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l’Iraq apre il confine con la Siria e invia migliaia di autocisterne di petrolio via terra, cercando una rotta alternativa per raggiungere i mercati mondiali.

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L’ambasciata statunitense sta esercitando forti pressioni sul governo iracheno per impedire l’ingresso dei cittadini iraniani in Iraq.

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Sono state impartite direttive governative per impedire il rilascio dei permessi di ingresso ai cittadini iraniani presso l’aeroporto di Najaf.

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PRESTARE CAUTELA: massima attenzione in Medio Oriente, area del Golfo compresa Israele. L’Iran è entrato in stato di emergenza.

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Organizzazione Badr irachena ha invitato la popolazione a scendere in piazza domani per esprimere sostegno alla Repubblica Islamica dell’Iran e protestare contro le interferenze statunitensi in Iraq.

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La Turchia ha autorizzato un aereo iraniano ad atterrare e a ricevere assistenza presso l’aeroporto di Ankara, nonostante le sanzioni statunitensi sul settore dell’aviazione iraniana.

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PRESTARE CAUTELA: l’Iran sta preparando una risposta nei confronti dei Paesi del Golfo in seguito al blocco dei voli iraniani.

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Iran-USA: trattative indirette ferme. Dopo lo stop ai voli iraniani, cresce il rischio di proteste e ritorsioni. Nella narrativa iraniana compare anche Diego Garcia.

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ArticoloTRATTATIVE FERME, RISCHIO DI ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO FINO ALL’OCEANO INDIANO
Le trattative indirette tra Iran e Stati Uniti difficilmente porteranno, almeno per ora, a un accordo. Nel frattempo, in Iraq, lo stop ai voli iraniani diretti a Baghdad è arrivato dopo le pressioni e le minacce di sanzioni statunitensi contro gli aeroporti e i servizi che assistono i vettori iraniani. La risposta iraniana potrebbe tradursi in manifestazioni e proteste, fino a possibili iniziative contro l’aeroporto di Baghdad, Dubai, Riad . Teheran sta inoltre valutando come reagire alle restrizioni sul trasporto aereo. Il rischio è che la crisi si allarghi progressivamente: dopo l’area del Golfo, potrebbero essere coinvolti anche altri Paesi della regione. Nella narrativa iraniana sono comparsi inoltre riferimenti all’Oceano Indiano e, in questo contesto, a Diego Garcia, distante quasi 4.000 chilometri dall’Iran. Se questo scenario dovesse concretizzarsi, l’allargamento geografico del conflitto potrebbe modificare significativamente gli equilibri della guerra, con possibili ripercussioni anche sull’Europa.
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Un dato interessante: quando ha parlato il presidente iraniano all’ONU, sono state pochissime le delegazioni che hanno lasciato la sala. Al contrario, durante il discorso di Netanyahu, 77 delegazioni avevano lasciato l’aula.

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Quanto durerà ancora l’incarico di Khalid bin Salman, fratello di Mohammed bin Salman, come ministro della Difesa dell’Arabia Saudita? Per quanto tempo resterà ancora in questo ruolo?

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Lo Yemen ha annunciato di aver colpito gli impianti della Saudi Aramco a Yanbu.

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Netanyahu è caduto e le Borse mondiali tremano. La resistenza iraniana mette Trump sotto pressione: tenterà nelle prossime settimane un nuovo attacco contro l’Iran?

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ArticoloNetanyahu all’ONU si è presentato come un fuorilegge.
Settantasette delegati hanno abbandonato l’aula: si è visto, e per un momento è sembrato persino spiazzato. Poi gli è scappata la frizione e ha cominciato a insultare i leader mondiali, sostenendo che tra quelli che stavano lasciando la sala ci fossero persone che, in privato, lo avevano ringraziato. Un bluff da truffatore. Poi alza il cerca-persone e mostra al mondo quello che presenta come l’atto terroristico contro i civili, mentre l’Europa, secondo questa lettura, è rimasta in silenzio. E intanto pseudo-analisti, accusati dai loro critici di essere vicini alle lobby, arrivavano persino a vantare quelle operazioni, spacciandole per grandi successi dell’intelligence. Ma Netanyahu va oltre. Lascia intendere che sia in preparazione una nuova operazione contro l’Iran e che, prima o poi, l’Iran cadrà. Non so, ma questa storia l’abbiamo già sentita. Quando a Teheran il Mossad riuscì a uccidere un membro di Hezbollah, tanti anni fa, un giornale di Tel Aviv arrivò a scrivere che Hezbollah era finito. E invece sono ancora lì. Come sono ancora lì tutte le contraddizioni sulla questione nucleare, mentre nel corso degli anni intermediari e apparati coinvolti nelle varie operazioni sono stati travolti da scandali, accuse e vicende giudiziarie. E nel frattempo, miliardi di dollari sono stati spesi in nome di operazioni dell’intelligence presentate come straordinarie, senza che il pubblico abbia mai avuto un quadro completo di dove siano finiti quei soldi e quali risultati siano stati realmente ottenuti. Bibi, qui la questione diventa politica: sono troppe le accuse, troppi gli scandali e troppi gli interrogativi sui soldi e sulle operazioni condotte dal tuo governo. E allora, davanti all’ONU, mentre il mondo guarda, viene da chiedersi se questa non sia una delle ultime apparizioni internazionali di Netanyahu. Bye bye, Bibi.
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Sospetta manipolazione mediatica: in nome della sicurezza nazionale, Washington diffonde notizie per calmare i mercati. Chi ci guadagna? Anche il clan Trump?

