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Tutti i messaggi di Silent People sul paese Mar Rosso: cronologia completa, aggiornamenti e thread collegati, dal piu recente al piu vecchio.

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Un aereo italiano Boeing KC-767A, adibito al rifornimento in volo e al trasporto militare, si sta attualmente avvicinando allo Yemen.

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una nave è stata presa di mira a Bab Al-Mandab Mar Rosso

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il quadro evidenzia un intreccio di interessi tra Etiopia, Emirati e partner occidentali attorno al controllo e alla sicurezza delle rotte del Mar Rosso.

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ArticoloSostegno emiratino all’Etiopia e interesse strategico per l’accesso al Mar Rosso
Gli Emirati Arabi Uniti hanno sviluppato negli ultimi anni una partnership particolarmente stretta con l’Etiopia, sostenendo il governo di Addis Abeba sul piano economico, politico e, in passato, anche militare. Dietro questa partnership si inserisce anche il sostegno e l’interesse degli attori occidentali verso gli Emirati, che rappresentano un importante partner strategico nel Golfo e nel Corno d’Africa. Parallelamente, l’Etiopia ha intensificato le proprie richieste per ottenere un accesso stabile al Mar Rosso. Il porto eritreo di Assab, per la sua posizione strategica, rappresenta uno degli asset più rilevanti in questo quadro.
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Cresce il rischio di un’operazione militare mirata contro Ansarullah. Possibile un’azione rapida e ad alta intensità per ristabilire il controllo strategico dell’area.

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ArticoloPOSSIBILE OPERAZIONE MILITARE NEL MAR ROSSO
Il deterioramento del quadro nel Mar Rosso e la crescente pressione su Riyadh aumentano il rischio di una risposta militare volta a ristabilire l’equilibrio strategico nell’area. Lo scenario da monitorare è quello di un’azione limitata, rapida e ad alta intensità, finalizzata a ottenere un risultato immediato senza necessariamente aprire una campagna prolungata. Elemento di attenzione: la finestra temporale dell’eventuale operazione rimane incerta e non può essere considerata necessariamente successiva alle elezioni.
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Le forze yemenite di Ansar Allah hanno preso il controllo di quattro piste di atterraggio strategiche lungo la costa occidentale dello Yemen e sul Mar Rosso.

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Ansar Allah ha assunto il controllo di Mayun e del porto di Murad. Il transito delle navi straniere attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb richiederà d’ora in poi l’autorizzazione di Ansar Allah.

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La situazione nelle isole del Mar Rosso cambierà completamente nelle prossime 24 ore. Diverse fazioni del PLC si sono arrese, mentre altre trattano con Ansar Allah. Di fatto, le posizioni sono cadute.

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Isola di Mayun: nessuna conferma visiva dell’eventuale presa da parte di Ansarallah.

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AIEA contro l’Iran e Ansar Allah avanza sul Mar Rosso: cresce il rischio di una crisi simultanea a Bab el-Mandeb e Hormuz. Se entrambi gli stretti venissero bloccati, sarebbe uno shock globale.

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ArticoloIRAN, AIEA E NUOVA FASE DELLA GUERRA
L’AIEA ha deciso di deferire il dossier iraniano al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, accusando Teheran di non rispettare i propri obblighi di non proliferazione previsti dal TNP. È la prima volta da circa vent’anni che l’Iran viene sottoposto a una procedura di questo livello. Ma la questione non è soltanto nucleare. Rafael Grossi e la direzione dell’AIEA devono essere sottoposti a un severo giudizio politico per il modo in cui hanno gestito la crisi iraniana. Secondo questa lettura, le omissioni e i silenzi dell’Agenzia hanno contribuito a creare un contesto nel quale l’attacco contro l’Iran è diventato politicamente e diplomaticamente più facile da giustificare. Ora lo scenario è completamente cambiato. L’avanzata di Ansar Allah sul Mar Rosso apre una prospettiva che il mondo occidentale non può più ignorare: la possibile compromissione simultanea di Bab el-Mandeb e dello Stretto di Hormuz. Sarebbe uno scenario di enorme impatto sulle rotte energetiche e commerciali globali. L’Iran, nel frattempo, ha dimostrato di poter colpire obiettivi regionali e di poter minacciare le forze navali statunitensi. La guerra sta quindi entrando in una fase diversa: non conta più soltanto chi possiede più armi, ma chi riesce a individuare per primo il punto debole dell’avversario e a colpire prima. È una guerra di sorveglianza, missili, droni, intelligence e interdizione delle rotte. E se i due grandi stretti dovessero essere contemporaneamente messi fuori uso, la questione non sarebbe più soltanto mediorientale: diventerebbe una crisi globale.
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ANSAR ALLAH: il movimento yemenita afferma di aver impedito il passaggio di 48 navi e di aver preso di mira 8 petroliere nel corso delle operazioni contro il traffico marittimo.

