su utenti social, narrative e intercettazioni di massa, da cui risultava che l'Iran doveva cedere al massimo dieci giorni dopo i bombardamenti. Se emergesse che quella decisione è stata presa contro il parere degli analisti, il quadro sarebbe diverso e ne prenderemmo atto. Il problema non è il programma in sé. Ma bisogna capire come funzionano queste macchine: lavorano su aggiornamenti costanti, su algoritmi, e producono decisioni immediate senza tenere conto dei danni collaterali. Un uomo avrebbe avuto un'esitazione. Una macchina no. Ed è per questo che quello che è successo all'Iran, e i crimini che ne sono derivati, sono di una gravità enorme: si è deciso che quel sistema andava bene così. Gli strumenti aiutano davvero, ma solo dove esistono i dati giusti e dove qualcuno sa leggerli. Chi è del mestiere sa come stanno le cose: l'Iran è la Persia. Chi studia ha un'idea diversa di quel Paese; chi legge senza capire pensa che sia arretrato. Gli indici economici iraniani sono costruiti su basi diverse da quelle occidentali, e i modelli predittivi tarati sui nostri parametri lì non funzionano. Quei dati non ci sono, e al tavolo non c'era nessuno in grado di dirlo. Perché è questo il punto: se siedono soltanto carrieristi che dicono sempre di sì, il software smette di essere uno strumento e diventa l'alibi tecnico di una decisione già presa. Dire di sì è troppo facile, e non costa niente a chi lo dice. Trump ama circondarsi di yes men e non vuole essere contraddetto. Così va a chiedere ai militari le soluzioni sull'Iran. Quale soluzione può darvi un militare? Quella di bombardare. Il presidente americano e tutta la banda dei suoi pretoriani, con i leader europei complici e con i Paesi arabi che collaboravano dietro le quinte, si sono esposti a questa follia illegale per seguire un modello che nessuno di loro era in grado di interpretare. Ne discende una domanda che riguarda l'Europa da vicino. Gli analisti di intelligence occidentali calcolano su parametri di intelligenza artificiale e non più con la propria testa. Non sanno più gestire le informazioni HUMINT, e preferiscono big data che nessuno verifica. E allora: tutti questi sistemi d'arma occidentali sono ancora all'altezza di quello che dicono, oppure il vento è cambiato e sono soltanto marketing, visto che hanno dimostrato di non essere più capaci di intercettare? Non sono per caso anch'essi un prodotto a marchio? E i governi europei non sono forse costretti a comprarli sotto il ricatto americano dell'aumento del costo dell'energia, se non destinano agli armamenti il cinque per cento del loro PIL?
TX-3689

ESISTE UN MERCATO DOVE EX FUNZIONARI PUBBLICI RIVENDONO AI PRIVATI LA CONOSCENZA ACQUISITA NEGLI APPARATI. NON VENDONO UN SERVIZIO: VENDONO CIO' CHE NON ERA LORO.

