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IN THE UNITED STATES, THE COMPARISON BETWEEN THE WAR IN IRAQ AND THE WAR AGAINST IRAN IS NOW COMMON. THE PREVIOUS ONE MENTIONED ARE THE FALSE DOSSIERS ON SADDAM'S ARSENAL.
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ArticleNON SIAMO PIÙ GRADITI
NON SIAMO PIÙ GRADITI
A leggere i giornali occidentali sembra che possiamo ancora gestire le cose. Omettono un dettaglio: non siamo più graditi.
Negli Stati Uniti è ormai sdoganato il paragone tra la guerra in Iraq e quella contro l'Iran, e il paragone regge perché il metodo è identico. Allora furono costruiti dossier falsi per convincere le intelligence occidentali che Saddam Hussein stesse realizzando un ordigno nucleare, e riteniamo che l'origine di quel materiale vada cercata nei servizi israeliani. Il SISMI si adoperò per falsificarli: il nome di chi lo fece lo sanno tutti e non lo scriviamo, per pietà umana, perché non serve ravanare nella miseria. Restano cinquecentomila morti, di cui l'Italia è in parte responsabile, e resta il fatto che nessuno abbia pagato. È da lì che si è alzata l'onda anomala contro la coalizione Epstein.
Oggi lo stesso apparato ripete gli stessi gesti, ma con meno credito. Gli Stati Uniti parlano di embargo finanziario all'Iran, e nel momento in cui lo annunciano hanno già perso; organizzano un incontro riservato con al-Sharaa, il terrorista dell'ISIS, e hanno perso di nuovo. La conferma la dà chi dovrebbe reggere l'argomento: il segretario al Tesoro annuncia l'offensiva economica su Teheran, e due mesi fa, in convegno, dichiarava apertamente che all'Iran i soldi erano stati sottratti. Due frasi dello stesso uomo a sessanta giorni di distanza, che si smentiscono a vicenda.
Dietro tutto questo c'è una struttura, e Israele ne è la prima vittima. Guerrafondai ricchissimi e violentatori controllano le piattaforme OSINT da cui i servizi di mezzo mondo attingono informazioni, con un meccanismo corruttivo sistemico: gli agenti che dentro le istituzioni avevano deciso di comprare quelle piattaforme oggi sono passati dall'altra parte e le rivendono. È una catena di traffico di influenze così evidente che nessuno vuole vederla, perché tutti ne sono complici.
Il quadro economico che la sostiene è altrettanto fragile. Le aziende dell'intelligenza artificiale stanno nascondendo le perdite nei bilanci. I paesi del Golfo sono in caduta libera e comprano armi: è naturale che ci si facciano affari, ma va tenuto conto di due cose. La prima è che l'Iran è diventato un attore decisivo per la sicurezza della regione. La seconda è che quelle monarchie stanno traballando tutte, e chi firma oggi non sa con chi si troverà a trattare domani.
A Trump serve un accordo rocambolesco. Gli serve un incidente per giustificare l'uso di un ordigno atomico che nessuno gli ha autorizzato e che neanche la propaganda è riuscita a rendere accettabile. La pericolosità dei prossimi sessanta giorni sta esattamente qui: l'amministrazione americana non crede più al cedimento dell'Iran, i prezzi salgono in tutto il mondo e i governi non riusciranno a tenere le piazze.
L'Europa ha venduto i propri figli, condannandoli alla miseria, e si è resa complice di crimini di guerra. L'Iran ha cambiato completamente rotta e colpirà chiunque giochi su due tavoli. Quindi Meloni dei due mondi, quando parli pesa le parole e portati un buon traduttore: perché a dire "mo faccio io" saranno le aziende a essere colpite.