TX-3262

CHINA The Supreme Court confirms a key ruling: Chinese companies cannot interrupt financial relationships only as a result of foreign sanctions. Beijing is thus strengthening its autonomy.

TX-3261

WE ARE faced with a new paradigm of war, in which there is no longer a clear separation between military operations, intelligence, economic war and communication.

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ArticlePotremmo trovarci davanti a un nuovo paradigma della guerra,
Stati Uniti e Israele starebbero rafforzando il coordinamento tra apparato militare, intelligence e comunicazione. Il Pentagono assumerebbe un ruolo più centrale nelle operazioni navali e nel coordinamento con la CIA, mentre il Mossad contribuirebbe alla valutazione dei risultati e alla preparazione di eventuali operazioni sul terreno. Un elemento particolarmente delicato sarebbe però il ruolo della comunicazione: la propaganda e le campagne mediatiche possono diventare parte integrante della strategia di guerra, rendendo più difficile distinguere tra informazioni, messaggi politici e operazioni di influenza. La criticità principale è quindi questa: se questa struttura venisse realmente utilizzata per preparare un conflitto più ampio, il confine tra operazioni militari, intelligence e guerra dell'informazione diventerebbe sempre più sottile. Questo aumenterebbe il rischio di escalation e, soprattutto, renderebbe fondamentale verificare attentamente le informazioni prima di considerarle fatti accertati.
TX-3260

Iran hit an oil tanker 9 nautical miles off the coast of Oman. The ship was being escorted by the US armed forces as it crossed the Strait of Hormuz considered illegal by Iran.

TX-3259

US sanctions also risk affecting economies that trade with Tehran. If the strangulation does not bend Iran, the pressure could turn into escalation. The next 20 days will be decisive.

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ArticleLA GUERRA DELLO STRANGOLAMENTO
I grandi strateghi americani sanno perfettamente che le sanzioni, da sole, difficilmente piegheranno l’Iran. Il vero problema è che lo strangolamento economico non colpisce soltanto Teheran: colpisce l’intera rete regionale che per anni ha commerciato con l’Iran, direttamente o attraverso intermediari e circuiti opachi. Il petrolio iraniano non scompare perché Washington lo sanziona: cambia bandiera, rotta, intermediario e sistema di pagamento. La Cina rimane il principale acquirente e una parte rilevante dei traffici passa attraverso reti difficili da controllare. Ed è qui che la strategia diventa pericolosa. Se lo strangolamento economico non produce la resa di Teheran, Washington sarà costretta a scegliere tra un accordo e un'escalation. Il rischio è che un incidente venga utilizzato per trasformare una guerra regionale in un confronto più ampio. La lezione della guerra in Ucraina è brutale: lo strangolamento può logorare, ma può anche costringere l’avversario a combattere ancora più duramente. Noi lo diciamo adesso: i prossimi venti giorni saranno decisivi. Se la pressione economica comincerà a trasferirsi violentemente sui prezzi dell’energia, sulla sostenibilità finanziaria e sulle economie più fragili, soprattutto nei Balcani, la crisi potrebbe assumere una dimensione europea. La resilienza iraniana non si misura con l’orologio occidentale. Sessanta giorni possono essere una scadenza diplomatica per Washington; non necessariamente lo sono per Teheran. E quando la pressione supera la soglia della sostenibilità, arriva il momento più pericoloso: quello in cui le potenze non scelgono più tra vittoria e compromesso, ma tra azzardo e perdita di credibilità.
TX-3258

Tehran dictates the conditions: frozen assets unlocked, an end to the regional war and no nuclear negotiations. Islamabad knows it can't play it wrong. Iran is based on resilience.

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ArticleL’IRAN TRATTA DA UNA POSIZIONE DI RESILIENZA
Come avevamo indicato ieri, il punto della trattativa è ormai chiaro: Teheran non intende cedere sul terreno imposto dagli altri, ma pretende che siano le condizioni iraniane a costituire la base dell’eventuale accordo. Le richieste iraniane sono nette: sblocco dei beni congelati, cessazione della guerra sui diversi fronti regionali, compresi Libano e Cisgiordania, e piena attuazione degli impegni previsti dal Memorandum di Islamabad. Sul nucleare, Teheran ribadisce di non voler accettare un negoziato alle condizioni imposte dagli Stati Uniti. E soprattutto c’è Hormuz: l’Iran lega la riapertura dello Stretto all’attuazione delle proprie condizioni e rivendica il diritto di stabilire tempi e modalità della riapertura. Il messaggio a Islamabad è altrettanto chiaro: il Pakistan sa che la situazione è critica e che non può giocare su due tavoli senza rischiare di perdere la propria funzione di mediatore. Teheran sta giocando una partita diversa: non quella della forza immediata, ma quella della resilienza. Resistere, mantenere le proprie leve strategiche e trasformare il tempo in uno strumento negoziale. È questa la vera partita: chi riuscirà a sopportare più a lungo il costo dello stallo senza essere costretto a cedere.
TX-3257

