TX-3642

Segretario al Tesoro USA: prorogata fino a gennaio 2027 la «tregua commerciale» tra Stati Uniti e Cina.

TX-3641

Otto membri del personale della Marina statunitense assegnati al gruppo d’attacco della portaerei USS Abraham Lincoln si sono tolti la vita durante il periodo in cui le navi erano impegnate in operazioni di combattimento contro l’Iran.

TX-3640

Un ministro degli Esteri alla deriva e la Giorgia qualunque: questa è l’immagine dell’Italia dei «patrioti», con sempre più padroni.

Un ministro degli Esteri alla deriva e la Giorgia qualunque: questa è l’immagine dell’Italia dei «patrioti», con sempre più padroni.
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Dopo una vita senza conoscere le proprie origini, una donna ritrova la famiglia naturale in Uruguay. Un viaggio nel passato tra fotografie, abbracci e una nuova casa: «La figlia della tempesta».

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ArticoloLa Figlia della tempesta
È passato tutto in fretta. Quando ho appreso la notizia, è successo in un modo così strano che ancora oggi faccio fatica a ricostruire quei momenti. Un giorno, due persone del Comune vennero a casa. Non capivo perché fossero lì. Mi dissero che avrebbero dovuto accompagnarmi a fare un esame del DNA. Eravamo una famiglia conosciuta in paese. Mio padre era stato contattato il giorno prima e gli avevano spiegato tutto. Ma quando quelle persone si presentarono alla porta e io me le ritrovai dentro casa, mio padre si limitò a dirmi: «Ti faranno solo un piccolo controllo.» Dentro di me sentivo qualcosa di diverso. Una strana energia, una sensazione che non riuscivo a spiegare. Forse fu proprio per questo che non feci molte domande. I miei genitori mi avevano sempre detto che ero stata adottata. Ma nemmeno loro sapevano da dove venissi veramente, chi fossero i miei genitori naturali o perché fossi finita in un orfanotrofio. Sulla mia cartella c’era scritto soltanto: genitori morti, familiari sconosciuti. Ero stata scelta quasi subito dall’orfanotrofio. Di quel periodo non ricordo quasi nulla. Quando mia madre, molti anni prima, mi aveva raccontato di essere stata adottata, io le avevo semplicemente detto: «Grazie.» Per me era, e sarebbe rimasta per sempre, la mia mamma. Poi qualcosa cambiò. Un giorno mi accorsi che, davanti al cancello di casa, c’era una macchina ferma. Rimase lì per ore. Poi per un giorno intero. Poi ancora. Sembrava che qualcuno ci osservasse. Quella notte piansi. Mia madre mi abbracciò senza dire nulla. Dopo due giorni mio padre mi chiamò. Era agitato, commosso. Mi disse: «Non uscire di casa. Devo parlarti.» Gli chiesi cosa stesse succedendo. Poi guardai mia madre. Lei aveva gli occhi pieni di lacrime. Singhiozzava. Cercava le parole, ma sembrava non avere il coraggio di pronunciarle. Alla fine disse soltanto: «Forse… forse è qualcuno che viene da lontano.» Quelle parole mi rimasero dentro. Ricordai allora una cosa che mia madre mi aveva raccontato tanti anni prima. Quando ero stata adottata, le facevo continuamente domande. Volevo sapere tutto, conoscere ogni dettaglio. La direttrice dell’orfanotrofio, che nel frattempo era morta, un giorno le aveva detto: «Signora, le dico una cosa. Anche se sulla cartella c’è scritto che i genitori sono morti, non faccia troppo affidamento su quella storia. Un giorno dovrà raccontarle che è stata adottata. A volte dal passato tornano storie che credevamo finite.» Forse aveva ragione. Gli orfanotrofi, in quei luoghi, erano pieni di padri e madri morti che, a distanza di anni, sembravano improvvisamente tornare in vita. Io ero sempre stata curiosa di quella parte della mia storia. Forse proprio per questo avevo riversato nella musica tante delle mie domande, delle mie inquietudini e di tutto ciò che non riuscivo a comprendere. Quando mio padre finalmente entrò nella stanza, aveva il volto diverso. Mi guardò e disse: «Sono loro. Ci hanno trovati.» Rimasi scioccata. Ricordo di aver ricominciato a piangere. In quel momento capii che qualcuno, dal mio passato, mi stava cercando. Ero confusa. C’era