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Yemen
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The movement states that the attacks respond to 124 Saudi raids
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ArticleAnsarallah annuncia cinque operazioni militari contro obiettivi sauditi e forze del PLC
Ansarallah ha annunciato quattro operazioni contro l’Arabia Saudita e una contro le forze del PLC, impiegando missili balistici, missili da crociera e droni UAV.
Secondo la dichiarazione, gli attacchi avrebbero interessato:
Aeroporto internazionale King Khalid di Riad, preso di mira in tre fasi distinte, con conseguente chiusura totale dello scalo. Almeno una fase avrebbe raggiunto l’obiettivo.
Impianto di gas di Shedgum, nella Provincia Orientale, dove sarebbe divampato un incendio.
Complesso petrolifero di Tanajib, nella Provincia Orientale, anch’esso colpito da un incendio.
Aeroporto internazionale King Fahd di Dammam, con conseguenti interruzioni del traffico aereo.
Forze del PLC sul fronte di Bab el-Mandeb, attaccate con sei missili balistici e due UAV. L’operazione avrebbe provocato decine di vittime.
Ansarallah afferma che le operazioni sono una risposta ai 124 raid aerei che attribuisce alla Royal Saudi Air Force nelle precedenti 24 ore contro Sana’a e i governatorati di Ta'izz, Ma'rib, al-Jawf, Hajjah, Al-Hudaydah e Sa'dah. Secondo il movimento, i bombardamenti avrebbero causato vittime civili, tra cui donne e bambini.
TX-3901Thread 12
There are about 300 wounded and 15 dead. Several injured people are admitted to intensive care.
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According to the Ministry of Health, 91 dead and 168 wounded in the Saudi attacks from September 3 to October 10, 60% women and children. The silence of the European media exposes a double standard: it seems that not all lives have the same value.
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ArticleYemen, 91 morti e 168 feriti nei bombardamenti sauditi: il silenzio dei media europei
Secondo il Ministero della Salute yemenita, dall’escalation del 3 settembre alla sera del 10 ottobre 2026, l’aggressione saudita contro lo Yemen ha provocato 91 morti e 168 feriti. Il 60% delle vittime sarebbe costituito da donne e bambini.
Eppure, secondo la denuncia, quanto accaduto non ha trovato adeguato spazio nei media europei. Un silenzio che solleva interrogativi profondi sui criteri con cui vengono raccontate le tragedie umane e su quanto pesino gli interessi geopolitici nella scelta delle notizie.
Esiste forse una gerarchia europea del dolore, in cui la vita di un cittadino europeo vale più di quella di uno yemenita? Quando alcune vittime ricevono un’enorme attenzione mediatica e altre vengono ignorate, il rischio è quello di alimentare un razzismo di fatto, fondato sulla diversa importanza attribuita alle vite umane.
Questa è la contraddizione di una democrazia che proclama l’universalità dei diritti, ma rischia di applicarli selettivamente. Perché la vita di una donna yemenita o di un bambino yemenita dovrebbe valere meno di quella di un europeo? Il silenzio davanti alla sofferenza degli altri non è neutralità: è una responsabilità politica, morale e mediatica.
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