TX-2949

GULF - IMMEDIATE EVACUATION IS REQUIRED FROM BAHRAIN, KUWAIT, QATAR, EMIRATES, OMAN AND SAUDI ARABIA. PAY ATTENTION: THE US BASES ARE NO LONGER ABLE TO DEFEND

TX-2948

GULF/JORDAN - CONTINUOUS LAUNCH OF IRANIAN MISSILES AND DRONES TOWARDS BAHRAIN, JORDAN AND KUWAIT Kurdistan

TX-2947

MIDDLE EAST - 72 DECISIVE HOURS. IRAN HAS ANTICIPATED THE PLAN TO DIVIDE THE COUNTRY. WAITING FOR THE PAKISTANI RESPONSE TO THE ATTACK IN SAUDI ARABIA. POSSIBLE AMPHIBIOUS OPERATIONS ON KUWAIT AND BAHRAIN.

Attached articles

Article72 ore decisive per il destino del Medio Oriente
72 ore decisive per il destino del Medio Oriente Le prossime 72 ore si annunciano decisive per il destino del Medio Oriente. La lettura degli eventi consente ormai di ricostruire la sequenza: i raid statunitensi non avevano come scopo la degradazione generica delle capacità iraniane, ma un disegno preciso di circoscrizione e divisione del Paese, la separazione della fascia costiera dal resto del territorio, da completare con un'azione terrestre limitata affidata alla forza irregolare addestrata dalle società di sicurezza private. Lo spostamento dei mezzi americani verso il teatro mediorientale, avviato dopo i primi raid, ha reso leggibile l'avvio del piano; e Teheran, compresa la traiettoria, ha scelto di non attendere: l'attacco alle basi americane nel Golfo è stata un'azione di anticipo, programmatica e non ritorsiva, destinata a colpire il dispositivo prima che fosse pronto. È questa la chiave delle ultime ore: l'Iran ha giocato d'anticipo sulle mosse occidentali, rovesciando i tempi dell'operazione che lo riguardava. L'attacco alle installazioni in Arabia Saudita apre ora l'incognita più rilevante delle prossime ore: il Pakistan. Tra Riad e Islamabad esiste un accordo di difesa militare, e la sua invocazione porterebbe nel conflitto una potenza nucleare musulmana confinante con l'Iran, con conseguenze incalcolabili sul piano regionale e sulla stessa coesione del mondo islamico. La risposta pakistana all'attacco iraniano in territorio saudita, qualunque forma assuma (attivazione dell'accordo, mediazione, silenzio), sarà il primo indicatore del destino delle nazioni coinvolte: nelle prossime ore si capirà se il conflitto resta confinato all'asse Iran-USA-monarchie o si allarga al quadrante sud-asiatico. Sul piano militare, lo scenario di escalation è ormai definito nei suoi termini: se gli Stati Uniti tenteranno l'azione terrestre sulla costa iraniana, la risposta di Teheran sarà l'operazione anfibia contro Kuwait e Bahrein. Le capacità ci sono, la distanza è minima, e le difese delle due monarchie risultano già degradate dalle ondate precedenti. Significherebbe il passaggio dalla guerra delle infrastrutture alla guerra di occupazione su entrambe le sponde del Golfo: ciascuno prenderebbe terreno dell'altro campo, e il Golfo diventerebbe un unico teatro anfibio conteso. È lo scenario che le 72 ore in corso possono ancora evitare o rendere inevitabile: per questo sono decisive.
TX-2946

IRAN/GULF - US RAIDS DESTROY BRIDGES IN IRAN. THE IRANIAN RESPONSE: HITTING THE CRITICAL INFRASTRUCTURES OF THE GULF COUNTRIES.

TX-2945

IRAN/GULF - IRAN DECLARES A STATE OF EMERGENCY AFTER THE US ATTACKS ON INFRASTRUCTURE. IMMEDIATE EVACUATION FROM THE GULF AREA IS RECOMMENDED.

TX-2944

SAUDI ARABIA - MISSILE AND DRONE ATTACK AGAINST US BASES

TX-2943

MIDDLE EAST - 72 HOURS OF STALEMATE IN THE CONFLICT. ATTACK PLANS IN THE KURDISTAN AREA, AMPHIBIOUS OPERATIONS IN THE GULF AND THE DESTRUCTION OF ELECTRICAL INFRASTRUCTURE IN THE GULF ARE ON THE TABLE

TX-2942

IRAQ - IMPACTS ON POSITIONS IN ERBIL FOLLOWING IRANIAN ATTACKS.