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ArticoloIL MERCATO DEGLI ANALISTI
Esiste un mercato. Si vendono analisti, si vendono valutazioni, si vende la conoscenza che apparteneva agli Stati. E si vende sotto il marchio della democrazia, che è il più redditizio di tutti perché nessuno ne chiede mai il prezzo. È un mercato poco conosciuto, e i protagonisti sono gli ex istituzionali. Sono coloro che hanno lavorato per lo Stato e si sono appropriati della conoscenza di informazioni sensibili, di proprietà dello Stato, per poi proporsi, una volta in pensione, come fornitori alle società private. Non vendono un servizio: vendono qualcosa che non hanno pagato e che non era loro. C'è chi vende piattaforme di voyeurismo, intercettazioni illegali, sistemi OSINT, contatti. Apre la sua academy, e nel giro di tre anni fallisce. E ci risulta che operino procacciatori d'affari specializzati: cercano persone vicine alla pensione e offrono loro posti da dirigente in società che vogliono usarne il nome per rivendere prodotti di dubbia legalità e di dubbia efficacia. È un mercato dove ciò che si vende non è un prodotto, ma la credibilità che quel nome portava con sé quando era pubblico. E quando quella credibilità si esaurisce, si cambia nome e si ricomincia. Il denaro che lo alimenta viene da banche, fondi di investimento speculativi e da tutto quel mercato del marchio perfetto, dove un prodotto che costa dieci dollari viene venduto, grazie al marchio, da cinquanta a cento volte tanto. Gli stessi che controllano materie prime ed energia investono in giornalismo investigativo, in fondazioni. Poi arriva l'amministrazione Trump e tutto quell'apparato di associazioni e fondazioni viene messo da parte in modo piuttosto duro, dal giorno alla notte. Al loro posto entrano le intelligenze artificiali, vengono sostituiti gli analisti, molti professionisti vengono accantonati. Ha licenziato chi sapeva leggere e ha tenuto la macchina che nessuno sa leggere. Vengono però finanziati giornalisti che diventano spacciatori di narrative: in tutto il mondo il mercato dice le stesse frasi, ha gli stessi sorrisi, le stesse posture. Di colpo sembra che si siano messi tutti d'accordo. Ci risulta che vengano stilate liste di proscrizione sui giornalisti non allineati, che non vengono più chiamati e a cui non vengono rinnovate le consulenze. E che contro chi si ribella vengano condotte due diligence illegali, per poi dipingerlo al mondo come filo-Hamas, filorusso, filoiraniano, filo qualcosa. E anticipiamo quello che succederà a questo testo. Esistono sistemi che etichettano gli articoli. Non li leggono: li pescano a strascico e restituiscono un'etichetta. Filorusso. Filoiraniano. Antisistema ecc . L'etichetta si attacca a chi ha scritto e diventa un profilo, che qualcuno consulta prima di una chiamata o di un rinnovo. Sono strumenti illegali venduti sotto la voce sicurezza nazionale. Ma nessuna minaccia è mai stata sventata schedando un giornalista. Servono a sapere in anticipo chi dirà cosa, e a fermarlo prima che lo dica. Ecco perché i giornalisti non scrivono più. Non per paura: perché una frase basta a finire in un archivio che non potranno mai leggere né correggere. Un apparato che smette di analizzare e comincia a catalogare chi scrive ha cambiato mestiere: non produce sicurezza, produce obbedienza.
TX-3477

La ripetizione di una narrativa può alterare la percezione degli eventi, confondendo fatti e interpretazioni. Necessarie fonti primarie e verifiche indipendenti.

