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Netanyahu, Ben Gvir e Smotrich: i tre protagonisti della commedia politica, ormai in tour tra deserti e cammelli.
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ArticoloLa grande commedia di Netanyahu
Netanyahu ha lasciato scatenare tutti i suoi nel tentativo di far passare la visita ad Abu Dhabi come una specie di "vertice del secolo segre" Arabia Saudita, Qatar, Marocco, Libia, Bahrein e chi più ne ha più ne metta. Alcune ricostruzioni parlano effettivamente della presenza di delegazioni e di diversi aerei arrivati ad Abu Dhabi, ma il contenuto esatto di questi incontri e di Netanyahu resta tutt’altro che trasparente.
Il grande regista, intanto, è tornato a Tel Aviv e si è inventato l’ennesima pacchinata mediatica: telecamere, aereo da guerra sullo sfondo e il messaggio che loro sanno che l’Iran vuole attaccare e che quindi Israele deve colpire per primo.
Una sceneggiatura perfetta: prima si costruisce la minaccia, poi ci si presenta come quelli costretti ad anticiparla.
E qui viene il dubbio più maligno: non sarà mica che il problema sono le elezioni che si avvicinano?
Perché quando un premier deve continuamente dimostrare di essere l’unico capace di “proteggere il Paese”, mentre intorno ci sono ler questioni giudiziarie "CARCERE", viene spontaneo chiedersi se la geopolitica non stia diventando anche materiale elettorale. Le elezioni israeliane sono previste per il 27 ottobre.
E poi arrivano i due fenomeni della compagnia: Ben Gvir e Smotrich.
Ben Gvir va in cella a insultare un palestinese, naturalmente con le guardie armate attorno.
Una scena da film: il ministro fa il duro davanti alle telecamere, mentre intorno ci sono uomini con i fucili per garantire la sicurezza da un uomo vecchio.
E poi c’è Smotrich, che va in televisione a spiegare al mondo che il Medio Oriente e perfino l’Europa dovrebbero dipendere da Israele. A questo punto viene da chiedersi se abbiano preparato anche il copione o se improvvisino direttamente davanti alle telecamere.
Insomma, Netanyahu ha la sua commedia, Ben Gvir fa il duro in cella e Smotrich pensa già alla nuova mappa del mondo. Una squadra perfetta per il grande teatro politico.