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Israel

Every Silent People post about Israel: the full timeline, updates and connected threads, newest first.

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TX-3364

CIA, Mossad and European services are trying to organize a new uprising in Iran, exploiting the economic crisis and focusing on state television. Netanyahu is back more aggressive.

TX-3333

Although Mossad has reported several Iranian officials dead, some have reappeared in public. Despite this, Western intelligence continues to believe Israeli bulletins.

TX-3283

The Israeli plan for Lebanon has failed: the strategic objectives have not been achieved and the situation remains unresolved.

TX-3261

WE ARE faced with a new paradigm of war, in which there is no longer a clear separation between military operations, intelligence, economic war and communication.

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ArticlePotremmo trovarci davanti a un nuovo paradigma della guerra,
Stati Uniti e Israele starebbero rafforzando il coordinamento tra apparato militare, intelligence e comunicazione. Il Pentagono assumerebbe un ruolo più centrale nelle operazioni navali e nel coordinamento con la CIA, mentre il Mossad contribuirebbe alla valutazione dei risultati e alla preparazione di eventuali operazioni sul terreno. Un elemento particolarmente delicato sarebbe però il ruolo della comunicazione: la propaganda e le campagne mediatiche possono diventare parte integrante della strategia di guerra, rendendo più difficile distinguere tra informazioni, messaggi politici e operazioni di influenza. La criticità principale è quindi questa: se questa struttura venisse realmente utilizzata per preparare un conflitto più ampio, il confine tra operazioni militari, intelligence e guerra dell'informazione diventerebbe sempre più sottile. Questo aumenterebbe il rischio di escalation e, soprattutto, renderebbe fondamentale verificare attentamente le informazioni prima di considerarle fatti accertati.
TX-3248

Kites and low-cost tools become weapons of attrition against Israel, forcing security systems to employ much more expensive resources: The war of economic and military exhaustion.

Kites and low-cost tools become weapons of attrition against Israel, forcing security systems to employ much more expensive resources: The war of economic and military exhaustion.
TX-3240

INTERPOL RED ALERT FOR NETANYAHU FOR THE INTERCEPTION OF THE GLOBAL SUMUD FLOTILLA. IN LIGHT OF THE DETENTION OF TWO ITALIAN CITIZENS BY HAFTAR, IT REMAINS TO BE ASKED IF ITALY WOULD ADOPT A SIMILAR MEASURE AGAINST HIM.

TX-3239

JUSTICE MINISTER AKIN GÜRLEK SAYS THAT ANKARA HAS REQUESTED AN INTERPOL RED ALERT FOR ISRAELI PRIME MINISTER BENJAMIN NETANYAHU AS PART OF THE ONGOING JUDICIAL PROCEEDINGS FOR GENOCIDE.

TX-3236

Israeli attack in southern Lebanon.

TX-3230

Would Israel be considering a way to remove the Italian ambassador from Israel? And, if that were to happen, how would Italy react?

TX-3228

Israel bombs Lebanon

Israel bombs Lebanon
TX-3227

Israel bombs Lebanon

Israel bombs Lebanon
TX-3209

Maximum caution: suspicions are growing about possible 'false flag' operations linked to Israel, US environments and private contractors.

TX-3203

Israeli attack against Lebanon with white phosphorus.

TX-3195

Tehran releases a video of Western technological systems destroyed during the conflict. The episodes reopen the debate on the invulnerability of US and Israeli military technologies.

