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Le sanzioni USA rischiano di colpire anche le economie che commerciano con Teheran. Se lo strangolamento non piegherà l’Iran, la pressione potrebbe trasformarsi in escalation. I prossimi 20 giorni saranno decisivi.
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ArticoloLA GUERRA DELLO STRANGOLAMENTO
I grandi strateghi americani sanno perfettamente che le sanzioni, da sole, difficilmente piegheranno l’Iran. Il vero problema è che lo strangolamento economico non colpisce soltanto Teheran: colpisce l’intera rete regionale che per anni ha commerciato con l’Iran, direttamente o attraverso intermediari e circuiti opachi.
Il petrolio iraniano non scompare perché Washington lo sanziona: cambia bandiera, rotta, intermediario e sistema di pagamento. La Cina rimane il principale acquirente e una parte rilevante dei traffici passa attraverso reti difficili da controllare.
Ed è qui che la strategia diventa pericolosa. Se lo strangolamento economico non produce la resa di Teheran, Washington sarà costretta a scegliere tra un accordo e un'escalation. Il rischio è che un incidente venga utilizzato per trasformare una guerra regionale in un confronto più ampio.
La lezione della guerra in Ucraina è brutale: lo strangolamento può logorare, ma può anche costringere l’avversario a combattere ancora più duramente.
Noi lo diciamo adesso: i prossimi venti giorni saranno decisivi. Se la pressione economica comincerà a trasferirsi violentemente sui prezzi dell’energia, sulla sostenibilità finanziaria e sulle economie più fragili, soprattutto nei Balcani, la crisi potrebbe assumere una dimensione europea.
La resilienza iraniana non si misura con l’orologio occidentale. Sessanta giorni possono essere una scadenza diplomatica per Washington; non necessariamente lo sono per Teheran.
E quando la pressione supera la soglia della sostenibilità, arriva il momento più pericoloso: quello in cui le potenze non scelgono più tra vittoria e compromesso, ma tra azzardo e perdita di credibilità.