Dispaccio

Ieri · 25 ottobre

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I colori della verità

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I colori della verità

Mettere Youssef Siher alla gogna da parte di un partito politico militarista, che si comporta come una banda di buzzurri al bar che non vuole pagare dopo aver bevuto, con qualche ciarlatano delle prefetture e questure che, per voglia di una promozione, valorizza il proprio rapporto con «verosimilmente», «sembrerebbe», «si presume». La promozione è quasi assicurata. C'è da chiedersi al duo Meloni-Mantovano, che disperatamente cercavano in tutti i modi, con tutte le proprie forze, di trovare una traccia di un legame islamico. E stato costruito un mostro inesistente, una figura da esporre alla gogna pubblica. Magistrati, fatevi sentire!

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IL SILENZIO DELL'OCCIDENTE E IL PREZZO DELLA GUERRA

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IL SILENZIO DELL'OCCIDENTE E IL PREZZO DELLA GUERRA

Dall'inizio della guerra in Ucraina, mentre in Europa cresceva una narrazione ostile alla Russia, alcune famiglie residenti in Belgio e Francia decidevano di vendere tutto e trasferirsi in Paraguay. Una scelta impensabile fino a pochi anni prima: abbandonare casa, lavoro e una vita costruita in Europa per ragioni politiche e per la paura di ciò che stava arrivando. In Paraguay venivano acquistati ettari di terra, fino alla creazione di interi villaggi. Le comunità locali accoglievano calorosamente i nuovi arrivati. Nessun clamore mediatico, nessuna domanda. Tutto nel silenzio. Con il susseguirsi degli eventi, si cominciarono a cercare altre strade, altri Paesi, altre possibilità. Intanto, il mondo scivolava lentamente verso una guerra che molti cittadini europei e occidentali ancora oggi sembrano non comprendere. Ma per capire il presente bisogna tornare agli anni Novanta, alla guerra in Jugoslavia e a ciò che accadde nel cuore dell'Europa. Una storia che forse non conosceremo mai completamente. E forse qualcuno preferisce così. Perché certe verità sono scomode e le popolazioni, secondo la logica del potere, non devono sapere tutto. Ci furono uomini che sacrificarono ogni cosa e furono additati come terroristi. Fu anche l'America Latina, dopo decenni di dittature, ad accogliere alcuni di quegli uomini. Una lunga storia che forse verrà raccontata tra cento anni, quando qualche studioso troverà negli archivi tracce di vicende ancora da chiarire. Che fine fecero cento chili d'oro? E venti milioni di dollari in contanti? E le cassaforti svuotate in tutta fretta? Gli oggetti preziosi? I capitali e i conti cifrati in Svizzera? Ma mi fermo qui, per non provocare un infarto a qualcuno che ancora oggi gira il mondo predicando giustizia e democrazia. Torniamo al presente. Come hanno fatto le popolazioni e le istituzioni europee a diventare così indifferenti alla guerra? Abbiamo cresciuto generazioni viziate dal benessere, convinte che la pace fosse garantita per sempre. Generazioni che non conoscono la fame, i bombardamenti, la fuga, la perdita della propria casa. Ma la guerra non è uno spettacolo televisivo. Per decenni, le potenze occidentali hanno partecipato a guerre e interventi militari, mentre gran parte dell'opinione pubblica rimaneva indifferente alle conseguenze. E poi arriva la più grande contraddizione. Prima abbiamo bombardato i loro Paesi, sostenuto guerre e contribuito a distruggere le loro case e il loro futuro. Poi, quando quelle popolazioni sono state costrette a fuggire, sono arrivate in Europa. E oggi sentiamo politici e cittadini dire Riemigrazione come soluzione ... Ma dove dovrebbero tornare? Nelle città distrutte dalle bombe? Nelle terre devastate dalle guerre? Prima contribuiamo a creare i profughi, poi li accusiamo di essere il problema. E tutto questo mentre migliaia di bambini continuano a morire nell'indifferenza di istituzioni che si proclamano custodi della civiltà, della libertà e dei diritti umani. Ma quale civiltà accetta la morte dei bambini e poi si presenta come esempio di superiorità morale? Nel frattempo, in diverse parti del mondo, prendono forma comitati e movimenti del pensiero non allineato. Cresce una nuova idea di protezionismo, non soltanto economico, ma anche politico, culturale e sociale. Voi che avete osservato le guerre degli altri da lontano, che avete accettato il silenzio, che avete creduto che quelle tragedie non vi avrebbero mai riguardato. Solo adesso cominciate a capire che cos'è la guerra? Chi ha vissuto la guerra conosce il valore della pace. Chi l'ha dimenticata rischia di comprenderlo troppo tardi. E coloro che si definiscono servitori dello Stato? Continuano a difendere chi dovrebbe rispondere di gravi crimini. Lo sanno benissimo, ma non hanno il coraggio di opporsi. Tremano di fronte alla paura di perdere i propri privilegi e preferiscono il silenzio alla verità, tradendo il giuramento prestato e il dovere di servire lo Stato e i cittadini, non il potere.

