Silent People

16.05.2026 16:07Europa/Madrid

TX-1880

Del Deo, the embezzlement that is not the point: the scandal serves to affect Mantovano, Meloni and the architecture of services

Attached articles

ArticleNel governo Meloni l'autorità delegata ai servizi è Alfredo Mantovano. Mantovano è il terminale politico del Dis, dell'Aise e dell'Aisi.
Il vero bersaglio è l'autorità delegata, il canale con Palazzo Chigi, e il modo in cui microspie e intercettazioni sono state usate dentro quell'architettura. Non è un'inchiesta su un funzionario: è un'inchiesta sul governo attraverso un funzionario. Il caso Nicola Del Deo sta uscendo sui giornali confezionato come una storia di peculato: fondi, spese, ammanchi, la consueta grammatica mediatica delle inchieste sui colletti bianchi dell'intelligence. È la confezione. Il contenuto è un altro. Chi conosce come funziona la macchina dei servizi italiana sa che lo sfondamento di un ufficiale di questo peso non avviene mai per la cifra in sé. Le contestazioni patrimoniali sono il cavallo di Troia: servono a entrare in un perimetro che altrimenti resterebbe blindato. Il perimetro è quello dell'autorità delegata, la delega che il Presidente del Consiglio conferisce a un sottosegretario per la gestione degli apparati di informazione, e del rapporto operativo che questa figura intrattiene con chi, dentro gli apparati, esegue. Nel governo Meloni l'autorità delegata ai servizi è Alfredo Mantovano. Mantovano è il terminale politico del Dis, dell'Aise e dell'Aisi. Tutto quello che passa dai servizi, nei limiti di legge, passa politicamente da lui. Ed è qui che il caso Del Deo smette di essere una storia di conti e diventa una storia di canali. Perché Del Deo, secondo quanto sta emergendo, non era uno qualunque. Era uno che piazzava microfoni. Uno con la passione operativa per le microspie, le intercettazioni ambientali, gli apparati di ascolto. Microfoni ne ha messi tanti, su tante persone. Il punto è con quale copertura formale li metteva. E qui la ricostruzione diventa politicamente esplosiva. Perché non sempre quegli apparati venivano piazzati con il supporto giuridico pieno che ci si aspetterebbe. In alcuni casi, secondo le piste che stanno uscendo, Del Deo avrebbe agito appoggiandosi al canale dell'autorità delegata: cioè sulla base di un'autorizzazione politica, non necessariamente di un provvedimento giudiziario. Se la ricostruzione è corretta, significa che alcune di quelle operazioni di ascolto hanno viaggiato su una corsia che nasce a Palazzo Chigi, non in procura. E la domanda diventa una sola: chi sapeva, chi firmava, chi copriva? L'autorità delegata ha perimetri precisi. Può indirizzare, coordinare, autorizzare nelle materie proprie degli apparati informativi. Non può sostituire l'autorità giudiziaria quando si tratta di intercettazioni su cittadini italiani fuori dalle casistiche coperte dalle garanzie funzionali. Il confine è sottile e tecnicamente contestato, e proprio per questo è il confine su cui i magistrati stanno spingendo con l'inchiesta per peculato. L'accusa patrimoniale consente di mettere le mani su tabulati, agende, comunicazioni, carte operative. Tutto quello che serve per ricostruire non i soldi, ma le autorizzazioni. Non gli ammanchi, ma gli ordini. È per questo che lo scandalo Del Deo non va letto come uno scandalo su Del Deo. Va letto come un attacco al governo attraverso l'anello debole della catena operativa. Colpisci l'ufficiale, risali al politico. È un classico della guerra istituzionale italiana, e stavolta il bersaglio grosso è Mantovano , la figura che più di ogni altra, nel governo Meloni, incarna la continuità tra intelligence, apparato giudiziario e Palazzo Chigi. La domanda vera da porre è chi abbia deciso, oggi, che Del Deo non serve più. L'autorità delegata è il retropalco. Mantovano è la platea. Il governo Meloni è il teatro. Finché la stampa racconta solo i soldi, non capiremo mai chi sta davvero scrivendo lo spettacolo.
TX-1879

