Insomma, arrestano Youssef Siher e indagano la moglie per aver creato una pagina social il giorno dopo il 17 ottobre. Complimenti! . Ecco che spunta Mantovano a farci la predica sulla droga.
Timeline
Loading...
Tag
Every Silent People post tagged Media Infantilism: the full timeline, updates and connected threads, newest first.
Back to the feedMonday · 26 October
Insomma, arrestano Youssef Siher e indagano la moglie per aver creato una pagina social il giorno dopo il 17 ottobre. Complimenti! . Ecco che spunta Mantovano a farci la predica sulla droga.
Loading...
Tuesday · 13 October
Giornalisti, opinionisti, militari, generali e ministri che alimentano narrazioni belliciste e sostengono escalation senza valutarne le conseguenze
Ci hanno venduto una guerra lampo che nessuno voleva e che pochi hanno davvero compreso, presentandola come necessaria e destinata a concludersi rapidamente. Oggi ne paghiamo le conseguenze. Ci avevano raccontato del collasso della Russia, di un Putin morente e di rivolte imminenti. Molte previsioni sono fallite, ma miliardi continuano a essere destinati alla guerra, mentre i cittadini ricevono informazioni insufficienti e la sicurezza nazionale diventa spesso una giustificazione per limitare la trasparenza. A questo si aggiungono questioni gravissime: l’uccisione della Guida suprema iraniana, i bombardamenti che hanno provocato la morte di bambini e studenti, gli scienziati uccisi, l’attacco contro una nave scuola iraniana disarmata, i bombardamenti di sedi diplomatiche e i sequestri di persone. Episodi che impongono interrogativi enormi sul rispetto del diritto internazionale e sulla responsabilità di chi ordina o esegue queste operazioni. E poi ci sono le sanzioni economiche, le pressioni politiche e le accuse di utilizzo del potere pubblico per interessi privati riconducibili alla cerchia di Trump: dalle operazioni societarie alle controversie sull’acquisizione di terreni e risorse strategiche. Se il potere politico viene utilizzato per favorire interessi personali o familiari, non siamo più soltanto davanti a una questione politica, ma a un problema di trasparenza e responsabilità. E poi c’è Trump, che ha minacciato di «annientare l’Iran», usando parole che non possono essere liquidate come una semplice minaccia contro un governo. Quando si parla di distruggere un intero Paese, il rischio è che a pagarne il prezzo siano milioni di civili innocenti. Ma dove sono i leader europei? Dove sono le condanne ufficiali, le proteste diplomatiche e le convocazioni degli ambasciatori? Perché nessuno alza la voce con la stessa fermezza che viene riservata ad altri avversari? La popolazione iraniana non è un bersaglio militare? Il silenzio delle istituzioni davanti a minacce di questa portata solleva interrogativi enormi sulla coerenza dei principi democratici e sul rispetto del diritto internazionale. Di fronte a tutto questo, quali responsabilità si assumono i governi europei quando sostengono, giustificano o tacciono davanti ad azioni che sollevano seri interrogativi sul diritto internazionale? E i vertici militari e d’intelligence che forniscono valutazioni decisive per le scelte di guerra devono poter agire senza controlli? Se informazioni false vengono diffuse consapevolmente per orientare le decisioni politiche, occorrono indagini. Sembra che Riad abbia respinto categoricamente la proposta di Aidarus al-Zubaidi, ignorandola completamente.
Fayez al-Maliki, ambasciatore del Centro umanitario e di soccorso Re Salman, ha attaccato pubblicamente Aidarus al-Zubaidi, presidente del Consiglio di transizione meridionale, definendolo «un fuggitivo».
Al-Maliki ha inoltre affermato che il suo appello alla mobilitazione generale per combattere le forze di Sanaa non avrà alcun effetto sull’andamento dell’operazione denominata «Alba dello Yemen». Ha attaccato duramente al-Zubaidi, mettendone anche in discussione l’appartenenza e la lealtà al mondo arabo.
