Silent People

Movimento Non Allineato Menti Libere

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Israele continua a violare il cessate il fuoco. Con L' obiettivo di distruggere i tunnel di Hezbollah, ha raso al suolo un intero quartiere di abitazioni civili.

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TX-2692Thread 2

L'esercito israeliano ha diffuso le immagini di quella che descrive come la distruzione di un grande tunnel di Hezbollah situato sotto il villaggio di Majdal Zun, nel Libano meridionale.

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Intensi movimenti di aerei militari statunitensi in tutta l'area del Golfo

TX-2689Thread 2

Violenti scontri tra Iran e gruppi armati curdi. Perdite riportate da entrambe le parti.

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TX-2688Thread 2

Lancio Missili da parte dell'iran verso posizioni Kurde Iraq

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I leader europei e i loro apparati di intelligence hanno perso ogni autorevolezza, essendo ritenuti complici di gravi violazioni. Nonostante ciò, continuano a presentarsi come arbitri della politica internazionale e a pretendere di dettare le regole

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ArticoloLe bugia di Trump
Trump continua a mentire. Durante gli accordi sul cessate il fuoco in Svizzera, era previsto che gli iraniani mantenessero il controllo dello Stretto di Hormuz per un periodo di 30 giorni. Gli Stati Uniti stanno inviando petroliere per sondare il terreno; l'IRGC risponde colpendole, ed è così che hanno origine i raid aerei. Trump mente per strangolare le economie europee prima del vertice di Ankara.
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Mobilitazione generale degli Houthi: le forze yemenite si preparano a fronteggiare le operazioni delle forze sostenute dall'Arabia Saudita.

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Il vero motivo degli attacchi USA non sarebbe solo l'attacco iraniano a una petroliera. A pesare sarebbe anche l'accordo raggiunto tre giorni fa in Iraq, seguito dalla richiesta delle autorità irachene agli Stati Uniti di lasciare il Paese.

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Trump continua a minacciare l'Iran. L'Europa, complice di una guerra illegale.

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Gli Stati Uniti hanno violato il cessate il fuoco in iran

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Aerei cisterna sono attualmente in volo sul Golfo Persico, scortati da velivoli da combattimento.

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Bombardamento usa isola Qesh iran

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Gli Stati Uniti continuano a colpire obiettivi in Iran. Dopo l'attacco iraniano a una petroliera, una risposta di Teheran contro una base statunitense sarebbe attesa nelle prossime ore.

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Cinque raid aerei israeliani sul libano

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Per i Funerali Khamenei, sono stati contattati giornalisti, videomaker e fotografi tramite social. Vengono offerte ricompense per ottenere foto e video realizzati all'interno delle strutture che organizzano le esequie e dei dispositivi di sicurezza.

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Libano-Israele, la clausola del silenzio e la catena di complicità che nessuno racconta. Valutazione su responsabilità, voli e rischio del "conto dei danni".