ANSAR ALLAH HITS WEAPONS DEPOTS IN YEMEN, WHILE THE NEW MECCA PACT IS IN FRONT OF ITS FIRST TEST. THE HYPOTHESIS OF IRAN'S INVOLVEMENT IN THE PACT IS READ AS A POSSIBLE TOOL TO CONTAIN TEHRAN

TX-3256

ANSAR ALLAH HITS 1,000 KM AWAY: HOUTHIS IN YEMEN EXTEND THE REACH OF THEIR OPERATIONS TO THE COAST OF YANBU, IN THE NORTH OF THE RED SEA, DEMONSTRATING A VERY LONG DISTANCE PROJECTION CAPACITY.

TX-3255

IN THE UNITED STATES, THE COMPARISON BETWEEN THE WAR IN IRAQ AND THE WAR AGAINST IRAN IS NOW COMMON. THE PREVIOUS ONE MENTIONED ARE THE FALSE DOSSIERS ON SADDAM'S ARSENAL.

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ArticleNON SIAMO PIÙ GRADITI
NON SIAMO PIÙ GRADITI A leggere i giornali occidentali sembra che possiamo ancora gestire le cose. Omettono un dettaglio: non siamo più graditi. Negli Stati Uniti è ormai sdoganato il paragone tra la guerra in Iraq e quella contro l'Iran, e il paragone regge perché il metodo è identico. Allora furono costruiti dossier falsi per convincere le intelligence occidentali che Saddam Hussein stesse realizzando un ordigno nucleare, e riteniamo che l'origine di quel materiale vada cercata nei servizi israeliani. Il SISMI si adoperò per falsificarli: il nome di chi lo fece lo sanno tutti e non lo scriviamo, per pietà umana, perché non serve ravanare nella miseria. Restano cinquecentomila morti, di cui l'Italia è in parte responsabile, e resta il fatto che nessuno abbia pagato. È da lì che si è alzata l'onda anomala contro la coalizione Epstein. Oggi lo stesso apparato ripete gli stessi gesti, ma con meno credito. Gli Stati Uniti parlano di embargo finanziario all'Iran, e nel momento in cui lo annunciano hanno già perso; organizzano un incontro riservato con al-Sharaa, il terrorista dell'ISIS, e hanno perso di nuovo. La conferma la dà chi dovrebbe reggere l'argomento: il segretario al Tesoro annuncia l'offensiva economica su Teheran, e due mesi fa, in convegno, dichiarava apertamente che all'Iran i soldi erano stati sottratti. Due frasi dello stesso uomo a sessanta giorni di distanza, che si smentiscono a vicenda. Dietro tutto questo c'è una struttura, e Israele ne è la prima vittima. Guerrafondai ricchissimi e violentatori controllano le piattaforme OSINT da cui i servizi di mezzo mondo attingono informazioni, con un meccanismo corruttivo sistemico: gli agenti che dentro le istituzioni avevano deciso di comprare quelle piattaforme oggi sono passati dall'altra parte e le rivendono. È una catena di traffico di influenze così evidente che nessuno vuole vederla, perché tutti ne sono complici. Il quadro economico che la sostiene è altrettanto fragile. Le aziende dell'intelligenza artificiale stanno nascondendo le perdite nei bilanci. I paesi del Golfo sono in caduta libera e comprano armi: è naturale che ci si facciano affari, ma va tenuto conto di due cose. La prima è che l'Iran è diventato un attore decisivo per la sicurezza della regione. La seconda è che quelle monarchie stanno traballando tutte, e chi firma oggi non sa con chi si troverà a trattare domani. A Trump serve un accordo rocambolesco. Gli serve un incidente per giustificare l'uso di un ordigno atomico che nessuno gli ha autorizzato e che neanche la propaganda è riuscita a rendere accettabile. La pericolosità dei prossimi sessanta giorni sta esattamente qui: l'amministrazione americana non crede più al cedimento dell'Iran, i prezzi salgono in tutto il mondo e i governi non riusciranno a tenere le piazze. L'Europa ha venduto i propri figli, condannandoli alla miseria, e si è resa complice di crimini di guerra. L'Iran ha cambiato completamente rotta e colpirà chiunque giochi su due tavoli. Quindi Meloni dei due mondi, quando parli pesa le parole e portati un buon traduttore: perché a dire "mo faccio io" saranno le aziende a essere colpite.
TX-3254

FAMILIES OF AMERICAN SOLDIERS TRANSFERRED FROM BAHRAIN TO THE GULF, MOSTLY IN QATAR, ARE BLOCKED. NO PLAN IN PLACE FOR THEIR RETURN.