Il tweet di al-Maliki viene presentato come la prima reazione pubblica di un esponente saudita nei confronti di al-Zubaidi.
#Ali_Al-Nasidipendenti. La Corte penale internazionale dovrebbe valutare ogni elemento che rientri nella sua giurisdizione, comprese eventuali prove di crimini di guerra o crimini contro l’umanità. Le dichiarazioni pubbliche di politici e vertici militari possono essere confrontate con i fatti e con le decisioni operative. Mentire o sbagliare non costituisce automaticamente un crimine, ma eventuali condotte illecite non dovrebbero essere ignorate soltanto perché coinvolgono figure potenti. Quando miliardi di denaro pubblico vengono spesi senza un controllo trasparente, mentre si invoca la sicurezza nazionale per giustificare il segreto, il sospetto di un sistema che protegge sé stesso diventa inevitabile. Le responsabilità esistono e tutti lo sanno. Giornalisti, opinionisti, generali e ministri che alimentano narrazioni belliciste e sostengono escalation senza valutarne le conseguenze sembrano convinti di poter continuare senza mai risponderne. Chi invoca la guerra con tanta leggerezza dovrebbe essere il primo a comprenderne il prezzo. Generali, ministri, opinionisti e politici che spingono verso il conflitto dovrebbero trascorrere una settimana nelle condizioni reali del fronte, esposti alla paura, ai bombardamenti e all’incertezza che ogni giorno affrontano i soldati. è civili. Forse, dopo aver visto da vicino ciò che significa rischiare la vita, qualcuno comincerebbe a pesare meglio le proprie parole. Perché è troppo facile invocare la guerra quando a finire nelle trincee sono sempre i figli degli altri. La responsabilità non può essere un privilegio riservato a chi non paga mai il prezzo delle proprie decisioni.
Saturday · 10 October
When Trump says: “Either Iran will give us everything, or it will be destroyed,” and the Europeans are silent, they are complicit and corrupt too, perhaps even worse than him.
Audiovisual material
Trump admits the exploitation of Venezuelan resources by the US: “We take these riches because we deserve them.” It also boasts daily billionaire earnings.
Audiovisual material
Trump furious at the failure to award the Nobel Peace Prize.
Parlando ai suoi sostenitori a New York, il presidente americano ha sostenuto che gli Stati Uniti, rappresentati da lui, avrebbero meritato il riconoscimento. Ha quindi definito la decisione una «macchia indelebile» per la Norvegia, giudicandola «vergognosa e imbarazzante».
Loading...
The most scandalous president of the Italian Republic is Mattarella: two terms, the silence on the Gaza genocide, the silence and then again the silence. He signed everything, keeping his distance.
Friday · 9 October
Trump continues to evoke the annihilation of Iran, fueling fears of extreme escalation. Western leaders, instead of condemning these threats, are silent, showing political complicity and a double moral standard.
Quando un presidente americano minaccia l’«annientamento di una civiltà» e il suo segretario di Stato parla di «guerra di civiltà», il silenzio dei leader europei diventa una vergogna politica e morale. Nessuno ha trovato il coraggio di pronunciare una sola parola in difesa del popolo iraniano, della sua dignità e del suo diritto a esistere senza essere minacciato di distruzione. Dov’è finita la retorica europea sui diritti umani, sulla democrazia e sulla difesa dei popoli? La maschera è caduta: quando a essere minacciato è un popolo scomodo agli interessi occidentali, i princìpi tanto proclamati vengono sacrificati sull’altare della convenienza geopolitica. Non è più soltanto ipocrisia: è il fallimento morale di un’Europa che pretende di impartire lezioni al mondo, ma non trova nemmeno la voce per condannare una minaccia contro un’intera civiltà.
Thursday · 8 October
Is there a gun scandal that exploded in Albania, in which Italy is partly involved? What was the friendship between Rama and Meloni? Is it a fake triangle by chance? An Italian-Albanian comedy.