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ArticoloLa clausola del silenzio Libano-Israele e la catena di complicità
Un presunto accordo tra Libano e Israele conterrebbe una clausola anomala: le parti dovrebbero astenersi dall'ingaggiare qualsiasi azione ostile o avversa nei forum politici e giuridici internazionali. Tradotto: un patto di silenzio giudiziario. La sua sola esistenza è un indicatore, non una soluzione, e segnala che la vera preoccupazione di chi lo promuove non è la pace, ma la responsabilità futura. Il quadro libanese. Il presidente Joseph Aoun non agisce più nemmeno come marionetta: appare incapace di esercitare il ruolo di rappresentante di una nazione. Accettare una clausola che neutralizza in anticipo ogni azione legale internazionale significa rinunciare all'unico strumento di tutela che resta a un Paese debole. È una resa travestita da accordo. La paura che serpeggia. La richiesta di disinnescare i forum giuridici arriva in parallelo alle pressioni statunitensi sull'Iran. Il filo conduttore non è la sicurezza: è il timore, condiviso tra Israele, Stati Uniti e parti d'Europa, che a un certo punto venga presentato il conto dei danni. La complicità produce un rischio concreto di rivalsa, e chi teme il tribunale prova a chiudere le porte prima che si aprano. La narrativa assente. Queste dinamiche su Europa, Israele e Stati Uniti non vengono diffuse né discusse. Ma la lista delle aziende e dei responsabili politici coinvolti in possibili crimini di guerra è lunga, e non sparisce solo perché nessuno la nomina. ELEMENTI FATTUALI E LOGISTICI. Tutti i voli in arrivo e in partenza sono registrati: definirli “tecnici” o “logistici” cambia poco rispetto a ciò che hanno realmente abilitato. Le cosiddette petroliere volanti rifornivano in volo velivoli da guerra impiegati per uccidere scienziati e colpire scuole e obiettivi civili. I droni risultano partiti da Sigonella. E l'Italia si è prestata anche a consentire il transito nel proprio spazio aereo di Netanyahu, ricercato a livello internazionale. Sono tasselli verificabili di una catena che dalla logistica arriva alla responsabilità. PROSPETTIVA. La clausola del silenzio non protegge la pace: protegge i responsabili. È il sintomo di un sistema che sa di essere esposto e prova a mettersi al riparo prima della resa dei conti. La documentazione esiste, i registri esistono, le catene di rifornimento e di transito sono tracciabili. E c'è molto di più. Lo affronteremo, passo dopo passo.
TX-2676

L'Iran colpisce una nave non autorizzata, gli USA rispondono bombardando posizioni, e gli Emirati nel panico lanciano un SMS di allerta per un attacco mai avvenuto. Poi la marcia indietro.

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ArticoloEmirati, l'allerta fantasma: il panico, l'SMS e un'intelligence comprata a peso
Ricostruiamo i fatti nell'ordine giusto, perché è l'ordine a raccontare tutto. L'Iran ha colpito una nave che non era stata autorizzata al passaggio. Gli Stati Uniti hanno risposto bombardando alcune posizioni. A quel punto gli Emirati sono andati nel panico, senza capire davvero cosa stesse succedendo, e hanno lanciato ai propri cittadini un SMS di allerta sostenendo che qualcuno stesse attaccando il Paese, senza però fare nomi né indicare un nemico. Poche ore dopo, la marcia indietro: bisognava non tenere conto dell'allarme precedente. Il fatto curioso è che a quell'allerta ci hanno creduto in tanti , gli abbocconi di sempre. Il sistema Telex non è nemmeno entrato in funzione, perché la notizia, per quello che era, non reggeva. E quando un apparato di sicurezza diffonde un allarme e poi deve rimangiarselo, non sta dimostrando prontezza: sta certificando di non avere il controllo della propria catena informativa. Hanno reagito a un evento reale, lo scontro tra Iran e Stati Uniti, trasformandolo in un attacco immaginario contro di loro, e poi hanno dovuto smentirsi da soli. Dietro la scena quasi comica c'è una verità scomoda. L'intelligence non è premere bottoni e mandare link in giro standosene climatizzati in ufficio. Non è spedire un SMS di massa e sperare che la paura faccia il resto. È verifica, è fonti, è la capacità di distinguere un attacco reale da un falso allarme prima di farlo arrivare a milioni di telefoni. E qui arriva la parte più amara. Gli Emirati hanno speso fortune per dotarsi di sistemi di sorveglianza e sicurezza considerati tra i più avanzati al mondo. Soldi a fiumi, contratti d'oro, tecnologia presentata come infallibile. Salvo poi farsi infinocchiare da apparati che si sono rivelati patacche, scatole luccicanti vendute a peso d'oro da chi quei sistemi li commercializza, Israele in testa. Si paga per la dissuasione e ci si ritrova con un falso allarme; si compra l'intelligenza e si ottiene un SMS da ritirare. La lezione è sempre la stessa: la sicurezza non si acquista chiavi in mano. Si costruisce con competenze proprie, con analisti veri, con la capacità di non dipendere da chi ti vende lo strumento e, spesso, controlla anche l'interruttore. Chi delega tutto al fornitore non compra protezione: compra una dipendenza, e con essa il rischio di trovarsi, un giorno, a inseguire i propri stessi allarmi. Povero Emirati, ricchissimo e disarmato proprio lì dove credeva di essere più forte.
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L'Iran ha colpito un'altra petroliera nello Stretto di Hormuz

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L'Alleanza Atlantica si sta spezzando in due dottrine opposte. Ad Ankara, a luglio, si decide quale prevale — e il conto rischia di pagarlo l'Italia.