TX-2941

GULF - EXERCISE CAUTION: THE RATIONALIZATION OF ELECTRICITY IN THE GULF COUNTRIES HAS STARTED. PREPARE EVACUATION PLANS. IF YOU HAVE A CHANCE, LEAVE THE COUNTRIES IN THE AREA.

TX-2940

IRAQ - IN TODAY'S SESSION OF PARLIAMENT, ONLY CORRUPTION AND PUBLIC SPENDING ARE ON THE AGENDA. NO DISCUSSION ON IRAN, HEZBOLLAH, MILITARY OPERATIONS AND NATIONAL LAND SECURITY.

TX-2939

THE INFORMATION INDICATES THE PREPARATION OF AN IRREGULAR FORCE, TRAINED BY PRIVATE SECURITY COMPANIES AND FINANCED BY THE GULF MONARCHIES, AS THE FORERUNNER OF A LAND OPERATION FOR THE CONTROL OF IRANIAN COASTAL AREAS.

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ArticleLa costa iraniana come obiettivo: la forza irregolare che prepara l'attacco da terra e la complicità dell'Europa
Il silenzio internazionale davanti alla campagna in corso è un dato politico che pesa quanto i bombardamenti. Il flusso degli ultimi giorni documenta colpi sistematici alle infrastrutture civili iraniane: la ferrovia di Bandar Abbas, il ponte di Bandar Khamir, uno stabilimento di lavorazione del pesce a Qeshm, gli aeroporti evacuati, la fascia costiera interdetta. Quando gli obiettivi militari si esauriscono e gli attacchi proseguono sulle infrastrutture che sostengono la vita quotidiana, l'effetto ricercato non è la degradazione di capacità belliche ma la pressione diretta sulla popolazione: la storia recente, dal Kosovo in poi, insegna che il bombardamento delle infrastrutture civili punta a generare spostamenti di massa. Il flusso di profughi non è ancora in atto, ma la meccanica per produrlo è riconoscibile, e le ondate migratorie diventano esse stesse uno strumento del conflitto, destinato a scaricarsi sui Paesi vicini e sull'Europa. A questo quadro si aggiunge un elemento che emerge da informazioni di intelligence: numerose società di sicurezza private avrebbero allestito campi di addestramento in Iraq, Siria, Somalia, Europa orientale, Azerbaigian, Kurdistan, Libia, Africa e America Latina. Il reclutamento attingerebbe a ex combattenti dell'ISIS e ad autori di crimini di guerra e violenze, con finanziamenti riconducibili alle monarchie del Golfo, e la struttura sarebbe funzionale a una narrativa precisa: quella di uno pseudo-esercito musulmano, un nemico confezionato ad arte. Ma la funzione di questa forza non sarebbe soltanto narrativa: essa costituirebbe l'apripista di un'operazione terrestre contro l'Iran dagli obiettivi limitati e definiti. Non l'occupazione del Paese, ma il controllo di determinate zone costiere: la fascia che va da Hormuz al confine dell'Iraq, dove si concentrano i terminal, le rotte e le risorse. La selezione degli obiettivi colpiti finora, tutta concentrata sulla costa (Bandar Abbas, Qeshm, Bandar Khamir, Bushehr, Chabahar), è coerente con questo disegno: si prepara il terreno isolando e degradando proprio le aree che si intende poi controllare. In parallelo, le monarchie del Golfo risulterebbero attive nel dialogo con le comunità locali delle zone costiere per sollecitarne la rivolta e assicurarsi un appoggio interno al momento dell'azione. Le parole del presidente Trump sull'andare a prendere "il petrolio, l'oro e altro" non sono una provocazione estemporanea: descrivono esattamente l'obiettivo dell'operazione che si sta preparando. L'Europa non è la grande assente di questo quadro: ne è complice. I governi europei nascondono alle proprie popolazioni la reale natura delle attività in corso e del proprio coinvolgimento, attività che si pongono fuori dai vincoli costituzionali che dovrebbero regolarle: le decisioni che contano vengono sottratte ai parlamenti e al controllo democratico, riparate dietro le formule della "sicurezza nazionale", della minaccia "nucleare", di "regimi" evocati a uso e convenienza secondo la necessità del momento. Gli esecutivi hanno smarrito l'obiettivo dichiarato delle proprie politiche e operano ormai in una zona di illegalità sostanziale, coperta dal segreto e dall'emergenza permanente. Gli effetti interni sono già visibili. Il rincaro dei prezzi sta portando le masse fuori controllo, e la risposta non è la correzione di rotta ma la costruzione del nemico interno: la messa in scena di un nuovo "terrorismo rosso", secondo il copione collaudato che trasforma il dissenso sociale in minaccia alla sicurezza, giustificando ulteriori strette. È la stessa fabbrica narrativa che all'esterno prepara lo pseudo-esercito musulmano e all'interno prepara il sovversivo: due nemici confezionati per due teatri, al servizio della medesima esigenza di controllo. Ma è una corsa dal tempo limitato. Governi che reggono sull'occultamento, sull'emergenza e sulla repressione del malcontento che essi stessi generano non hanno davanti una prospettiva lunga: la traiettoria dei governi europei, tra tragico e grottesco, volge al termine, e a pagare il conto non saranno i politici che l'hanno prodotta, ma le imprese e i cittadini che ne erediteranno le macerie.
TX-2938

