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US DISENGAGEMENT FROM IRAQ

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FIRST CRACKS ON SANCTIONS AGAINST IRANIAN FLIGHTS IN IRAQ: faced with the wave of protests and the strong criticism received, the Iraqi government has promised to revoke the measure. How long will the Prime Minister last?

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Disruptions to GPS and navigation systems in Jordan

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massive deployment of U.S. transport aircraft to the region. Several C-130Hs are reaching the area

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The statements of Trump and the US Department of the Treasury raise questions: they are fueling volatility, speculation and movements in the markets, with possible consequences also for European citizens.

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IN EUROPE, PRICES ARE LOSING CONTROL. LIFESTYLE WAS BASED ON CREDIT, AND CREDIT NO LONGER HOLDS UP.

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ArticleMILIONI, MILIONI E MILIONI
Mi rivolgo a voi, ambasciatori del cosiddetto mondo libero. Voi che siete stati infiltrati dalla politicizzazione delle informazioni, e che in quei posti non ci siete arrivati per merito: vi ci hanno messo le lobby che in Europa decidono le nomine. Del resto non rappresentate più i vostri Paesi, fate affari. I governi ormai nemmeno vi consultano, e questo è sbagliato, ma la politica si è fatta diretta e le vostre posizioni vengono scavalcate. Siete diventati agenti di commercio. Invece di difendere la democrazia avete chiuso gli occhi al mondo, e alle grida della disperazione avete preferito la musica della propaganda. Un disco rotto a cui in Europa non crede più nessuno. La potente macchina morale democratica, che un tempo aveva una nobile visione e che il mondo invidiava, si è trasformata in telemarketing: una macchina che lavora contro se stessa. Un'orchestra sinfonica cacofonica, dove gli stessi musicisti suonano su un palco in cui da destra si condanna e da sinistra si incoraggia un crimine di guerra, una pulizia etnica. E poi c'è la questione delle prove, che da sola basterebbe a spiegare tutto. Quando succede un fatto che serve, nel giro di poche ore si sa tutto: chi, come, con quale arma, con quale mandante. Nomi, ricostruzioni, immagini, dettagli tecnici che in condizioni normali richiederebbero mesi di accertamento. La macchina funziona, e funziona benissimo. Poi vengono bombardate scuole, muoiono bambini, e la stessa macchina non trova più niente. Nessun dettaglio, nessuna ricostruzione, nessun responsabile. Si attende, si verifica, si è cauti. Passano le settimane e il silenzio diventa definitivo. Non è incapacità. La velocità dell'accertamento non dipende dalla difficoltà dei fatti: dipende da chi li ha commessi. Ed è questa la prova che nessuno vi chiederà mai, perché è sotto gli occhi di tutti da anni. Da Berlino, un tempo, Kennedy pronunciava il suo famoso discorso e diceva: io sono un berlinese. Oggi, all'ONU, il presidente americano dice che annienteranno l'Iran. E va oltre: è disposto a chiudere all'Europa i rubinetti dell'energia. L'Europa sarà capace di rispondere, oppure dovrà adeguarsi alla frase di Netanyahu, ci sono ancora codardi morali in quest'aula che vogliono uscire? E fino a qui mi fermo, perché in Europa i prezzi stanno perdendo il controllo e a ottobre cominceranno le manifestazioni. Non è una rivoluzione. In Europa lo stile di vita è alto non perché ci siano i soldi, ma perché è costruito sul credito: l'auto a rate, le vacanze a rate, il divertimento a rate. Un'economia elastica, che regge finché il credito regge. Adesso non regge più, e la gente scopre di non potersi permettere niente di quello che faceva ieri. Scendono in piazza per riavere le carte di credito. Vogliono, vogliono, vogliono quello che i politici europei hanno sempre promesso nelle campagne elettorali, e che nessuno ha mai davvero posseduto. Le rivoluzioni, quelle vere, la macchina democratica le voleva in Iran. Ci si organizzava, e lì, nel mondo dell'intelligence e degli analisti dietro le scrivanie, ci si contorceva per definire profili. Le false resistenze iraniane in Europa venivano finanziate da ex agenti dei servizi, professori, affaristi, giornalisti, che facevano uscire mirabolanti operazioni inventate. Ci risulta che siano gli stessi che promuovono le fonti false poi inserite nei report di intelligence, quelli che finiscono nelle stanze decisionali e su cui si prendono le decisioni finali. E non che chi decide non sappia che quelle informazioni sono false. Lo sa. Lo sa benissimo. Ma davanti alla dignità non si