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L'Italia è deferita alla Corte Penale Internazionale per il caso Al Mazri. Il Pentagono ha minacciato il Vaticano. Meloni non ha condannato la guerra in Iran. La neutralità italiana è una menzogna politico.

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Dal caso Al Mazri alla guerra in Iran: l'Italia è sotto processo internazionalmente, il Vaticano viene minacciato dagli Stati Uniti, e l'unica politica rimasta sembra quella delle parole. IL PUNTO DI PARTENZA: UNA GUERRA FUORI DAL DIRITTO Il 28 febbraio 2026 gli Stati Uniti e Israele hanno attaccato l'Iran senza autorizzazione del Consiglio di Sicurezza ONU e senza prova di un attacco imminente iraniano. Oltre cento esperti di diritto internazionale hanno firmato una lettera aperta definendo l'operazione una violazione esplicita della Carta ONU, potenzialmente configurabile come crimine di guerra. L'ex capo dell'ufficio legale del CENTCOM ha dichiarato pubblicamente che l'attacco "viola il diritto internazionale in numerosi aspetti." A Minab, nella provincia di Hormozgan, una scuola elementare femminile è stata colpita da tre attacchi successivi. Tra 175 e 180 morti, almeno 110 bambini. Amnesty International ha concluso che si trattava di un missile Tomahawk americano. Nessuna funzione militare accertata nell'edificio. In questo contesto, dove si colloca l'Italia? MELONI E LA GUERRA: NÉ CONDANNA NÉ PARTECIPAZIONE Giorgia Meloni ha scelto una formula ambigua: "gli attacchi sono fuori dallo scopo del diritto internazionale"ha detto al Senato, "ma l'Italia non condanna la guerra e non vi parteciperà." Una posizione che suona come un riconoscimento dell'illegalità senza trarne conseguenze. Non è una posizione neutrale. È una posizione di copertura. Nel corso della guerra, l'Italia ha negato l'accesso alla base di Sigonella, in Sicilia, ad alcuni bombardieri americani diretti al Medio Oriente. La motivazione ufficiale è stata procedurale: la richiesta era arrivata mentre gli aerei erano già in volo, senza tempo per chiedere l'approvazione parlamentare prevista dalla legge italiana. Non una scelta politica, dunque, ma un vincolo burocratico. Il Ministero della Difesa ha subito precisato che i rapporti con Washington rimangono solidi. Nello stesso periodo, Meloni ha effettuato una visita d'emergenza nei paesi del Golfo. Il suo rapporto con Trump che aveva fatto di lei la referente europea del MAGA si è trasformato in un peso. Il gradimento degli italiani verso Trump è crollato dal 35% al 19% tra marzo 2025 e marzo 2026. I consensi di Meloni sono scesi dal 45% di novembre al 37,5%. IL CASO AL MAZRI: L'ITALIA DAVANTI ALLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE Il 26 gennaio 2026 la Camera Preliminare I della Corte Penale Internazionale ha emesso una decisione formale di deferimento dell'Italia all'Assemblea degli Stati Parti del Trattato di Roma per «mancato adempimento degli obblighi di cooperazione». Il caso riguarda Osama Almazri Najim, ex comandante della polizia giudiziaria libica, ricercato dalla CPI per crimini di tortura e omicidio commessi in Libia. L'Italia lo ha arrestato nel gennaio 2025, lo ha tenuto in custodia per circa 48 ore, e poi lo ha rilasciato e rimpatriato in Libia violando in modo esplicito gli obblighi derivanti dall'adesione allo Statuto di Roma. La decisione è stata pubblicata dopo che il governo italiano aveva chiesto un rinvio. La questione sarà discussa alla 26ª sessione dell'Assemblea degli Stati Parti, in calendario dal 7 al 17 dicembre 2026. Human Rights Watch ha definito il comportamento italiano insieme a quello dell'Ungheria sul caso Netanyahu "un campanello d'allarme per l'Unione Europea." L'Italia è quindi sotto processo internazionale per aver protetto un criminale di guerra ricercato dalla CPI. Nel mezzo di una guerra che i suoi alleati hanno condotto in violazione del diritto internazionale. IL PENTAGONO E IL VATICANO: LA MINACCIA A gennaio 2026, Elbridge Colby, sottosegretario alla difesa degli Stati Uniti per la politica, ha convocato il Cardinale Christophe Pierre, allora nunzio apostolico negli USA, in un incontro al Pentagono. Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche tra cui quelle di Domani, Globalist e MOW il tono sarebbe stato tutt'altro che diplomatico: al rappresentante della Santa Sede sarebbe stato chiesto di allinearsi alla strategia americana, con un riferimento esplicito alla superiorità militare statunitense e alla storia della "cattività avignonese" del papato medievale. Il Vaticano ha smentito la versione più estrema, definendo l'incontro "normale attività del rappresentante pontificio." Ma Papa Leone XIV ha annullato il previsto viaggio negli Stati Uniti. E il Pentagono ha confermato l'incontro, definendolo "uno scambio di vedute su temi di interesse comune." Il messaggio implicito è stato recepito: nemmeno il Vaticano può permettersi di essere apertamente critico verso Washington senza conseguenze. Questo si svolge a pochi chilometri dall'Italia, paese a maggioranza cattolica, dove il governo parla di "radici cristiane" e rapporti privilegiati con la Santa Sede. L'EUROPA DIVISA: SOLO SANCHEZ HA PARLATO CHIARO Fra tutti i capi di governo dell'Unione Europea, soltanto Pedro Sanchez, premier spagnolo, ha condannato formalmente la violazione del diritto internazionale compiuta da Stati Uniti e Israele contro l'Iran. La Spagna ha anche bloccato i voli militari americani legati alla guerra nel proprio spazio aereo. Gli altri governi europei hanno preferito la formula del «chiediamo moderazione» o della «de-escalation urgente» — senza mai nominare ciò che hanno di fronte: una guerra di aggressione contro uno Stato sovrano, condotta senza mandato internazionale, con crimini documentati contro la popolazione civile. L'Italia si inserisce in questo quadro di silenzio strutturale. Il Centro Studi Eurasia e Mediterraneo ha definito la posizione europea,suicidio strategico per subordinazione a Washington. PROPAGANDA O POLITICA VERA? Esaminando i fatti nella loro sequenza, la risposta è difficile da eludere. L'Italia è deferita alla CPI per aver rilasciato un criminale di guerra ricercato internazionalmente. Meloni non ha condannato una guerra che i suoi stessi alleati giuridici americani definiscono illegale. Ha negato l'uso di Sigonella per motivi burocratici, non politici, e si è affrettata a rassicurare Washington sulla solidità dell'alleanza. Il governo parla di «radici cristiane» mentre il Pentagono minaccia il Vaticano. E l'unico paese europeo ad aver assunto una posizione coerente con il diritto internazionale è la Spagna di Sanchez quella stessa Spagna che Meloni ha attaccato ripetutamente sul piano ideologico. La politica estera di Meloni non è una politica dell'interesse nazionale. È una politica di posizionamento: si dice ciò che serve per non perdere consensi interni, si fa ciò che Washington chiede nella sostanza, e si usa il linguaggio del diritto solo quando non costa nulla. Il prezzo vero lo stanno pagando altri. A Minab. In Libia. E nelle aule della Corte Penale Internazionale.
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