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Cina

Every Silent People post about Cina: the full timeline, updates and connected threads, newest first.

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TX-3262

CHINA The Supreme Court confirms a key ruling: Chinese companies cannot interrupt financial relationships only as a result of foreign sanctions. Beijing is thus strengthening its autonomy.

TX-3085

MIDDLE EAST - US OPERATION CANCELED AT THE LAST MINUTE: THE GENERALS OBJECT AFTER THE LOSSES, BEIJING WARNS IN SUPPORT OF IRANIAN SOVEREIGNTY. TRUMP STOPS THE BOMBING. THE NEGOTIATION IS JUST A PAUSE.

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ArticleLe 72 ore della follia: l'operazione annullata e ciò che l'Europa non dice
Le ultime 72 ore sono state di follia pura. L'attivazione dei sistemi di criptazione NATO al livello più elevato, seguita da una richiesta di evacuazione immediata dal Medio Oriente, aveva portato il dispositivo occidentale sulla soglia dell'ora X, per poi far marcia indietro all'ultimo minuto. Il mondo è stato a un passo dalla terza guerra mondiale, e il brusco annullamento ha gettato nel caos interi reparti, catene di comando e l'intera filiera della sicurezza: sono stati momenti drammatici, vissuti mentre gran parte dell'opinione pubblica dormiva ignara. C'è un dettaglio che qualifica la natura di questi rapporti. Dell'ora X erano stati avvisati soltanto due Paesi europei, e la circostanza impone una domanda: sono questi gli alleati? Mentre le armi venivano trasportate in tutto il Medio Oriente, attraverso basi e infrastrutture di mezzo continente, nessun leader europeo ha avuto la possibilità, o il coraggio, di chiedere che cosa si stesse combinando. Un'alleanza in cui due soli membri sono informati di un'operazione capace di scatenare un conflitto globale, e tutti gli altri restano all'oscuro pur mettendo a disposizione il proprio territorio, non è un'alleanza tra pari: è una gerarchia di subordinazione in cui la maggior parte dei governi europei ha rinunciato perfino al diritto di sapere. Ciò che ha imposto la marcia indietro non è stato un singolo fattore, ma la presa di coscienza che gli Stati Uniti avevano sottovalutato la complessità del meccanismo che stavano per innescare e la catena di conseguenze che ne sarebbe derivata. Dopo le pesanti perdite, molti generali si sono opposti, valutando che l'operazione sarebbe stata un disastro; a ciò si è aggiunto l'avvertimento del ministro degli Esteri cinese, secondo cui Pechino sostiene la sovranità dell'Iran, un messaggio che spostava la posta oltre il teatro regionale. È qui che emerge la lezione più dura di queste ore: certi ordini, per la complessità dei sistemi che attivano, vanno studiati prima di essere emessi, perché una volta partiti il loro ritiro è quasi impossibile. Proprio per arrestare quella macchina Trump è stato costretto a imporre lo stop immediato ai bombardamenti, ricorrendo anche a ordini esecutivi resi pubblici. La dinamica militare completa il quadro. L'Iran aveva anticipato le mosse americane sin dai primi momenti: mentre gli Stati Uniti cercavano di circoscrivere il perimetro per un tentativo di operazione terrestre, Teheran ha colto l'occasione per colpire pesantemente i radar iper-tecnologici schierati in Giordania, provocando un numero elevato di morti e feriti tra le basi di Kuwait, Bahrein, Siria e Iraq. Il disastro, inizialmente nascosto, si è rivelato profondo. Il tentativo americano di rispondere ha consumato troppi intercettori e troppi armamenti, mentre il morale delle truppe e degli stessi generali era così basso da produrre casi di ammutinamento. A pesare fu anche l'indicazione della preparazione di operazioni anfibie iraniane. Sul piano internazionale, l'entità dei danni ha visto l'Iran sostenuto dalla Russia, e la vicenda si è intrecciata con un episodio rivelatore: l'attacco missilistico che ha colpito naviglio iraniano uccidendo un marinaio, un'azione riferita a responsabilità ucraine e leggibile come il gesto obbligato di una leadership, quella di Zelensky, sempre più esposta e condizionata dalle inchieste sui fondi scomparsi e dalla totale dipendenza dai finanziamenti occidentali alla guerra. C'è poi un episodio che nessuno vuole raccontare: la telefonata del ministro degli Esteri iraniano all'Alto rappresentante europeo Kaja Kallas. Il ministro non ha pronunciato parole esplicite, ha parlato il linguaggio della diplomazia, ma il senso sotteso al suo messaggio era preciso e partiva dal principio stesso che l'Occidente ha applicato in queste ore. Il ragionamento con cui la leadership ucraina ha giustificato il proprio attacco al naviglio iraniano è lineare: la Russia aiuta l'Iran, dunque colpisco l'Iran. Ma quel principio, una volta enunciato, vale in ogni direzione, ed è questo che il ministro, senza mai dirlo apertamente, ha lasciato intendere: se è questa la regola che accettate, allora, poiché i comparti della difesa europei aiutano l'Ucraina a lanciare missili contro obiettivi collegati all'Iran, ne consegue che l'Iran avrebbe pari titolo a rispondere contro l'Europa. Sotto la formula diplomatica correva anche il richiamo al fatto che