la polizia. Le voci si sovrapponevano. Non riuscivo più a capire cosa stesse succedendo. Poi svenni. Nei giorni successivi incontrai alcune delle persone che mi stavano cercando. Erano emozionatissime di vedermi. Mi guardavano come se davanti a loro ci fosse qualcuno che avevano atteso per tutta la vita. Poco dopo partii per l’Uruguay. Fu un viaggio complicato. Ero accompagnata da una parte della mia famiglia e da un giovane ragazzo che durante tutto il viaggio fu gentile con me e cercò di aiutarmi. Quando arrivammo, incontrai una ragazza molto gentile, dall’aspetto elegante e signorile. Ero completamente frastornata. Le emozioni erano troppe. Appena ebbi la possibilità di sdraiarmi, mi addormentai quasi all’istante. Quando mi svegliai, scesi al piano di sotto. E fu allora che la vidi. Riconobbi quella che poteva essere mia madre naturale. Ci guardammo a lungo. Un tempo interminabile. Lei cominciò a piangere. Accanto a lei c’era quello che poteva essere mio padre. Anche lui tremava. Ci abbracciammo. Poi ci riabbracciammo. Mia madre non riusciva a dirmi nulla. Continuava soltanto a guardarmi. Io la guardavo. Era un momento sospeso, irreale e bellissimo. Ancora oggi non riesco a ricordare tutte le emozioni che provai. Era come vivere dentro un mondo che non apparteneva alla realtà. Mio padre aveva con sé alcune fotografie. Me le mostrò. Erano fotografie di quando mi teneva in braccio da bambina. Le guardavo e le riguardavo. Io non avevo fotografie di quando ero piccola. Non sapevo nemmeno di essere mai stata lì. Poi mio padre mi prese per mano. «Vieni.» Mi accompagnò in un grande salone, all’interno di quella bellissima villa. Era una stanza enorme, elegante, piena di fotografie. Indicò una parete. «Guarda.» C’erano fotografie di ragazzi e ragazze provenienti da diverse parti del mondo. Volti giovani , Volti che raccontavano storie che ancora non conoscevo. Cominciai a piangere. «Chi sono?» chiesi. Mio padre mi guardò. Poi sorrise. «Sono i veri patrioti delle nazioni.» Rimasi in silenzio. Non riuscivo a capire. Poi indicò il centro della parete. «Ci sei anche tu. La tua foto la metteremo al centro.» Guardai quella stanza in modo diverso. Non avevo ancora capito fino in fondo ciò che mio padre voleva dirmi, ma sentivo che dietro quelle parole c’era qualcosa di molto più grande. Forse voleva farmi capire che quella casa era anche la mia casa. Che, in qualche modo, apparteneva a tutti noi. Quando mi dissero che mi chiamavano «la figlia della tempesta», sentii improvvisamente di avere un peso sulle spalle. Capii che dietro la mia storia c’erano anni di dolore, di attese e di sofferenza. I miei genitori avevano sofferto tantissimo. E poi c’erano quei ragazzi. Erano stati loro, in qualche modo, a permettere che le nostre strade si incontrassero di nuovo. Fu un momento magico. Vedere mio padre insieme a mio padre, abbracciarsi come se il tempo non fosse mai passato. Vedere mia madre accanto a mia madre. Due famiglie che, dopo una vita intera, finalmente si ritrovavano. E poi c’erano gli occhi di Samantha, la donna di casa che aveva fatto tutto il possibile per rendere il nostro soggiorno confortevole. In quegli occhi c’era una gentilezza che non dimenticherò. Quel mondo sconosciuto l’avevo appena incontrato e già me ne ero innamorata. Un mondo fatto di persone che si conoscevano da tantissimo tempo, di viaggi, di storie vissute in ogni angolo del mondo. E pensare che io avevo già attraversato il Belgio, l’Olanda e la Francia quando avevo appena due anni, senza sapere nulla di tutto questo. La mia vita era stata piena di luoghi che non ricordavo e di persone che non sapevo di aver conosciuto. Forse era questo il senso di tutto. Avevo trascorso la mia vita cercando di capire da dove venissi, senza sapere che, in qualche modo, una parte del mio passato mi aveva sempre accompagnata. Ciao, Samantha, mia dolce Samantha. Sei entrata nella mia vita e ormai ne fai parte. Ti aspetto in Russia. Perché anche quella, adesso, è casa tua.
TX-3638

Questo è un aspetto che Trump, e chiunque altro, deve comprendere”.

