Silent People

Movimento Non Allineato Menti Libere

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Aerei cisterna sono attualmente in volo sul Golfo Persico, scortati da velivoli da combattimento.

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Bombardamento usa isola Qesh iran

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Gli Stati Uniti continuano a colpire obiettivi in Iran. Dopo l'attacco iraniano a una petroliera, una risposta di Teheran contro una base statunitense sarebbe attesa nelle prossime ore.

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Cinque raid aerei israeliani sul libano

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Per i Funerali Khamenei, sono stati contattati giornalisti, videomaker e fotografi tramite social. Vengono offerte ricompense per ottenere foto e video realizzati all'interno delle strutture che organizzano le esequie e dei dispositivi di sicurezza.

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Libano-Israele, la clausola del silenzio e la catena di complicità che nessuno racconta. Valutazione su responsabilità, voli e rischio del "conto dei danni".

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ArticoloLa clausola del silenzio Libano-Israele e la catena di complicità
Un presunto accordo tra Libano e Israele conterrebbe una clausola anomala: le parti dovrebbero astenersi dall'ingaggiare qualsiasi azione ostile o avversa nei forum politici e giuridici internazionali. Tradotto: un patto di silenzio giudiziario. La sua sola esistenza è un indicatore, non una soluzione, e segnala che la vera preoccupazione di chi lo promuove non è la pace, ma la responsabilità futura. Il quadro libanese. Il presidente Joseph Aoun non agisce più nemmeno come marionetta: appare incapace di esercitare il ruolo di rappresentante di una nazione. Accettare una clausola che neutralizza in anticipo ogni azione legale internazionale significa rinunciare all'unico strumento di tutela che resta a un Paese debole. È una resa travestita da accordo. La paura che serpeggia. La richiesta di disinnescare i forum giuridici arriva in parallelo alle pressioni statunitensi sull'Iran. Il filo conduttore non è la sicurezza: è il timore, condiviso tra Israele, Stati Uniti e parti d'Europa, che a un certo punto venga presentato il conto dei danni. La complicità produce un rischio concreto di rivalsa, e chi teme il tribunale prova a chiudere le porte prima che si aprano. La narrativa assente. Queste dinamiche su Europa, Israele e Stati Uniti non vengono diffuse né discusse. Ma la lista delle aziende e dei responsabili politici coinvolti in possibili crimini di guerra è lunga, e non sparisce solo perché nessuno la nomina. ELEMENTI FATTUALI E LOGISTICI. Tutti i voli in arrivo e in partenza sono registrati: definirli “tecnici” o “logistici” cambia poco rispetto a ciò che hanno realmente abilitato. Le cosiddette petroliere volanti rifornivano in volo velivoli da guerra impiegati per uccidere scienziati e colpire scuole e obiettivi civili. I droni risultano partiti da Sigonella. E l'Italia si è prestata anche a consentire il transito nel proprio spazio aereo di Netanyahu, ricercato a livello internazionale. Sono tasselli verificabili di una catena che dalla logistica arriva alla responsabilità. PROSPETTIVA. La clausola del silenzio non protegge la pace: protegge i responsabili. È il sintomo di un sistema che sa di essere esposto e prova a mettersi al riparo prima della resa dei conti. La documentazione esiste, i registri esistono, le catene di rifornimento e di transito sono tracciabili. E c'è molto di più. Lo affronteremo, passo dopo passo.
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L'Iran colpisce una nave non autorizzata, gli USA rispondono bombardando posizioni, e gli Emirati nel panico lanciano un SMS di allerta per un attacco mai avvenuto. Poi la marcia indietro.

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ArticoloEmirati, l'allerta fantasma: il panico, l'SMS e un'intelligence comprata a peso
Ricostruiamo i fatti nell'ordine giusto, perché è l'ordine a raccontare tutto. L'Iran ha colpito una nave che non era stata autorizzata al passaggio. Gli Stati Uniti hanno risposto bombardando alcune posizioni. A quel punto gli Emirati sono andati nel panico, senza capire davvero cosa stesse succedendo, e hanno lanciato ai propri cittadini un SMS di allerta sostenendo che qualcuno stesse attaccando il Paese, senza però fare nomi né indicare un nemico. Poche ore dopo, la marcia indietro: bisognava non tenere conto dell'allarme precedente. Il fatto curioso è che a quell'allerta ci hanno creduto in tanti , gli abbocconi di sempre. Il sistema Telex non è nemmeno entrato in funzione, perché la notizia, per quello che era, non reggeva. E quando un apparato di sicurezza diffonde un allarme e poi deve rimangiarselo, non sta dimostrando prontezza: sta certificando di non avere il controllo della propria catena informativa. Hanno reagito a un evento reale, lo scontro tra Iran e Stati Uniti, trasformandolo in un attacco immaginario contro di loro, e poi hanno dovuto smentirsi da soli. Dietro la scena quasi comica c'è una verità scomoda. L'intelligence non è premere bottoni e mandare link in giro standosene climatizzati in ufficio. Non è spedire un SMS di massa e sperare che la paura faccia il resto. È verifica, è fonti, è la capacità di distinguere un attacco reale da un falso allarme prima di farlo arrivare a milioni di telefoni. E qui arriva la parte più amara. Gli Emirati hanno speso fortune per dotarsi di sistemi di sorveglianza e sicurezza considerati tra i più avanzati al mondo. Soldi a fiumi, contratti d'oro, tecnologia presentata come infallibile. Salvo poi farsi infinocchiare da apparati che si sono rivelati patacche, scatole luccicanti vendute a peso d'oro da chi quei sistemi li commercializza, Israele in testa. Si paga per la dissuasione e ci si ritrova con un falso allarme; si compra l'intelligenza e si ottiene un SMS da ritirare. La lezione è sempre la stessa: la sicurezza non si acquista chiavi in mano. Si costruisce con competenze proprie, con analisti veri, con la capacità di non dipendere da chi ti vende lo strumento e, spesso, controlla anche l'interruttore. Chi delega tutto al fornitore non compra protezione: compra una dipendenza, e con essa il rischio di trovarsi, un giorno, a inseguire i propri stessi allarmi. Povero Emirati, ricchissimo e disarmato proprio lì dove credeva di essere più forte.
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L'Iran ha colpito un'altra petroliera nello Stretto di Hormuz