l'Europa non ha mantenuto i patti sul nucleare nonostante le firme apposte, e che i Paesi europei, coinvolti nel finanziamento della guerra contro la Russia, sono già di fatto corresponsabili in via indiretta di quanto sta accadendo. Il messaggio era cifrato nel linguaggio della diplomazia, ma il suo significato era inequivocabile per chiunque avesse gli strumenti per decifrarlo, e proprio per questo il modo in cui è stato recepito è rivelatore. Non si è trattato di una scelta di far finta di non capire: Kallas, che per formazione ed esperienza non possiede un retroterra militare né strategico, non ha colto ciò che le veniva comunicato sotto traccia. Lo traduciamo noi, perché il senso resti a verbale: alla luce dei fatti noti, e cioè della partecipazione europea alla guerra a fianco degli Stati Uniti e del sostegno militare che alimenta i lanci contro obiettivi iraniani, Teheran ha fatto capire che fino a oggi ha finto di non vedere, ma che da questo momento risponderà, colpendo in via indiretta chi ha fornito i missili, cioè l'azienda e il Paese europeo coinvolti. Era un avvertimento, cifrato ma esplicito nel suo peso, che chi avrebbe dovuto decifrarlo non ha compreso. Va chiarito, a scanso di equivoci, in che forma questa risposta si manifesterà. L'Iran non ha alcun bisogno di bombardare fisicamente un Paese europeo, e non lo farà: un attacco diretto a un membro della NATO attiverebbe la clausola di difesa collettiva e trasformerebbe una guerra regionale nel conflitto globale che tutti dicono di voler evitare. La guerra iraniana all'Europa sarà invece di natura economica e indiretta: passerà attraverso i proxy, gli attacchi informatici, gli incidenti e i sabotaggi, colpendo infrastrutture, filiere e asset senza mai fornire il pretesto di un'aggressione conclamata. Sarà una pressione diffusa e negabile, calibrata proprio per restare sotto la soglia che farebbe scattare l'articolo 5. Per l'Ucraina, che nella NATO non è, il discorso è diverso: lì la risposta può assumere forme dirette, e il naviglio colpito nel Caspio ne è già un primo segnale. Da qui in avanti la guerra cambia natura anche nel teatro principale. Sarà una guerra contro le navi e contro obiettivi civili, fatta di sequestri, rapimenti e saccheggi: i barbari in azione. E impone una domanda diretta alle istituzioni: non siete forse voi le responsabili del divario tecnologico accumulato verso la Cina, con servizi di intelligence genuflessi all'autorità politica che hanno tradito la propria funzione e i cittadini che dovevano servire? Nel frattempo, i giornali europei parlano solo di cronaca e di dibattiti privi di informazione: c'è un'opera deliberata, condivisa da tutte le istituzioni, di non toccare certi argomenti. Chi è allineato viene invitato e valorizzato, chi si ribella viene escluso, e società di monitoraggio e di OSINT lavorano proprio a questo. Non si dice che l'Ucraina sta perdendo e che il suo popolo è mandato al macello nel tentativo disperato di provocare una reazione russa, anche a costo di crimini contro obiettivi civili, nel silenzio delle istituzioni occidentali. Non si dice che molti degli attacchi al Kuwait erano false flag, costruiti per accreditare presso i decisori la bontà delle loro stesse valutazioni. Queste 72 ore hanno mostrato, anche ai generali, che si profila la fine di un'epoca. La sfiducia verso il dollaro è in atto, e i fondi sovrani si preparano a voltare le spalle alla vecchia economia per abbracciare nuove alleanze. Sappiamo che verrà annunciato un altro accordo, ma sappiamo anche che presto altri due Paesi entreranno in guerra, e che l'Europa ha staccato la spina ai diritti e alla democrazia, iniziando a vendere ai propri cittadini un racconto fatto di inganni, con menzogne costanti su giornali, media e report di intelligence. Da 72 ore tutto è cambiato, o almeno così si vuole far credere. Anche se gli Stati Uniti si sono fermati lasciando intendere che sia in corso una trattativa, gli iraniani sanno che Trump non potrà rispettare gli accordi, e non perché non lo voglia: un accordo vero equivarrebbe alla resa di un intero sistema economico, che non è soltanto quello statunitense. È questa la ragione per cui l'intero Occidente mente. La realtà non è lo Stretto di Hormuz, non è l'energia, non sono le rotte: questi sono i sintomi, non la posta. La posta è l'invincibilità stessa degli Stati Uniti, come apparato militare, come macchina di influenza, come primato tecnologico. Mentre scriviamo queste poche parole parliamo di cifre colossali, ma soprattutto parliamo del futuro dell'intelligenza artificiale e dei data center, il terreno su cui la Cina avanza nascondendosi bene dietro l'Iran. Perché un confronto diretto con Pechino è troppo pericoloso, e così l'arma che l'Occidente sceglie di impugnare sono i mercenari, uomini disposti a tutto per denaro. Ma il costo della vita, e in particolare quello dei beni alimentari, continua a salire, e il gioco è diventato pericolosissimo: perché questi cessate il fuoco non sono la fine, ma la pausa in cui si prepara la ripresa con altri mezzi, mentre la vera guerra, quella per il primato economico e tecnologico del secolo, non si è mai fermata.
TX-3041