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ArticleFAMIGLIE DI MILITARI USA BLOCCATE NEL GOLFO
Molte famiglie di militari statunitensi che si trovavano in Bahrein sono state trasferite in altre aree del Golfo, in prevalenza in Qatar, a causa della situazione di incertezza. Risultano di fatto bloccate. L'esercito statunitense non ha al momento alcun piano per il loro rientro o ricollocamento, e la condizione sta diventando insostenibile. Vi si aggiunge il blocco delle navi americane nello Stretto di Hormuz. Il morale delle forze statunitensi nella regione sta scendendo in modo marcato.
TX-3253

Clashes in the Khabat area, in Erbil, between armed groups linked to the Kurdish Harki tribe and Peshmerga forces. According to initial information, the fighting would have led to the change of control of the area.

TX-3252

ITALIAN SECURITY APPARATUSES OPERATE WITHOUT A POLITICAL CONTACT PERSON AND DO NOT SHARE THE WORK

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ArticleHANNO RUBATO IL NOME DI MATTEI
Il problema non è il Piano Mattei. È il sistema che dovrebbe attuarlo. Diplomazia, politica e apparati di sicurezza si muovono come corpi separati, impegnati a contendersi spazi, influenza e visibilità invece di perseguire un obiettivo nazionale. E gli apparati di sicurezza non hanno un referente politico. Non condividono il lavoro. Giocano a piazzare le mogli degli amici e i figli. È una droga del potere, e ha logorato il sistema Italia fino a consumarlo. La vicenda dell'ambasciatore italiano in Etiopia è l'ennesimo segnale di questo cortocircuito. Quando gli interlocutori dello Stato non si parlano, le informazioni non circolano e ogni apparato difende il proprio territorio, la politica estera diventa una guerra tra prime donne. Ma non è solo l'Africa, ed è qui che il quadro diventa serio. In Libia abbiamo perso tutto: ci usano per le fotografie mentre i turchi si prendono pian piano le fette di mercato. Sull'Iran abbiamo perso la neutralità, che era il nostro unico capitale. In Albania un fallimento dietro l'altro. In Iraq siamo scappati dopo due missili. Un tempo la nostra neutralità mascherata era l'inizio di una trattativa, il motivo per cui ci cercavano. Oggi non ci cerca più nessuno. L'allineamento del sistema Italia a un clan affaristico come la coalizione Epstein, elevato a politica estera, è il degrado più totale della nostra nazione agli occhi di miliardi di persone. Non di qualche cancelleria: di miliardi di persone. Il conto non lo pagano i protagonisti delle faide. Lo pagano le imprese italiane, lasciate a lavorare in mercati dove la credibilità dello Stato è la condizione d'ingresso, e dove non l'hanno più. E poi c'è il nome. Hanno preso quello di Enrico Mattei e ci hanno appiccicato sopra questa roba. Mattei era un patriota, uno che pagò con la vita il tentativo di sottrarre l'Italia al ricatto delle grandi compagnie, e che trattava da pari con i paesi produttori quando in Occidente nessuno si sognava di farlo. Andare in giro per l'Africa con il suo nome cucito addosso, mentre si chiede il permesso a Washington prima di aprire bocca, significa sporcare la memoria di un uomo che faceva l'esatto contrario. E significa accostare il nome dell'Italia a criminali di guerra, con le mani strette davanti alle telecamere e le fotografie che restano agli atti per sempre. Le opposizioni chiedano conto di questo fallimento. Non del titolo dell'iniziativa, ma di cosa è stato fatto in nome di Mattei, con quali soldi, con quali interlocutori e con quali risultati. Un Paese che vuole competere non può presentarsi con istituzioni che si contendono il comando. Senza una regia unica, informazioni condivise e una strategia nazionale, il Piano Mattei non è un progetto geopolitico: è la vetrina delle debolezze dello Stato italiano. E le conseguenze stanno per arrivare. Questo è solo l'inizio.
TX-3251

The US disengagement from Europe will start from Ukraine, while Russia proceeds with a military reinforcement in Belarus. The new structure redesigns the strategic balance on the European eastern flank.

TX-3250

CANADA HAS EXPERIMENTED WITH THE TRUMP METHOD: WITHDRAWAL AT THE LAST MINUTE. THE SAME PATTERN IN ALL NEGOTIATIONS WITH IRAN, WITH INTERMEDIARIES WHO WERE THEN KILLED.

