TX-3094

EXERCISE CAUTION. MISSILE LAUNCH FROM IRAN.

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Jordan impact

TX-3092

IRAN HAS LAUNCHED THREE BALLISTIC MISSILES AT JORDAN

TX-3091

SAUDI ARABIA ANNOUNCES THAT IT HAS BEEN ATTACKED BY DRONES COMING FROM IRAQ.

TX-3090

KIEV PORTRAYED ON THE IRANIAN FREIGHTER IN THE CASPIAN: THE FOREIGN MINISTER SPEAKS OF AN UNINTENTIONAL ACT AFTER ZELENSKY'S CLAIM. TEHRAN ASKS FOR PAYMENT OF THE DAMAGES.

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ArticleKIEV CAMBIA VERSIONE. IL CONTO È ARRIVATO
Prima Zelensky rivendica: abbiamo colpito la nave iraniana nel Caspio perché chi aiuta la Russia è un bersaglio legittimo. Giorni dopo il suo ministro degli Esteri telefona a Teheran e dice l'opposto: non era intenzionale, non vogliamo inasprire nulla. Due versioni che si escludono, dalla stessa capitale. Cosa è successo in mezzo. Teheran ha smesso di trattare l'episodio come questione politica e ha chiesto i danni. Il resto è la domanda che nessuno fa: perché l'Ucraina ha aperto un fronte nel Caspio. Le indicazioni convergono su una promessa, la licenza per produrre intercettori. Vale quanto le precedenti. Alla Turchia furono promessi gli F-35, all'Arabia Saudita il nucleare civile. In entrambi i casi l'azione richiesta è stata eseguita e la contropartita non è mai arrivata. Kiev sta eseguendo, e la prima fattura è già sul tavolo. Vedremo
TX-3089Thread 2

NUCLEAR DEPLOYMENT PLANS AGAINST IRAN REQUESTED TWICE BY THE WHITE HOUSE. EXPECTED A DOSSIER CAMPAIGN ON THE IMMINENT IRANIAN ATOMIC CAPACITY, ALREADY PREPARED.

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ArticleLA SOGLIA NUCLEARE E IL PREPARATIVO NARRATIVO
Secondo nostre indiscrezioni, la Casa Bianca avrebbe richiesto in due occasioni piani di impiego di ordigni nucleari contro l'Iran. Documenti di questo tipo risulterebbero attualmente sul tavolo presidenziale. L'Europa non ha preso posizione. Il silenzio delle istituzioni europee di fronte a condotte che integrano crimini di guerra non è neutralità: è adesione. Vale in particolare per l'Alta rappresentante Kaja Kallas, il cui ruolo appare eseguire indirizzi decisi altrove più che rappresentare una posizione europea autonoma. Il comportamento della classe dirigente europea, che arriva a negare l'evidenza documentata, indica un margine di manovra politica ridotto quasi a zero. Le ragioni di questa condizione restano da accertare, ma il fenomeno è osservabile e costante. Il degrado investe anche il dibattito pubblico. In trasmissioni televisive francesi e di altri paesi europei la morte di bambini a Minab è stata relativizzata sostenendo che si trattasse di figli di esponenti governativi. Nessuna obiezione è stata sollevata in studio. La normalizzazione di questo registro nel discorso pubblico europeo è un dato in sé, indipendentemente da chi lo produce. Va atteso l'avvio di una campagna informativa preparatoria. Stati Uniti e Israele diffonderanno dossier che collocano l'Iran a pochi giorni dalla capacità nucleare militare, sostenuti da rapporti di intelligence già predisposti e fondati su fonti non verificabili. Strutture di comunicazione strategica stanno lavorando alla costruzione delle narrative che devono rendere accettabile l'impiego dell'arma atomica. Sul terreno il quadro delle alleanze si è ricomposto in forme inattese. Reparti ucraini che adottano denominazioni e simboli riconducibili a formazioni della Seconda guerra mondiale operano oggi in coordinamento con personale israeliano. Valutiamo che tale coordinamento sia funzionale alla costruzione di episodi destinati a essere attribuiti a terzi in area mediorientale. La circostanza non ha prodotto reazioni pubbliche in Europa, mentre l'accusa di antisemitismo viene impiegata come strumento di deterrenza contro chi esprime posizioni critiche, con conseguenze che arrivano fino all'attenzione delle autorità di polizia. Il dato che nessuno mette sul tavolo è la funzione dell'Iran come interruttore energetico della Cina. Colpire quel nodo non produce un effetto regionale, ne produce uno sistemico. Il precedente saudita merita attenzione perché resta inspiegato. Riad ha bombardato la pista dell'aeroporto yemenita senza fornire alcuna motivazione pubblica e con l'avallo statunitense. L'obiettivo non giustifica il rischio assunto: contro un bersaglio di valore militare limitato, il regno ha esposto la propria infrastruttura energetica a una rappresaglia prevedibile. Ansar Allah ha risposto sui due terreni che contano, il blocco del traffico navale e il bombardamento degli impianti di raffinazione, con danni di ordine astronomico. Le conseguenze investono una parte consistente dell'economia del regno, al punto che le retribuzioni dei militari al fronte sono state decuplicate. Restano due sole letture possibili: un errore di valutazione di proporzioni straordinarie, oppure l'esecuzione di un indirizzo esterno di cui Riad non ha misurato il costo. In entrambi i casi chi ha eseguito ha pagato il conto. La domanda che l'Europa deve porsi è se il proprio destino sarà quello dell'Arabia Saudita, considerato che le forze ucraine hanno colpito il Nord Stream. L'infrastruttura energetica europea è già stata distrutta una volta, senza che ne sia seguita una richiesta di rendicontazione. L'impiego di un'arma atomica produrrebbe in Europa conseguenze catastrofiche. Non è uno scenario remoto: è una delle opzioni attualmente sul tavolo di chi decide, e l'Europa non ha voce nel processo che vi conduce?
TX-3088