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Una nave mercantile battente bandiera indonesiana è stata attaccata nel Mar Rosso, nei pressi di Bab al-Mandeb, al largo dello Yemen. L’episodio aumenta la tensione nella regione.

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La petroliera saudita era scortata da due fregate italiane, ma è stata comunque attaccata. A questo punto la domanda sorge spontanea: quale funzione aveva la scorta, se non è riuscita a impedire l'attacco?

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UN'ORA DOPO LA STAMPA SAUDITA, CHE CITAVA UNA FONTE IRACHENA SU UN PIANO IRANIANO E YEMENITA CONTRO RIAD, REUTERS RILANCIA: L'IRAN VUOLE ATTACCARE L'ARABIA SAUDITA.

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ArticoloPERCHÉ DOBBIAMO MORIRE PER GLI STATI UNITI
Trump continua a sostenere il piano della pace attraverso la forza. I paesi del Golfo continuano a dire che vogliono trattare con l'Iran, e a ogni passaggio arrivano modifiche dell'ultimo minuto. Le due posizioni non convergono, e la distanza si allarga. I due blocchi, Hormuz e Bab el-Mandeb, stanno strangolando l'Arabia Saudita e insieme i rifornimenti americani. Da quarantacinque anni non accadeva nulla di simile. Washington sta correndo ai ripari sostenendo che Iran, Iraq e Yemen intendono attaccare Riad, ma l'argomento serve a coprire un problema logistico, non a descriverlo. Trump e il Dipartimento di Stato stanno provando ogni strada per trascinare l'Europa nel conflitto, e soprattutto la NATO, procedendo per provocazioni. L'elenco è lungo e nessuno lo nasconde: qualsiasi commissione d'inchiesta non farebbe fatica, è tutto materiale pubblico. Sabato notte Trump ha fermato un attacco già in corso. Teheran aveva minacciato in modo esplicito di colpire tutte le infrastrutture critiche della regione, e la pressione dei paesi del Golfo su Washington è stata fortissima. Ma ha pesato anche altro: una parte dell'esercito americano ha il morale a terra, e i feriti e i morti non corrispondono affatto alle cifre dichiarate. Nei paesi del Golfo, colpiti di continuo, le intelligence nazionali segnalano una domanda che cresce tra le popolazioni: se tutto questo abbia un senso, e perché continuare a ospitare basi americane. Le case reali resistono per una ragione precisa: hanno i soldi negli Stati Uniti e non vogliono fare la fine di Assad o di Janukovyč. Il caso del Bahrein è istruttivo. I reali hanno chiesto all'Iran, da musulmani, di non attaccare un paese musulmano. Non ha risposto il presidente, non ha risposto un ministro: ha risposto il portavoce del ministero degli Esteri, e la risposta è stata secca. Permettete alle basi americane sul vostro territorio di attaccarci. Far rispondere un portavoce a una richiesta di una casa reale significa negarle il rango di interlocutore. Gli Emirati non si azzardano a muovere un passo falso. Il paese può dividersi in meno di trenta minuti: i rapporti tra le famiglie sono tesi al punto che basta poco perché tutto ceda da sola. Gli imprenditori che vi operano lavorano in uno stato di preoccupazione costante, anche se in superficie tutto appare normale. Il Kuwait è il più colpito, e alla fine il disimpegno americano è arrivato. In pratica hanno smontato i radar più costosi e li hanno trasferiti altrove. Kuwait e Bahrein sono rimasti scoperti. Restano Siria, Iraq e Arabia Saudita. In Siria al-Sharaa è passato da terrorista islamico a Bandito , la sua famiglia è diventata irriconoscibile per accumulo di proprietà, denaro e donne, e nel paese si commettono violenze atroci e crimini sistematici contro le minoranze. L'Europa tace. In Iraq il primo ministro è tanto inutile da giocare a fare Saddam: è già stato avvisato, e non crediamo che arriverà un secondo avviso. Sull'Arabia Saudita gli analisti continuano a non capire. Nessuno ha spiegato perché abbia bombardato gli Houthi. Molti sospettano una pressione di Trump, e qui bisogna andare con le pinze. La strozzatura dei due stretti risponde a un calcolo preciso per riportare l'Europa e tutti gli altri dentro la sfera americana, oppure sono atti estemporanei di follia geopolitica di questa amministrazione? Le due letture portano a scenari opposti e allo stato nessuna delle due può essere esclusa. Una cosa è certa: se Trump tentasse l'azzardo, il Medio Oriente cambierebbe forma. E intanto la Russia ha cominciato a intensificare la pressione per strangolare l'Ucraina, mentre la volatilità dei prezzi in Europa e negli Stati Uniti ha superato la soglia di sostenibilità. Ogni giorno che passa il quadro peggiora. Trump vuole la guerra per ottenere la pace con la forza. E la costruzione è già in corso. Un'ora prima i giornali sauditi attribuivano a una fonte qualificata irachena l'esistenza di un piano iraniano e yemenita per attaccare l'Arabia Saudita. In serata la stessa notizia è uscita su Reuters: l'Iran vuole attaccare l'Arabia Saudita. Un'ora tra la fonte anonima locale e l'agenzia internazionale. La domanda che si fa tutta l'area, dai palazzi alle strade, è una sola: perché dobbiamo morire per gli Stati Uniti.
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14 membri fondatori della Coalizione Multinazionale per la Difesa Marittima sono Arabia Saudita Kuwait Bahrein Qatar Pakistan Turchia Egitto Giordania Yemen Bangladesh Nigeria Sudan Gibuti Somalia