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ArticlePENSAVO FOSSE PIÙ FACILE
Il Canada ha imparato a proprie spese cosa significa trattare con Trump: all'ultimo momento si ritira. È successo in tutte le trattative, e in modo particolare con l'Iran, dove sono stati usati europei e vari intermediari, poi rimasti uccisi nel corso di quelle false trattative con la complicta dei capi dei servizi segreti. Da questo Giorgia Meloni non può uscire dicendo che pensava fosse più facile. Ha portato l'Italia dentro una complicità di genocidio. Ha dato agibilità politica a stupratori come al-Masri. Ha sostenuto Israele e coperto un grave crimine di guerra. Nel frattempo i giornalisti italiani Prezzolati, ridicolizzavano la Flotilla, che era un atto simbolico di resistenza. E nessuno ha difeso una cittadina italiana, Francesca Albanese, davanti a sanzioni imposte illegalmente dagli Stati Uniti. Né si è mosso nulla per il rapimento di due cittadini italiani da parte del criminale di guerra Haftar Libia , chiuso con uno scambio di criminali libici. Dbeibah si sarebbe rifiutato di procedere ad un arresto dei membri della Flotilla,Saddam Haftar si è prestato al gioco. Perchè una faida interna e di successione al padre , e consolidare la propria posizione, avrebbe Bisogno di ottenere un piu ampio consenso Internazionale. La magistratura europea ha tutte le carte per cominciare la resa dei conti. Si inizi dal Nord Stream: un attacco terroristico a un'infrastruttura europea, davanti al quale tutti sono rimasti in silenzio. La gloria dei popoli aspetta giustizia.
TX-3249Thread 2

Trump entrusts Pakistan with a new channel with Tehran: Asim Munir will be in Tehran to relaunch mediation. Iran's strangulation plan has already failed

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TX-3248

Kites and low-cost tools become weapons of attrition against Israel, forcing security systems to employ much more expensive resources: The war of economic and military exhaustion.

Kites and low-cost tools become weapons of attrition against Israel, forcing security systems to employ much more expensive resources: The war of economic and military exhaustion.
TX-3247Thread 2

Esiste una trattativa informale tra Stati Uniti e Iran, condotta nel silenzio più totale, che prenderà forma entro 72 ore. La speranza è che l'amministrazione USA non abbia colpi di testa. Perché il prezzo di un'iniziativa fuori tempo è già scritto.

TX-3246

SAUDI ARABIA, TURKEY AND PAKISTAN WOULD HAVE ASKED IRAN TO JOIN THE MECCA PACT. THE NEWS, IF CONFIRMED, WOULD REDRAW REGIONAL BALANCES.

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ArticleIL PATTO DELLA MECCA E LE DUE LETTURE
Arabia Saudita, Turchia e Pakistan avrebbero chiesto all'Iran di entrare nel Patto della Mecca. Se la notizia è vera, cambia il futuro delle relazioni in Medio Oriente. Le letture possibili sono due, e portano in direzioni opposte. La prima è di sicurezza collettiva. Se l'Iran ne facesse parte, un attacco statunitense o israeliano contro uno qualsiasi di quei paesi diventerebbe un attacco a tutti. Non è più una crisi regionale: è guerra totale. E chiunque valuti un'operazione dovrebbe rifare i conti sapendo che la risposta non arriva da un solo Paese. La seconda è di contenimento. Il patto servirebbe a neutralizzare lo Yemen e gli alleati iraniani che ogni giorno indeboliscono le forze sostenute da Riad. In questa lettura non è un'apertura a Teheran: è il tentativo di comprarne la neutralità sul fronte che sta costando di più. Le due ipotesi non si escludono, e chi ha proposto il patto può averle entrambe in mente. Intanto Trump sta strangolando le economie del Golfo sperando che l'Iran ceda dall'interno. È una scommessa su chi crolla per primo, e i dati dicono che a cedere per prime sono le economie che dipendono dai flussi, non quella che è sotto sanzione da quarant'anni. E c'è un movimento che l'Europa non ha registrato. Il disimpegno americano dalla NATO è già in essere, non annunciato ma in corso. Gli europei non se ne sono accorti. Tra una settimana, negli Stati Uniti, si deciderà il destino dell'Ucraina. L'Iran, dal canto suo, ha cominciato a trattare con la propria diplomazia informale. Chi si muove così non aspetta un tavolo: se lo costruisce dove serve.
TX-3245

After the visit to Baghdad of the President of the Iranian Parliament Mohammad Baqer Qalibaf, Iran authorized the passage of several Iraqi oil tankers through the Strait of Hormuz, following repeated requests from Baghdad.

TX-3244

Turkey allegedly deployed between 200 and 250 armored vehicles and 20 tanks in the southwestern region of Syria.

TX-3243

ANSAR ALLAH HITS AN ABRAMS SAUDI TANK FROM A HIGH-ALTITUDE DRONE, DESTROYING IT.