Wednesday · 7 October
US-Iran talks in Qatar in chaos: Washington changes record and shifts focus to the nuclear issue, while Tehran
La tragicomica negoziazione USA in Qatar. Il clima era talmente surreale che Trump ha dovuto smettere di dire che lo Stretto di Hormuz era aperto, perché ogni sera gli iraniani sparavano su navi emiratine; gli Emirati, dal canto loro, hanno negato l’accesso al porto a navi iraniane. Trump ha dovuto cambiare registro e parlare del nucleare e del fatto che lui ha salvato il mondo. Tra telefonate Qatar-USA, la negoziazione ha preso del ridicolo, quando il tono USA era minaccioso, sostenendo che il dossier sarebbe passato al ministro della Difesa e continuando a dire che da domani sarebbero iniziate le offensive diplomatiche, militari ed economiche contro l’Iran se non accetteranno il ritiro sulla questione nucleare. Insomma, da domani sentiremo tutti i Vassalli Meloni e Tajani ecc, a sproloquiare sull’Iran invece di discutere cose serie del Paese. Sentiremo Meloni dire, con la sigaretta in mano: «Ragazzi, vi spiego la mia idea». L’Iran, dal canto suo, ha già detto e informato i Paesi vicini che non farà sconti per nessuno e ha avvisato più di qualcuno in Europa che, se dalle loro basi partono aerei, aiuti ecc. per colpire l’Iran, sono un obiettivo. Chi ha orecchie per sentire riferisca a chi di dovere.
Thursday · 1 October
The West seeks war and lies to its citizens. The institutions that should defend them have betrayed their task, corrupted by a criminal system.
Le due campagne elettorali che si stanno svolgendo in USA e Israele, Trump appare sempre come un disperato: questa settimana, tra la mega-operazione in grande stile in Inghilterra e poi rilasciati su cauzione, la visita “segreta” ma la sapevano tutti di Netanyahu negli Emirati, poi l’11 settembre dei poveri, un dirottamento che persino la stampa vassalla ha dei dubbi. Lasciamo stare il fatto che poi, come nei migliori film americani, c’erano i piloti di riserva. Ma la domanda più strana è: come mai c’era un pilota omanita su un aereo emiratino? Cose arabe? Ma andiamo avanti. Poi il primo ministro inglese esce fuori dicendo che sono gli iraniani dietro ai furgoni senza armi: dove sono le prove? Poi esce Trump, da un po’ i numeri: noi abbiamo avuto 18 morti, loro 4.500 cifra tonda tonda se la prende, tanto per cambiare, con gli iraniani e dice: “Li distruggeremo” Un criminale. La Kallas, che rappresenta l’Europa, tace in silenzio, con i suoi vestiti e la borsetta, e ride senza sapere perché. Gli israeliani che fanno uscire le notizie che Saddam Haftar il libico Filo Turco si è messo d’accordo con Israele e gli Emirati per occupare le isole iraniane. Insomma, Netanyahu in galera non ci vuole andare e così lui stesso si è messo a fare le investigazioni con Trump e bin Zayed, e hanno scoperto che dietro l’omanita c’è l’Iran. Indagine rapidissima: mentre era in volo ci sono state cinque versioni. Poi Netanyahu si è scapicollato all’aeroporto, facendo scortare l’aereo da aerei da guerra. Appena arrivati a Tel Aviv, il tipo, macchiato di sangue, spiega: «Sai, ho preso, così ho dato un pugno». Se non fosse documentato, non ci crederei. Speriamo che non chiamino la Meloni, che fa due balletti e si mette gli occhiali da 007, Già mi immagino lei, seria, con la sigaretta in mano: «Allora ragazzi, vi spiego la mia idea». Signori, che dirvi? In questo spettacolo indecoroso per tutte le democrazie del mondo, è la fine indecorosa di un’era, dove i nostri avi hanno combattuto per nulla. Gli analisti d’intelligence studiano il profilo psicologico e fanno un report, perché devono andare dal capo a dire: «Abbiamo le prove, c’è l’Iran». Guarda il commento che ha fatto cinque anni fa: tipo, «Ma andate a cagare tutti!». Cittadini, datevi una mossa: l’uso dell’arma nucleare non è più un tabù per questi criminali di guerra.