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venerdì · 23 ottobre

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Dal fallimento delle sanzioni all’Iran alla dittatura interna

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Dal fallimento delle sanzioni all’Iran alla dittatura interna

Il famoso piano di Scott Basnett per sanzionare l’Iran attraverso voli aerei, banche e aziende di primo e secondo livello è fallito clamorosamente. Motivo per cui ha intavolato delle trattative false con l'iran , alle quali nessuno aveva creduto. All’interno dell’alleanza occidentale qualcosa si è rotto: una timida resistenza sta prendendo piede in Europa e in America. Trump, di fronte al fallimento "elettivo" si sta preparando a incolpare i suoi e a cambiare le teste nel suo governo. Mentre nuove trattative hanno aperto le porte a quello che è il nuovo Medio Oriente, una trattativa si sta instaurando nella guerra stessa, è vero che Trump ha deciso di attaccare , ma per disperazione L’uso di armi atomiche darà il via ad altri Paesi per utilizzarle, e i governi europei ne sono altamente responsabili, perché domani saranno chiamati a rispondere davanti ai giudici e non ci sarà nessuna clemenza. I governi europei, con la complicità delle polizie carabinieri e delle istituzioni preposte alla difesa e alla protezione dei cittadini, si stanno lentamente trasformando in un vile attacco contro di essa, tradendo i principi su cui hanno fedelmente giurato. L’Europa è destinata a scivolare verso l’irrilevanza politica ed economica, mentre le folle scenderanno nelle piazze. Nel grande silenzio, capitali europei cercano una via d’uscita verso l’America Latina, mentre i governi fingono di non vedere i segnali di una crisi sempre più profonda. Quando i servizi segreti italiani ,dichiarano di non aver trovato le «manine dei russi» " Maranza" e l’attenzione converge su Ceuta, il messaggio diventa cacofonico rispetto alla narrativa dominante, costruita attorno a posizioni antirusse, anti-iraniane e antigovernative. È un segnale, seppur minimo, che merita di essere interpretato senza pregiudizi. È un avvertimento al governo italiano? È un avvertimento ? E a tutta quella macchina propagandistica istituzionale e di sicurezza accusata di alimentare report che rischiano di trasformarsi in strumenti di convenienza politica anziché in fonti affidabili di informazione? vedremo ...

ALLARME IMMEDIATO
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L’AGENDA DIGITALE E IL CONTROLLO DELLE POPOLAZIONI: DALLA MONETA DIGITALE ALLA REPRESSIONE DEL DISSENSO

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L’AGENDA DIGITALE E IL CONTROLLO DELLE POPOLAZIONI: DALLA MONETA DIGITALE ALLA REPRESSIONE DEL DISSENSO

I governi europei stanno rispettando un’agenda di “cannibalismo finanziario” voluta dalla nuova finanza sovranazionale digitale, diretta contro le popolazioni del blocco occidentale. L’Europa è destinata alla moneta digitale, al nuovo “token” , invece di occuparsi dei problemi sociali, organizza sommosse “false flag” legate al fenomeno dei maranza per imporre leggi contro cui la magistratura e le popolazioni insorgerebbero. Il lavoro sporco viene svolto dalla destra. In questo scenario, qualsiasi politico che si opponga al sistema digitale delle macchine pensanti e dell’intelligenza artificiale verrà spazzato via.

