Silent People
Non-Aligned Free Minds Movement
TX-2617

The international stance of our Prime Minister, before the world, at a G7 that looked more like a funeral. After the era of statesmen, influencers remain who read ideas not theirs. And Italy, the real one, is elsewhere.
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ArticleMeloni e la postura che non c'è
C'è una cosa che riguarda il presidente del Consiglio italiano: la postura internazionale, il modo in cui ci si presenta davanti al mondo. E a quel G7 che somigliava più a un funerale che a un vertice, quella postura non c'era. Lontani sono i tempi degli incontri tra statisti: oggi vediamo influencer dai modi e dalle parole incomprensibili, e la loro stessa postura tradisce che le idee che pronunciano non sono le loro le leggono, perché rubate ad altre menti.
Qui sta il punto politico, ed è duro: per essere credibili servono tre cose insieme una postura, una narrativa e, soprattutto, uomini. È esattamente ciò che l'Italia ha bruciato e svenduto, abbracciando un cannibalismo che divora la propria classe migliore. Senza uomini veri, la postura diventa posa e la narrativa diventa recita.
E non è un dettaglio di stile. Quelle decisioni, a nostro giudizio, segnano l'inizio di una guerra: aprono la strada a un conflitto che può arrivare fino alla soglia nucleare. E Giorgia Meloni non può non saperlo. Quando Trump lascia cadere il rimprovero — «ci avete lasciati soli» — e lei risponde con una risata isterica, quella risata racconta un calcolo politico sbagliato: aveva scommesso sulla caduta dell'Iran. Ma quando l'Iran non è caduto, al momento di mandare i rinforzi è sparita.
L'orgoglio sbandierato nel mondo, la donna forte, l'Italia a testa alta, tutte le formule ripetute fino alla nausea si sono frantumate in un giorno solo , il giorno della crisi di nervi, quando è diventato evidente che Mantovano non è né carne né pesce, senza sale, e che l'intera banda di suonatori che la circonda non contava nulla.
E allora va detto con chiarezza. L'Italia è un Paese piccolo, multietnico, ricco di creatività: il nostro gusto, le nostre innovazioni sono il vero simbolo dell'Italia nel mondo. Non sono le armi a fare l'Italia, non è la politica, non sei tu Meloni, non sei tu Mantovano, non sono i governanti né le istituzioni. Sono le imprese che viaggiano, gli unici veri ambasciatori del Paese. Non sei tu, Meloni: davanti al mondo non rappresenti l'Italia, rappresenti a nostro giudizio soltanto la complicità con le armi e con un genocidio.
TX-2610

The black swan theory used by Iran has been fatal for Western and Arab intelligence. An apparatus that has collapsed on itself, a politics without vision and a Europe that, in our opinion, has been tainted by a crime.
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ArticleLa disfatta delle intelligence
La teoria del cigno nero, utilizzata dall'Iran, si è rivelata fatale per le forze di difesa statunitensi e per i Paesi arabi, che più di tutti hanno pagato il loro doppio gioco. Secondo questa lettura, l'Iran si è infiltrato in ciò che era la burocrazia dei sistemi informativi occidentali, sfruttandone i punti deboli: la tendenza dei vertici a non voler sentire cattive notizie e meccanismi di merito così distorti da far implodere l'intero apparato.
Governi e politici, nella corsa ad accrescere il proprio potere, si sono affidati a tecnologie fasulle, vendute ai nuovi responsabili da ex appartenenti agli apparati di intelligence. È un'accusa grave, ed è bene presentarla come chiave di lettura: ma il quadro è quello di chi si è arricchito tradendo il proprio Paese, svendendo il lavoro di milioni di persone, chi combatteva, se stesso e le generazioni future.
L'intelligence è capitolata di fronte alle mire fantozziane di una politica incapace di una visione concreta e realistica. Israele, in questa lettura, ha venduto vento al mondo occidentale: lobbisti, ex agenti segreti, politici e faccendieri utilizzano strutture paragovernative per affari sporchi e per impadronirsi di aziende, perdendo completamente il filo della ragione.
L'esperimento siriano rovesciare Assad, paralizzare l'esercito e consegnare la vittoria a Jolani/al-Sharaa, «dall'Isis alla democrazia» è stato solo un passaggio, costruito su false trattative. Con cinquanta milioni di dollari, si sono comprati il Venezuela. Ma in Persia si sono fermati.
Pagando la criminalità per fomentare le piazze, disinformato il mondo con la complicità delle intelligence e corrotto le istituzioni europee. Sono loro i più pericolosi.
L'Iran, intanto, resiste. La parte più interessante è il suo mondo accademico professori, insegnanti, ricercatori che il Mossad ha colpito senza pietà: famiglie bombardate, giovani docenti e scienziati uccisi, il tutto accompagnato da una propaganda falsa. I politici iraniani hanno sfilato per le strade nonostante i bombardamenti, immagini che in Europa non si vedono, perché i nostri sarebbero scappati. Milioni di contribuenti, le tasse delle imprese, sono finiti ad arricchire il mondo sporco di apparati che si sono venduti.
Oggi l'Iran tenta di ricostruire un asse in Medio Oriente, e piccoli gruppi si arruolano in quella che viene chiamata «la coalizione di Maometto».
Resta un punto fermo. La corruzione che ha attraversato gli apparati di intelligence, le notizie false costruite e diffuse da Israele e la complicità di un'Europa che — a nostro giudizio — si è macchiata di un crimine non possono restare senza conseguenze. I politici che hanno reso possibile tutto questo devono risponderne davanti alla giustizia.
TX-2608
The attack on Lebanon marks a change in strategy: the attempt to change the regime in Iran failed, Israel falls back to hinder the rebirth of Iranian influence in the Middle East at any cost.
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ArticleLibano, il ripiego di Israele e la pace «sintetica» di Trump
L'attacco israeliano al Libano va letto come un cambio di strategia. Non essendo riuscito a rovesciare il regime in Iran, Israele è costretto a ripiegare su se stesso. L'obiettivo principale diventa ostacolare a ogni costo la ricostruzione dell'influenza iraniana in Medio Oriente e impedire la normalizzazione dei rapporti tra Teheran e gli altri Paesi della regione.
Per farlo, secondo questa lettura, Israele dovrà alimentare crisi e tensioni: allarmi mediatici, dossier costruiti ad arte — un terreno in cui ha una lunga specializzazione — e possibili operazioni sotto falsa bandiera.
Sul fronte americano, Trump è stato di fatto obbligato a concedere qualcosa: ha scelto la via negoziale per evitare ulteriori perdite. Ma in Iran non tutti credono agli accordi con gli Stati Uniti, perché in passato ne sono già stati firmati e poi puntualmente cancellati.
I primi riscontri concreti si vedranno nel giro di una settimana. Netanyahu ha già dichiarato che non si ritirerà dal Libano, mentre a Trump serve soltanto una pace sintetica, falsa e di facciata.