EU HIGH REPRESENTATIVE KALLAS CONDEMNS THE ATTACK ON TWO FRENCH DIPLOMATS IN IRAN. ON THE UKRAINIAN BOMBING OF THE IRANIAN FREIGHTER, NO POSITION TAKEN.

TX-3087

Saudi Arabia accuses the Iraqi pro-Iranian militias of carrying out attacks against infrastructure, while Ansar Allah (Yemen) denies and claims responsibility for the attack, motivating it with the continuous arrival of Saudi drones in its territory.

TX-3086

SAUDI ARABIA - YEMENI DRONE AND MISSILE ATTACK ON THE JIZAN REFINERY, HIT THE STORAGE. 400,000 BARRELS/DAY PLANT THAT COVERED PART OF THE EUROPEAN REQUIREMENT. EXPECTED FUEL SHORTAGE.

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ArticleJizan, il colpo che tocca l'Europa: la guerra petrolifera cambia gli equilibri del Golfo
Le infrastrutture petrolifere dell'Arabia Saudita hanno subìto colpi durissimi dai bombardamenti yemeniti. L'obiettivo è stata la raffineria di Jizan, sulla costa sud-occidentale del Regno: l'attacco è cominciato sabato mattina, prendendo di mira sei punti distinti, con particolare attenzione alle unità di stoccaggio, in un'azione combinata di droni e missili. Per comprenderne la portata basta un dato: l'impianto raffinava circa 400.000 barili al giorno e copriva una parte del fabbisogno di carburante europeo. Il paragone rende l'ordine di grandezza: la Turchia, come Paese, importa circa 700.000 barili al giorno, e una singola raffineria capace di lavorarne 400.000 aveva quindi un'importanza strategica che va ben oltre i confini sauditi. Le ripercussioni sono immediate e su più piani. Sul carburante, con una carenza di benzina che si profila all'interno della stessa Arabia Saudita, un fatto quasi paradossale per uno dei maggiori produttori mondiali. Sui lavoratori dell'impianto e dell'indotto. E sull'approvvigionamento europeo, che perde di colpo una fonte di raffinato in un momento in cui le rotte del Golfo e del Mar Rosso sono già contese. Il colpo a Jizan dimostra che la guerra petrolifera non riguarda più solo il transito, ma la capacità produttiva: non basta interdire le rotte, si distrugge la raffinazione, e l'effetto si propaga lungo l'intera filiera fino ai consumatori europei. Sul piano politico, l'attacco si inserisce in un avvertimento che l'Iran aveva già rivolto all'Arabia Saudita: non finanziare i mercenari, non inviare intermediari ad accreditarsi come sostenitori della causa palestinese per poi concludere accordi in direzione opposta e rinnegare gli impegni presi. È la contestazione del doppio gioco saudita, e proprio questo doppio gioco alimenta ora lo scetticismo interno al Regno. La domanda che comincia a circolare tra gli stessi ambienti sauditi è tanto semplice quanto dirompente: a cosa servono le basi statunitensi, se non sono in grado di difenderci? Jizan colpita, come prima le installazioni militari e le infrastrutture del Golfo, mostra che l'ombrello protettivo americano non copre più ciò che dovrebbe. E dietro quella domanda se ne affaccia una più radicale, che tocca il cuore del rapporto tra Riad e Washington: sta forse finendo il ricatto che i petrolieri statunitensi hanno esercitato per decenni sul Regno? La guerra petrolifera, colpendo la raffinazione saudita, non degrada soltanto una capacità industriale: incrina il patto di protezione su cui si regge da mezzo secolo l'allineamento saudita agli Stati Uniti.
TX-3085