Barnea, the fire in the straw: the outgoing leader of Mossad repeats an Italian shipwreck to play the last part

Attached articles

ArticleDavid Barnea trasforma la tragedia del Lago Maggiore del 2023 in un monologo finale.
A un mese dalla pensione, David Barnea trasforma la tragedia del Lago Maggiore del 2023 in un monologo finale. Non si capisce se stia minacciando l'Italia, mandando un segnale all'Iran o cercando applausi. Forse tutte e tre. Forse nessuna. Barnea lascia il Mossad il 1° giugno. Gli succede Roman Gofman. Prima di andarsene, il direttore uscente prova a scriversi addosso l'epitaffio che in cinque anni non è riuscito a guadagnarsi sul campo. Barnea come agente segreto non ha mai brillato. Ha parlato molto, questo sì. Ha posato per giornalisti amici, ha coltivato l'immagine del gadget-loving killing machine, ha concesso alla stampa israeliana la narrazione dell'uomo che avrebbe "trasformato il Mossad". Dietro la coreografia, i risultati concreti sono pochi e quasi tutti rivendicati per via indiretta: operazioni mai confermate ufficialmente, cerimonie piene di iniziali al posto dei nomi. Una carriera fatta più di echi che di fatti. Barnea è un narcisista operativo: crede sul serio di essere un agente segreto nell'accezione dei film, e pretende che ci credano anche gli altri. Ma un capo dei servizi non è un personaggio: è un funzionario che deve portare risultati misurabili. E quando si misurano, mancano. Sull'Iran, il dossier che Barnea stesso ha indicato come la missione della sua vita, il bilancio è impietoso. Prima della guerra del giugno 2025 si è venduto a Netanyahu e a Trump come uno che aveva un piano. Avrebbe promesso che nei primi giorni del conflitto il Mossad avrebbe galvanizzato l'opposizione iraniana, innescando rivolte in grado di far cadere il regime. Non è successo niente. Il programma nucleare è danneggiato ma non chiuso. Dopo il cessate il fuoco, funzionari americani e israeliani hanno fatto filtrare in forma anonima un'accusa: Barnea aveva illuso Washington con una favola sul regime change. La risposta del Mossad è stata una ritirata semantica "non avevamo mai promesso il regime change durante la guerra, ma dopo" che somiglia a una confessione. Allo Yom HaShoah ha dichiarato che la missione non sarà completa finché il regime non sarà sostituito. Traduzione: il risultato non c'è, lo ereditiamo al prossimo. Poi la rivelazione del Lago Maggiore. Il 21 aprile, allo Yom HaZikaron, Barnea ha ricordato un agente identificato come "M." Mem in ebraico, morto all'estero mentre svolgeva il suo dovere. Le operazioni guidate da "M." avrebbero influenzato in modo significativo il successo della campagna contro l'Iran. Tipica prosa Barnea: aggettivi, nessun fatto verificabile. La stampa israeliana ha fatto due più due. "M." è l'uomo noto in Italia con il nome di copertura Erez Shimoni, uno dei quattro morti del naufragio del battello Gooduria, 28 maggio 2023. Con lui erano morti i due agenti italiani dell'Aise Claudio Alonzi e Tiziana Barnobi, e la compagna russa dello skipper, Anya Bozhkova. A bordo 23 persone: 21 spie 8 italiani, 13 israeliani più lo skipper Carminati e la compagna. Tre anni dopo, Barnea pesca la storia dal fondo. Per dire cosa? Il messaggio è confuso in modo imbarazzante. Lascia cadere, senza dirlo apertamente, l'insinuazione che la tempesta forse tanto casuale non fosse, suggerendo che l'Iran abbia ucciso agenti italiani sul suolo italiano. Verso chi è il messaggio? Se è rivolto a Teheran, è un bluff retroattivo. Se è rivolto a Roma, è manipolazione: trasformare i morti di Alonzi e Barnobi in un debito di sangue che l'Italia dovrebbe saldare allineandosi più duramente contro l'Iran. Se è rivolto agli israeliani, è autopromozione. In tutti e tre i casi, operazione narrativa, non di intelligence. L'Italia non viene minacciata esplicitamente ma viene usata. Rivelare oggi, mentre Roma mantiene aperto un canale con Teheran e resta il paese europeo più esposto sullo Stretto di Hormuz, che agenti italiani sono morti con il Mossad in un'operazione anti-iraniana significa forzare la mano al governo Meloni. Non è minaccia diretta. È peggio: un vincolo imposto dall'esterno, con il sangue di due funzionari italiani che nessuno qui ha mai potuto piangere ufficialmente. Barnea non è nuovo a questi numeri. La sua carriera pubblica è una successione di fuochi di paglia: operazione spettacolare, titoli, applauso, fumo. Poi silenzio. Poi un altro fuoco. I cercapersone Hezbollah del settembre 2024 sono stati un colpo reale. Ma intorno a quel colpo Barnea ha costruito una mitologia personale che i risultati strategici non sostengono. Hezbollah non è eliminato. L'Iran non è caduto. Il 7 ottobre resta lì a ricordare che l'intelligence israeliana quella mattina non ha visto niente. Si accende, brucia in fretta, lascia cenere. Il prossimo fuoco lo dovrà accendere qualcun altro.
TX-1878