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ArticoloL'Alleanza che si spezza: due dottrine, un vertice ad Ankara e il conto che rischia di pagare l'Italia
L'Alleanza Atlantica non è più una. Sotto la stessa bandiera convivono due dottrine che lavorano l'una contro l'altra. La prima è quella dell'innovazione e del perimetro cibernetico: dati, reti, infrastrutture critiche, intelligenza artificiale applicata alla difesa, dissuasione che funziona in silenzio e non ha bisogno di macerie per dimostrare il proprio valore. La seconda è quella che chiamo la guerra fondiaria: produrre armi, venderle, bombardare e dividere i Paesi spingendoli verso la guerra civile, perché ogni territorio frammentato è un mercato che si apre e un governo da sostituire. Per la prima la pace è l'obiettivo; per la seconda è il rischio. Il dato su cui tenere gli occhi è il vertice atlantico di Ankara, a luglio: lì queste tensioni diventeranno decisioni, e si capirà quale scuola detta la linea, dove andranno i soldi e quale postura si assume verso Teheran. La scelta della sede non è casuale: è già un messaggio. Su questo sfondo si muove la partita americana. Trump tiene ancora la spina accesa su Netanyahu, ma è un filo che alimenta sempre meno corrente: Netanyahu non rappresenta più Israele, è stato abbandonato dagli stessi israeliani e resta in sella solo perché cadere significherebbe finire davanti a un tribunale. Non è un'ipotesi remota che in Israele si arrivi a una resa dei conti tutta interna. Ed è per questo che l'Europa deve reagire ora: Israele fa di tutto perché l'Iran tenga chiuso lo stretto di Hormuz, un alibi planetario con cui far esplodere i prezzi e giustificare ciò che alla luce del sole sarebbe impresentabile, mentre sabota gli equilibri del mondo arabo soffiando su ogni foglia. Il tempo è così corto che il rischio concreto è un ritiro precipitoso dal Libano . Ed è qui che il conto torna all'Italia. Nelle stanze che contano si parla di un'onda anomala in arrivo: non un rimpasto, non la semplice caduta del governo, ma campagne pronte a partire per destabilizzare l'Italia intera. Giorgia Meloni conserva voti e influenza, ma non è più in grado di mantenere nemmeno le promesse più ovvie: il sistema-Italia vive una paralisi amministrativa, economica e politica, e il consenso comincia a travasarsi verso altri partiti. La vera bomba a orologeria, però, è un'altra: l'Italia ha di fatto partecipato alla guerra contro l'Iran, come altri Paesi europei e negandolo pubblicamente, configurando una violazione della Costituzione che all'articolo 11 ripudia la guerra. Ci è entrata con la complicità delle sue partecipate, il punto cieco della democrazia italiana, dove forniture e servizi alimentano i teatri di guerra senza mai passare per un voto parlamentare. È complicità in una guerra illegale, ed è complicità in quanto sta accadendo al popolo palestinese, in quel massacro che larga parte della comunità internazionale, organismi giudiziari inclusi, non esita più a definire genocidio. Negli Stati Uniti qualcosa è cambiato: Trump e Vance hanno cambiato registro su Israele. Non è più lealtà incondizionata, è calcolo freddo, e in quel calcolo Netanyahu è già passato dalla colonna degli asset a quella delle passività. Se il governo italiano insiste a stringere accordi con un uomo che gli organismi internazionali considerano un criminale di guerra, la conseguenza non sarà solo politica ma giudiziaria: la violenza giudiziaria si abbatterà sul nostro Paese, perché le guerre illegali lasciano tracce e i tribunali, quando il vento cambia, hanno memoria lunga. E il vento sta già cambiando. A buon intenditore, poche parole.
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Stati Uniti e Israele hanno violato il cessate il fuoco: gli USA nello Stretto di Hormuz e Israele in Libano.

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