MIDDLE EAST - US OPERATION CANCELED AT THE LAST MINUTE: THE GENERALS OBJECT AFTER THE LOSSES, BEIJING WARNS IN SUPPORT OF IRANIAN SOVEREIGNTY. TRUMP STOPS THE BOMBING. THE NEGOTIATION IS JUST A PAUSE.

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ArticleLe 72 ore della follia: l'operazione annullata e ciò che l'Europa non dice
Le ultime 72 ore sono state di follia pura. L'attivazione dei sistemi di criptazione NATO al livello più elevato, seguita da una richiesta di evacuazione immediata dal Medio Oriente, aveva portato il dispositivo occidentale sulla soglia dell'ora X, per poi far marcia indietro all'ultimo minuto. Il mondo è stato a un passo dalla terza guerra mondiale, e il brusco annullamento ha gettato nel caos interi reparti, catene di comando e l'intera filiera della sicurezza: sono stati momenti drammatici, vissuti mentre gran parte dell'opinione pubblica dormiva ignara. C'è un dettaglio che qualifica la natura di questi rapporti. Dell'ora X erano stati avvisati soltanto due Paesi europei, e la circostanza impone una domanda: sono questi gli alleati? Mentre le armi venivano trasportate in tutto il Medio Oriente, attraverso basi e infrastrutture di mezzo continente, nessun leader europeo ha avuto la possibilità, o il coraggio, di chiedere che cosa si stesse combinando. Un'alleanza in cui due soli membri sono informati di un'operazione capace di scatenare un conflitto globale, e tutti gli altri restano all'oscuro pur mettendo a disposizione il proprio territorio, non è un'alleanza tra pari: è una gerarchia di subordinazione in cui la maggior parte dei governi europei ha rinunciato perfino al diritto di sapere. Ciò che ha imposto la marcia indietro non è stato un singolo fattore, ma la presa di coscienza che gli Stati Uniti avevano sottovalutato la complessità del meccanismo che stavano per innescare e la catena di conseguenze che ne sarebbe derivata. Dopo le pesanti perdite, molti generali si sono opposti, valutando che l'operazione sarebbe stata un disastro; a ciò si è aggiunto l'avvertimento del ministro degli Esteri cinese, secondo cui Pechino sostiene la sovranità dell'Iran, un messaggio che spostava la posta oltre il teatro regionale. È qui che emerge la lezione più dura di queste ore: certi ordini, per la complessità dei sistemi che attivano, vanno studiati prima di essere emessi, perché una volta partiti il loro ritiro è quasi impossibile. Proprio per arrestare quella macchina Trump è stato costretto a imporre lo stop immediato ai bombardamenti, ricorrendo anche a ordini esecutivi resi pubblici. La dinamica militare completa il quadro. L'Iran aveva anticipato le mosse americane sin dai primi momenti: mentre gli Stati Uniti cercavano di circoscrivere il perimetro per un tentativo di operazione terrestre, Teheran ha colto l'occasione per colpire pesantemente i radar iper-tecnologici schierati in Giordania, provocando un numero elevato di morti e feriti tra le basi di Kuwait, Bahrein, Siria e Iraq. Il disastro, inizialmente nascosto, si è rivelato profondo. Il tentativo americano di rispondere ha consumato troppi intercettori e troppi armamenti, mentre il morale delle truppe e degli stessi generali era così basso da produrre casi di ammutinamento. A pesare fu anche l'indicazione della preparazione di operazioni anfibie iraniane. Sul