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Gli USA parlano di “massima pressione economica” sull’Iran, ma dietro la propaganda trattano indirettamente con Teheran attraverso l’Oman. La guerra sembra ormai spostarsi sul piano diplomatico.

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L'ITALIA HA PERSO NARRATIVA, POSTURA E NEUTRALITA'. DALL'INIZIO DELLA GUERRA IN UCRAINA LE POSIZIONI GOVERNATIVE SONO STATE INCONDIZIONATAMENTE ALLINEATE.

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ArticoloL'ITALIA COSTRETTA ALL'IRRILEVANZA
L'Italia è stata costretta all'irrilevanza. Il Paese ha perso la narrativa, la postura e la neutralità, e le responsabilità sono dell'intero esecutivo. Da quando è cominciata la guerra in Ucraina le dichiarazioni governative sono state pro NATO, pro Stati Uniti, pro guerra, in modo incondizionato. Questo nonostante esistessero evidenze incontrovertibili in senso contrario. Gli Stati hanno continuato a mentire ai propri cittadini e agli organi preposti, costruendo un doppio binario informativo tra i canali ufficiali e quelli che non lo sono. Il fenomeno non è solo italiano. Politici che per decenni avevano combattuto certe battaglie sono stati colti da amnesia improvvisa, hanno cambiato radicalmente idea e sono diventati più nazionalisti dei nazionalisti. Il primo ministro armeno, dopo aver sistemato la famiglia, ha dichiarato che la Russia non è più in grado di garantire la sicurezza nell'area: una frase che appena un anno prima si sarebbe potuta considerare circonvenzione di incapace. In Siria al-Sharaa viene descritto dalla stampa occidentale come il volto nuovo del Paese, mentre massacra cristiani e alauiti e ne espropria le proprietà. Israele avvelena campi agricoli lungo il confine siriano sotto gli occhi di tutti, e mantiene il diritto di bombardare chiunque perché sta esercitando il diritto alla difesa. Ma torniamo all'Italia. La presidente del Consiglio ha distrutto quel poco che restava della sicurezza nazionale. Dentro le istituzioni si sono formate bande che non seguono la politica del governo ma applicano il modello Trump. Meloni ha la faccia angelica e il sorriso innocuo di chi ti dà ragione mentre gli parli, e ti ha già venduto prima che tu esca dalla stanza: il suo sentimento dura il tempo di una dichiarazione. Sul piano internazionale l'immagine è pietosa e irrilevante. Il danno più grave sono gli interlocutori storici messi da parte, per la sola ragione di non essersi inginocchiati al credo Trump-Meloni. Rapporti costruiti in decenni, azzerati per una fedeltà che nessuno ci ha nemmeno riconosciuto. E c'è di peggio. Le cariche apicali delle istituzioni italiane si sono vassallate e inginocchiate per una poltrona, svendendo il Paese, le aziende e gli anziani, costretti a emigrare per cercare una vita migliore. È il più grande tradimento della storia di questa Repubblica: le istituzioni hanno scelto deliberatamente la parte sbagliata sapendo che era sbagliata, e hanno mentito. Domani non sarà più come prima. Gli Stati Uniti hanno di fatto abbandonato l'Europa
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DISIMPEGNO STATUNITENSE IN EUROPA. I PAESI DEL GOLFO TRATTANO CON TEHERAN IN COLLOQUI RISERVATI. I PAESI NORDICI SONO IN MASSIMA ALLERTA.

