Messaggio singolo
TX-3155Permalink aperto
Mar RossoMedio OrienteStretto di HormuzIntelligenceTelex
UN'ORA DOPO LA STAMPA SAUDITA, CHE CITAVA UNA FONTE IRACHENA SU UN PIANO IRANIANO E YEMENITA CONTRO RIAD, REUTERS RILANCIA: L'IRAN VUOLE ATTACCARE L'ARABIA SAUDITA.
Articoli collegati
ArticoloPERCHÉ DOBBIAMO MORIRE PER GLI STATI UNITI
Trump continua a sostenere il piano della pace attraverso la forza. I paesi del Golfo continuano a dire che vogliono trattare con l'Iran, e a ogni passaggio arrivano modifiche dell'ultimo minuto. Le due posizioni non convergono, e la distanza si allarga.
I due blocchi, Hormuz e Bab el-Mandeb, stanno strangolando l'Arabia Saudita e insieme i rifornimenti americani. Da quarantacinque anni non accadeva nulla di simile. Washington sta correndo ai ripari sostenendo che Iran, Iraq e Yemen intendono attaccare Riad, ma l'argomento serve a coprire un problema logistico, non a descriverlo.
Trump e il Dipartimento di Stato stanno provando ogni strada per trascinare l'Europa nel conflitto, e soprattutto la NATO, procedendo per provocazioni. L'elenco è lungo e nessuno lo nasconde: qualsiasi commissione d'inchiesta non farebbe fatica, è tutto materiale pubblico.
Sabato notte Trump ha fermato un attacco già in corso. Teheran aveva minacciato in modo esplicito di colpire tutte le infrastrutture critiche della regione, e la pressione dei paesi del Golfo su Washington è stata fortissima. Ma ha pesato anche altro: una parte dell'esercito americano ha il morale a terra, e i feriti e i morti non corrispondono affatto alle cifre dichiarate.
Nei paesi del Golfo, colpiti di continuo, le intelligence nazionali segnalano una domanda che cresce tra le popolazioni: se tutto questo abbia un senso, e perché continuare a ospitare basi americane. Le case reali resistono per una ragione precisa: hanno i soldi negli Stati Uniti e non vogliono fare la fine di Assad o di Janukovyč.
Il caso del Bahrein è istruttivo. I reali hanno chiesto all'Iran, da musulmani, di non attaccare un paese musulmano. Non ha risposto il presidente, non ha risposto un ministro: ha risposto il portavoce del ministero degli Esteri, e la risposta è stata secca. Permettete alle basi americane sul vostro territorio di attaccarci. Far rispondere un portavoce a una richiesta di una casa reale significa negarle il rango di interlocutore.
Gli Emirati non si azzardano a muovere un passo falso. Il paese può dividersi in meno di trenta minuti: i rapporti tra le famiglie sono tesi al punto che basta poco perché tutto ceda da sola. Gli imprenditori che vi operano lavorano in uno stato di preoccupazione costante, anche se in superficie tutto appare normale.
Il Kuwait è il più colpito, e alla fine il disimpegno americano è arrivato. In pratica hanno smontato i radar più costosi e li hanno trasferiti altrove. Kuwait e Bahrein sono rimasti scoperti.
Restano Siria, Iraq e Arabia Saudita. In Siria al-Sharaa è passato da terrorista islamico a Bandito , la sua famiglia è diventata irriconoscibile per accumulo di proprietà, denaro e donne, e nel paese si commettono violenze atroci e crimini sistematici contro le minoranze. L'Europa tace.
In Iraq il primo ministro è tanto inutile da giocare a fare Saddam: è già stato avvisato, e non crediamo che arriverà un secondo avviso.
Sull'Arabia Saudita gli analisti continuano a non capire. Nessuno ha spiegato perché abbia bombardato gli Houthi. Molti sospettano una pressione di Trump, e qui bisogna andare con le pinze. La strozzatura dei due stretti risponde a un calcolo preciso per riportare l'Europa e tutti gli altri dentro la sfera americana, oppure sono atti estemporanei di follia geopolitica di questa amministrazione? Le due letture portano a scenari opposti e allo stato nessuna delle due può essere esclusa.
Una cosa è certa: se Trump tentasse l'azzardo, il Medio Oriente cambierebbe forma. E intanto la Russia ha cominciato a intensificare la pressione per strangolare l'Ucraina, mentre la volatilità dei prezzi in Europa e negli Stati Uniti ha superato la soglia di sostenibilità. Ogni giorno che passa il quadro peggiora.
Trump vuole la guerra per ottenere la pace con la forza.
E la costruzione è già in corso. Un'ora prima i giornali sauditi attribuivano a una fonte qualificata irachena l'esistenza di un piano iraniano e yemenita per attaccare l'Arabia Saudita. In serata la stessa notizia è uscita su Reuters: l'Iran vuole attaccare l'Arabia Saudita.
Un'ora tra la fonte anonima locale e l'agenzia internazionale.
La domanda che si fa tutta l'area, dai palazzi alle strade, è una sola: perché dobbiamo morire per gli Stati Uniti.