piano internazionale, l'entità dei danni ha visto l'Iran sostenuto dalla Russia, e la vicenda si è intrecciata con un episodio rivelatore: l'attacco missilistico che ha colpito naviglio iraniano uccidendo un marinaio, un'azione riferita a responsabilità ucraine e leggibile come il gesto obbligato di una leadership, quella di Zelensky, sempre più esposta e condizionata dalle inchieste sui fondi scomparsi e dalla totale dipendenza dai finanziamenti occidentali alla guerra. C'è poi un episodio che nessuno vuole raccontare: la telefonata del ministro degli Esteri iraniano all'Alto rappresentante europeo Kaja Kallas. Il ministro non ha pronunciato parole esplicite, ha parlato il linguaggio della diplomazia, ma il senso sotteso al suo messaggio era preciso e partiva dal principio stesso che l'Occidente ha applicato in queste ore. Il ragionamento con cui la leadership ucraina ha giustificato il proprio attacco al naviglio iraniano è lineare: la Russia aiuta l'Iran, dunque colpisco l'Iran. Ma quel principio, una volta enunciato, vale in ogni direzione, ed è questo che il ministro, senza mai dirlo apertamente, ha lasciato intendere: se è questa la regola che accettate, allora, poiché i comparti della difesa europei aiutano l'Ucraina a lanciare missili contro obiettivi collegati all'Iran, ne consegue che l'Iran avrebbe pari titolo a rispondere contro l'Europa. Sotto la formula diplomatica correva anche il richiamo al fatto che l'Europa non ha mantenuto i patti sul nucleare nonostante le firme apposte, e che i Paesi europei, coinvolti nel finanziamento della guerra contro la Russia, sono già di fatto corresponsabili in via indiretta di quanto sta accadendo. Il messaggio era cifrato nel linguaggio della diplomazia, ma il suo significato era inequivocabile per chiunque avesse gli strumenti per decifrarlo, e proprio per questo il modo in cui è stato recepito è rivelatore. Non si è trattato di una scelta di far finta di non capire: Kallas, che per formazione ed esperienza non possiede un retroterra militare né strategico, non ha colto ciò che le veniva comunicato sotto traccia. Lo traduciamo noi, perché il senso resti a verbale: alla luce dei fatti noti, e cioè della partecipazione europea alla guerra a fianco degli Stati Uniti e del sostegno militare che alimenta i lanci contro obiettivi iraniani, Teheran ha fatto capire che fino a oggi ha finto di non vedere, ma che da questo momento risponderà, colpendo in via indiretta chi ha fornito i missili, cioè l'azienda e il Paese europeo coinvolti. Era un avvertimento, cifrato ma esplicito nel suo peso, che chi avrebbe dovuto decifrarlo non ha compreso. Va chiarito, a scanso di equivoci, in che forma questa risposta si manifesterà. L'Iran non ha alcun bisogno di bombardare fisicamente un Paese europeo, e non lo farà: un attacco diretto a un membro della NATO attiverebbe la clausola di difesa collettiva e trasformerebbe una guerra regionale nel conflitto globale che tutti dicono di voler evitare. La guerra iraniana all'Europa sarà invece di natura economica e indiretta: passerà attraverso i proxy, gli attacchi informatici, gli incidenti e i sabotaggi, colpendo infrastrutture, filiere e asset senza mai fornire il pretesto di un'aggressione conclamata. Sarà una pressione diffusa e negabile, calibrata proprio per restare sotto