Mi rivolgo a voi, ambasciatori del cosiddetto mondo libero. Voi che siete stati infiltrati dalla politicizzazione delle informazioni, e che in quei posti non ci siete arrivati per merito: vi ci hanno messo le lobby che in Europa decidono le nomine. Del resto non rappresentate più i vostri Paesi, fate affari. I governi ormai nemmeno vi consultano, e questo è sbagliato, ma la politica si è fatta diretta e le vostre posizioni vengono scavalcate. Siete diventati agenti di commercio. Invece di difendere la democrazia avete chiuso gli occhi al mondo, e alle grida della disperazione avete preferito la musica della propaganda. Un disco rotto a cui in Europa non crede più nessuno.
La potente macchina morale democratica, che un tempo aveva una nobile visione e che il mondo invidiava, si è trasformata in telemarketing: una macchina che lavora contro se stessa. Un'orchestra sinfonica cacofonica, dove gli stessi musicisti suonano su un palco in cui da destra si condanna e da sinistra si incoraggia un crimine di guerra, una pulizia etnica.
E poi c'è la questione delle prove, che da sola basterebbe a spiegare tutto. Quando succede un fatto che serve, nel giro di poche ore si sa tutto: chi, come, con quale arma, con quale mandante. Nomi, ricostruzioni, immagini, dettagli tecnici che in condizioni normali richiederebbero mesi di accertamento. La macchina funziona, e funziona benissimo.
Poi vengono bombardate scuole, muoiono bambini, e la stessa macchina non trova più niente. Nessun dettaglio, nessuna ricostruzione, nessun responsabile. Si attende, si verifica, si è cauti. Passano le settimane e il silenzio diventa definitivo.
Non è incapacità. La velocità dell'accertamento non dipende dalla difficoltà dei fatti: dipende da chi li ha commessi. Ed è questa la prova che nessuno vi chiederà mai, perché è sotto gli occhi di tutti da anni.
Da Berlino, un tempo, Kennedy pronunciava il suo famoso discorso e diceva: io sono un berlinese. Oggi, all'ONU, il presidente americano dice che annienteranno l'Iran. E va oltre: è disposto a chiudere all'Europa i rubinetti dell'energia.
L'Europa sarà capace di rispondere, oppure dovrà adeguarsi alla frase di Netanyahu, ci sono ancora codardi morali in quest'aula che vogliono uscire? E fino a qui mi fermo, perché in Europa i prezzi stanno perdendo il controllo e a ottobre cominceranno le manifestazioni.
Non è una rivoluzione. In Europa lo stile di vita è alto non perché ci siano i soldi, ma perché è costruito sul credito: l'auto a rate, le vacanze a rate, il divertimento a rate. Un'economia elastica, che regge finché il credito regge. Adesso non regge più, e la gente scopre di non potersi permettere niente di quello che faceva ieri. Scendono in piazza per riavere le carte di credito. Vogliono, vogliono, vogliono quello che i politici europei hanno sempre promesso nelle campagne elettorali, e che nessuno ha mai davvero posseduto.
Le rivoluzioni, quelle vere, la macchina democratica le voleva in Iran. Ci si organizzava, e lì, nel mondo dell'intelligence e degli analisti dietro le scrivanie, ci si contorceva per definire profili. Le false resistenze iraniane in Europa venivano finanziate da ex agenti dei servizi, professori, affaristi, giornalisti, che facevano uscire mirabolanti operazioni inventate. Ci risulta che siano gli stessi che promuovono le fonti false poi inserite nei report di intelligence, quelli che finiscono nelle stanze decisionali e su cui si prendono le decisioni finali. E non che chi decide non sappia che quelle informazioni sono false. Lo sa. Lo sa benissimo.
Ma davanti alla dignità non si scherza: meglio che nessuno chieda troppo da dove vengano i milioni sui conti correnti dei politici. È lo stesso meccanismo che decide le ambasciate. In Europa e nel mondo occidentale ci sono i guardiani democratici, e meglio non chiedere mai chi paga le loro conferenze, chi compra i loro libri, come mai quelle geniali fondazioni filantropiche abbiano donato soldi a politici democratici che si battono per la libertà. Quelli che hanno sbattuto il pugno sul tavolo sostenendo che Israele ha il diritto di difendersi, tra gli applausi. E che poi sono diventati esperti di immigrazione, poi esperti di nucleare, poi esperti di terrorismo, adesso esperti di intelligenza artificiale. Milioni, milioni e milioni.