Programmi e tecnologie illegali: mappatura, sorveglianza e schedatura Queste attività si basano su sistemi tecnologici di mappatura, sorveglianza e schedatura che violano i diritti fondamentali alla privacy e alla protezione dei dati personali. L’inserimento o la manipolazione di informazioni e l’eventuale attribuzione di materiale compromettente alle persone coinvolte rappresentano condotte gravissime, incompatibili con lo Stato di diritto e con le garanzie fondamentali dei cittadini. L’amministrazione americana, con la complicità dei governi europei, ha contribuito alla sperimentazione di questi sistemi tecnologici nel contesto dei bombardamenti in Iran. Oggi, con l’impiego dell’intelligenza artificiale, il processo di individuazione e selezione degli obiettivi può essere sempre più automatizzato, riducendo il coinvolgimento umano nelle decisioni operative. Quanto accaduto in Iran solleva interrogativi gravissimi sull’affidabilità di queste tecnologie: il 70% degli obiettivi sarebbe stato errato. Un dato che dimostrerebbe la pericolosità di sistemi capaci di contribuire a decisioni militari con conseguenze devastanti per la popolazione civile. Questi sistemi sono stati utilizzati da Israele, dall’Ucraina e dall’ICE statunitense come laboratorio avanzato e acquistati, in nome della sicurezza nazionale, da numerosi governi europei, tra cui quello italiano, a partire dal 2024, attraverso procedure che sollevano seri interrogativi sulla loro legalità e sul rispetto dei diritti fondamentali.

La moneta digitale e la fine dell’autonomia economica Il controllo delle popolazioni civili passerà anche attraverso una nuova disciplina giuridica dell’uso del denaro, incentrata sulla digitalizzazione dei pagamenti e sull’accesso ai servizi. Il nuovo modello di vita sarà sempre più subordinato alle piattaforme digitali e ai sistemi automatizzati, con il rischio di ridurre progressivamente l’autonomia economica dei cittadini, indebolire la classe media e favorire la concentrazione del potere nelle mani di poche strutture finanziarie e tecnologiche, aprendo la strada a forme di controllo totalitario della società. Tutto questo ha fatto sì che il governo dei patrioti si trasformasse in un governo di badogliani, destinato a essere rieletto in Italia per portare avanti l’agenda.

Le leggi anti-maranza e il controllo del dissenso Le leggi anti-maranza, studiate oggi, serviranno tra tre anni, nel 2029, per controllare le popolazioni civili. Le operazioni di false flag, concepite come forme di ingegneria sociale, rientrano in una strategia che sono portate avanti dalle stesse strutture che promuovono l’agenda, con l’obiettivo di creare consenso attorno a nuove leggi restrittive. In questo contesto, quelli che consideriamo traditori della patria hanno sostenuto l’impiego dell’esercito nelle strade, contribuendo a normalizzare una presenza militare sempre più visibile nella vita civile. Queste leggi, presentate come strumenti contro il fenomeno dei maranza, sono strumenti di repressione contro chi protesta realmente per il caro vita, contro gli studenti che cercano di manifestare e contro i camionisti che si ribellano a un sistema sempre più oppressivo. Queste leggi non sono soltanto contro i maranza: sono contro tutti voi, contro chiunque voglia protestare, scioperare e difendere i propri diritti. Lo Stato e le istituzioni sono complici di un sistema che mette il controllo della popolazione davanti alla tutela dei cittadini. Le proteste popolari, a partire da quelle degli Albanesi scesi in piazza, mostrano come il malcontento sociale possa diventare una sfida diretta al potere. Edi Rama utilizza le forze di polizia non più per difendere i cittadini, ma per proteggere il proprio palazzo. Allo stesso modo, Giorgia Meloni sta utilizzando le istituzioni per difendere la propria agenda in vista del 2029. Dietro la promessa di sicurezza e ordine pubblico, si costruisce un sistema nel quale le proteste vengono progressivamente limitate, il dissenso viene trattato come una minaccia e le istituzioni si allontanano dalla loro funzione fondamentale: difendere i cittadini, non chi governa. Lo Stato al servizio del potere Oggi polizia, carabinieri e servizi segreti non sono più lì per difendere i cittadini, ma per proteggere il palazzo reale di Giorgia Meloni e i suoi vassalli, che si sono prestati, come la maggioranza dei leader europei, a questa mattanza. Il problema non riguarda soltanto le tecnologie, la moneta digitale o le nuove leggi. Riguarda il rapporto tra cittadini e potere, la libertà di manifestare, il diritto di sciopero, la tutela della privacy e la possibilità di opporsi alle decisioni dei governi senza essere considerati terroristi. Quando la sicurezza diventa il pretesto per ampliare il controllo, quando la tecnologia supera le garanzie giuridiche e quando le istituzioni vengono percepite come strumenti di protezione del potere anziché dei cittadini, il rischio è quello di una progressiva erosione della democrazia.