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ArticoloQUELLO CHE IERI ERA UNA CERTEZZA OGGI È CADUTO
Quello che ieri era una certezza oggi è caduto. C'è un disimpegno americano in Europa, i paesi del Golfo trattano con Teheran in stanze riservate, e Washington prende decisioni sul momento, senza pesarne le conseguenze, convinta di poter ancora cambiare il corso degli eventi. Intanto il collasso finanziario si avvicina. I paesi del Nord Europa sono in massima allerta, e le nostre difese non sono in grado di fermare un'avanzata russa. Questo è il quadro reale, e non lo dice nessuno. Oggi il direttore della CIA è andato dai russi a chiedere, anzi a elemosinare, un cessate il fuoco. Lo vogliono. Ma nello stesso momento continuano a fomentare la popolazione in Iran, continuano a bluffare, continuano a mentire all'Europa. E i governi europei, ricattati dai dossier della CIA, tacciono. Nelle prossime quarantotto ore verrà fissata la data della nuova messinscena americana: colloqui in cui all'ultimo minuto Trump farà il pazzo. È lo schema di sempre. Nel frattempo i cittadini vengono tenuti nella disinformazione, mentre in silenzio apparati pubblici e privati si muovono per fare scorte di medicinali. Negli ospedali gli anziani vengono lasciati progressivamente al loro destino. Chi si prepara sa qualcosa che a chi legge i giornali non viene detto, e il crollo europeo è più vicino che mai. La complicità dei giornalisti è parte del meccanismo. Non sono osservatori: sono un pezzo di un sistema di propaganda marcio, che tiene la gente occupata con informazione priva di informazione. L'invincibilità americana è crollata. L'Iran è in grado di resistere ben oltre i sessanta giorni, e le sanzioni di Trump sono il bluff di un buttafuori da locale notturno.
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IL DIRETTORE DELLA CIA In russia PER CHIEDERE UN CESSATE IL FUOCO in IRAN . NELLO STESSO TEMPO WASHINGTON CONTINUA A LAVORARE ALLA DESTABILIZZAZIONE INTERNA DELL'IRAN.

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L’Iran conosce le vulnerabilità economiche, politiche e strategiche del Pakistan e sta cercando di sfruttarle per aumentare la propria influenza su Islamabad ?

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ArticoloPakistan, la richiesta di 10 miliardi agli Stati Uniti rivela tutte le fragilità di Islamabad
La richiesta del Pakistan agli Stati Uniti di una facility da 10 miliardi di dollari per sostenere la propria valuta mette in evidenza una realtà molto più problematica di quanto possa apparire. Islamabad si trova stretto tra debito, riserve finanziarie limitate e forte dipendenza dai partner esterni. Il Paese deve continuare a gestire miliardi di dollari di debiti a breve termine verso Arabia Saudita, Cina e Kuwait, mentre la propria economia rimane vulnerabile alle oscillazioni del petrolio, alla crisi valutaria e alle tensioni regionali. La vera criticità è che il Pakistan rischia di trovarsi dipendente contemporaneamente da più potenze. Ha bisogno della Cina, dei Paesi del Golfo e del FMI, ma ora cerca anche una garanzia finanziaria americana. Questo riduce il suo margine di autonomia e lo costringe a muoversi continuamente tra interessi geopolitici contrapposti. C'è poi la questione iraniana. Il ruolo di Islamabad nei colloqui con Teheran potrebbe aver rafforzato il peso diplomatico del Pakistan, ma sarebbe un errore interpretare questo, Il rischio, per Islamabad, è quello di sopravvalutare il proprio nuovo peso diplomatico. Il problema più grave, però, è interno: 10 miliardi di dollari possono offrire ossigeno, ma non risolvono le debolezze strutturali dell'economia pakistana. Se il Paese continua a finanziare la propria stabilità attraverso prestiti e garanzie esterne, la crisi viene semplicemente rimandata. Il Pakistan sta quindi cercando di trasformare la propria posizione strategica in una fonte di sostegno finanziario. Ma la domanda fondamentale rimane: sta diventando più indipendente oppure sta semplicemente sostituendo una dipendenza con un'altra?
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L’Iran ha colpito una petroliera mentre era scortata dalla Marina degli Stati Uniti nello Stretto di Hormuz.

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iRAN il conflitto starebbe entrando in una nuova fase: operazioni clandestine, intelligence e azioni mirate puntano a indebolire le strutture di sicurezza interne.

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CINA La Corte Suprema conferma una sentenza chiave: le aziende cinesi non possono interrompere rapporti finanziari solo per effetto di sanzioni straniere. Pechino rafforza così la propria autonomia.