Wednesday · 30 September
RAF FAIRFORD Andy Burnham accuses Iran of alleged involvement in the RAF Fairford incident. Is this the perfect incident for building a new coalition against Tehran?
NETANYAHU IN THE ELECTION CAMPAIGN The race of five versions of events has already started. Now he seems to be looking for a geopolitical confrontation at any cost: even a condominium fight with an Iranian would suffice.
Audiovisual material
The big show of the week: attacks, 'secret' visits, planes and nationalities announced even before the events. Netanyahu is looking for Iran even where it is not there: first the narrative is constructed, then the facts are sought.
Il grande show mediatico delle notizie di questa settimana: da una parte il famoso attentato in Inghilterra, uscito in pompa magna come una grandissima operazione e, come piace dire a Trump e Meloni, un lavoro fantastico. Nella narrativa si cerca sempre di mettere dentro l’Iran: si cerca l’iraniano, si cerca il collegamento, si cerca qualcuno da coinvolgere. Poi arriva la visita segreta di Netanyahu, che tanto segreta non era, con il racconto dell’incontro con tutti i capi della regione: Arabia Saudita, Qatar, Marocco, Bahrein, Libia e chi più ne ha più ne metta. La visita ad Abu Dhabi è stata confermata, ma il grande vertice con tutti i leader della regione appartiene soprattutto alle varie ricostruzioni circolate. Adesso arriva l’aereo. E anche qui la cosa interessante è il metodo della narrazione: prima ancora di capire esattamente che cosa sia successo, arriva subito la nazionalità. Prima i piloti vengono indicati, nelle ricostruzioni israeliane, come russi e ucraini; poi cominciano a circolare altre versioni. E adesso, secondo le ultime ricostruzioni, si parla di un diverbio tra un emiratino e un omanita. Il fatto in sé dovrebbe essere la notizia. Invece sembra diventare fondamentale stabilire prima di tutto chi è, da dove viene e quale nazionalità ha. Perché? Perché una volta fissata la nazionalità nella testa dell’opinione pubblica, diventa molto più facile costruire attorno al fatto una narrativa politica. E così un incidente a bordo di un aereo rischia di trasformarsi, ancora prima che siano accertati i fatti, in una storia geopolitica: prima si sceglie il protagonista, poi si cerca la storia da raccontare. E qui torna anche la solita ossessione per l’Iran: basta un aereo, un pilota, una nazionalità o un presunto collegamento e immediatamente parte la ricerca del filo iraniano. Nel frattempo, gli Stati Uniti dalla guerra contro l’Iran sono passati al blocco aereo e alle trattative, mentre hanno completato il disimpegno dall’Iraq. I Paesi del Golfo si trovano davanti a una situazione sempre più complicata, mentre gli Stati Uniti sembrano avere sempre più difficoltà a garantire direttamente la sicurezza regionale. E le negoziazioni con l’Iran? Servono anche a prendere tempo. Promesse che vengono fatte e poi rimesse in discussione, un po’ come accade nelle trattative di Trump: si mettono le sanzioni sul tavolo, durante la negoziazione si dice che potrebbero essere tolte e, alla fine, non è detto che arrivi nulla. La domanda che ormai viene spontanea è questa: Chi ha ingaggiato Israele, e il disperato Netanyahu, a cercare l’incidente in un altro Paese per creare le condizioni per un nuovo attacco?
Audiovisual material
Netanyahu, Ben Gvir and Smotrich: the three protagonists of the political comedy, now on tour through deserts and camels.