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ArticoloAccordo USA-Iran: tregua diplomatica o inganno per calmare le borse e frenare il petrolio
Reuters riferisce di un possibile accordo USA-Iran: riapertura di Hormuz e revoca delle sanzioni. Ma il petrolio, dopo il discorso di Pezeshkian, era salito a 108 dollari, un livello insostenibile. Da Teheran ripetono: «Se accettano le nostre condizioni, va bene». Il sospetto è che Washington stia diffondendo notizie di trattative inesistenti per calmare le borse e contenere i prezzi. Un inganno mediatico per guadagnare tempo
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I prezzi del greggio Brent hanno toccato i 107 dollari in seguito alla dichiarazione di Ansarullah.

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Netanyahu evita Manhattan e atterra a Stewart. Secondo quanto riferito, timori per un possibile scontro con Mamdani. Previsto un breve discorso all’ONU; nessun incontro con Trump.

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Ampio dispiegamento di velivoli dell’Aeronautica militare statunitense dall’Europa verso il Medio Oriente.

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Turkmenistan e Azerbaigian hanno chiuso lo spazio aereo ai voli iraniani. Un volo Varesh diretto in Tagikistan è dovuto rientrare a Teheran.

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Ansarullah: Se l'Arabia Saudita impedirà ancora una volta l'atterraggio di aerei a Sana'a, nessun aereo atterrerà più nemmeno a Riad.

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Meloni sostiene che la battuta sulla gonna di Tajani le sia uscita male. Ma il drone contro i militari italiani, invece, le è uscito bene?