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SIAMO davanti a un nuovo paradigma della guerra, in cui non esiste più una separazione netta tra operazioni militari, intelligence, guerra economica e comunicazione.

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ArticoloPotremmo trovarci davanti a un nuovo paradigma della guerra,
Stati Uniti e Israele starebbero rafforzando il coordinamento tra apparato militare, intelligence e comunicazione. Il Pentagono assumerebbe un ruolo più centrale nelle operazioni navali e nel coordinamento con la CIA, mentre il Mossad contribuirebbe alla valutazione dei risultati e alla preparazione di eventuali operazioni sul terreno. Un elemento particolarmente delicato sarebbe però il ruolo della comunicazione: la propaganda e le campagne mediatiche possono diventare parte integrante della strategia di guerra, rendendo più difficile distinguere tra informazioni, messaggi politici e operazioni di influenza. La criticità principale è quindi questa: se questa struttura venisse realmente utilizzata per preparare un conflitto più ampio, il confine tra operazioni militari, intelligence e guerra dell'informazione diventerebbe sempre più sottile. Questo aumenterebbe il rischio di escalation e, soprattutto, renderebbe fondamentale verificare attentamente le informazioni prima di considerarle fatti accertati.
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L’Iran ha colpito una petroliera a 9 miglia nautiche al largo delle coste dell’Oman. La nave era scortata dalle forze armate statunitensi mentre attraversava lo Stretto di Hormuz considerato illegale dall’Iran.

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Le sanzioni USA rischiano di colpire anche le economie che commerciano con Teheran. Se lo strangolamento non piegherà l’Iran, la pressione potrebbe trasformarsi in escalation. I prossimi 20 giorni saranno decisivi.

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ArticoloLA GUERRA DELLO STRANGOLAMENTO
I grandi strateghi americani sanno perfettamente che le sanzioni, da sole, difficilmente piegheranno l’Iran. Il vero problema è che lo strangolamento economico non colpisce soltanto Teheran: colpisce l’intera rete regionale che per anni ha commerciato con l’Iran, direttamente o attraverso intermediari e circuiti opachi. Il petrolio iraniano non scompare perché Washington lo sanziona: cambia bandiera, rotta, intermediario e sistema di pagamento. La Cina rimane il principale acquirente e una parte rilevante dei traffici passa attraverso reti difficili da controllare. Ed è qui che la strategia diventa pericolosa. Se lo strangolamento economico non produce la resa di Teheran, Washington sarà costretta a scegliere tra un accordo e un'escalation. Il rischio è che un incidente venga utilizzato per trasformare una guerra regionale in un confronto più ampio. La lezione della guerra in Ucraina è brutale: lo strangolamento può logorare, ma può anche costringere l’avversario a combattere ancora più duramente. Noi lo diciamo adesso: i prossimi venti giorni saranno decisivi. Se la pressione economica comincerà a trasferirsi violentemente sui prezzi dell’energia, sulla sostenibilità finanziaria e sulle economie più fragili, soprattutto nei Balcani, la crisi potrebbe assumere una dimensione europea. La resilienza iraniana non si misura con l’orologio occidentale. Sessanta giorni possono essere una scadenza diplomatica per Washington; non necessariamente lo sono per Teheran. E quando la pressione supera la soglia della sostenibilità, arriva il momento più pericoloso: quello in cui le potenze non scelgono più tra vittoria e compromesso, ma tra azzardo e perdita di credibilità.
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Teheran detta le condizioni: beni congelati sbloccati, fine della guerra regionale e nessun negoziato sul nucleare. Islamabad sa che non può giocare storto. L’Iran tratta dalla resilienza.