TX-3188

THE MOSSAD'S REPUTATION WOULD BE BUILT ON EXAGGERATION: SELF-PROMOTION WOULD HAVE REPLACED THE RESULT, ERODED THE CREDIBILITY OF THE SERVICE

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ArticleLa leggenda del Mossad: cronaca di una reputazione gonfiata
C'è un punto oltre il quale il capo di un servizio smette di incutere timore e comincia a far sorridere. Yosef Cohen, ex direttore del Mossad e affezionato al soprannome Yossi, lo ha superato: continua ad affermare, e i fatti lo smentiscono con regolarità. Recita una parte che non corrisponde alla realtà, e la distanza tra ciò che racconta e ciò che accade lo ha trasformato in una caricatura del ruolo che ha ricoperto. La sua cifra è la smania di raccontare: ogni informazione positiva ricondotta al servizio, ogni operazione presentata come mirabolante, ogni successo attribuito a sé. Un direttore che ha bisogno di raccontarsi non rafforza il servizio, lo espone. Il caso, però, va oltre la singola persona. I servizi ricorrono sempre più a figure di questo tipo per dire in pubblico ciò che i vertici non vogliono esporsi, perché i direttori temono per la propria posizione. Accanto agli ex capi si affacciano i professori universitari,sembra quasi una transumanza ,dall'essere esperti di terrorismo sono passati alla cybersicurezza e ora all'intelligenza artificiale , presentati come menti eccelse e usati come garanzia di autorevolezza (Foglie di Fico): è un tratto ormai comune alle intelligence occidentali. Un esempio di questo modo di comunicare è il caso Fordow. Cohen non dichiara di avervi messo piede, ma lascia intendere che il sito Nucleare sia stato viositato , e ci chiediamo se sia normale che il vertice di un servizio pronunci in pubblico un'affermazione simile.Che non fa neanche parte al Trattato di non Proliferazione nucleare TNT Se quell'accesso è reale, la conseguenza è pesante: le informazioni sull'interno di Fordow sarebbero transitate attraverso il regime di controllo internazionale, il che chiama in causa l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) come canale, consapevole o meno, di quelle informazioni. La stessa affermazione offre, a nostro avviso, la spiegazione più diretta della diffidenza iraniana. Se il meccanismo ispettivo viene presentato pubblicamente come porta d'accesso per un servizio straniero, la riluttanza di Teheran ad ammettere gli ispettori smette di apparire un capriccio e diventa una reazione prevedibile. Nessuno,nel mondo dei "Buoni", si èscandalizzato Se su Fordow Cohen "Youssi" parla volentieri, colpisce invece ciò di cui tace. Non parla dei radar da miliardi di dollari distrutti dall'Iran ai danni della potenza che si dice invincibile, e preferisce vantarsi dell'operazione dei walkie-talkie. Non parla degli F35 colpiti, delle operazioni di terra fallite, né delle proprie strutture clandestine colpite in sei paesi nello stesso momento. Non parla della continuazione dei lanci di missili, proseguiti mentre si sosteneva che per settantadue ore lo Stato iraniano non fosse in grado di organizzarsi. E non parla dell'assenza di defezioni tra i militari iraniani, nemmeno di basso profilo. Sono silenzi che, messi in fila, pesano più di ogni sua dichiarazione. Meglio fermarsi,per non distruggergli Il morale e il suo Narcisismo Il contrasto tra ciò che si annuncia e ciò che accade non è nuovo. Da trent'anni le testate vicine al Mossad ripetono che l'Iran sarebbe a trenta giorni dall'ordigno atomico, e da altrettanto tempo avevano dato Hezbollah per