mercoledì · 21 ottobre

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Iran, linea unitaria nei negoziati: no a concessioni nucleari senza garanzie concrete

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Iran, linea unitaria nei negoziati: no a concessioni nucleari senza garanzie concrete

L'Iran respinge concessioni sul nucleare senza contropartite concrete. Teheran considera insufficienti le proposte Usa, chiedendo garanzie più sostanziali. La leadership iraniana ribadisce le proprie condizioni e il rispetto di sette punti fondamentali per qualsiasi accordo.

lunedì · 19 ottobre

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Una falsa rivoluzione studentesca, orchestrata per impedire alle popolazioni di scendere in piazza? Un'unica regia che gestisce le campagne. Come sarà l'Europa di domani: un carcere a cielo aperto?

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La guerra in Europa non è più fantascienza, ma realtà troppo vicina.

I cittadini europei credono che questo malessere sia dovuto all'aumento dei prezzi e alla guerra. In realtà, dietro questa situazione si nasconde il gioco sporco delle borse, degli squali e dei cannibali che condizionano i nostri politici corrotti. Coloro che nascondono la gravità del conflitto, pensando che si possa ancora arrivare a una soluzione, sperano in un colpo di scena all'ultimo minuto. La situazione è talmente grave non tanto perché esistono i cattivi, ma perché la cosiddetta civiltà occidentale e l'Europa sono marce dall'interno. Un cancro che, per sopravvivere, ha divorato i punti di riferimento fondamentali della società: la famiglia, lo Stato, le istituzioni, il diritto, la giustizia, la medicina e l'istruzione lavoro morale. Oggi, che cosa tiene unita l'Europa? "La russofobia, il terrorismo e la mediatizzazione delle notizie". È questo ciò che resta di un continente che ha perso i propri punti di riferimento? Il più grande tradimento è quello delle istituzioni preposte alla nostra difesa, che avrebbero dovuto proteggerci e che, invece hanno tradito i cittadini, non per ideologia, ma per denaro e interessi personali. Oggi ci troviamo di fronte a una guerra che alcuni politici europei sembrano quasi auspicare, nella speranza di scaricare su di essa le proprie responsabilità. Quattro anni fa, le intelligence commisero errori che potrebbero essere stati intenzionali, perché le informazioni dovevano passare soltanto attraverso determinati canali. Nel frattempo, si è sviluppato un mercato di notizie false e manipolate, potenzialmente funzionale a far scoppiare una guerra in Europa e bombardare paesi illegalmente. Che tutto questo sia stato voluto o meno, sarà la magistratura ad accertarlo. Sta di fatto che in Polonia potrebbe scoppiare una guerra da un momento all'altro e che vi sono già timori legati a possibili spostamenti di denaro e di persone. I giovani vengono spinti alla rivoluzione dagli stessi Stati, mentre un nuovo sistema sembra prendere forma: una nuova prigione costruita attorno alla moneta digitale e al controllo dei cittadini. La rivoluzione, in questa prospettiva, è meglio controllarla prima ancora che scoppi, piuttosto che rischiare di perderne il controllo in seguito. A Giulio Andreotti viene attribuita una posizione secondo cui avrebbe ordinato ai suoi uomini della Democrazia Cristiana "armato", qualora gli Stati Uniti li avessero traditi, di consegnarsi al nemico, nella convinzione che quest'ultimo sarebbe stato più clemente.

martedì · 13 ottobre

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Giornalisti, opinionisti, militari, generali e ministri che alimentano narrazioni belliciste e sostengono escalation senza valutarne le conseguenze

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QUANDO L’IMPUNITÀ DIVENTA SISTEMA