scherza: meglio che nessuno chieda troppo da dove vengano i milioni sui conti correnti dei politici. È lo stesso meccanismo che decide le ambasciate. In Europa e nel mondo occidentale ci sono i guardiani democratici, e meglio non chiedere mai chi paga le loro conferenze, chi compra i loro libri, come mai quelle geniali fondazioni filantropiche abbiano donato soldi a politici democratici che si battono per la libertà. Quelli che hanno sbattuto il pugno sul tavolo sostenendo che Israele ha il diritto di difendersi, tra gli applausi. E che poi sono diventati esperti di immigrazione, poi esperti di nucleare, poi esperti di terrorismo, adesso esperti di intelligenza artificiale. Milioni, milioni e milioni. Sulla questione della Flotilla per Gaza la macchina è riuscita in qualche modo a fare il suo lavoro, ma con un costo troppo alto: in mancanza di argomenti i ministri dei Paesi europei non sapevano più che dire, e sono andati avanti da soli, creando crepe considerevoli. Nonostante il processo della guerra proseguisse, le narrative sono cadute. La macchina democratica è concepita per guerre lampo, non per conflitti duraturi, e alla velocità a cui viaggiavano giornalisti e mercenari culturali non avevano risposte da dare: ripetevano sempre le stesse cose. È lì che è arrivato il crac. Da milioni milioni milioni si è passati a idioti idioti idioti. La nuova macchina ibrida viene messa alla prova in Siria, e Assad viene spazzato via. Ma bisogna capire cosa è successo davvero: ha funzionato perché è stata una guerra lampo, e perché la Siria era già caduta. Gli errori ci sono stati, ma piccoli, e gli esperimenti condotti non erano esperimenti. Solo che, per vendere i prodotti, si è fatto credere al mondo che lo fossero. Da lì la convinzione che l'Iran avesse le ore contate. Al punto che Reza Pahlavi, l'unico che si è messo a disposizione, è andato in giro convinto davvero di dover tornare in Iran e che il popolo lo aspettasse. Nel mondo occidentale molte iraniane si prestavano a telecamere ed eventi che, come sa chi conosce la materia, sono a volte costruiti. Basta andare sui social per capire che in quello che dicono ci sono forti incongruenze. E la domanda che faccio a voi, leader della democrazia mercenaria, è questa. Può, secondo voi, ribellarsi la città di Minab dopo il bombardamento e l'uccisione di 180 studenti? Possono ribellarsi gli studenti? Possono scendere in piazza contro chi è morto per il Paese, mentre Stati Uniti e Israele commettono un genocidio a Gaza e in Iran uccidono generali, politici, artisti, poeti e scrittori? Possono scendere in piazza per far arricchire le famiglie saudite ed emiratine e quelle false fratellanze del Golfo? Possono scendere contro quei soldati morti nella guerra Iran-Iraq? Possono scendere a favore dell'ISIS, quando l'Iran mandava camion su camion in Siria per combatterlo? È vero che la situazione economica è complessa, ma il grado di resilienza è diverso dal nostro. L'Europa derubata. L'Europa infangata. L'Europa complice di crimini di guerra. L'Europa che tradisce ogni giorno, e che da cittadini ha trasformato i suoi figli in contribuenti. L'Europa delle commissioni che non dovrebbero fare politica, ma che stanno lì come guardiani della democrazia a saccheggiare imprenditori, a sfruttare l'immigrazione, a creare corsie economiche a doppio binario tra la piccola e media impresa e la grande impresa. L'Europa che stabilisce chi è la vittima, chi il morto, chi l'effetto collaterale: decine di parole inventate per far sembrare i morti dei prodotti. E cosa dovevano fare gli iraniani, ribellarsi a cosa? Per passare dai guardiani della rivoluzione ai guardiani della democrazia? Scendere in piazza per Trump? Per von der Leyen? Per Macron? Per Meloni? Da trent'anni l'Europa commette crimini, e ci sono uomini e donne in tutta Europa che hanno preso le distanze silenziosamente da queste complicità. Ci sono uomini e donne che hanno deciso di non sedersi nei posti di comando, proprio per non essere obbligati a commettere crimini con la propria approvazione. E sono stati traditi da chi parla di patria ma si comporta sempre più da padrone, e da chi si professa democratico ed è il peggior dittatore sanguinario. Milioni, milioni e milioni. Sono stati spesi per comprare analisi che dicevano quello che si voleva sentire, e il risultato lo abbiamo davanti. Nessuno chiederà indietro quei soldi, perché chiederli significherebbe ammettere a chi sono andati. L'Iran non è perfetto. Ma oggi ha dato una speranza all'Europa.
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PREDICTIVE MODELS CALIBRATED ON WESTERN PARAMETERS DO NOT WORK IN IRAN. THERE WAS NO ONE AT THE DECISION-MAKING TABLE WHO COULD SAY IT.