prossimo alla fine. Nulla di tutto questo si è verificato. Ci chiediamo perché le intelligence continuino a dare credito a previsioni sistematicamente smentite. La diffidenza, del resto, è ormai popolare, al punto che esistono perfino canzoni in cui si dichiara di non credere ai bollettini israeliani. Quando l'annuncio non trova riscontro, ciò che resta non è il risultato ma il danno alla fiducia. Noi non eravamo tra i creduloni, e non lo siamo da quarant'anni. In Europa c'era chi a quelle narrazioni credeva davvero, ma c'era anche chi era costretto a crederci per non compromettere la propria carriera, ed è la seconda categoria a preoccuparci di più. Il punto diventa grottesco quando a ripetere quella narrazione è un capo di governo, perché in quel momento si smarrisce il confine tra valutazione e obbedienza. Lo stesso accade quando un vertice internazionale si chiude con tutti a ripetere le stesse formule. Abbiamo perso la diversità del dialogo e il peso della cultura, e un consenso così uniforme, anziché rassicurare, insospettisce. Dalla politica istituzionale sentiamo solo certezze, e vorremmo che alle nostre domande rispondesse con le stesse certezze che esibisce quando parla. Trecento anni di civiltà sembrano essere stati volatilizzatidalla negazione di fatti evidenti: crimini di guerra, guerre illegali, il rapimento del presidente venezuelano,Bombardamenti contro Unifil (ONU) ,obbiettivi civili e il silenzio di parlamenti ,governi e rappresentanti europei di fronte a possibili crimini contro l 'umanità. il Mossad non ha inventato, ha copiato, rubato e acquisito. Le capacità che gli vengono attribuite sono spesso frutto di tecnologie e informazioni prodotte altrove, poi presentate come proprie. Il registro non cambia quando si parla di tecnologia. Nel governo Netanyahu, quando mancano gli argomenti, si ricorre alla formula per cui ognuno porterebbe con sé un pezzo di Israele, riferita ai telefoni cellulari. In quella formula vediamo due contraddizioni. La prima: se davvero c'è tanta scienza, come si è arrivati a commettere stragi e crimini tanto efferati. La seconda: come mai quelle scoperte restano così lontane dalla realtà, se i palestinesi hanno opposto pietre e molotov a difesa della propria terra. Dinanzi a questa miracolosa scienza tecnologica,per la quale i governi sembrano essere in fila per acquistare. Il punto è che, a forza di raccontare mirabolanti missioni , alla fine chi le racconta finisce per crederci, e si perde di vista la realtà e il criomine diventa agibilità,convinti di essere dalla parte giusta . Lo si vede nell'industria della sorveglianza, che è prima di tutto un asset economico. Software sviluppati da ricercatori negli Stati Uniti, Europa ecc, dove il loro impiego è vietato, vengono impiegati e rivenduti sotto etichetta israeliana, e su quell'etichetta l'esercito più morale del mondo costruisce parte della propria immagine. Giocando e sperimentando sulla pelle delle popolalazioni. Strutture nate come startup, segnalate dagli addetti ai lavori , vengono acuistate a prezzi molto bassi, e diventano "Made in Israele" attraverso un processo molto interessante ,uno strano effetto, ricevono a un certo punto una richiesta dal comparto militare statunitense,Immaginate quante azioni acquistano i politici della cordata del momento. A quel punto la domanda è inevitabile: dove finisce l'investimento leggittimo e dove comincia la corruzione ? E da quel momento il prezzo non lo fa più il mercato ma i fondi stanziati dal Congresso, con