Iran, propaganda on internal social networks There are videos that call on young people, especially women, to defend their homeland. Signal of mobilization of domestic public opinion in view of a possible escalation.

TX-1877

Satellite image of the IRGC fast units that control the Strait of Hormuz, Iran

TX-1876

Iran accepts extension of the ceasefire Tehran says yes to Washington through Pakistani mediation. Temporarily decreasing voltage.

TX-1875

Pietro Mattei, grandson of the founder of ENI, warns Meloni: “My uncle challenged the US on energy. You are in need of it.” Stop using the name for Plan Africa.

TX-1874

Conflicting versions IRGC declares seizure of MSC-FRANCESCA and EPAMINODES for violating the blockade. UKMTO speaks of a fire attack. Unverified dynamics.

TX-1873

Lufthansa cuts 120 flights a day Short-haul cancellations from May to October to reduce fuel costs.

TX-1872

Iran does not recognize the extension of the ceasefire and may not respect it based on its national interests

TX-1871

Trump extends ceasefire 'until further notice' Unilateral move by Washington. Tehran has not yet responded. IRGC remains in a veto position.

TX-1870

Ceasefire in the last few hours Tehran does not give in. The IRGC blocks any negotiations until Washington shows concrete commitment. No meeting scheduled.

TX-1869

Khorramshahr-4 missile on display in Tehran The long-range ballistic vector exhibited in Enghelab Square

TX-1868

Emirates, Qatar, Bahrain, Saudi Arabia and Kuwait raise the level of security. Risk for energy infrastructure and routes in the Persian Gulf.

TX-1867

US Navy seizes M/T TIFANI tanker, Botswana flag vessel and sanctioned, believed to be part of the Iranian shadow fleet, stopped in a maritime interdiction operation

TX-1866

Berlin destroys the suspension of the EU-Israel agreement. Behind Germany, in silence but decisive, also France and Italy. Europe is splitting up and the no front wins without exposing itself.

TX-1865

Dubai plans a canal to Fujairah to bypass Hormuz. If implemented, it would neutralize Iran's main geopolitical lever on the global energy market.

TX-1864

92 Iranian embassies, 8,621 tweets, 385 million views in 48 days. Tehran has transformed X into a narrative war front coordinated at the state level.

TX-1863

Magyar, future Hungarian prime minister, warns: if Netanyahu were to enter Hungary, he would be arrested. Budapest will remain in the ICC and will execute the international arrest warrant against the Israeli leader.

TX-1862

A violent explosion hit a thermoelectric power plant in Bucharest. The extent of the damage and the causes are still being ascertained

TX-1861

Trump signed an executive order invoking the Defense Production Act to face rising energy prices, activating extraordinary powers over domestic production.

SilentPeople | Page 15