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ArticleLA MACCHINA CHE NON ESITA
Riteniamo che il presidente degli Stati Uniti abbia preso le sue decisioni sulla base di un software, secondo cui l'Iran sarebbe imploso: uno strano calcolo su utenti social, narrative e intercettazioni di massa, da cui risultava che l'Iran doveva cedere al massimo dieci giorni dopo i bombardamenti. Se emergesse che quella decisione è stata presa contro il parere degli analisti, il quadro sarebbe diverso e ne prenderemmo atto. Il problema non è il programma in sé. Ma bisogna capire come funzionano queste macchine: lavorano su aggiornamenti costanti, su algoritmi, e producono decisioni immediate senza tenere conto dei danni collaterali. Un uomo avrebbe avuto un'esitazione. Una macchina no. Ed è per questo che quello che è successo all'Iran, e i crimini che ne sono derivati, sono di una gravità enorme: si è deciso che quel sistema andava bene così. Gli strumenti aiutano davvero, ma solo dove esistono i dati giusti e dove qualcuno sa leggerli. Chi è del mestiere sa come stanno le cose: l'Iran è la Persia. Chi studia ha un'idea diversa di quel Paese; chi legge senza capire pensa che sia arretrato. Gli indici economici iraniani sono costruiti su basi diverse da quelle occidentali, e i modelli predittivi tarati sui nostri parametri lì non funzionano. Quei dati non ci sono, e al tavolo non c'era nessuno in grado di dirlo. Perché è questo il punto: se siedono soltanto carrieristi che dicono sempre di sì, il software smette di essere uno strumento e diventa l'alibi tecnico di una decisione già presa. Dire di sì è troppo facile, e non costa niente a chi lo dice. Trump ama circondarsi di yes men e non vuole essere contraddetto. Così va a chiedere ai militari le soluzioni sull'Iran. Quale soluzione può darvi un militare? Quella di bombardare. Il presidente americano e tutta la banda dei suoi pretoriani, con i leader europei complici e con i Paesi arabi che collaboravano dietro le quinte, si sono esposti a questa follia illegale per seguire un modello che nessuno di loro era in grado di interpretare. Ne discende una domanda che riguarda l'Europa da vicino. Gli analisti di intelligence occidentali calcolano su parametri di intelligenza artificiale e non più con la propria testa. Non sanno più gestire le informazioni HUMINT, e preferiscono big data che nessuno verifica. E allora: tutti questi sistemi d'arma occidentali sono ancora all'altezza di quello che dicono, oppure il vento è cambiato e sono soltanto marketing, visto che hanno dimostrato di non essere più capaci di intercettare? Non sono per caso anch'essi un prodotto a marchio? E i governi europei non sono forse costretti a comprarli sotto il ricatto americano dell'aumento del costo dell'energia, se non destinano agli armamenti il cinque per cento del loro PIL?
TX-3689

THERE IS A MARKET WHERE FORMER PUBLIC OFFICIALS RESELL THE KNOWLEDGE ACQUIRED IN THE APPARATUS TO PRIVATE INDIVIDUALS. THEY DON'T SELL A SERVICE: THEY SELL WHAT WASN'T THEIRS.