Netanyahu ha lasciato scatenare tutti i suoi nel tentativo di far passare la visita ad Abu Dhabi come una specie di "vertice del secolo segre" Arabia Saudita, Qatar, Marocco, Libia, Bahrein e chi più ne ha più ne metta. Alcune ricostruzioni parlano effettivamente della presenza di delegazioni e di diversi aerei arrivati ad Abu Dhabi, ma il contenuto esatto di questi incontri e di Netanyahu resta tutt’altro che trasparente. Il grande regista, intanto, è tornato a Tel Aviv e si è inventato l’ennesima pacchinata mediatica: telecamere, aereo da guerra sullo sfondo e il messaggio che loro sanno che l’Iran vuole attaccare e che quindi Israele deve colpire per primo. Una sceneggiatura perfetta: prima si costruisce la minaccia, poi ci si presenta come quelli costretti ad anticiparla. E qui viene il dubbio più maligno: non sarà mica che il problema sono le elezioni che si avvicinano? Perché quando un premier deve continuamente dimostrare di essere l’unico capace di “proteggere il Paese”, mentre intorno ci sono ler questioni giudiziarie "CARCERE", viene spontaneo chiedersi se la geopolitica non stia diventando anche materiale elettorale. Le elezioni israeliane sono previste per il 27 ottobre. E poi arrivano i due fenomeni della compagnia: Ben Gvir e Smotrich. Ben Gvir va in cella a insultare un palestinese, naturalmente con le guardie armate attorno. Una scena da film: il ministro fa il duro davanti alle telecamere, mentre intorno ci sono uomini con i fucili per garantire la sicurezza da un uomo vecchio. E poi c’è Smotrich, che va in televisione a spiegare al mondo che il Medio Oriente e perfino l’Europa dovrebbero dipendere da Israele. A questo punto viene da chiedersi se abbiano preparato anche il copione o se improvvisino direttamente davanti alle telecamere. Insomma, Netanyahu ha la sua commedia, Ben Gvir fa il duro in cella e Smotrich pensa già alla nuova mappa del mondo. Una squadra perfetta per il grande teatro politico.
Kallas's statements about Russia fuel an increasingly militaristic and contrasting narrative. A Europe founded on peace cannot transform diplomacy into propaganda or sacrifice dialogue and cooperation to the logic of confrontation.
Le dichiarazioni di Kaja Kallas sulla Russia non sono semplicemente dure: rappresentano, a nostro avviso, una deriva politica e diplomatica profondamente preoccupante. Un’Europa nata sulle macerie delle guerre del continente avrebbe dovuto fare della diplomazia, del dialogo e della cooperazione tra i popoli il proprio strumento principale. Invece, sempre più spesso, assistiamo a una narrativa fondata sulla contrapposizione, sulla militarizzazione del linguaggio e sulla costruzione di nuovi nemici. Quando un esponente di vertice dell’Unione europea utilizza dichiarazioni così pesanti nei confronti di una potenza internazionale, dovrebbe essere consapevole delle conseguenze che possono produrre. La diplomazia non è propaganda e non può trasformarsi in una gara a chi usa le parole più aggressive. Il problema è ancora più grave perché l’Unione europea vive sulla fiducia: fiducia tra gli Stati membri, fiducia dei cittadini nelle istituzioni e fiducia dei Paesi esterni che vedono nell’Europa un fattore di stabilità. Quando questa fiducia viene progressivamente erosa da dichiarazioni contraddittorie, ambigue o percepite come irresponsabili, il danno non riguarda soltanto Bruxelles: ricade sulle nazioni europee e sulla credibilità internazionale dell’intero continente. Kallas può esprimere la posizione dell’Unione, ma non può pretendere che la propria impostazione rappresenti automaticamente la voce di tutti gli europei. L’Europa non è una persona, non è un apparato burocratico e non è una singola linea politica: è composta da popoli, Stati e cittadini con sensibilità e interessi diversi. Ed è proprio qui che occorre essere durissimi: se l’Europa vuole continuare a essere considerata un attore credibile, deve recuperare il senso della responsabilità diplomatica.