la soglia che farebbe scattare l'articolo 5. Per l'Ucraina, che nella NATO non è, il discorso è diverso: lì la risposta può assumere forme dirette, e il naviglio colpito nel Caspio ne è già un primo segnale. Da qui in avanti la guerra cambia natura anche nel teatro principale. Sarà una guerra contro le navi e contro obiettivi civili, fatta di sequestri, rapimenti e saccheggi: i barbari in azione. E impone una domanda diretta alle istituzioni: non siete forse voi le responsabili del divario tecnologico accumulato verso la Cina, con servizi di intelligence genuflessi all'autorità politica che hanno tradito la propria funzione e i cittadini che dovevano servire? Nel frattempo, i giornali europei parlano solo di cronaca e di dibattiti privi di informazione: c'è un'opera deliberata, condivisa da tutte le istituzioni, di non toccare certi argomenti. Chi è allineato viene invitato e valorizzato, chi si ribella viene escluso, e società di monitoraggio e di OSINT lavorano proprio a questo. Non si dice che l'Ucraina sta perdendo e che il suo popolo è mandato al macello nel tentativo disperato di provocare una reazione russa, anche a costo di crimini contro obiettivi civili, nel silenzio delle istituzioni occidentali. Non si dice che molti degli attacchi al Kuwait erano false flag, costruiti per accreditare presso i decisori la bontà delle loro stesse valutazioni. Queste 72 ore hanno mostrato, anche ai generali, che si profila la fine di un'epoca. La sfiducia verso il dollaro è in atto, e i fondi sovrani si preparano a voltare le spalle alla vecchia economia per abbracciare nuove alleanze. Sappiamo che verrà annunciato un altro accordo, ma sappiamo anche che presto altri due Paesi entreranno in guerra, e che l'Europa ha staccato la spina ai diritti e alla democrazia, iniziando a vendere ai propri cittadini un racconto fatto di inganni, con menzogne costanti su giornali, media e report di intelligence. Da 72 ore tutto è cambiato, o almeno così si vuole far credere. Anche se gli Stati Uniti si sono fermati lasciando intendere che sia in corso una trattativa, gli iraniani sanno che Trump non potrà rispettare gli accordi, e non perché non lo voglia: un accordo vero equivarrebbe alla resa di un intero sistema economico, che non è soltanto quello statunitense. È questa la ragione per cui l'intero Occidente mente. La realtà non è lo Stretto di Hormuz, non è l'energia, non sono le rotte: questi sono i sintomi, non la posta. La posta è l'invincibilità stessa degli Stati Uniti, come apparato militare, come macchina di influenza, come primato tecnologico. Mentre scriviamo queste poche parole parliamo di cifre colossali, ma soprattutto parliamo del futuro dell'intelligenza artificiale e dei data center, il terreno su cui la Cina avanza nascondendosi bene dietro l'Iran. Perché un confronto diretto con Pechino è troppo pericoloso, e così l'arma che l'Occidente sceglie di impugnare sono i mercenari, uomini disposti a tutto per denaro. Ma il costo della vita, e in particolare quello dei beni alimentari, continua a salire, e il gioco è diventato pericolosissimo: perché questi cessate il fuoco non sono la fine, ma la pausa in cui si prepara la ripresa con altri mezzi, mentre la vera guerra, quella per il primato economico e tecnologico del secolo, non si è mai fermata.
TX-3084