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ArticoloCome i media “ricostruiscono” la realtà nella mente del pubblico
In un ecosistema informativo dominato dalla velocità, dalla competizione per l’attenzione e dalla continua esposizione alle notizie, la percezione della realtà non dipende soltanto dai fatti, ma anche dal modo in cui questi vengono selezionati, ripetuti e interpretati. È qui che emerge uno dei fenomeni più rilevanti della comunicazione contemporanea: la capacità delle narrazioni mediatiche di influenzare progressivamente il modo in cui il pubblico interpreta gli eventi. Il termine "gaslighting", propriamente utilizzato in ambito psicologico per descrivere una forma di manipolazione della percezione individuale, viene talvolta applicato anche al sistema mediatico. In questo contesto, tuttavia, è più corretto parlare di "manipolazione della percezione, costruzione della narrativa o influenza cognitiva", piuttosto che di gaslighting in senso clinico. La forza della ripetizione Uno dei meccanismi più potenti dell’informazione è la ripetizione. Un'affermazione riproposta continuamente, attraverso titoli, servizi televisivi, commenti e social network, può diventare familiare al pubblico. La familiarità, a sua volta, può aumentare la percezione di plausibilità di un'informazione, anche quando la sua fondatezza non viene verificata. Il problema nasce quando la frequenza con cui una determinata narrativa viene presentata finisce per sostituire la verifica dei fatti. La domanda iniziale “È vero?” può progressivamente trasformarsi in “Perché tutti ne parlano?”. La presenza costante di una stessa interpretazione diventa così, agli occhi del pubblico, una sorta di prova indiretta della sua attendibilità. Quando la narrativa diventa consenso Un secondo meccanismo riguarda la percezione del consenso sociale. Quando una determinata posizione viene presentata come largamente condivisa, chi la mette in discussione può percepirsi come parte di una minoranza. Questo fenomeno può favorire l'autocensura e ridurre la disponibilità delle persone a esprimere opinioni divergenti. Il risultato è un possibile effetto a cascata: una posizione appare maggioritaria perché viene percepita come maggioritaria, mentre le opinioni contrarie diventano progressivamente meno visibili. Non è quindi necessario che esista un accordo reale e unanime. È sufficiente che il pubblico abbia la percezione che tale accordo esista. Il ruolo dell'incertezza Un'informazione responsabile dovrebbe distinguere tra "fatti verificati, valutazioni, ipotesi e informazioni ancora non confermate" Nelle crisi geopolitiche questo principio diventa particolarmente importante. Le prime informazioni provenienti da zone di conflitto sono spesso incomplete, contraddittorie o difficili da verificare. Presentare un'ipotesi come un fatto consolidato può quindi contribuire alla formazione di una percezione distorta dell'evento. Al contrario, riconoscere esplicitamente ciò che non è ancora noto permette al pubblico di mantenere una capacità critica. Fake news e costruzione della narrativa È importante distinguere tra una notizia falsa e un processo più ampio di costruzione della narrativa. Una *fake news* consiste essenzialmente nella diffusione di un'informazione falsa presentata come autentica. La manipolazione narrativa può invece essere più sofisticata: non richiede necessariamente la fabbricazione di un fatto. Può avvenire attraverso la **selezione delle informazioni, l'omissione di determinati elementi, la scelta delle immagini, l'ordine con cui vengono presentati gli eventi, il linguaggio utilizzato e la ripetizione di una determinata interpretazione**. In questo caso, il fatto potrebbe essere reale, ma la sua rappresentazione potrebbe orientare il pubblico verso una specifica conclusione. La realtà oltre il titolo Il rischio maggiore per il pubblico non è soltanto credere a una notizia falsa. È smettere di distinguere tra "fatto e interpretazione". Un titolo può descrivere un evento reale, mentre il commento che lo accompagna può attribuirgli un significato politico, militare o economico che non è necessariamente dimostrato. Per questo, soprattutto nel monitoraggio degli eventi internazionali, è fondamentale separare tre livelli: 1. "Il fatto": ciò che è concretamente accaduto e può essere verificato. "2. La valutazione:"l'interpretazione fornita da analisti, governi, media o altre fonti. "3. L'ipotesi:" ciò che potrebbe essere accaduto o ciò che potrebbe verificarsi, ma che non è ancora dimostrato. Confondere questi tre livelli significa trasformare progressivamente una narrazione in una presunta realtà. Come proteggersi dalla manipolazione informativa La risposta non consiste nel rifiutare i media, ma nel sviluppare una maggiore alfabetizzazione informativa. Consultare la fonte primaria quando possibile, confrontare fonti con orientamenti differenti, verificare la data e il contesto di una notizia e distinguere chiaramente tra fatti e commenti sono strumenti essenziali. È altrettanto importante prestare attenzione alle proprie reazioni emotive. Contenuti costruiti per provocare paura, rabbia, indignazione o entusiasmo hanno maggiori probabilità di essere condivisi rapidamente senza una verifica approfondita. La domanda più utile, prima di accettare o condividere un'informazione, rimane quindi semplice: "Sto osservando un fatto o sto osservando l'interpretazione che qualcuno ha costruito intorno a quel fatto?" In un sistema informativo sempre più competitivo, la capacità di rispondere a questa domanda rappresenta una delle principali forme di difesa contro la manipolazione della percezione. La vera alfabetizzazione mediatica non consiste nel credere ai media né nel diffidare sistematicamente di essi. Consiste nel "saper verificare, confrontare e distinguere ciò che sappiamo da ciò che ci viene semplicemente raccontato.""
TX-2349