Tuesday · 29 September
Accomplice Giorgia Meloni and other European leaders must be arrested for war crimes. This satellite photo shows Gaza today.
Audiovisual material
Sunday · 27 September
TRUMP MAKES QATAR DISAPPEAR AND UNITES THE EMIRATES WITH SAUDI ARABIA TO CREATE HIS NEW STATE
Audiovisual material
The statements of Trump and the US Department of the Treasury raise questions: they are fueling volatility, speculation and movements in the markets, with possible consequences also for European citizens.
IN EUROPE, PRICES ARE LOSING CONTROL. LIFESTYLE WAS BASED ON CREDIT, AND CREDIT NO LONGER HOLDS UP.
Mi rivolgo a voi, ambasciatori del cosiddetto mondo libero. Voi che siete stati infiltrati dalla politicizzazione delle informazioni, e che in quei posti non ci siete arrivati per merito: vi ci hanno messo le lobby che in Europa decidono le nomine. Del resto non rappresentate più i vostri Paesi, fate affari. I governi ormai nemmeno vi consultano, e questo è sbagliato, ma la politica si è fatta diretta e le vostre posizioni vengono scavalcate. Siete diventati agenti di commercio. Invece di difendere la democrazia avete chiuso gli occhi al mondo, e alle grida della disperazione avete preferito la musica della propaganda. Un disco rotto a cui in Europa non crede più nessuno. La potente macchina morale democratica, che un tempo aveva una nobile visione e che il mondo invidiava, si è trasformata in telemarketing: una macchina che lavora contro se stessa. Un'orchestra sinfonica cacofonica, dove gli stessi musicisti suonano su un palco in cui da destra si condanna e da sinistra si incoraggia un crimine di guerra, una pulizia etnica. E poi c'è la questione delle prove, che da sola basterebbe a spiegare tutto. Quando succede un fatto che serve, nel giro di poche ore si sa tutto: chi, come, con quale arma, con quale mandante. Nomi, ricostruzioni, immagini, dettagli tecnici che in condizioni normali richiederebbero mesi di accertamento. La macchina funziona, e funziona benissimo. Poi vengono bombardate scuole, muoiono bambini, e la stessa macchina non trova più niente. Nessun dettaglio, nessuna ricostruzione, nessun responsabile. Si attende, si verifica, si è cauti. Passano le settimane e il silenzio diventa definitivo. Non è incapacità. La velocità dell'accertamento non dipende dalla difficoltà dei fatti: dipende da chi li ha commessi. Ed è questa la prova che nessuno vi chiederà mai, perché è sotto gli occhi di tutti da anni. Da Berlino, un tempo, Kennedy pronunciava il suo famoso discorso e diceva: io sono un berlinese. Oggi, all'ONU, il presidente americano dice che annienteranno l'Iran. E va oltre: è disposto a chiudere all'Europa i rubinetti dell'energia. L'Europa sarà capace di rispondere, oppure dovrà adeguarsi alla frase di Netanyahu, ci sono ancora codardi morali in quest'aula che vogliono uscire? E fino a qui mi fermo, perché in Europa i prezzi stanno perdendo il controllo e a ottobre cominceranno le manifestazioni. Non è una rivoluzione. In Europa lo stile di vita è alto non perché ci siano i soldi, ma perché è costruito sul credito: l'auto a rate, le vacanze a rate, il divertimento a rate. Un'economia elastica, che regge finché il credito regge. Adesso non regge più, e la gente scopre di non potersi permettere niente di quello che faceva ieri. Scendono in piazza per riavere le carte di credito. Vogliono, vogliono, vogliono quello che i politici europei hanno sempre promesso nelle campagne elettorali, e che nessuno ha mai davvero posseduto. Le rivoluzioni, quelle vere, la macchina democratica le voleva in Iran. Ci si organizzava, e lì, nel mondo dell'intelligence e degli analisti dietro le scrivanie, ci si contorceva per definire profili. Le false resistenze iraniane in Europa venivano finanziate da ex agenti dei servizi, professori, affaristi, giornalisti, che facevano uscire mirabolanti operazioni inventate. Ci risulta che siano gli stessi che promuovono le fonti false poi inserite nei report di