Ci hanno venduto una guerra lampo che nessuno voleva e che pochi hanno davvero compreso, presentandola come necessaria e destinata a concludersi rapidamente. Oggi ne paghiamo le conseguenze. Ci avevano raccontato del collasso della Russia, di un Putin morente e di rivolte imminenti. Molte previsioni sono fallite, ma miliardi continuano a essere destinati alla guerra, mentre i cittadini ricevono informazioni insufficienti e la sicurezza nazionale diventa spesso una giustificazione per limitare la trasparenza. A questo si aggiungono questioni gravissime: l’uccisione della Guida suprema iraniana, i bombardamenti che hanno provocato la morte di bambini e studenti, gli scienziati uccisi, l’attacco contro una nave scuola iraniana disarmata, i bombardamenti di sedi diplomatiche e i sequestri di persone. Episodi che impongono interrogativi enormi sul rispetto del diritto internazionale e sulla responsabilità di chi ordina o esegue queste operazioni. E poi ci sono le sanzioni economiche, le pressioni politiche e le accuse di utilizzo del potere pubblico per interessi privati riconducibili alla cerchia di Trump: dalle operazioni societarie alle controversie sull’acquisizione di terreni e risorse strategiche. Se il potere politico viene utilizzato per favorire interessi personali o familiari, non siamo più soltanto davanti a una questione politica, ma a un problema di trasparenza e responsabilità. E poi c’è Trump, che ha minacciato di «annientare l’Iran», usando parole che non possono essere liquidate come una semplice minaccia contro un governo. Quando si parla di distruggere un intero Paese, il rischio è che a pagarne il prezzo siano milioni di civili innocenti. Ma dove sono i leader europei? Dove sono le condanne ufficiali, le proteste diplomatiche e le convocazioni degli ambasciatori? Perché nessuno alza la voce con la stessa fermezza che viene riservata ad altri avversari? La popolazione iraniana non è un bersaglio militare? Il silenzio delle istituzioni davanti a minacce di questa portata solleva interrogativi enormi sulla coerenza dei principi democratici e sul rispetto del diritto internazionale. Di fronte a tutto questo, quali responsabilità si assumono i governi europei quando sostengono, giustificano o tacciono davanti ad azioni che sollevano seri interrogativi sul diritto internazionale? E i vertici militari e d’intelligence che forniscono valutazioni decisive per le scelte di guerra devono poter agire senza controlli? Se informazioni false vengono diffuse consapevolmente per orientare le decisioni politiche, occorrono indagini. Sembra che Riad abbia respinto categoricamente la proposta di Aidarus al-Zubaidi, ignorandola completamente.

Fayez al-Maliki, ambasciatore del Centro umanitario e di soccorso Re Salman, ha attaccato pubblicamente Aidarus al-Zubaidi, presidente del Consiglio di transizione meridionale, definendolo «un fuggitivo».

Al-Maliki ha inoltre affermato che il suo appello alla mobilitazione generale per combattere le forze di Sanaa non avrà alcun effetto sull’andamento dell’operazione denominata «Alba dello Yemen». Ha attaccato duramente al-Zubaidi, mettendone anche in discussione l’appartenenza e la lealtà al mondo arabo.

Il tweet di al-Maliki viene presentato come la prima reazione pubblica di un esponente saudita nei confronti di al-Zubaidi.

#Ali_Al-Nasidipendenti. La Corte penale internazionale dovrebbe valutare ogni elemento che rientri nella sua giurisdizione, comprese eventuali prove di crimini di guerra o crimini contro l’umanità. Le dichiarazioni pubbliche di politici e vertici militari possono essere confrontate con i fatti e con le decisioni operative. Mentire o sbagliare non costituisce automaticamente un crimine, ma eventuali condotte illecite non dovrebbero essere ignorate soltanto perché coinvolgono figure potenti. Quando miliardi di denaro pubblico vengono spesi senza un controllo trasparente, mentre si invoca la sicurezza nazionale per giustificare il segreto, il sospetto di un sistema che protegge sé stesso diventa inevitabile. Le responsabilità esistono e tutti lo sanno. Giornalisti, opinionisti, generali e ministri che alimentano narrazioni belliciste e sostengono escalation senza valutarne le conseguenze sembrano convinti di poter continuare senza mai risponderne. Chi invoca la guerra con tanta leggerezza dovrebbe essere il primo a comprenderne il prezzo. Generali, ministri, opinionisti e politici che spingono verso il conflitto dovrebbero trascorrere una settimana nelle condizioni reali del fronte, esposti alla paura, ai bombardamenti e all’incertezza che ogni giorno affrontano i soldati. è civili. Forse, dopo aver visto da vicino ciò che significa rischiare la vita, qualcuno comincerebbe a pesare meglio le proprie parole. Perché è troppo facile invocare la guerra quando a finire nelle trincee sono sempre i figli degli altri. La responsabilità non può essere un privilegio riservato a chi non paga mai il prezzo delle proprie decisioni.