Sulla questione della Flotilla per Gaza la macchina è riuscita in qualche modo a fare il suo lavoro, ma con un costo troppo alto: in mancanza di argomenti i ministri dei Paesi europei non sapevano più che dire, e sono andati avanti da soli, creando crepe considerevoli. Nonostante il processo della guerra proseguisse, le narrative sono cadute. La macchina democratica è concepita per guerre lampo, non per conflitti duraturi, e alla velocità a cui viaggiavano giornalisti e mercenari culturali non avevano risposte da dare: ripetevano sempre le stesse cose. È lì che è arrivato il crac. Da milioni milioni milioni si è passati a idioti idioti idioti.
La nuova macchina ibrida viene messa alla prova in Siria, e Assad viene spazzato via. Ma bisogna capire cosa è successo davvero: ha funzionato perché è stata una guerra lampo, e perché la Siria era già caduta. Gli errori ci sono stati, ma piccoli, e gli esperimenti condotti non erano esperimenti. Solo che, per vendere i prodotti, si è fatto credere al mondo che lo fossero. Da lì la convinzione che l'Iran avesse le ore contate.
Al punto che Reza Pahlavi, l'unico che si è messo a disposizione, è andato in giro convinto davvero di dover tornare in Iran e che il popolo lo aspettasse. Nel mondo occidentale molte iraniane si prestavano a telecamere ed eventi che, come sa chi conosce la materia, sono a volte costruiti. Basta andare sui social per capire che in quello che dicono ci sono forti incongruenze.
E la domanda che faccio a voi, leader della democrazia mercenaria, è questa. Può, secondo voi, ribellarsi la città di Minab dopo il bombardamento e l'uccisione di 180 studenti? Possono ribellarsi gli studenti? Possono scendere in piazza contro chi è morto per il Paese, mentre Stati Uniti e Israele commettono un genocidio a Gaza e in Iran uccidono generali, politici, artisti, poeti e scrittori?
Possono scendere in piazza per far arricchire le famiglie saudite ed emiratine e quelle false fratellanze del Golfo? Possono scendere contro quei soldati morti nella guerra Iran-Iraq? Possono scendere a favore dell'ISIS, quando l'Iran mandava camion su camion in Siria per combatterlo?
È vero che la situazione economica è complessa, ma il grado di resilienza è diverso dal nostro.
L'Europa derubata. L'Europa infangata. L'Europa complice di crimini di guerra. L'Europa che tradisce ogni giorno, e che da cittadini ha trasformato i suoi figli in contribuenti. L'Europa delle commissioni che non dovrebbero fare politica, ma che stanno lì come guardiani della democrazia a saccheggiare imprenditori, a sfruttare l'immigrazione, a creare corsie economiche a doppio binario tra la piccola e media impresa e la grande impresa. L'Europa che stabilisce chi è la vittima, chi il morto, chi l'effetto collaterale: decine di parole inventate per far sembrare i morti dei prodotti.
E cosa dovevano fare gli iraniani, ribellarsi a cosa? Per passare dai guardiani della rivoluzione ai guardiani della democrazia? Scendere in piazza per Trump? Per von der Leyen? Per Macron? Per Meloni?
Da trent'anni l'Europa commette crimini, e ci sono uomini e donne in tutta Europa che hanno preso le distanze silenziosamente da queste complicità. Ci sono uomini e donne che hanno deciso di non sedersi nei posti di comando, proprio per non essere obbligati a commettere crimini con la propria approvazione. E sono stati traditi da chi parla di patria ma si comporta sempre più da padrone, e da chi si professa democratico ed è il peggior dittatore sanguinario.
Milioni, milioni e milioni. Sono stati spesi per comprare analisi che dicevano quello che si voleva sentire, e il risultato lo abbiamo davanti. Nessuno chiederà indietro quei soldi, perché chiederli significherebbe ammettere a chi sono andati.
L'Iran non è perfetto. Ma oggi ha dato una speranza all'Europa.