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Attivate difese Qeshm

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Attacco Iraniano Kuwait

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L'IRAN COLPISCE GLI ARMAMENTI PIU' SOFISTICATI NELLE BASI USA PER RITARDARE L'ATTACCO DI TERRA. L'ORA X PREVEDE UN INGANNO SU PIU' DIRETTRICI: BALOCHISTAN, VERSANTE AZERO, KURDISTAN E MARE. MOBILITAZIONE POPOLARE IRANIANA SENZA PRECEDENTI.

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ArticoloVerso l'ora X: l'inganno delle direttrici multiple e la mobilitazione iraniana
L'Iran prosegue nel prendere sistematicamente di mira gli armamenti più sofisticati presenti nelle basi statunitensi, con un obiettivo che non è la distruzione generalizzata ma il ritardo: ogni radar, ogni batteria, ogni sistema di comando colpito sposta in avanti la data possibile dell'attacco via terra. È una guerra contro il calendario avversario, e la precisione dei colpi degli ultimi giorni, che hanno raggiunto sistemi radar di altissimo valore, ha messo in allarme le intelligence occidentali: contraddice frontalmente la tesi americana secondo cui Teheran non avrebbe più capacità sufficienti a sostenere una difesa di ampia portata. Sul piano diplomatico, i Paesi del Golfo intendono rivolgersi alle Nazioni Unite per ottenere una legittimazione della propria posizione, invocando il diritto all'autodifesa. È il tentativo di costruire in anticipo una copertura giuridica all'operazione che si prepara, e insieme la misura della loro esposizione: cercano il riconoscimento di una condizione difensiva mentre sul proprio territorio ospitano il dispositivo che ha innescato la rappresaglia. Il disegno dell'operazione terrestre sta assumendo contorni definiti. La forza irregolare presentata come esercito arabo, ma composta da elementi provenienti dalle file dell'ISIS, dovrebbe essere trasportata da assetti eliportati statunitensi e affiancata da operazioni anfibie. L'impianto dell'ora X punta sull'inganno: simulare un'invasione simultanea da più direttrici, dal Balochistan, da parte del versante azero, dal Kurdistan e dal mare, così da costringere le forze iraniane a disperdersi su tutti i fronti anziché concentrarsi sul punto reale dello sforzo. In questa logica va letto il martellamento in corso sulle difese iraniane tra Tabriz e Urmia, dove gli Stati Uniti cercano di aprire un varco, mentre proseguono i bombardamenti su ponti, ponti radio e centrali elettriche per spezzare la continuità logistica e le comunicazioni del Paese. La risposta iraniana segue la stessa logica di precisione. Gli attacchi in Giordania sono diretti contro i radar, le sedi operative della CIA e i centri decisionali, cioè contro il cervello del dispositivo più che contro la sua massa. Sul piano della sicurezza interna nel Golfo, le valutazioni indicano il rischio concreto di una serie di azioni mirate contro personale e figure legate al dispositivo in Kuwait e Bahrein: una fase di guerra coperta che accompagnerebbe quella aperta. Il quadro emiratino è invece dominato dalla confusione. Ad Abu Dhabi e negli altri emirati si registrano contrasti interni crescenti e divisioni sempre più profonde tra le famiglie regnanti, mentre sul tavolo resta l'ipotesi di un'operazione eliportata e anfibia per prendere possesso delle isole contese. È un'idea che si scontra frontalmente con la realtà della reazione iraniana degli ultimi giorni, e che rischia di trascinare gli Emirati in un'azione le cui conseguenze ricadrebbero interamente sul loro territorio. Sul fronte opposto, l'Iran sta preparando la propria popolazione all'attacco via terra e al combattimento, con una mobilitazione operativa e unitaria senza precedenti. È l'elemento che gli analisti occidentali continuano a sottovalutare: si può degradare un apparato militare, non una mobilitazione di massa su territorio proprio. L'ora X, se scatterà, non troverà davanti a sé soltanto un dispositivo militare da penetrare, ma un Paese preparato a contendere ogni chilometro.
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La ferrovia Khaf–Herat rafforza i collegamenti tra Iran, Afghanistan e Cina, diversifica le rotte commerciali, riduce la dipendenza dal Golfo Persico e amplia l'accesso ai mercati euroasiatici.

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Israele: In un clima di tensione e rapporti difficili con gli Stati Uniti, i servizi di sicurezza israeliani hanno diffuso nuovi allarmi su presunte minacce terroristiche e piani di attentato.

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Diffusi disturbi alle comunicazioni e ai sistemi di navigazione segnalati nel Golfo Persico, nello Stretto di Hormuz, nell'Iran meridionale, negli Emirati Arabi Uniti, in Oman, Qatar, Iraq e in alcune aree del Mediterraneo orientale.

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Arabia Saudita: la chiusura dello Stretto di Bab al-Mandab scatena il timore di carenze. Cittadini si riversano nei supermercati per fare scorte di beni essenziali.

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Gli Emirati Arabi Uniti rischiano un attacco preventivo da parte dell'Iran se continueranno a sostenere logisticamente operazioni terrestri finalizzate alla conquista di isole rivendicate da Teheran.

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Due navi della compagnia cinese COSCO Shipping hanno ottenuto l'autorizzazione a transitare nello Stretto di Bab al-Mandab. Trasportano greggio saudita e sono dirette in Cina.

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Iran colpisce con droni il valico kuwaitiano dopo l'attacco USA della notte precedente a Shalamcheh. Preso di mira l'edificio per il rilascio dei passaporti al confine Kuwait-Iraq.

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FRANCIA/IRAQ - ATTACCHI INFORMATICI DELLA CYBER RESISTENZA IRACHENA CONTRO L'AZIENDA FRANCESE OVHCLOUD.