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ArticoloL’IRAN TRATTA DA UNA POSIZIONE DI RESILIENZA
Come avevamo indicato ieri, il punto della trattativa è ormai chiaro: Teheran non intende cedere sul terreno imposto dagli altri, ma pretende che siano le condizioni iraniane a costituire la base dell’eventuale accordo. Le richieste iraniane sono nette: sblocco dei beni congelati, cessazione della guerra sui diversi fronti regionali, compresi Libano e Cisgiordania, e piena attuazione degli impegni previsti dal Memorandum di Islamabad. Sul nucleare, Teheran ribadisce di non voler accettare un negoziato alle condizioni imposte dagli Stati Uniti. E soprattutto c’è Hormuz: l’Iran lega la riapertura dello Stretto all’attuazione delle proprie condizioni e rivendica il diritto di stabilire tempi e modalità della riapertura. Il messaggio a Islamabad è altrettanto chiaro: il Pakistan sa che la situazione è critica e che non può giocare su due tavoli senza rischiare di perdere la propria funzione di mediatore. Teheran sta giocando una partita diversa: non quella della forza immediata, ma quella della resilienza. Resistere, mantenere le proprie leve strategiche e trasformare il tempo in uno strumento negoziale. È questa la vera partita: chi riuscirà a sopportare più a lungo il costo dello stallo senza essere costretto a cedere.
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ANSAR ALLAH COLPISCE DEPOSITI DI ARMI IN YEMEN, MENTRE IL NUOVO PATTO DELLA MECCA SI TROVA DAVANTI AL PRIMO TEST. L’IPOTESI DI UN COINVOLGIMENTO DELL’IRAN NEL PATTO VIENE LETTA COME POSSIBILE STRUMENTO DI CONTENIMENTO DI TEHERAN

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ANSAR ALLAH COLPISCE A 1.000 KM: HOUTHI YEMEN ESTENDONO LA PORTATA DELLE LORO OPERAZIONI FINO AL LARGO DI YANBU, NEL NORD DEL MAR ROSSO, DIMOSTRANDO UNA CAPACITÀ DI PROIEZIONE A LUNGHISSIMA DISTANZA.

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NEGLI STATI UNITI E' ORMAI CORRENTE IL PARAGONE TRA LA GUERRA IN IRAQ E QUELLA CONTRO L'IRAN. IL PRECEDENTE CITATO SONO I DOSSIER FALSI SULL'ARSENALE DI SADDAM.