Zelensky now acts as the main interpreter of the strategy of the United States and NATO, extending the confrontation far beyond the Ukrainian theater. A proxy like Israel

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ArticleZelensky, il nuovo proxy politico dell'Occidente
Le dichiarazioni di Zelensky sembrano rappresentare la risposta politica e informativa degli Stati Uniti ai danni subiti dalle proprie basi in Medio Oriente. Attribuendo alla Russia un presunto supporto satellitare all'Iran, Kiev amplia il confronto ben oltre il teatro ucraino. Sul piano strategico, questa iniziativa rafforza la percezione di un crescente allineamento tra Ucraina, Stati Uniti e NATO nella gestione della comunicazione e dell'intelligence, mentre il conflitto assume una dimensione sempre più globale.
TX-3083

Saudi planes hit two pharmaceutical factories.

TX-3082

Baghdad unidentified drone flies over the Green Zone for a reconnaissance mission. Attempts to neutralize it with electronic warfare systems fail; the aircraft manages to move away.

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Russian ballistic missile attacks against the capital, Kiev.

TX-3080Thread 2

The Iranian Foreign Ministry has attributed responsibility for the attack on an Iranian merchant ship in the Caspian Sea to Ukraine, calling it an act of aggression and a violation of the United Nations Charter.

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ArticleAttacco a una nave mercantile iraniana nel Mar Caspio Implicazioni strategiche
Teheran richiama inoltre il principio della legittima difesa, lasciando intendere che risponderà a eventuali ulteriori azioni considerate ostili. Se le responsabilità e la dinamica dell'attacco fossero confermate, l'episodio segnerebbe un significativo innalzamento del livello di confronto, con possibili ripercussioni sulla sicurezza marittima, sui corridoi commerciali e sugli equilibri geopolitici regionali. La crisi rischia così di estendersi oltre il fronte ucraino, coinvolgendo nuovi attori e aumentando la pressione diplomatica internazionale.

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TX-3079Thread 2

Europe still does not take a position on the attack on the Iranian freighter. The silence of the European institutions raises questions about the consistency of the response to violations of international law.

TX-3078

The intensification of military movements and tensions on energy routes fuels fears of new shocks on energy, logistics and global prices.

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ArticleEvoluzione della strategia statunitense e impatti sull'Europa
L'attuale postura statunitense suggerisce che Washington attribuisca priorità alla stabilità del sistema finanziario internazionale e alla fiducia degli investitori istituzionali, compresi i grandi fondi sovrani che detengono ingenti capitali nei mercati occidentali. Un deterioramento della percezione di stabilità geopolitica potrebbe tradursi in una riduzione degli investimenti, maggiori costi di finanziamento e ulteriore volatilità dei mercati. Gli Stati Uniti in Medio Oriente appare caratterizzata da una forte flessibilità negoziale e dall'utilizzo di incentivi politici, economici e militari nei confronti degli alleati regionali. Alcune iniziative annunciate pubblicamente, come il possibile trasferimento di F-35 alla Turchia o il sostegno al programma nucleare civile saudita, sembrano essere state subordinate a più ampi obiettivi diplomatici, compresa l'eventuale espansione degli Accordi di Abramo. Parallelamente, cresce l'attività logistica e militare della NATO e degli Stati Uniti nell'area, con un aumento del coordinamento operativo e del trasferimento di assetti verso il Medio Oriente. Gli elementi disponibili suggeriscono che Washington stia predisponendo opzioni militari e diplomatiche simultanee, mantenendo elevata la pressione strategica sull'Iran e cercando al tempo stesso di consolidare il sistema di alleanze regionali. La capacità di mantenere aperte contemporaneamente più linee negoziali rappresenta uno degli strumenti principali della strategia statunitense. In uno scenario di interruzione prolungata dei flussi energetici, l'aumento dei costi di trasporto e trasformazione potrebbe riflettersi sull'inflazione e sui prezzi dei beni alimentari. Da solo, tuttavia, l'utilizzo del Link 16 non costituisce prova dell'avvio di un conflitto né dimostra un coordinamento segreto finalizzato alla guerra. La Siria continua a rappresentare il principale nodo della competizione regionale. L'obiettivo strategico rimane il controllo dei corridoi energetici verso il Mediterraneo e delle principali infrastrutture logistiche. Washington starebbe cercando di consolidare una forza di terra composta da gruppi armati locali per ridurre il coinvolgimento diretto di personale statunitense nelle future operazioni. Le Forze Democratiche Siriane (SDF), a guida curda, restano un partner importante degli Stati Uniti nel nord-est della Siria. Tuttavia, il rapporto è caratterizzato da una forte asimmetria. In caso di mutamento degli obiettivi strategici statunitensi, non può essere esclusa una riduzione del sostegno politico, economico o militare ai partner curdi. Sul piano informativo, permane una forte asimmetria tra il livello di attività diplomatica e militare e la percezione dell'opinione pubblica. Molte decisioni vengono comunicate solo parzialmente o attraverso dichiarazioni frammentarie, lasciando spazio a interpretazioni divergenti e a un elevato grado di incertezza. La competizione in corso non riguarda esclusivamente il piano militare, ma coinvolge la fiducia dei mercati, la sicurezza energetica, le catene di approvvigionamento e la capacità dei governi di mantenere consenso interno in un contesto di crescente pressione economica e geopolitica.
TX-3077

Yemeni Houti attack on Aramco plants in Jizan Saudi Arabia

TX-3076Thread 4

Iraq | After Baghdad's denial about the alleged US proposal to Iran, the government has ordered the deployment of the army in areas of Baghdad where pro-Iranian militias operate.

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TX-3074

ISRAEL - AIRLINES CANCEL FLIGHTS TO TEL AVIV.