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ArticoloPer capire perché Giorgia Meloni non sia andata all’ONU
Dobbiamo risalire a circa una settimana prima, quando Ansar Allah ha inviato un messaggio di minaccia all’Italia, richiamando l’attenzione sulla presenza di aerei da guerra nella regione. Ormai i messaggi si lanciano con i missili, perché nessuno si fida più delle parole. E così Ansar Allah passa ai fatti. Pochi giorni prima, in Italia, le dichiarazioni di Crosetto erano state molto nette: «Noi non aspettiamo nessuno e non aspettiamo i tempi della burocrazia. Andiamo lì e scortiamo le navi italiane: le facciamo passare noi attraverso lo Stretto». La questione nasceva dagli statunitensi: Washington sosteneva di aver raggiunto un accordo segreto con gli Houthi per consentire il passaggio delle navi americane attraverso lo Stretto. Gli italiani, in qualche modo, hanno deciso di portarsi avanti, cercando di aprire la strada anche agli europei. Ma nessuno li ha seguiti. L’iniziativa di Crosetto richiama, per certi aspetti, quanto accaduto sul fronte yemenita, dove l’Arabia Saudita avrebbe dato inizio a una nuova escalation militare bombardando l’aeroporto in Yemen mentre stava atterrando un aereo iraniano messo a disposizione per il funerale di Khamenei. Una decisione che solleva interrogativi sulla rottura della tregua con Ansar Allah. Perché Bin Salman ha deciso di rompere una tregua che, pur tra molte difficoltà, aveva contribuito a contenere il conflitto? E soprattutto: Trump ha chiesto a Bin Salman di rompere la tregua? L’obiettivo era forse quello di coinvolgere la Turchia nel conflitto, facendo leva sugli accordi della Mecca? E Giorgia Meloni si è prestata a questo disegno oppure, nel tentativo di ritagliarsi una vittoria elettorale e geopolitica, ha cercato inutilmente di trascinare in guerra l’intera Europa? Sono interrogativi che meritano risposte, perché le conseguenze di queste iniziative potrebbero andare ben oltre le intenzioni dei loro promotori. Poi arriva la botta. BOOM. Un drone colpisce una base in cui sono presenti aerei italiani. Immediatamente viene diffusa un’agenzia per precisare che non ci sono stati morti. Sono momenti concitati, in cui a Roma cercano di capire che cosa sia successo e perché sia stato lanciato quel drone. A quel punto cominciano a trapelare notizie di contatti con gli Houthi, i quali avrebbero chiarito di non avere nulla contro l’Italia. Dunque, tutto a posto. La faccenda è chiusa. Ma un momento: perché è stato lanciato un drone? Su questo, a quanto pare, non è dato sapere. Il problema è che a Roma sembrano avere difficoltà a leggere e comprendere il contesto. È vero che gli Houthi hanno inviato una lettera nella quale affermano di non essere interessati a una guerra con l’Italia. Ma pongono anche una domanda precisa: «Perché siete lì con gli aerei da guerra e i radar?». Nel contesto yemenita, questa domanda contiene una trappola politica e strategica che Roma finge di non vedere, oppure non comprende. Noi propendiamo per la seconda ipotesi. Il ragionamento degli yemeniti è semplice: se viene lanciato un drone contro una presenza militare italiana, è perché quella presenza viene considerata parte di un dispositivo che fornisce supporto, anche attraverso i radar, all’Arabia Saudita, impegnata nei bombardamenti contro lo Yemen. Non siete certo lì per fare una vacanza. La decisione degli Houthi di non rispondere immediatamente con un’azione militare più decisa contro l’Italia va letta, dunque, anche come una scelta politica. La lettera contiene un messaggio preciso: «Noi non siamo in guerra con l’Italia». Ma questo non significa che Roma possa considerare la questione definitivamente chiusa. Il messaggio contiene anche un avvertimento: se l’Italia dovesse entrare direttamente in guerra contro Ansar Allah, la risposta potrebbe essere militare. In altre parole, gli Houthi stanno comunicando di non voler aprire un conflitto con Roma, ma anche di essere pronti a reagire qualora fosse l’Italia a scegliere la strada dello scontro. Una distinzione che a Roma farebbero bene a comprendere: non essere in guerra oggi non significa essere al riparo da una guerra domani. E l’Italia pensa di poter gestire la vicenda come nel caso Paragon: non rispondere a nessuno, nella speranza che tutto venga dimenticato. Ma questa volta è intervenuto anche il ministro degli Esteri iraniano. Durante l’incontro con Tajani, mentre il ministro italiano esponeva le proprie considerazioni, il suo omologo iraniano gli avrebbe ricordato, con un sorriso: Nel vostro Paese ci sono basi statunitensi dalle quali partono mezzi utilizzati per bombardarci. Inoltre, i Paesi europei aiutano gli Stati Uniti fornendo informazioni utili agli attacchi contro l’Iran. Sappi che quelle basi sono considerate obiettivi iraniani. Tajani, messo di fronte alla questione, avrebbe reagito borbottando tra sé e sé, mentre a Roma si decretava il ritorno al nucleare. Dopo tutte queste figuracce, Meloni si ritrova sempre più isolata e, secondo alcune letture dell’ambiente diplomatico, persino oggetto di derisione. Con Trump i rapporti sarebbero ai ferri corti, mentre in Europa faticano a comprenderne le mosse. Per un calcolo politico, Meloni, andando all’ONU, dovrebbe incontrare Netanyahu. E anche questo ha influito: in vista delle elezioni, una foto insieme a lui potrebbe trasformarsi in un disastro politico e avere un costo elettorale molto alto. Nell’ambiente diplomatico circola inoltre l’accusa secondo cui Meloni giochi spesso di sponda e metta ostacoli agli altri. Una reputazione che, secondo questa ricostruzione, avrebbe ormai compromesso la fiducia nei suoi confronti, persino in Libia. Il quadro che emerge è quello di un’Italia che cerca di ritagliarsi uno spazio autonomo sul piano militare e diplomatico, ma che rischia di trovarsi sola proprio nel momento in cui le tensioni regionali aumentano. Ricapitolando: l’Italia sembra non aver compreso che le proprie scelte, considerate irresponsabili dai suoi avversari, possono mettere a repentaglio la sicurezza dei cittadini italiani per interessi particolari. Ci auguriamo che la magistratura faccia chiarezza e accerti eventuali responsabilità dei nostri rappresentanti istituzionali e politici. Perché questo banditismo politico non porterà a nulla di buono.
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Attacco a Erbil contro una base curda.