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ArticleIL MERCATO DEGLI ANALISTI
Esiste un mercato. Si vendono analisti, si vendono valutazioni, si vende la conoscenza che apparteneva agli Stati. E si vende sotto il marchio della democrazia, che è il più redditizio di tutti perché nessuno ne chiede mai il prezzo. È un mercato poco conosciuto, e i protagonisti sono gli ex istituzionali. Sono coloro che hanno lavorato per lo Stato e si sono appropriati della conoscenza di informazioni sensibili, di proprietà dello Stato, per poi proporsi, una volta in pensione, come fornitori alle società private. Non vendono un servizio: vendono qualcosa che non hanno pagato e che non era loro. C'è chi vende piattaforme di voyeurismo, intercettazioni illegali, sistemi OSINT, contatti. Apre la sua academy, e nel giro di tre anni fallisce. E ci risulta che operino procacciatori d'affari specializzati: cercano persone vicine alla pensione e offrono loro posti da dirigente in società che vogliono usarne il nome per rivendere prodotti di dubbia legalità e di dubbia efficacia. È un mercato dove ciò che si vende non è un prodotto, ma la credibilità che quel nome portava con sé quando era pubblico. E quando quella credibilità si esaurisce, si cambia nome e si ricomincia. Il denaro che lo alimenta viene da banche, fondi di investimento speculativi e da tutto quel mercato del marchio perfetto, dove un prodotto che costa dieci dollari viene venduto, grazie al marchio, da cinquanta a cento volte tanto. Gli stessi che controllano materie prime ed energia investono in giornalismo investigativo, in fondazioni. Poi arriva l'amministrazione Trump e tutto quell'apparato di associazioni e fondazioni viene messo da parte in modo piuttosto duro, dal giorno alla notte. Al loro posto entrano le intelligenze artificiali, vengono sostituiti gli analisti, molti professionisti vengono accantonati. Ha licenziato chi sapeva leggere e ha tenuto la macchina che nessuno sa leggere. Vengono però finanziati giornalisti che diventano spacciatori di narrative: in tutto il mondo il mercato dice le stesse frasi, ha gli stessi sorrisi, le stesse posture. Di colpo sembra che si siano messi tutti d'accordo. Ci risulta che vengano stilate liste di proscrizione sui giornalisti non allineati, che non vengono più chiamati e a cui non vengono rinnovate le consulenze. E che contro chi si ribella vengano condotte due diligence illegali, per poi dipingerlo al mondo come filo-Hamas, filorusso, filoiraniano, filo qualcosa. E anticipiamo quello che succederà a questo testo. Esistono sistemi che etichettano gli articoli. Non li leggono: li pescano a strascico e restituiscono un'etichetta. Filorusso. Filoiraniano. Antisistema ecc . L'etichetta si attacca a chi ha scritto e diventa un profilo, che qualcuno consulta prima di una chiamata o di un rinnovo. Sono strumenti illegali venduti sotto la voce sicurezza nazionale. Ma nessuna minaccia è mai stata sventata schedando un giornalista. Servono a sapere in anticipo chi dirà cosa, e a fermarlo prima che lo dica. Ecco perché i giornalisti non scrivono più. Non per paura: perché una frase basta a finire in un archivio che non potranno mai leggere né correggere. Un apparato che smette di analizzare e comincia a catalogare chi scrive ha cambiato mestiere: non produce sicurezza, produce obbedienza.
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Six US airborne refueling planes are flying near the Strait of Hormuz.

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The IRGC Navy claims to have intercepted and recovered a sophisticated US REMUS 600 UUV, used for underwater surveillance and data collection missions.

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At RAF Fairford (Royal Air Force base used by US forces), the Force Protection Level (FPCON) has been raised to Delta,

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Radio activated for Eritrea.

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Exercise Caution Detected transmission of emergency codes by the U.S. Army. Warning signs on reserved channels.

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Armed clashes between PLC Yemen forces and Ansarullah Yemen in the eastern part of the city TAIZ. Ongoing fighting,

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EXERCISE CAUTION Iran is once again placing mines in the Strait of Hormuz, this time apparently along the Omani route. Traffic at risk, authorities on high alert.

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Explosion in the Strait of Hormuz: Emirati ships hit strong explosions that hit Emirati ships. Traffic interrupted, authorities on high alert.

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The picture highlights an intertwining of interests between Ethiopia, the Emirates and Western partners around the control and security of Red Sea routes.

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ArticleSostegno emiratino all’Etiopia e interesse strategico per l’accesso al Mar Rosso
Gli Emirati Arabi Uniti hanno sviluppato negli ultimi anni una partnership particolarmente stretta con l’Etiopia, sostenendo il governo di Addis Abeba sul piano economico, politico e, in passato, anche militare. Dietro questa partnership si inserisce anche il sostegno e l’interesse degli attori occidentali verso gli Emirati, che rappresentano un importante partner strategico nel Golfo e nel Corno d’Africa. Parallelamente, l’Etiopia ha intensificato le proprie richieste per ottenere un accesso stabile al Mar Rosso. Il porto eritreo di Assab, per la sua posizione strategica, rappresenta uno degli asset più rilevanti in questo quadro.
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A video relating to the separatists of Balochistan is circulating on social media. The images are relaunched in the context of tensions in the province of Sistan and Baluchestan, where armed Balochi groups are active.

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Control or access to Eritrean port infrastructure, in particular Assab, would be of significant strategic importance for Addis Ababa

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ArticleOggetto: Possibili obiettivi strategici nel confronto tra Etiopia ed Eritrea
Secondo una valutazione circolata in ambienti informativi, il possibile obiettivo strategico di lungo periodo nel Corno d’Africa sarebbe rappresentato da un cambiamento degli equilibri politici in Eritrea, con particolare riferimento al governo di Isaias Afwerki e al controllo del porto di Assab. L’interesse dell’Etiopia per uno sbocco sul Mar Rosso rappresenta un elemento centrale della valutazione. Il primo ministro etiope Abiy Ahmed ha più volte posto la questione dell’accesso al mare tra gli interessi strategici del Paese. L’Etiopia, infatti, è uno Stato senza sbocco sul mare e dipende dai Paesi vicini per l’accesso alle principali rotte marittime internazionali.
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Google has officially sanctioned Iranians and, from now on, people in Iran will no longer be able to create new Gmail accounts