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MEDIO ORIENTE - ATTACCHI CONTINUI IN IRAN, BAHREIN E SU HORMUZ. IL CAPO DELLA DIPLOMAZIA IRANIANA SAREBBE IN VIAGGIO VERSO IL PAKISTAN. TEHERAN TRATTA MA SI PREPARA AL CONFLITTO. ATTESO BLACKOUT INTERNET IN IRAN ENTRO 48 ORE.

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ArticoloTra mediazione e conflitto: le 48 ore che precedono il blackout iraniano
Il quadro delle ultime ore resta segnato da attacchi continui in Iran, in Bahrein e lungo lo Stretto di Hormuz, senza soluzione di continuità. In questo contesto si inserisce un movimento diplomatico di rilievo: un aereo che si presume trasporti il ministro degli Esteri iraniano è diretto in Pakistan, segnale che il canale negoziale resta aperto in parallelo alla guerra. Rispetto alla mediazione proposta dal Qatar, la posizione iraniana è duplice e leggibile: ufficialmente Teheran si presta al dialogo, ma nei fatti si prepara al conflitto. È la postura classica di chi tratta da una posizione di forza, tenendo il tavolo aperto senza rinunciare all'iniziativa militare. Un indicatore concreto di questa preparazione è atteso a breve: si ritiene che entro 48 ore l'Iran chiuderà totalmente l'accesso a internet sul proprio territorio. Il blackout delle comunicazioni è una misura tipica della fase che precede operazioni di ampia portata, sia difensive sia offensive: serve a proteggere il comando e controllo, a impedire il tracciamento e a chiudere il Paese agli occhi esterni. La sua imminenza va letta come uno degli orologi della crisi, e come un limite operativo per la stessa rete di informazione, che da quelle aree vedrà interrompersi il flusso. Sul versante arabo, la preoccupazione dei Paesi del Golfo per le proprie infrastrutture è aumentata bruscamente, per una ragione precisa e allarmante: numerosi missili sono riusciti a penetrare in aree senza che le sirene di allarme si attivassero. È il dato tecnicamente più grave delle ultime ore, perché indica che i sistemi di allerta e difesa, oltre a essere logorati, presentano falle di rilevamento: se il missile arriva prima o senza l'allarme, non c'è né intercettazione né tempo per la protezione civile. Si salda con quanto già documentato, dalle autodistruzioni dei Patriot in Bahrein alla dichiarata incapacità delle basi USA di difendere i Paesi ospitanti. Le monarchie del Golfo scoprono così che l'ombrello sotto cui hanno investito la propria sicurezza ha smesso di garantirla, e che il prezzo di ospitare il dispositivo americano lo pagano senza nemmeno il preavviso di una sirena.
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