intelligence, quelli che finiscono nelle stanze decisionali e su cui si prendono le decisioni finali. E non che chi decide non sappia che quelle informazioni sono false. Lo sa. Lo sa benissimo. Ma davanti alla dignità non si scherza: meglio che nessuno chieda troppo da dove vengano i milioni sui conti correnti dei politici. È lo stesso meccanismo che decide le ambasciate. In Europa e nel mondo occidentale ci sono i guardiani democratici, e meglio non chiedere mai chi paga le loro conferenze, chi compra i loro libri, come mai quelle geniali fondazioni filantropiche abbiano donato soldi a politici democratici che si battono per la libertà. Quelli che hanno sbattuto il pugno sul tavolo sostenendo che Israele ha il diritto di difendersi, tra gli applausi. E che poi sono diventati esperti di immigrazione, poi esperti di nucleare, poi esperti di terrorismo, adesso esperti di intelligenza artificiale. Milioni, milioni e milioni. Sulla questione della Flotilla per Gaza la macchina è riuscita in qualche modo a fare il suo lavoro, ma con un costo troppo alto: in mancanza di argomenti i ministri dei Paesi europei non sapevano più che dire, e sono andati avanti da soli, creando crepe considerevoli. Nonostante il processo della guerra proseguisse, le narrative sono cadute. La macchina democratica è concepita per guerre lampo, non per conflitti duraturi, e alla velocità a cui viaggiavano giornalisti e mercenari culturali non avevano risposte da dare: ripetevano sempre le stesse cose. È lì che è arrivato il crac. Da milioni milioni milioni si è passati a idioti idioti idioti. La nuova macchina ibrida viene messa alla prova in Siria, e Assad viene spazzato via. Ma bisogna capire cosa è successo davvero: ha funzionato perché è stata una guerra lampo, e perché la Siria era già caduta. Gli errori ci sono stati, ma piccoli, e gli esperimenti condotti non erano esperimenti. Solo che, per vendere i prodotti, si è fatto credere al mondo che lo fossero. Da lì la convinzione che l'Iran avesse le ore contate. Al punto che Reza Pahlavi, l'unico che si è messo a disposizione, è andato in giro convinto davvero di dover tornare in Iran e che il popolo lo aspettasse. Nel mondo occidentale molte iraniane si prestavano a telecamere ed eventi che, come sa chi conosce la materia, sono a volte costruiti. Basta andare sui social per capire che in quello che dicono ci sono forti incongruenze. E la domanda che faccio a voi, leader della democrazia mercenaria, è questa. Può, secondo voi, ribellarsi la città di Minab dopo il bombardamento e l'uccisione di 180 studenti? Possono ribellarsi gli studenti? Possono scendere in piazza contro chi è morto per il Paese, mentre Stati Uniti e Israele commettono un genocidio a Gaza e in Iran uccidono generali, politici, artisti, poeti e scrittori? Possono scendere in piazza per far arricchire le famiglie saudite ed emiratine e quelle false fratellanze del Golfo? Possono scendere contro quei soldati morti nella guerra Iran-Iraq? Possono scendere a favore dell'ISIS, quando l'Iran mandava camion su camion in Siria per combatterlo? È vero che la situazione economica è complessa, ma il grado di resilienza è diverso dal nostro. L'Europa derubata. L'Europa infangata. L'Europa complice di crimini di guerra. L'Europa che tradisce ogni giorno, e che da cittadini ha trasformato i suoi figli in contribuenti. L'Europa delle commissioni che non dovrebbero fare politica, ma che stanno lì come guardiani della democrazia a saccheggiare imprenditori, a sfruttare l'immigrazione, a creare corsie economiche a doppio binario tra la piccola e media impresa e la grande impresa. L'Europa che stabilisce chi è la vittima, chi il morto, chi l'effetto collaterale: decine di parole inventate per far sembrare i morti dei prodotti. E cosa dovevano fare gli iraniani, ribellarsi a cosa? Per passare dai guardiani della rivoluzione ai guardiani della democrazia? Scendere in piazza per Trump? Per von der Leyen? Per Macron? Per Meloni?
