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IRAQ - IL PREMIER CHIEDE UN INCONTRO CON LA NUOVA GUIDA SUPREMA IRANIANA DOPO GLI ACCORDI CHEVRON E I 45 PROTOCOLLI DI WASHINGTON. NODI APERTI: LE BASI SEGRETE E LA LEVA DEL GAS IRANIANO.
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ArticoloIl primo ministro iracheno tra Washington e Teheran: la richiesta di incontro che arriva troppo tardi
Il primo ministro iracheno ha chiesto un incontro con la nuova Guida Suprema iraniana. La richiesta arriva al termine di una sequenza di scelte che ne hanno segnato la traiettoria politica e che rendono la mossa tanto tardiva quanto contraddittoria. Prima di recarsi negli Stati Uniti, il premier aveva fatto arrestare una parte della classe politica irachena, operazione presentata come lotta alla corruzione ma coincidente con la necessità di presentarsi a Washington con un profilo gradito. Giunto alla Casa Bianca, ha firmato quarantacinque protocolli e siglato gli accordi con Chevron, letti in Iraq come una cessione del patrimonio energetico nazionale, e ha tenuto in quella sede un contegno che a Baghdad è stato giudicato inadeguato al ruolo: il riferimento è al modo in cui è stata trattata la vicenda dell'uccisione del generale Soleimani, con il presidente Trump che rivendicava quell'operazione come un favore reso e senza che l'ospite prendesse le distanze.
La nomina di questo premier era stata sostenuta con pressioni dagli Stati Uniti, e i risultati di quella scelta sono ora sotto gli occhi di tutti: un esecutivo allineato a Washington in un Paese che dipende dall'Iran per una quota essenziale del proprio fabbisogno energetico. È qui che la richiesta di incontro con la Guida Suprema rivela la sua fragilità. Baghdad si presenta a Teheran dopo aver consolidato l'asse americano, e con almeno due nodi irrisolti sul tavolo: la questione delle basi segrete presenti sul territorio iracheno, che l'Iran esige di chiarire, e la leva del gas. Se Teheran interrompesse le forniture, l'Iraq sprofonderebbe in una crisi energetica immediata, con blackout e paralisi dei servizi.
I bombardamenti che hanno colpito in questi giorni Giordania, Siria, Kuwait e Bahrein hanno con ogni probabilità reso più chiara, a Baghdad, la posta in gioco. La richiesta di incontro con la nuova Guida Suprema, in questo contesto, difficilmente troverà l'accoglienza riservata ai firmatari degli accordi di Washington: arriva da un governo che ha già scelto il proprio campo, e che ora scopre di dipendere dalla parte avversa per la propria stessa tenuta. È il paradosso di una leadership che ha costruito la propria legittimazione fuori dal Paese e si ritrova senza margini dentro la regione.