The Khaf—Herat railway strengthens connections between Iran, Afghanistan and China, diversifies trade routes, reduces dependence on the Persian Gulf and expands access to Eurasian markets.

TX-3036

Two ships of the Chinese company COSCO Shipping have obtained authorization to transit the Bab al-Mandab Strait. They are transporting Saudi crude oil and are bound for China.

TX-2975

THE US RAID ON CHABAHAR, PRESENTED AS PART OF THE OPERATION TO REOPEN HORMUZ, ACTUALLY HITS A STRATEGIC LOGISTICS HUB OF THE BRICS, RUSSIA, CHINA AND INDIA. FIRST DIRECT BLOW TO THE ALTERNATIVE LOGISTICS ARCHITECTURE TO THE WEST.

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ArticleChabahar non è Hormuz: Washington colpisce la logistica dei BRICS
La mossa americana più significativa è invece il bombardamento del porto di Chabahar. Presentato come parte dell'operazione per "riaprire" lo Stretto di Hormuz, l'attacco colpisce in realtà un asset di natura completamente diversa: Chabahar è un'infrastruttura logistica strategica che serve Russia, Cina e India, i pilastri dei BRICS, quale terminale del corridoio che collega l'Oceano Indiano all'Asia centrale ed europea aggirando i passaggi controllati dall'Occidente. Colpire Chabahar non ha nulla a che vedere con Hormuz: significa spezzare un nodo del sistema logistico alternativo che i BRICS stanno costruendo per sottrarsi al controllo occidentale sulle rotte commerciali. Sotto la copertura della crisi dello Stretto, Washington attacca l'architettura infrastrutturale di un ordine economico concorrente, trasformando una guerra regionale nel primo colpo diretto contro la logistica dei BRICS.
TX-2841

The first images have been released of the mobile truck runway developed to ensure the takeoff and recovery of large combat and reconnaissance drones even after the destruction of airport runways.

TX-2768

The routes of the Chinese corridor of the New Silk Road have ended up in the sights of the United States. The infrastructures concerned represent a strategic link for the transport of goods between China, Central Asia and the Middle East.

TX-2731

China has carried out a new test of the JL-3 submarine-launched ballistic missile.

TX-2667

The US funds NGOs that report abuses in Chinese companies abroad. The accusations fuel EU and UN initiatives, paving the way for trade restrictions without resorting to direct tariffs or sanctions.

TX-2350

the Hua Lin One tanker, belonging to the CHINESE COSCO company, has crossed the Strait of Hormuz.

TX-2300

From China, Asim Munir, head of the Pakistani army, said that, according to his assessment, the agreement between Iran and the United States has entered the final phase and is close to being concluded.

TX-2292

The rapid expansion of the Chinese nuclear arsenal pushes towards a tripolar order: Beijing aims at more than 1,000 warheads by 2030, fueling risks of miscalculations and tensions with Washington.