Il motivo per cui Trump ha dovuto fermare la guerra in Iran è stata la mancanza di obiettivi

TX-2165

Le piattaforme AI nella kill chain sono state programmate per accettare da 10 a 20 vittime civili per ogni bersaglio. Fino a 100 se l'obiettivo è ad alto valore. Non è una scelta dell'algoritmo. Qualcuno ha dato quell'ordine.

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ArticoloLa guerra algoritmica produce ciò che dice di combattere
Le piattaforme AI impiegate da Stati Uniti e Israele nella catena di attacco sono state deliberatamente programmate per accettare da 10 a 20 vittime civili per ogni bersaglio colpito. Quando l'obiettivo è ad alto valore, la soglia autorizzata sale fino a 100. Questo non è un limite tecnico. È una scelta politica tradotta in codice. L'intelligenza artificiale non ha deciso nulla. Quei numeri sono stati inseriti da esseri umani, su ordine di governi e comandi militari, e implementati da aziende tecnologiche che hanno accettato il mandato. La responsabilità non è dell'algoritmo. È di chi ha dato l'ordine e di chi lo ha eseguito. Quelle vittime innocenti lasciano dietro di sé famiglie, figli, comunità. Il dolore di chi perde un familiare in un attacco aereo non si elabora politicamente. Diventa risentimento. Diventa radicalizzazione. Diventa il prossimo combattente. L'algoritmo ha l'orizzonte di un secondo. Il conflitto ha l'orizzonte di una generazione. Un sistema programmato per produrre morti civili non combatte il terrorismo. Lo genera. E chi ha firmato quegli ordini, chi ha scritto quel codice e chi ha incassato i contratti ne porta la responsabilità penale.
TX-1925

La guerra in Iran ha un conto misurabile: $63 miliardi in profitti petroliferi USA, RTX a +110% in borsa, Morgan Stanley a +29%. Non è un effetto collaterale della guerra. È la struttura del sistema.