Da trent'anni l'Europa commette crimini, e ci sono uomini e donne in tutta Europa che hanno preso le distanze silenziosamente da queste complicità. Ci sono uomini e donne che hanno deciso di non sedersi nei posti di comando, proprio per non essere obbligati a commettere crimini con la propria approvazione. E sono stati traditi da chi parla di patria ma si comporta sempre più da padrone, e da chi si professa democratico ed è il peggior dittatore sanguinario. Milioni, milioni e milioni. Sono stati spesi per comprare analisi che dicevano quello che si voleva sentire, e il risultato lo abbiamo davanti. Nessuno chiederà indietro quei soldi, perché chiederli significherebbe ammettere a chi sono andati. L'Iran non è perfetto. Ma oggi ha dato una speranza all'Europa.
Saturday · 26 September
IRAN: between economic pressures, war and internal tensions, the question remains: how much can external pressures affect the country's resilience and its population?
La proposta rifiutata da Trump tramite la mediazione del Qatar è stata respinta: un modo per capire fino a che punto l’Iran sia disposto a cedere. Trump ha bisogno di una vittoria politica che l’Iran non è disposto a concedergli, neanche sotto pesanti concessioni. La delegazione iraniana rimarrà fino a martedì. Le pressioni sull’Iran e sul blocco economico imposto dagli Stati Uniti possono durare ancora 24 ore, dopo di che potrebbero esserci delle crepe. La Turchia ha deciso di non partecipare; l’Iraq si prevede che nelle prossime 24 ore possa cedere in favore dell’Iran. Israele, insieme a Paesi europei e agli USA, sta finanziando piccoli gruppi in Iran per creare rivolte interne, sperando che il Paese possa implodere. In realtà, non conoscono neanche la portata dei danni commessi contro la popolazione civile in Iran dai loro scellerati bombardamenti. Può, secondo voi, ribellarsi la città di Minab dopo il bombardamento e l’uccisione di 180 studenti? Possono, secondo voi, ribellarsi gli studenti? Possono scendere in piazza contro chi è morto per il Paese, quando gli USA e Israele commettono un genocidio a Gaza, uccidendo generali, politici, artisti, poeti e scrittori in iran ? Possono, secondo voi, scendere in piazza per far arricchire le famiglie saudite ed emiratine e quelle false fratellanze del Golfo? Possono, secondo voi, scendere contro quei soldati morti nella guerra Iran-Iraq? Possono, secondo voi, scendere a favore dell’ISIS, quando l’Iran mandava camion e camion in Siria per combatterlo? È vero che la situazione economica è complessa, ma il grado di resilienza è diverso dal nostro. Gli analisti di intelligence occidentali calcolano su parametri di AI e non più con la loro testa. Sono incapaci di gestire le informazioni da HUMINT, ma preferiscono quei big data falsati. C’è anche un dato di cui nessuno vuole parlare: Trump è andato all’ONU dicendo che annienterà un Paese. Doveva essere cacciato ed espulso dall’ONU, e la Corte penale internazionale dovrebbe aprire un’inchiesta su questo criminale di guerra. Ma la domanda che poniamo è: tutti questi sistemi di armamento militari occidentali sono ancora all’altezza di quello che dicono, oppure il vento è cambiato e tutti questi sistemi sono un po’ marketing, visto che hanno dimostrato di non essere più capaci di intercettare?
Scroll for more