TX-2250

The manipulation of container prices during the pandemic shows how logistics and supply chains have become weapons of the new global economic war.

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ArticleContainer, prezzi e pandemia: la nuova guerra economica globale
L’incriminazione di sette dirigenti cinesi e di quattro tra i principali produttori mondiali di container apre un nuovo fronte nella guerra economica globale. Secondo le accuse, aziende strategiche del settore avrebbero coordinato per anni la riduzione della produzione e la manipolazione dei prezzi dei container standard, sfruttando la crisi logistica internazionale durante la pandemia. Tra il 2019 e il 2021 i prezzi dei container sarebbero quasi raddoppiati, mentre i profitti dei produttori avrebbero registrato aumenti eccezionali nel pieno della crisi delle catene di approvvigionamento globali. Le società coinvolte includono Singamas, CIMC, Shanghai Universal Logistics Equipment e CXIC, tutte realtà centrali nel commercio marittimo internazionale. L’aspetto più sensibile riguarda il controllo delle infrastrutture logistiche globali: i container rappresentano il cuore del commercio mondiale e qualsiasi alterazione artificiale dell’offerta può influenzare inflazione, trasporti, energia e sicurezza economica degli Stati. La vicenda conferma come la logistica sia ormai considerata un asset geopolitico strategico e non più soltanto commerciale.
TX-2208

Four Ilyushin Il-96-300 aircraft took off simultaneously in Russia, in preparation for Putin's trip to China.

TX-2181

Trump in Beijing: no structural agreement. Taiwan, Iran war, oil, tariffs and rare earths remain unresolved. Only limited purchases of Boeing and soybeans, temporary management of tensions.

TX-2168Thread 2

Iran-USA: exchange of messages through a Pakistani mediator continues regularly. The news of the US rejection of the Iranian plan has been denied in 14 points: Washington has not yet given an official response.

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TX-2167Thread 2

Iran press release, 15 May 2026. Ceasefire in intensive care. Seized and merchant ship sunk in the Strait of Hormuz today. Trump and Xi in Beijing on nuclear power. Read all about it.

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ArticleIran, rassegna stampa 15 maggio 2026
Il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran è definito da Trump in terapia intensiva. Dopo che Teheran ha risposto alla proposta americana con un piano alternativo a fasi, il presidente Trump ha dichiarato pubblicamente che la risposta iraniana era spazzatura e ha minacciato la ripresa delle operazioni militari su larga scala. Alcuni collaboratori della Casa Bianca hanno confermato ai media che Trump sta valutando seriamente un ritorno ai bombardamenti. Lo Stretto di Hormuz torna a essere teatro di scontro diretto. Oggi 15 maggio una nave ancorata al largo degli Emirati è stata sequestrata e portata verso le coste iraniane. Un secondo mercantile è stato attaccato e affondato vicino all'Oman. Il traffico nello stretto è crollato al 5 percento dei livelli preconflitto: prima della guerra transitavano circa 3.000 navi al mese, ora sono una frazione. I negoziati rimangono bloccati su due nodi fondamentali: la sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz e il programma nucleare. Gli inviati americani Witkoff e Kushner negoziano un memorandum a 14 punti attraverso il Pakistan. L'Iran chiede prima la fine della guerra e la revoca delle sanzioni, poi il nucleare. Washington vuole il contrario. A Pechino Trump e Xi Jinping concordano per impedire all'Iran di dotarsi di armi nucleari. La Cina ha interesse diretto nella riapertura dello stretto. Parallelamente a Nuova Delhi, ai BRICS, Lavrov incontra il ministro degli esteri iraniano Araghchi. La Russia si oppone a qualsiasi smantellamento nucleare senza garanzie di sicurezza per Mosca nella regione.
TX-2158

Chinese oil tankers passed through the Strait of Hormuz LPG 'ROYAL H' US sanctions 'SWIFT FALCON', Chinese-owned 'TREND', registered in the Emirates (but not owned by the Emirates) Chinese-owned 'RAISSA' tanker

TX-2156Thread 2

The US and China collide over the Panama Canal while Hormuz remains in fact closed, with about 2000 ships stopped and maritime routes increasingly used as a political lever. Unsustainable smart grid without secure communications

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TX-2155Thread 2

Beijing reinforces negotiating leverage before the Trump-Xi summit: Iran war distracts the US from East Asia, China pushes on North Korea, tech export control, tariffs, rare earths and Taiwan.

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