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IRAN/IRAQ - RAID USA SUL VALICO DI FRONTIERA DI SHALAMCHEH TRA I DUE PAESI. 2 morti

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attacco Aqaba Girdania

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MEDIO ORIENTE - Giornalisti del KUWAIT COSTRUISCE LA NARRATIVA DELL'ESERCITO ARABO PER GIUSTIFICARE L'ATTACCO DI TERRA ALL'IRAN. E' UNA MESSA IN SCENA: FORZA IRREGOLARE DI CRIMINALI RECLUTATI DA PIU' TEATRI, PROMOSSA DA TRUMP CON COMPLICITA' EUROPEE.

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ArticoloLa fabbrica del nemico e la messa in scena dell'esercito arabo
Come Silent People aveva già indicato, i Paesi arabi, con il sostegno dell'Occidente, sono impegnati nella preparazione di un attacco via terra contro l'Iran. La conferma è arrivata questa sera dalla stampa del Kuwait, che ha iniziato a costruire la giustificazione dell'operazione secondo uno schema preciso: gli iraniani vorrebbero invadere, dunque occorre difendersi, dunque si crea l'esercito arabo. È una messa in scena. La sequenza narrativa non nasce dagli eventi, li precede e li prepara, esattamente come accade quando si deve rendere accettabile all'opinione pubblica una forza che, nella sostanza, è composta da criminali reclutati da più teatri e addestrati da tempo. Questa forza irregolare è al centro del disegno, e la responsabilità politica della sua attivazione è leggibile: il presidente Trump ne è il principale promotore, e attorno a lui si dispone una rete di complicità europee. Tra queste l'Italia, trascinata nel quadro da una classe dirigente inadeguata al momento, incapace di sottrarre il Paese a un allineamento che non risponde ai suoi interessi. Il silenzio e l'adesione passiva sono la forma che la complicità assume: non serve agire, basta non opporsi. Il ruolo di Israele merita un'analisi a parte, perché la sua funzione è meno militare e più informativa di quanto appaia. Israele si è a lungo accreditato come uno dei grandi servizi di intelligence del mondo, ma quella reputazione va guardata con occhio critico: numerose operazioni attribuite alla sua eccellenza si sono rivelate, a un esame più attento, costruzioni gonfiate o episodi il cui esito reale era assai diverso dal racconto. La voce più consistente del suo sforzo, del resto, non è diretta contro i nemici sul campo, ma è investita nell'influenza: costruire, presso le opinioni pubbliche europea e statunitense, la percezione di un nemico esistenziale che giustifichi mobilitazione, spesa e allineamento. È la fabbrica del nemico, lo strumento che trasforma una scelta politica in una necessità apparente. A questa funzione se ne affianca un'altra, più opaca. Stati Uniti e Regno Unito hanno storicamente utilizzato il territorio e le strutture israeliane per condurre operazioni che nei rispettivi ordinamenti sarebbero illegali o difficilmente autorizzabili: dall'uso di dati alla sperimentazione di tecnologie e armamenti, in un contesto dove il controllo giurisdizionale è debole o assente. È questa la condizione che rende Israele una sorta di punto cieco, un'area in cui la magistratura fatica a esercitare la propria funzione di verifica. In un simile ambiente, la linea tra intelligence e speculazione si assottiglia, e non a caso, tra gli osservatori militari di lungo corso, la valutazione delle informazioni di provenienza israeliana è da tempo improntata a forte scetticismo. La reputazione ha coperto a lungo la sostanza; quando la sostanza viene esaminata, il divario emerge. Su un altro piano, la condotta israeliana è già oggetto di procedimenti davanti alla Corte penale internazionale, dove pesano accuse gravissime relative alle operazioni militari: quale che ne sia l'esito, il fatto stesso che quelle accuse siano al vaglio della giustizia internazionale segna un punto di non ritorno reputazionale. Da tutto questo emerge una necessità che va oltre il conflitto in corso. L'Europa, se vuole uscire dalla condizione di complice inconsapevole o rassegnata, deve affrontare il nodo dei propri apparati di intelligence, che si sono compromessi con il potere politico ed economico fino a perdere la funzione di servizio dell'interesse pubblico. Riformare quel sistema, restituirgli autonomia e trasparenza, è la condizione perché il continente smetta di essere strumento di disegni altrui e torni a leggere la realtà invece di subirne la costruzione.
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IRAN - ATTACCO MISSILISTICO USA COLPISCE UNA CENTRALE ELETTRICA A BUSHEHR.

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KUWAIT - PRESTARE CAUTELA: IN ARRIVO DALL'IRAN DRONI SUICIDI DIRETTI VERSO IL PAESE.

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IRAN - EMANATO L'ORDINE DI APRIRE IL FUOCO SU QUALSIASI AEREO O ELICOTTERO AVVISTATO ENTRO I CONFINI NAZIONALI. L'INDICAZIONE E' RIVOLTA ANCHE ALLA POPOLAZIONE.

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PAKISTAN/YEMEN - DOPO L'ATTACCO HOUTHI ALLE DUE PETROLIERE SAUDITE, IL PAKISTAN REAGISCE SCHIERANDOSI CON RIAD. LA MOSSA CONTRADDICE IL RUOLO DI MEDIATORE NEUTRALE CHE SHARIF SI ERA ATTRIBUITO.

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YEMEN - GLI HOUTHI (ANSAR ALLAH) HANNO COLPITO LE DUE PETROLIERE SAUDITE ENCELIA E LAYLIA CON MISSILI BALISTICI, MISSILI DA CROCIERA E DRONI.