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ArticoloChi guadagna dalla guerra: il nuovo sistema economico-militare USA ?
Esiste un guadagno stratosferico dalla crisi iraniana da parte di società statunitensi collegate al sistema finanziario-militare? Sì. Ed è documentato nei bilanci trimestrali. Partiamo dal settore della difesa. RTX (ex Raytheon Technologies), produttore di missili Patriot e sistemi di intercettazione, ha visto il proprio titolo salire del 110% tra il 2023 e il 2026. Nel primo trimestre 2026, il fatturato è aumentato del 9% a $22,08 miliardi. La divisione Raytheon ha registrato un incremento delle vendite del 10% per effetto della domanda di sistemi antimissile. Lockheed Martin, produttrice del sistema THAAD usato per intercettare missili iraniani, ha quadruplicato la produzione di intercettori , da 96 a 400 unità l'anno — con un contratto Pentagon già firmato. Il suo titolo è cresciuto del 40% dall'inizio del 2026. Northrop Grumman ha guadagnato il 60% su base annua. General Dynamics il 57%. L'indice MSCI World Aerospace and Defense ha reso il 32% netto su base annua. Per le banche d'affari di Wall Street, la volatilità e l'attività di deal-making generata dalla guerra hanno prodotto risultati record. Morgan Stanley: $5,57 miliardi di utile, +29%. Goldman Sachs: $5,63 miliardi, +19%. JP Morgan Chase: $16,49 miliardi di utili, +13%. Le motivazioni dichiarate nei report trimestrali includono "alti livelli di trading" e "intensa attività dei clienti istituzionali" un modo tecnico per descrivere i flussi di ribilanciamento generati dalla crisi. Nel settore energetico, il petrolio Brent è passato da $72 al barile prima del conflitto a un picco di quasi $120, per assestarsi intorno a $94 a metà aprile. I produttori di petrolio americani hanno incassato $63 miliardi in profitti straordinari. Shell ha dichiarato profitti "significativamente più alti" dal trading di materie prime nel primo trimestre 2026. ExxonMobil e Chevron hanno aumentato i dividendi del 4% battendo le stime degli analisti. Nel settore tecnologico, TSMC , il principale produttore mondiale di semiconduttori avanzati, centrale per i sistemi d'arma di nuova generazione , ha registrato un utile netto di $18,1 miliardi nel primo trimestre 2026, in crescita del 58% su base annua. La convergenza tra industria della difesa e intelligenza artificiale sta creando un terzo polo di beneficiari che non esisteva nella versione precedente del complesso militare-industriale. Qui sta il punto strutturale che rende questa situazione diversa dal passato. Nel 1961, il presidente Dwight Eisenhower, nel suo discorso di addio, avvertì l'America del pericolo del "complesso militare-industriale", l'intreccio tra industria degli armamenti e governo capace di condizionare la politica estera. Quel sistema è cambiato profondamente. Oggi il cemento che tiene insieme i diversi settori non è politico, ma finanziario. BlackRock e Vanguard , i due più grandi asset manager del mondo , sono simultaneamente tra i principali azionisti di RTX, Lockheed, Northrop, Goldman Sachs, ExxonMobil e TSMC. Lo stesso capitale detiene contemporaneamente le armi, il petrolio, le banche e i semiconduttori. Il risultato è che non esiste più una "lobby della guerra" nel senso classico , un gruppo di pressione che spinge per il conflitto. Esiste qualcosa di più sottile e più stabile: un sistema in cui la guerra è strutturalmente redditizia per gli stessi soggetti che controllano i flussi informativi, il rischio finanziario e il capitale istituzionale globale. Non è necessario che qualcuno "decida" di fare la guerra per profitto. È sufficiente che il sistema sia configurato in modo che la guerra produca profitti che nessun altro scenario produce nella stessa misura e nella stessa velocità. Nessuno Stato, nessuna corte internazionale, nessun organismo di vigilanza finanziaria ha strumenti per regolare questa architettura. Non perché nessuno ci abbia pensato, ma perché la categoria stessa ,un sistema integrato verticalmente che connette finanza, difesa, energia e tecnologia sotto un ombrello azionario comune , non era prevista da nessun quadro normativo esistente.
TX-1924

Un algoritmo privato gestisce $25 trilioni di asset globali senza supervisione geopolitica. Nessuno Stato ha strumenti per controllarlo. La guerra moderna si combatte qui, non sui campi di battaglia.