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ArticoloNON SIAMO PIÙ GRADITI
NON SIAMO PIÙ GRADITI A leggere i giornali occidentali sembra che possiamo ancora gestire le cose. Omettono un dettaglio: non siamo più graditi. Negli Stati Uniti è ormai sdoganato il paragone tra la guerra in Iraq e quella contro l'Iran, e il paragone regge perché il metodo è identico. Allora furono costruiti dossier falsi per convincere le intelligence occidentali che Saddam Hussein stesse realizzando un ordigno nucleare, e riteniamo che l'origine di quel materiale vada cercata nei servizi israeliani. Il SISMI si adoperò per falsificarli: il nome di chi lo fece lo sanno tutti e non lo scriviamo, per pietà umana, perché non serve ravanare nella miseria. Restano cinquecentomila morti, di cui l'Italia è in parte responsabile, e resta il fatto che nessuno abbia pagato. È da lì che si è alzata l'onda anomala contro la coalizione Epstein. Oggi lo stesso apparato ripete gli stessi gesti, ma con meno credito. Gli Stati Uniti parlano di embargo finanziario all'Iran, e nel momento in cui lo annunciano hanno già perso; organizzano un incontro riservato con al-Sharaa, il terrorista dell'ISIS, e hanno perso di nuovo. La conferma la dà chi dovrebbe reggere l'argomento: il segretario al Tesoro annuncia l'offensiva economica su Teheran, e due mesi fa, in convegno, dichiarava apertamente che all'Iran i soldi erano stati sottratti. Due frasi dello stesso uomo a sessanta giorni di distanza, che si smentiscono a vicenda. Dietro tutto questo c'è una struttura, e Israele ne è la prima vittima. Guerrafondai ricchissimi e violentatori controllano le piattaforme OSINT da cui i servizi di mezzo mondo attingono informazioni, con un meccanismo corruttivo sistemico: gli agenti che dentro le istituzioni avevano deciso di comprare quelle piattaforme oggi sono passati dall'altra parte e le rivendono. È una catena di traffico di influenze così evidente che nessuno vuole vederla, perché tutti ne sono complici. Il quadro economico che la sostiene è altrettanto fragile. Le aziende dell'intelligenza artificiale stanno nascondendo le perdite nei bilanci. I paesi del Golfo sono in caduta libera e comprano armi: è naturale che ci si facciano affari, ma va tenuto conto di due cose. La prima è che l'Iran è diventato un attore decisivo per la sicurezza della regione. La seconda è che quelle monarchie stanno traballando tutte, e chi firma oggi non sa con chi si troverà a trattare domani. A Trump serve un accordo rocambolesco. Gli serve un incidente per giustificare l'uso di un ordigno atomico che nessuno gli ha autorizzato e che neanche la propaganda è riuscita a rendere accettabile. La pericolosità dei prossimi sessanta giorni sta esattamente qui: l'amministrazione americana non crede più al cedimento dell'Iran, i prezzi salgono in tutto il mondo e i governi non riusciranno a tenere le piazze. L'Europa ha venduto i propri figli, condannandoli alla miseria, e si è resa complice di crimini di guerra. L'Iran ha cambiato completamente rotta e colpirà chiunque giochi su due tavoli. Quindi Meloni dei due mondi, quando parli pesa le parole e portati un buon traduttore: perché a dire "mo faccio io" saranno le aziende a essere colpite.
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FAMIGLIE DI MILITARI STATUNITENSI TRASFERITE DAL BAHREIN VERSO IL GOLFO, IN PREVALENZA IN QATAR, RISULTANO BLOCCATE. NESSUN PIANO PREDISPOSTO PER IL LORO RIENTRO.

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ArticoloFAMIGLIE DI MILITARI USA BLOCCATE NEL GOLFO
Molte famiglie di militari statunitensi che si trovavano in Bahrein sono state trasferite in altre aree del Golfo, in prevalenza in Qatar, a causa della situazione di incertezza. Risultano di fatto bloccate. L'esercito statunitense non ha al momento alcun piano per il loro rientro o ricollocamento, e la condizione sta diventando insostenibile. Vi si aggiunge il blocco delle navi americane nello Stretto di Hormuz. Il morale delle forze statunitensi nella regione sta scendendo in modo marcato.
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Scontri nell’area di Khabat, a Erbil, tra gruppi armati legati alla tribù curda Harki e forze Peshmerga. Secondo le prime informazioni, i combattimenti avrebbero portato al cambio di controllo dell’area.

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GLI APPARATI DI SICUREZZA ITALIANI OPERANO SENZA UN REFERENTE POLITICO E NON CONDIVIDONO IL LAVORO

