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Arabia Saudita chiede aiuto al mondo arabo ed europeo, ma restano domande: perché questa guerra? Perché il ritiro delle forze? E perché colpire l’aeroporto mentre atterrava un volo iraniano?

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ArticoloLa sceneggiata dell’Arabia Saudita e le domande senza risposta
La ridicola sceneggiata dell’Arabia Saudita sembra essere arrivata a un punto paradossale: Riyadh chiede con urgenza l’intervento della comunità araba, proprio mentre quella stessa comunità non è riuscita a trovare un’azione comune per i palestinesi. E ora, invece, si pretende che siano gli altri Paesi arabi a intervenire per difendere il suo petrolio e i suoi interessi strategici. Nel frattempo, circolano accuse e ricostruzioni che attribuiscono ad Ansar Allah l’intenzione di colpire luoghi sacri. Ma, al di là della propaganda e delle notizie non verificate, rimangono sul tavolo altre questioni che meritano risposte. Secondo diverse ricostruzioni, circa mille mezzi blindati e ingenti quantità di armamenti sarebbero stati abbandonati in Yemen dalle forze e dai mercenari sostenuti dalla coalizione, mentre molti combattenti si sarebbero ritirati lasciando sul terreno equipaggiamenti e mezzi militari. E poi c’è una domanda che continua a circolare nei corridoi diplomatici e politici: perché l’Arabia Saudita avrebbe bombardato la pista dell’aeroporto internazionale proprio mentre era previsto l’atterraggio di un aereo iraniano? Perché? Perché è stata intrapresa questa guerra? Perché una parte delle forze impegnate sul terreno si sarebbe ritirata? E perché oggi Riyadh chiede il sostegno e l’intervento di altri Paesi, compresi quelli europei? Sono domande che continuano a ripetersi: perché, perché e ancora perché? Finché non arriveranno risposte chiare e documentate, resterà il dubbio su quali siano realmente gli obiettivi di questa escalation e su chi, alla fine, sarà chiamato a pagarne il prezzo.
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