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ArticoloIl Presidente iraniano Pezeshkian, all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite
“Ieri il Presidente degli Stati Uniti ha detto che noi siamo terroristi, ma in realtà noi siamo vittime del terrorismo.  Giungo dall’Iran, dove loro hanno assassinato la nostra Guida senza alcuna giustificazione legale o motivazione logica.    Giungo dall’Iran, dove loro hanno bombardato scuole, uccidendo i bambini che vi si trovavano all’interno, con armi americane e israeliane”. “E quando si tratta di sicurezza, vogliamo partecipare e dare il nostro contributo.  Negli ultimi sette mesi, il popolo iraniano è sceso in piazza ogni notte per difendere il nostro Paese e impedire a coloro che erano stati istigati e armati da Stati Uniti e Israele di penetrare all'interno e creare insicurezza.  Il popolo è la nostra forza, e grazie alla forza del popolo abbiamo tenuto duro”. “Quanto alla difesa dell'Iran, abbiamo sviluppato i nostri sistemi difensivi in ​​modo che nessuno possa immaginare che il bombardamento delle città iraniane rimanga senza risposta.  La potenza militare dell'Iran è a scopo difensivo. Tuttavia, lo diciamo chiaramente: non chiediamo il permesso a nessuno per difendere il nostro Paese!  Vogliamo l'energia per lo sviluppo. Da anni parliamo del nostro programma nucleare pacifico. Spesso si parla dell'Iran in termini di centrifughe, arricchimento, sanzioni e bombe, ma per il nostro popolo la tecnologia nucleare rientra nel diritto allo sviluppo. L'energia nucleare consente anche di curare i nostri pazienti”. “La Palestina rimane una ferita nella coscienza della comunità mondiale e Gaza il simbolo del fallimento delle organizzazioni internazionali nel prevenire le sofferenze dei civili. Da decenni vengono adottate risoluzioni ma occupazione e violenza persistono. Non si può parlare di pace ignorando la Palestina: una pace duratura in Asia occidentale non potrà reggere senza giustizia per la Palestina. Finché nel mondo esisteranno occupazione e aggressioni continuerà anche la resistenza. Se una forma di resistenza dovesse indebolirsi, ne riemergeranno altre, forse ancor più forti. Gaza, nonostante uccisioni incessanti e distruzioni diffuse, dimostra la convinzione del popolo: la resistenza non può essere costretta alla resa con bombe e assedi. È nella natura umana, nell’essenza stessa degli esseri umani. Se qualcuno viene scacciato dalla propria terra, resisterà. Se la casa e i beni di qualcuno vengono bombardati, opporrà resistenza. Cos’altro dovrebbero fare, se non resistere?" “Hanno messo alla prova la resistenza dell’Iran e ora sanno che non può essere costretto alla sottomissione con la guerra. L’Iran non ha mai iniziato alcuna guerra e ha sempre dimostrato il proprio impegno nei negoziati. La guerra ci è stata imposta ma abbiamo dimostrato di non temerla quando si tratta di difenderci e di non sottrarci ai negoziati quando si tratta di pace. Resisteremo anche a costo della vita a difesa del nostro amato Iran.  Il tema di questo vertice è la ricostruzione della fiducia, che non avviene con le parole; richiede l'abbandono dei doppi standard. Le armi nucleari e di distruzione di massa in questa regione sono nelle mani del regime israeliano, eppure si esigono ispezioni dall’Iran? Israele ha massacrato 70.000 persone a Gaza, ma l’Iran è stato bombardato mentre sedeva al tavolo dei negoziati. Israele possiede armi nucleari, non aderisce al TNP e, nel corso della sua intera vergognosa esistenza esistenza non ha mai consentito l’ingresso a un solo ispettore AIEA..." “Non dobbiamo permettere che il XXI secolo diventi un’epoca di ritorno alla politica della forza e al dominio dei potenti. Non dobbiamo costruire un mondo in cui la potenza militare sostituisca la legittimità, le sanzioni la diplomazia, il terrore la politica e la guerra il dialogo.  L’Iran tende la mano della cooperazione al mondo. Invitiamo il mondo non verso un’altra guerra, ma verso la pace e la giustizia; non per debolezza, bensì per fiducia nella nostra forza e nella consapevolezza di questa verità: nessuno in questa regione può godere di sicurezza da solo.  O costruiremo la sicurezza insieme, o insieme subiremo l’insicurezza”. “Il presidente degli Stati Uniti dovrebbe sapere che le minacce contro la nostra nazione non fanno altro che renderci più uniti, più forti e più determinati nella nostra resistenza.  Deve comprendere che la nazione iraniana non si piegherà di fronte alle minacce e che gli aggressori saranno costretti a pentirsi delle loro azioni.  Questo è un aspetto che Trump, e chiunque altro, deve comprendere”.
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Il discorso di Pezeshkian all’ONU spinge il prezzo del petrolio a 103 dollari. Trump ha fatto male i conti: mentre cercava un incontro con l’Iran, si è ritrovato in una posizione di svantaggio.