IRAQ - IRANIAN ATTACK ON ERBIL

TX-2937

GULF - GOOGLE STARTS DARKENING ON ITS MAPS OF DATACENTERS AND DESALINATION PLANTS IN THE AREA.

GULF - GOOGLE STARTS DARKENING ON ITS MAPS OF DATACENTERS AND DESALINATION PLANTS IN THE AREA.
TX-2936

GULF - THE US CAUGHT BY SURPRISE BY THE IRANIAN PREVENTIVE ATTACK ON INSTALLATIONS IN THE GULF. NEW ATTACKS ARE EXPECTED IN THE EVENING.

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ArticleDanni minimizzati, alleati avvertiti: il silenzio USA sul Golfo e la pressione iraniana sul governo iracheno
Il quadro delle ultime ore è segnato da un dato anomalo: il silenzio. Né Washington né le capitali del Golfo hanno fornito comunicazioni ufficiali sugli attacchi iraniani alle installazioni americane, e le poche ammissioni tendono a minimizzare i danni subiti dalle strutture. Il silenzio stampa coordinato è esso stesso un'informazione: quando i danni sono trascurabili, le immagini delle intercettazioni riuscite vengono diffuse, non trattenute. La riservatezza attuale suggerisce al contrario che l'attacco preventivo iraniano abbia colpito nel segno, degradando componenti del dispositivo (radar, difese, logistica) la cui compromissione non può essere ammessa senza incrinare la fiducia degli alleati ospitanti e dei mercati. Sul piano politico, l'elemento più rilevante è l'avvertimento diretto di Teheran al primo ministro iracheno, richiamato per il suo "avventurismo giovanile" e invitato a prestare attenzione, in particolare riguardo all'incontro con il presidente Trump, nel corso del quale si sarebbe riso dell'uccisione del generale Soleimani e di quella della Guida Suprema. Il richiamo iraniano tocca un nervo già scoperto a Baghdad: il viaggio del premier a Washington era stato accolto con freddezza da ampi settori interni, sia per la postura tenuta nell'incontro, sia per gli accordi siglati con Chevron, letti come una cessione del patrimonio energetico nazionale al momento politicamente peggiore. L'Iraq si trova così stretto su tre lati: il territorio utilizzato come piattaforma americana, le milizie filo-iraniane che tracciano linee rosse, e ora il richiamo formale di Teheran al suo vertice politico, mentre il fronte interno contesta la direzione presa. La tenuta del governo iracheno diventa una delle variabili centrali della crisi: un suo cedimento aprirebbe il teatro che tutti gli attori, finora, hanno formalmente cercato di non aprire.
TX-2935

IRAQ - IRANIAN ATTACK AGAINST IRAQI KURDISTAN.

TX-2934

STRAIT OF HORMUZ/IRAQ - NUMEROUS DRONE DISCOVERIES USED BY LUCAS, THE AMERICAN VERSION OF THE IRANIAN SHAHED, IN THE STRAIT AND ON THE IRAQ-IRAN BORDER. MANY FALL BEFORE THE LENS DUE TO MANUFACTURING DEFECTS.

TX-2933

USA/MIDDLE EAST - THE TRANSFER OF F-16 FIGHTERS TO THE MIDDLE EASTERN THEATER IS IN PROGRESS.

TX-2932

GULF OF OMAN - A SHIP HIT IN WATERS CLOSE TO OMAN.

TX-2931

GERMANY/MIDDLE EAST - AIRLIFT ACTIVATED FROM US BASES IN GERMANY TO SUPPLY AMERICAN INSTALLATIONS IN THE MIDDLE EAST.

TX-2930

IRAN - RAID USES HIS CHABAHAR.

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