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L'Alleanza Atlantica si sta spezzando in due dottrine opposte. Ad Ankara, a luglio, si decide quale prevale — e il conto rischia di pagarlo l'Italia.

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ArticoloL'Alleanza che si spezza: due dottrine, un vertice ad Ankara e il conto che rischia di pagare l'Italia
L'Alleanza Atlantica non è più una. Sotto la stessa bandiera convivono due dottrine che lavorano l'una contro l'altra. La prima è quella dell'innovazione e del perimetro cibernetico: dati, reti, infrastrutture critiche, intelligenza artificiale applicata alla difesa, dissuasione che funziona in silenzio e non ha bisogno di macerie per dimostrare il proprio valore. La seconda è quella che chiamo la guerra fondiaria: produrre armi, venderle, bombardare e dividere i Paesi spingendoli verso la guerra civile, perché ogni territorio frammentato è un mercato che si apre e un governo da sostituire. Per la prima la pace è l'obiettivo; per la seconda è il rischio. Il dato su cui tenere gli occhi è il vertice atlantico di Ankara, a luglio: lì queste tensioni diventeranno decisioni, e si capirà quale scuola detta la linea, dove andranno i soldi e quale postura si assume verso Teheran. La scelta della sede non è casuale: è già un messaggio. Su questo sfondo si muove la partita americana. Trump tiene ancora la spina accesa su Netanyahu, ma è un filo che alimenta sempre meno corrente: Netanyahu non rappresenta più Israele, è stato abbandonato dagli stessi israeliani e resta in sella solo perché cadere significherebbe finire davanti a un tribunale. Non è un'ipotesi remota che in Israele si arrivi a una resa dei conti tutta interna. Ed è per questo che l'Europa deve reagire ora: Israele fa di tutto perché l'Iran tenga chiuso lo stretto di Hormuz, un alibi planetario con cui far esplodere i prezzi e giustificare ciò che alla luce del sole sarebbe impresentabile, mentre sabota gli equilibri del mondo arabo soffiando su ogni foglia. Il tempo è così corto che il rischio concreto è un ritiro precipitoso dal Libano . Ed è qui che il conto torna all'Italia. Nelle stanze che contano si parla di un'onda anomala in arrivo: non un rimpasto, non la semplice caduta del governo, ma campagne pronte a partire per destabilizzare l'Italia intera. Giorgia Meloni conserva voti e influenza, ma non è più in grado di mantenere nemmeno le promesse più ovvie: il sistema-Italia vive una paralisi amministrativa, economica e politica, e il consenso comincia a travasarsi verso altri partiti. La vera bomba a orologeria, però, è un'altra: l'Italia ha di fatto partecipato alla guerra contro l'Iran, come altri Paesi europei e negandolo pubblicamente, configurando una violazione della Costituzione che all'articolo 11 ripudia la guerra. Ci è entrata con la complicità delle sue partecipate, il punto cieco della democrazia italiana, dove forniture e servizi alimentano i teatri di guerra senza mai passare per un voto parlamentare. È complicità in una guerra illegale, ed è complicità in quanto sta accadendo al popolo palestinese, in quel massacro che larga parte della comunità internazionale, organismi giudiziari inclusi, non esita più a definire genocidio. Negli Stati Uniti qualcosa è cambiato: Trump e Vance hanno cambiato registro su Israele. Non è più lealtà incondizionata, è calcolo freddo, e in quel calcolo Netanyahu è già passato dalla colonna degli asset a quella delle passività. Se il governo italiano insiste a stringere accordi con un uomo che gli organismi internazionali considerano un criminale di guerra, la conseguenza non sarà solo politica ma giudiziaria: la violenza giudiziaria si abbatterà sul nostro Paese, perché le guerre illegali lasciano tracce e i tribunali, quando il vento cambia, hanno memoria lunga. E il vento sta già cambiando. A buon intenditore, poche parole.
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Stati Uniti e Israele hanno violato il cessate il fuoco: gli USA nello Stretto di Hormuz e Israele in Libano.