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ArticoloAladdin: l'algoritmo che ha sostituito la diplomazia
BlackRock, fondata nel 1988 da Larry Fink, è oggi la più grande società di gestione patrimoniale del mondo con circa $11,5 trilioni di asset in gestione diretta. Il suo sistema operativo si chiama Aladdin acronimo di Asset, Liability, Debt and Derivative Investment Network ed è qualcosa di strutturalmente diverso da un software finanziario convenzionale. Aladdin non gestisce solo i portafogli di BlackRock. È affittato come piattaforma a oltre 200 istituzioni finanziarie globali: banche centrali, fondi pensione pubblici, compagnie assicurative, fondi sovrani. L'insieme degli asset monitorati e analizzati attraverso Aladdin ammonta a circa $25 trilioni una cifra superiore al PIL degli Stati Uniti (circa $27 trilioni nel 2024) e pari a circa il 10% di tutti i titoli azionari e obbligazionari esistenti nel mondo. Il sistema elabora in tempo reale oltre 2.000 fattori di rischio e gira 5.000 simulazioni simultanee di tipo Monte Carlo un metodo statistico che proietta scenari probabilistici su variabili multiple. Tra le sue funzioni dichiarate c'è il cosiddetto war-gaming: la simulazione di come conflitti armati, sanzioni economiche, embarghi, catastrofi naturali e crisi energetiche impattino i mercati e le catene del valore globali. BlackRock pubblica mensilmente il Geopolitical Risk Indicator (BGRI), un indice quantitativo del rischio geopolitico costruito su analisi di frequenza e sentiment di notizie finanziarie e report istituzionali. Nessun organismo internazionale regola questa funzione. Esistono tre istituzioni che in teoria dovrebbero occuparsi della stabilità finanziaria globale. La BIS (Bank for International Settlements, Banca dei Regolamenti Internazionali) con sede a Basilea, Svizzera, è la banca delle banche centrali: coordina le politiche monetarie e pubblica standard prudenziali ,gli Accordi di Basilea ma non ha poteri di supervisione su società private di asset management. L'FSB (Financial Stability Board, Consiglio di Stabilità Finanziaria), istituito nel 2009 dopo la crisi finanziaria globale, coordina le autorità nazionali e gli standard internazionali per prevenire rischi sistemici: ha identificato il rischio da concentrazione nel settore del risparmio gestito come una vulnerabilità strutturale, ma emette solo raccomandazioni, non ha poteri regolatori diretti. La SEC (Securities and Exchange Commission), l'autorità di vigilanza sui mercati finanziari degli Stati Uniti, regola i prodotti finanziari e i comportamenti di mercato delle società registrate negli USA, ma non ha giurisdizione sulle funzioni di modellazione geopolitica di un algoritmo proprietario. Nessuno di questi enti ha strumenti per regolare la funzione di war-gaming di Aladdin. Non esiste un trattato internazionale che preveda questa fattispecie. Il sistema opera in un vuoto normativo che non è il risultato di negligenza legislativa: è strutturale, perché la categoria stessa non era prevista da nessun quadro regolatorio esistente. Il problema più sottile è epistemologico. Se oltre 200 istituzioni finanziarie usano lo stesso modello per valutare il rischio, ricevono lo stesso segnale nello stesso momento e reagiscono nella stessa direzione simultaneamente. Questo fenomeno è documentato in letteratura accademica come herding behavior comportamento del gregge e rappresenta il principale fattore di rischio sistemico identificato dal FSB nel settore dell'asset management. La conseguenza è paradossale: l'algoritmo non prevede la crisi, la produce. Chi controlla il modello controlla il momento in cui una crisi si materializza. La guerra moderna si struttura su due livelli. Il livello visibile — attacchi, posizioni militari, dichiarazioni diplomatiche e il livello operativo reale, che è economico: flussi di capitale, timing delle sanzioni, esposizione degli investitori istituzionali a un'economia bersaglio. Il livello visibile serve spesso a giustificare o mascherare decisioni già prese al livello economico. Quando le azioni militari sembrano contraddire la dottrina tattica, è spesso perché l'obiettivo non è tattico è finanziario. L'algoritmo non decide di fare la guerra. Ma determina quando un'economia diventa insostenibile sotto pressione, quando le sanzioni raggiungono la loro massa critica, dove il capitale cerca rifugio e quando lo trova. Chi controlla quella lettura dei dati controlla i tempi della guerra economica. E la guerra economica oggi non accompagna quella militare: la precede, la guida e la segue. Aladdin rappresenta un caso concreto in cui il potere decisionale su questioni di rilievo geopolitico tradizionalmente riservato agliè migrato verso un'entità privata senza che nessun quadro giuridico internazionale lo prevedesse o lo regolasse. Non è una tesi complottista: è una questione di architettura del sistema finanziario globale che le stesse autorità di stabilità finanziaria internazionale riconoscono come irrisolta.