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TX-3119Thread 2

Arabia Saudita e altri 13 Paesi hanno costituito una Coalizione Multinazionale per la Difesa Marittima con l'obiettivo dichiarato di proteggere le rotte commerciali e i corridoi energetici nel Mar Rosso, Bab el-Mandab e Golfo di Aden.

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L'ARABIA SAUDITA ANNUNCIA LA FORMAZIONE DI UNA COALIZIONE MARITTIMA PER GARANTIRE LA SICUREZZA DELLO STRETTO DI BAB EL-MANDEB, NEL MAR ROSSO.

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Due navi della compagnia cinese COSCO Shipping hanno ottenuto l'autorizzazione a transitare nello Stretto di Bab al-Mandab. Trasportano greggio saudita e sono dirette in Cina.

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MAR ROSSO/GOLFO - GLI HOUTHI OSTACOLANO LE NAVI SAUDITE DIRETTE A YANBU. LA GUERRA CAMBIA DIMENSIONE: INFRASTRUTTURE, ROTTE, OLEODOTTI E MATERIE PRIME. L'IRAN SCEGLIE LA RESISTENZA A OLTRANZA PER RISTABILIRE LA PROPRIA EGEMONIA REGIONALE.

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ArticoloLa guerra cambia dimensione: infrastrutture, rotte ed egemonia
L'ingresso in campo degli Houthi, pesantemente armati, aggiunge un fronte decisivo al conflitto. Il proxy iraniano sta ostacolando le navi saudite dirette a Yanbu, il grande terminale petrolifero sul Mar Rosso, saldando così l'interdizione occidentale a quella orientale: dopo Hormuz, anche la via del Mar Rosso è contesa, e l'Arabia Saudita si trova stretta tra due mari entrambi minacciati. È il segno che la guerra sta cambiando intensità ed entrando in una dimensione nuova. Non più solo basi e postazioni militari, ma infrastrutture, rotte marittime, oleodotti, materie prime: tutto ciò che collega il conflitto a un impatto economico diretto e globale. In questo quadro, l'Iran ha scelto la strada della resistenza a oltranza, con l'obiettivo di ristabilire una propria egemonia regionale. A Teheran sono consapevoli che la partita sarà lunga, e che la posta non è la sopravvivenza a un singolo attacco ma il riassetto degli equilibri dell'intera regione. È una scelta strategica, non tattica: si accetta il logoramento perché si punta a ciò che verrà dopo. Su questa linea si collocano anche i messaggi trasmessi nelle interlocuzioni informali degli ultimi giorni. Agli interlocutori che sondavano il terreno per una mediazione, la parte iraniana ha risposto rovesciando la richiesta: prima di chiedere concessioni a Teheran, hanno fatto intendere, sarebbe l'altra parte a dover cambiare il proprio presidente, descritto come un uomo interessato ad appropriarsi di territori e aziende altrui. E su un eventuale gesto di riconciliazione diretta, la posizione riferita è stata netta e minacciosa: «Non troverete nessuno a Teheran disposto a stringergli la mano, e chi lo farà sa che ne pagherà con la vita, e con la propria famiglia». È il segnale che, sul piano interno iraniano, qualunque apertura verso Washington viene trattata come tradimento capitale: una chiusura che restringe drasticamente lo spazio della mediazione qatariota e pakistana, e che dice quanto Teheran consideri la posta in gioco esistenziale.
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Una petroliera è stata presa di mira al largo della costa dello Yemen.

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Arabia Saudita dopo shock Hormuz: Riyadh punta sui porti del Mar Rosso e disciplina fiscale. ~4M barili/giorno via Yanbu. Crescono attriti con Abu Dhabi su Iran, Israele e OPEC.

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