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ArticoloHANNO RUBATO IL NOME DI MATTEI
Il problema non è il Piano Mattei. È il sistema che dovrebbe attuarlo. Diplomazia, politica e apparati di sicurezza si muovono come corpi separati, impegnati a contendersi spazi, influenza e visibilità invece di perseguire un obiettivo nazionale. E gli apparati di sicurezza non hanno un referente politico. Non condividono il lavoro. Giocano a piazzare le mogli degli amici e i figli. È una droga del potere, e ha logorato il sistema Italia fino a consumarlo. La vicenda dell'ambasciatore italiano in Etiopia è l'ennesimo segnale di questo cortocircuito. Quando gli interlocutori dello Stato non si parlano, le informazioni non circolano e ogni apparato difende il proprio territorio, la politica estera diventa una guerra tra prime donne. Ma non è solo l'Africa, ed è qui che il quadro diventa serio. In Libia abbiamo perso tutto: ci usano per le fotografie mentre i turchi si prendono pian piano le fette di mercato. Sull'Iran abbiamo perso la neutralità, che era il nostro unico capitale. In Albania un fallimento dietro l'altro. In Iraq siamo scappati dopo due missili. Un tempo la nostra neutralità mascherata era l'inizio di una trattativa, il motivo per cui ci cercavano. Oggi non ci cerca più nessuno. L'allineamento del sistema Italia a un clan affaristico come la coalizione Epstein, elevato a politica estera, è il degrado più totale della nostra nazione agli occhi di miliardi di persone. Non di qualche cancelleria: di miliardi di persone. Il conto non lo pagano i protagonisti delle faide. Lo pagano le imprese italiane, lasciate a lavorare in mercati dove la credibilità dello Stato è la condizione d'ingresso, e dove non l'hanno più. E poi c'è il nome. Hanno preso quello di Enrico Mattei e ci hanno appiccicato sopra questa roba. Mattei era un patriota, uno che pagò con la vita il tentativo di sottrarre l'Italia al ricatto delle grandi compagnie, e che trattava da pari con i paesi produttori quando in Occidente nessuno si sognava di farlo. Andare in giro per l'Africa con il suo nome cucito addosso, mentre si chiede il permesso a Washington prima di aprire bocca, significa sporcare la memoria di un uomo che faceva l'esatto contrario. E significa accostare il nome dell'Italia a criminali di guerra, con le mani strette davanti alle telecamere e le fotografie che restano agli atti per sempre. Le opposizioni chiedano conto di questo fallimento. Non del titolo dell'iniziativa, ma di cosa è stato fatto in nome di Mattei, con quali soldi, con quali interlocutori e con quali risultati. Un Paese che vuole competere non può presentarsi con istituzioni che si contendono il comando. Senza una regia unica, informazioni condivise e una strategia nazionale, il Piano Mattei non è un progetto geopolitico: è la vetrina delle debolezze dello Stato italiano. E le conseguenze stanno per arrivare. Questo è solo l'inizio.
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Il disimpegno USA dall’Europa partirà dall’Ucraina, mentre la Russia procede con un rafforzamento militare in Bielorussia. Il nuovo assetto ridisegna gli equilibri strategici sul fianco orientale europeo.

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IL CANADA HA SPERIMENTATO IL METODO TRUMP: RITIRO ALL'ULTIMO MOMENTO. LO STESSO SCHEMA IN TUTTE LE TRATTATIVE CON L'IRAN, CON INTERMEDIARI POI RIMASTI UCCISI.

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ArticoloPENSAVO FOSSE PIÙ FACILE
Il Canada ha imparato a proprie spese cosa significa trattare con Trump: all'ultimo momento si ritira. È successo in tutte le trattative, e in modo particolare con l'Iran, dove sono stati usati europei e vari intermediari, poi rimasti uccisi nel corso di quelle false trattative con la complicta dei capi dei servizi segreti. Da questo Giorgia Meloni non può uscire dicendo che pensava fosse più facile. Ha portato l'Italia dentro una complicità di genocidio. Ha dato agibilità politica a stupratori come al-Masri. Ha sostenuto Israele e coperto un grave crimine di guerra. Nel frattempo i giornalisti italiani Prezzolati, ridicolizzavano la Flotilla, che era un atto simbolico di resistenza. E nessuno ha difeso una cittadina italiana, Francesca Albanese, davanti a sanzioni imposte illegalmente dagli Stati Uniti. Né si è mosso nulla per il rapimento di due cittadini italiani da parte del criminale di guerra Haftar Libia , chiuso con uno scambio di criminali libici. Dbeibah si sarebbe rifiutato di procedere ad un arresto dei membri della Flotilla,Saddam Haftar si è prestato al gioco. Perchè una faida interna e di successione al padre , e consolidare la propria posizione, avrebbe Bisogno di ottenere un piu ampio consenso Internazionale. La magistratura europea ha tutte le carte per cominciare la resa dei conti. Si inizi dal Nord Stream: un attacco terroristico a un'infrastruttura europea, davanti al quale tutti sono rimasti in silenzio. La gloria dei popoli aspetta giustizia.
SilentPeople | Pagina 38