cifre che diventano colossali. Intorno a quelle cifre si muovono faccendieri, politici e fondi sovrani. Il prodotto, nato con etichetta israeliana, si trasforma in tecnologia made in USA e viene poi venduto a prezzi fuori scala per la difesa dei governi della NATO e in mezzo mondo. Sono, di fatto, operazioni economiche di grandissimo impatto, nelle quali la parte israeliana presta soltanto l'etichetta iniziale. A sostenerle vi sono centri di elaborazione dati illegali collocati nel Golfo e venduti come tecnologia Israeleiana, fuori dalla portata delle regole statunitensi ed europee, e una classe politica che di quelle società è stata azionista. Nello stesso quadro leggiamo gli Accordi di Abramo, che consideriamo parte delle medesime operazioni militari ed economiche. Lì non c'è nulla di religioso né identitario: ci sono soldi e interessi. La stessa logica governa il mondo degli ex agenti, che a ridosso del pensionamento fondano società di analisi e gestione del rischio e trattano con i colleghi ancora in servizio, in un conflitto di interesse strutturale. Sullo stesso terreno è risaputo che opera una rete di truffe, dalle frodi telefoniche alle criptovalute, con uffici a Cipro, in Albania, Ucraina, Malta e Romania ecc In Israele strumenti e capacità sfuggono di mano e finiscono in mani sbagliate in modo tutt'altro che accidentale, e da lì nascono le frodi telefoniche condotte con la modalità economica che chiamano elicottero. Il terminale, ancora una volta, è Tel Aviv, e ci chiediamo se non sia proprio qui che si misura la reale dimensione del Mossad, dove comincia e dove finisce. Non è un mistero, inoltre, che siano state costituite società di criptovalute per finanziare le rivoluzioni colorate volute in Occidente, di cui quell'apparato ( Mossad) è stato il terminale intestandosi meriti non suoi, né che i traffici passino per Odessa, con materiali finanziati dall'Europa che finiscono in mani israeliane attraverso cittadini ucraini con doppio passaporto. A questo si aggiunge il capitolo dei coiddetti Epstein files, che rimanda a una rete globale di impunità, con accuse gravissime che vanno dallo sfruttamento sessuale alle sparizioni. Riteniamo che Cohen, come altri, debba fornire spiegazioni, perché il silenzio non è una risposta accettabile. Sul suo operato e sull'apparato che ha guidato pendono anche accuse che toccano le violazioni del diritto internazionale e il coinvolgimento in reti opache di sorveglianza e di finanza. Non spetta a noi emettere sentenze, ma quelle accuse esigono risposte.Ma è doveroso comprendere ,Signor Yossi e doveroso comprendere le profonde differenze tra l'azione di una banda armate e la scienza super tecnologica israeliana è un divario stupefacente. È in questo scarto tra immagine e realtà che cade anche la formula dell'esercito più morale del mondo, smentita dai fatti che arrivano dai teatri operativi. Il logoramento del personale, con i segnali di crisi interna che ne emergono, ne misura la distanza. Come cittadini europei riteniamo inaccettabile che risorse destinate alla sicurezza e alla democrazia finiscano in circuiti di questo tipo. Chi ha diretto queste operazioni va chiamato a rispondere, e chi non è all'altezza del mandato va rimosso. Un'ultima indicazione a Yosef Cohen. Invece di rivendicare visite a Fordow, guardi ai suoi uomini logorati, richiami chi da quell'apparato fugge, e affronti il clima di ostilità che contribuisce ad alimentare. È lì, non nella propaganda, che si misura un servizio.
TX-3185

