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TRUMP SOSTIENE DI AVER APERTO UN CANALE DIRETTO CON LE GUARDIE RIVOLUZIONARIE TRAMITE I CURDI DI BARZANI (FALSO) . TEHERAN PROCEDE CON UN'AGENDA PROPRIA.

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IL FALLIMENTO DEL MONDO DEMOCRATICO Le istituzioni europee si sono sottomesse a un presidente americano che a sua volta si è sottomesso a una massa di avventurieri. Non si tratta solo di consiglieri sprovveduti. Si tratta di lobbisti ricattabili, e ricattati, attraverso il materiale della rete Epstein: una struttura che le Nazioni Unite hanno qualificato come organizzazione criminale transnazionale, responsabile di pedofilia, sfruttamento della prostituzione e omicidi. Il mondo di Trump è questo, e la regola che lo governa è l'impunità. Riteniamo che il presidente degli Stati Uniti dovrà rispondere in sede giudiziaria, e che i patrimoni accumulati durante il suo mandato siano di provenienza illegittima e debbano essere sequestrati. Fino ad allora, ogni decisione presa in quel perimetro va letta per quello che è: non politica estera, ma la gestione di un sistema di ricatti che si è esteso alle istituzioni europee. L'Europa ha taciuto e i giornalisti hanno accompagnato questo crimine. Sono corrotti, avvelenati dal potere, e dovrebbero rispondere davanti a un tribunale. Con loro l'intera catena istituzionale che non ha avuto il coraggio di dimettersi, ha continuato a impartire ordini e ha cancellato chi si opponeva, accanendosi su chi si rifiutava di servire, diffamandolo e minacciandolo. Oggi Trump sostiene di aver aperto un canale diretto con le Guardie rivoluzionarie tramite i curdi di Barzani. Falso Da qui in avanti l'Iran procederà con un'agenda propria. Non resterà ad aspettare i giochetti da ladro di biciclette di un presidente che minaccia l'Oman, i paesi del Golfo, la Spagna e l'Europa. Sul piano militare il quadro è chiaro e non dipende da una superiorità tecnologica iraniana. È guerra asimmetrica: gli iraniani si muovono al buio, senza radar accesi, e gli americani non li vedono perché i propri radar sono spenti. Ma li ascoltano, sanno dove sono, e diventano prede. Dopo l'abbattimento di un aereo americano e il colpo a un F-35, gli Stati Uniti non si sono più avvicinati: hanno lanciato droni, colpendo anche obiettivi civili. Sul piano interno l'Iran ha cambiato i vertici militari e riassettato l'amministrazione. Ricostruzione e ripristino procedono in tempi rapidi. Il tentativo di strangolamento c'è, ma la resilienza iraniana è forte: quel Paese assorbe da quarant'anni. Con il blocco di Hormuz accade il contrario. Golfo, Europa, Stati Uniti e paesi fragili hanno una resilienza lenta e cedono in fretta. Sono due capacità di assorbimento asimmetriche, e questa è la vera partita: non chi colpisce più forte, ma chi regge più a lungo. Trump vuole uscire dall'impasse da vincitore. L'Iran chiede la capitolazione del Golfo, che intanto lo paga in oro. Molti paesi cercano un accordo con Teheran, e Washington fa sempre più fatica a tenere insieme l'equilibrio. Ma Trump dovrebbe preoccuparsi di casa propria. Negli Stati Uniti la pazienza si è esaurita, gli equilibri sono cambiati, e non è lontano il momento di un sollevamento popolare. Lo diciamo all'Europa: quando succederà là, toccherà a voi. E non è detto che masse inferocite si lascino controllare. Domani potrebbero essere il Kuwait e il Bahrein. Quando si annuncia che lo Stretto di Hormuz sarà dichiarato americano e alle spalle di chi lo dice polizia e soldati applaudono, si sta guardando gente che comincia a essere posseduta dalla follia.
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