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IranStati UnitiStretto di HormuzIntelligenceMilitare

Islamabad: mentre si negozia, due navi USA si spostano da Fujairah verso Hormuz. L'Iran avverte: se entrano nel Golfo, verranno prese di mira. Le precondizioni non sono rispettate. Il tavolo è a rischio.

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Durante i colloqui di Islamabad tra la delegazione iraniana e quella americana, due navi da guerra statunitensi si sono spostate dal porto di Fujairah negli Emirati Arabi in direzione dello Stretto di Hormuz. I negoziatori iraniani hanno immediatamente fatto presente che qualora le imbarcazioni avessero continuato la rotta verso il Golfo Persico, la Marina iraniana le avrebbe prese di mira. Le navi, stando a quanto riferito, non avrebbero attraversato lo stretto. Axios sostiene invece che il transito sia avvenuto. La situazione rimane non confermata. Quello che è chiaro è il segnale politico: Washington ha scelto di compiere una mossa militare mentre i suoi rappresentanti erano seduti al tavolo. Una provocazione deliberata, coerente con lo schema di comportamento che Trump ha adottato fin dall'inizio della crisi presentarsi come interlocutore mentre esercita pressione militare parallela. DUE DELEGAZIONI, DUE MONDI Il confronto tra le due delegazioni è asimmetrico e va letto come elemento di analisi. La parte americana si presenta con un profilo politico-militare-immobiliare: uomini di fiducia di Trump, con background nella gestione del potere esecutivo e nell'industria della difesa. Nessuna formazione accademica specifica sul diritto internazionale o sulla negoziazione multilaterale. La delegazione iraniana è composta in larga parte da accademici e tecnici: professori universitari, ricercatori, esperti di diritto internazionale, economisti. Hanno portato al tavolo documentazione e analisi strutturate. Sono abituati a negoziare su base argomentativa, non su base di pressione. Questo dislivello non è irrilevante. Gli iraniani sanno che gli americani non hanno una visione strategica di lungo periodo su questo negoziato. Sanno anche che Trump vuole una vittoria comunicativa rapida, non un accordo solido. È esattamente per questo che non si fidano. LE PRECONDIZIONI: IL VERO BANCO DI PROVA La delegazione iraniana ha fissato due precondizioni senza le quali non intende proseguire i colloqui. Prima: lo sblocco dei fondi congelati, depositati in Qatar. Seconda: il rispetto del cessate il fuoco in Libano. Se queste condizioni non vengono soddisfatte, gli iraniani hanno già comunicato che lasceranno il tavolo. Non è una minaccia tattica. È una linea che deriva direttamente dalla struttura interna, qualsiasi accordo che non includa queste garanzie minime non sarebbe vendibile politicamente in patria. La delegazione non ha margine di manovra su questo punto. LA NUOVA NARRATIVA AMERICANA C'è un elemento che va segnalato come sviluppo recente: l'America sta costruendo una narrativa di distanza dalle azioni israeliane. Il messaggio che emerge da alcuni canali ufficiali e paragovernative americani è: i crimini, le violazioni, le questioni legate alla condotta israeliana non sono affar nostro. Washington cerca di separare la propria immagine da quella di Israele nel contesto dei negoziati, probabilmente per rendere più credibile il proprio ruolo di interlocutore con Teheran. È una mossa comprensibile sul piano tattico.
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