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Giornalista Palestinese Rilasciato nel gennaio 2026 dopo sei mesi e mezzo di detenzione amministrativa, due giorni dopo si è ritrovato a combattere dolore e malattie contratte nelle carceri israeliane

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La missione suicida iraniana. Due aerei, 46 anni fa: un F-5 iraniano, nei primi giorni della guerra, volava a 10 metri sul mare per mimetizzarsi e colpì importantissimi radar statunitensi in Kuwait. Perché non ne parla nessuno?

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Il pizzino di Rutte a Meloni per far contento Trump: quei circa 500 voli forse parte erano clandestini, e qualcuno ha chiuso gli occhi? O ha girato la testa per non capire dove andavano quegli aerei?

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Il negazionismo europeo made in USA è la nuova narrativa: una verità privata prodotta da società di comunicazione tramite elaborazioni AI, un grave danno alle popolazioni democratiche che assorbono a malincuore queste decisioni folli.

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ArticoloTrump si rifiuta di assumersi la responsabilità del massacro nella scuola di Minab.
Trump si rifiuta di assumersi la responsabilità del massacro nella scuola di Minab. Nel giro di 30 minuti , quando un drone era caduto in Romania, tutti avevano dichiarato che fosse Russo, per poi essere smentiti dalla stessa Romania, che lo riconobbe come ucraino. Bisogna in qualche modo far capire che il missile e i suoi pezzi sono lì: adesso ci si nasconde, e si continua a girare attorno alla prova della complicità, del delitto e del crimine contro innocenti, in un attacco che ha colpito un obiettivo civile. L'Europa e gli Stati Uniti dovrebbero assumersi le proprie responsabilità, invece le negano e restano vaghi. In questo modo, costruiscono narrative sempre più consolidate all'interno dell'Iran. È ora che Trump si assuma le sue responsabilità, quando diceva: "Ci divertiamo ancora un po', devono morire, gli facciamo molto, molto male." Tutte queste cose sono pubbliche, e tutti i leader europei hanno applaudito.
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Italia complice nella guerra contro l'Iran, nessuna condanna per le vittime civili. Meloni si scontra sui social con Trump dopo un disastro diplomatico. Intelligence senza bussola. Dimissioni in autunno? Ipotesi non confermata.

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ArticoloPostura italiana ed europea nella crisi EU / USA
Il governo italiano si espone a un rischio di complicità politica nell'attuale conflitto contro l'Iran, qualificabile come azione di aggressione priva di base giuridica internazionale. L'assenza di una condanna pubblica per le vittime civili minorili attribuite ai bombardamenti, incluso l'episodio in una scuola elementare a Minab, costituisce un vuoto comunicativo che la stessa Europa non ha colmato, nonostante la gravità implicita di un attacco a infrastrutture civili. Un elemento aggravante, sul piano della credibilità istituzionale, è la gestione comunicativa del Premier Meloni: il confronto pubblico e mediatico anche sui social con il Presidente Trump appare in contraddizione con la gravità del momento diplomatico, e si inserisce in una sequenza di passi falsi recenti. Il richiamo a episodi storici di forte valore simbolico per la postura italiana, come Sigonella, sembra utilizzato in modo improprio rispetto al contesto attuale, accentuando la percezione di un disallineamento tra retorica e realtà geopolitica. Sul piano dell'intelligence, la lettura proposta è quella di un apparato che ha perso una direzione strategica chiara: si opera in modalità reattiva, "a vista", più sensibile alle dinamiche di percezione e suscettibilità politica che a un'analisi predittiva solida. Questo configura una finestra di rischio elevato, segnata da un'inadeguatezza valutativa che sorprende per la sua entità. Su base di queste dinamiche, circola l'ipotesi non confermata di un possibile passo indietro della Premier entro l'autunno. Resta uno scenario speculativo, da monitorare ma non trattabile come previsione consolidata.
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Gli USA finanziano ONG che denunciano abusi nelle aziende cinesi all'estero. Le accuse alimentano iniziative UE e ONU, aprendo la strada a restrizioni commerciali senza ricorrere a dazi o sanzioni dirette.

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Gli Stati Uniti continuano a chiedere il disarmo di Hamas, mentre i bombardamenti proseguono contrariamente a quanto previsto dagli accordi e dagli impegni assunti per la cessazione delle ostilità.

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Attacchi ucraini in alcune zone della Crimea

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Sharif Pakistan affronta il tema del nucleare e dei missili balistici davanti alla delegazione iraniana, ma viene immediatamente sconfessato da una reazione sarcastica degli iraniani, che liquidano le sue affermazioni con una risata.

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Potenti attacchi informatici stanno colpendo i sistemi bancari iraniani. Segnalati numerosi disservizi ai bancomat e difficoltà nell'accesso ai servizi finanziari in diverse aree del Paese.