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«Fino all’ultimo respiro»: Pezeshkian lancia un messaggio al mondo. L’Iran si prepara alla guerra e dichiara di essere pronto ad affrontare anche il martirio.

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ArticoloFINO ALL’ULTIMO RESPIRO»: PEZESHKIAN LANCIA IL SUO AVVERTIMENTO AL MONDO, L’IRAN SI PREPARA ALLA GUERRA
Fino all’ultimo dei nostri respiri»: una frase attribuita a un agente segreto dei reparti ultrasegreti delle monarchie del Liechtenstein, morto sotto tortura senza parlare, anzi, depistando i suoi aguzzini. Quelle parole divennero leggendarie durante la guerra in Jugoslavia, quando un gruppo di giovani, alcuni dei quali furono poi massacrati, le gridava mentre combatteva per difendere la nazione «Fino all’ultimo dei nostri respiri, combattiamo!». Da allora, la frase è diventata una sorta di inno per quei combattenti disposti a lottare fino alla morte, mossi da convinzioni ideologiche profonde e considerati tra i più temuti. Oggi, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha lanciato un messaggio al mondo: prepararsi alla guerra e affrontare anche il sacrificio della vita, nella convinzione di poter morire da martiri.
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La nave mercantile MV CAPE DAO, di proprietà emiratina, colpita questa mattina nello stretto di Hormuz

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Pezeshkian: «Nessuno nella regione potrà godere della sicurezza in isolamento. O costruiamo insieme la sicurezza, oppure vivremo tutti nell’insicurezza.»

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TX-3632Thread 5

Il presidente Pezeshkian: «È Israele a possedere armi nucleari senza consentire ispezioni dell’AIEA. Eppure pretendono di ispezionare i siti nucleari iraniani?»

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Pezeshkian: Ci hanno colpiti, ma non abbiamo chinato il capo.

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ArticoloPezeshkian all’ONU: «Senza potere, verremo schiacciati»
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha accusato Stati Uniti e Israele di aver ucciso civili e scienziati iraniani, denunciando gli attacchi alle infrastrutture civili come violazioni del diritto internazionale. Pezeshkian ha inoltre accusato Israele di colpire i Paesi che considera avversari e ha definito USA e Israele «istigatori dei disordini». «In questo mondo bisogna essere forti, perché senza potere verremo schiacciati», ha dichiarato.
TX-3630Thread 5

Pezeshkian all’ONU respinge le accuse di Trump: «Ci ha definiti terroristi, ma noi siamo stati vittime del terrorismo». Il presidente iraniano accusa USA e Israele per la morte di civili innocenti.

TX-3629Thread 5

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha iniziato il suo discorso all’Assemblea generale dell’ONU. In risposta, le delegazioni di Stati Uniti e Israele hanno lasciato la sala.

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Un mandato di arresto è stato emesso nei confronti di Vlora Hyseni, direttrice dei servizi segreti albanesi.

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L’Iran si prepara ad assumere oggi una posizione ferma e coordinata nei confronti degli Stati Uniti, sia sul fronte dei negoziati sia in risposta alla retorica bellicista di Donald Trump.

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Il Ministero degli Esteri cinese ha dichiarato che Pechino si oppone alle sanzioni unilaterali e illegali contro Teheran.

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L’Arabia Saudita continua a bombardare lo Yemen.

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Trump minaccia l’ONU e mette sotto pressione il diritto internazionale. Crescono le preoccupazioni per le sue dichiarazioni e per le possibili conseguenze sulla sicurezza globale.

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ArticoloTrump minaccia l’ONU: il diritto internazionale sotto attacco
Come può un presidente degli Stati Uniti recarsi nella sede delle Nazioni Unite, tempio del diritto internazionale e della cooperazione tra le nazioni, per minacciare altri Stati e spingersi persino a invocare la distruzione di un Paese? Trump e i membri della sua amministrazione devono essere chiamati a rispondere delle proprie azioni. Trump starebbe inoltre cercando appigli giuridici per giustificare l'eventuale impiego di un'arma nucleare e convincere i Paesi europei ad accettarne l'utilizzo. Una prospettiva gravissima, che solleva interrogativi sul rispetto del diritto internazionale e sulla responsabilità delle istituzioni.
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Un aereo iraniano è atterrato a Najaf Iraq

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Ripresa il traffico aereo arabia saudita

SilentPeople | Pagina 20