The US presidential plane was not hit by a missile, but by news: by rudimentary means, a cognitive operation has folded the world's greatest propaganda machine.

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ArticleColpire il dato, non il bersaglio
L'aereo presidenziale statunitense non è stato messo a rischio da un missile, ma da una notizia. È questo lo spostamento che consideriamo rilevante, e da cui muove la nostra lettura. Il dato che va messo al centro è l'asimmetria. Una delle macchine propagandistiche più potenti del mondo è stata piegata con mezzi rudimentali, senza tecnologia sofisticata e senza un attacco fisico. È il segnale che il vantaggio non sta più nella potenza dello strumento, ma nella conoscenza del bersaglio. Chi ha condotto l'operazione sapeva esattamente come funziona la macchina informativa avversaria. Non ne ha forzato le difese: ne ha usato la logica interna, cioè la tendenza a politicizzare l'informazione, a trattare il dato come strumento di posizionamento anziché come materiale da verificare. La tecnica, in concreto, è la politicizzazione dell'informazione rivolta contro chi la pratica. Si immette una premessa costruita su fonti aperte di provenienza israeliana, si lascia che l'apparato avversario la accrediti per convenienza, e si ottiene che sia il bersaglio stesso a diffonderla e ad amplificarla. I fatti riferiti disegnano la sequenza: un allarme di sicurezza, l'ipotesi di un abbattimento riconducibile a Teheran, la ricollocazione del presidente nella zona catering dell'aereo. Ed è sull'esito che l'analisi deve fermarsi, perché il suo significato resta aperto. Non è chiaro a cosa dovesse servire quella ricollocazione. Le letture possibili sono tre, e non si escludono a vicenda. Consideriamole nell'ordine. La prima è lo schema Pearl Harbor: la costruzione o l'attesa di un colpo, reale o simulato, come premessa per legittimare una reazione di portata superiore. In questa chiave l'esposizione al rischio non sarebbe un errore, ma una posta messa in gioco consapevolmente. La seconda è la negligenza pura: un apparato che, pur segnalando la minaccia, lascia partire il velivolo dal vertice con i giornalisti a bordo, senza governare le conseguenze di ciò che esso stesso aveva dichiarato. La terza, che riteniamo la più solida, è che l'obiettivo fosse proprio la diffusione della notizia. La fuga dell'informazione ha prodotto un danno d'immagine di dimensione planetaria: l'idea che un presidente esponga staff, cronisti, agenti e forze di sicurezza pur conoscendo il rischio. Questo è il risultato che l'operazione, con ogni probabilità, cercava. Se così è, il colpo non è stato materiale ma reputazionale, e ha centrato la catena decisionale statunitense davanti alla sua stessa opinione pubblica. Un effetto di questa portata, ottenuto con mezzi minimi, misura la vulnerabilità di chi si è affidato a una fonte esterna. Qui torna la dipendenza. Numerosi apparati, compresi quelli italiani, pendono dalle valutazioni altrui per tornaconto politico personale, e così cedono a un attore esterno una parte del proprio ciclo informativo. Chi controlla la fonte controlla anche l'esito. Sul versante israeliano non escludiamo una lettura complementare. Si intravede un tentativo di riequilibrio nel rapporto con Washington, in una fase in cui l'apparato militare appare logorato da ordini e controordini e subisce le iniziative altrui anziché anticiparle. A questa fragilità si somma quella interna. Il Mossad, insieme all'AIPAC, sarebbe finito sotto esame da parte dell'entourage per spese fuori controllo e per il dirottamento di risorse verso società riconducibili ad ambienti amici. Una struttura sotto pressione è più esposta a essere usata come veicolo, anche a propria insaputa. La causa profonda del cedimento sta in questo esaurimento interno. La macchina si è fermata non per un colpo irresistibile, ma perché ha servito la politica anziché il proprio mandato, e le guerre di vertice ne hanno atrofizzato i sistemi informativi. Ogni nuova direzione ha rimosso gli uomini precedenti per collocare i propri, e un apparato frammentato produce dati meno affidabili, dunque più facili da inquinare. Ne deriva l'implicazione che ci interessa. Per riportare il dominio cognitivo a nostro vantaggio non basta vivere di rendita: serve credibilità costruita sul metodo, e serve parlare ai giovani senza prepotenza e senza illuderli, al contrario di quanto ha fatto la classe dirigente degli ultimi trent'anni. Resta l'avvertimento che la vicenda porta con sé. Dai teatri operativi affiora la stessa logica di questo episodio: l'accettazione del sacrificio altrui come premessa della propria escalation, fino a rivendicare il diritto alla rappresaglia estrema una volta pagato il prezzo in vite.
TX-3167

The destruction of homes, hospitals and civil infrastructure raises questions about the European position. Brussels' silence fuels accusations of complicity and political responsibility.

TX-3151

In Israel, a profound reorganization of the intelligence leadership has begun. For critics, many former executives will end up selling security skills and platforms to foreign governments, including European partners

TX-3138

Reported an increase in the number of US tankers used for in-flight refueling to support operations at Israeli bases

TX-3100Thread 2

Israeli media have started to publish news about the start of uranium enrichment at Mount Kalang. It is expected that in the coming days this narrative will be revived. From the European media

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