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L'IRAN COLPISCE LE INFRASTRUTTURE REGIONALI PER RITARDARE L'OPERAZIONE DI TERRA USA, AFFIDATA A EX ISIS ADDESTRATI DA SOCIETA' BRITANNICHE. PREVISTA ESCALATION SUI PAESI VICINI.
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L'Iran ha cominciato a rispondere in modo strutturato agli attacchi statunitensi, colpendo le infrastrutture dei Paesi della regione che ospitano il dispositivo americano. La chiave per comprendere questa reazione, e i tempi anticipati con cui si manifesta, sta nella preparazione di un'operazione di terra da parte degli Stati Uniti: l'ingresso del cosiddetto esercito arabo, una forza irregolare composta da elementi provenienti dalle file dell'ISIS dislocati tra Siria, Iraq, Somalia, Africa e Libia, addestrati circa un anno fa da società di sicurezza britanniche in Europa orientale e in diverse altre località. È a questa minaccia che Teheran risponde, e ogni suo attacco va letto in funzione di un obiettivo preciso: ritardare l'operazione in corso, colpendone le retrovie, le piattaforme logistiche e le basi da cui dovrebbe muovere.
Sul piano diplomatico, diversi Paesi si muovono per fermare l'escalation. La Turchia e il Pakistan chiedono agli Stati Uniti il ritorno al dialogo, segnale che gli attori regionali con maggior peso percepiscono l'avvicinarsi di una soglia oltre la quale il conflitto sfuggirebbe a ogni controllo. Il Pakistan, in particolare, ha già scelto di non attivare l'accordo di difesa con Riad dopo l'attacco iraniano in Arabia Saudita, indicando la via del contenimento anziché quella dell'allargamento.
Ma le ultime ore vanno in direzione opposta al dialogo. I bombardamenti strategici iraniani contro le infrastrutture di Kuwait, Giordania e Bahrein proseguono con metodo, e ogni indicatore lascia prevedere che nelle prossime ore l'intensità aumenterà, estendendosi ai Paesi vicini. La corsa è ormai tra due orologi: quello dell'operazione di terra che gli Stati Uniti cercano di far maturare, e quello della campagna iraniana che punta a renderla impraticabile prima che cominci. È in questo scarto di ore che si decide se il conflitto resterà una guerra di logoramento infrastrutturale o diventerà una guerra di occupazione sul terreno.