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ATTACCHI USA SISTEMATICI SULLE INFRASTRUTTURE CIVILI IRANIANE, CENSURA SUI DANNI ALLE BASI USA. SI CERCA L'INCIDENTE PER COINVOLGERE LA NATO. DA STASERA PREVISTO FUOCO IRANIANO INTENSIFICATO.
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La guerra alle infrastrutture e la trappola dell'incidente: le ore che decidono il corso del conflitto
Gli attacchi statunitensi, con la partecipazione silenziosa dei Paesi europei di fatto belligeranti, stanno colpendo in modo sistematico il tessuto infrastrutturale civile iraniano: ponti radio, centraline elettriche, centrali telefoniche di linea fissa, antenne di trasmissione, piccoli impianti di desalinizzazione, ospedali, ponti, ferrovie, aeroporti. Non è la lista di una campagna militare: è la lista dello smontaggio delle condizioni di vita di una popolazione, condotto pezzo per pezzo. Sui danni che le installazioni americane stanno a loro volta subendo, e sulle vittime, vige al contrario una censura totale: il doppio standard informativo è parte integrante dell'operazione.
Il tempo, però, non gioca a favore di chi ha scelto questa strada. L'aumento costante dei prezzi e il fallimento di piccole e medie imprese in serie stanno erodendo le economie occidentali, davanti a una politica che non è più in grado di esprimere visione: gli Stati Uniti e le aziende europee non hanno più molto tempo. L'Iran, al contrario, si è preparato da tempo allo scenario più drastico, e l'intensità del suo fuoco è destinata ad aumentare già da questa sera, con attacchi previsti di eccezionale pesantezza.
Il disegno americano resta quello già visto altrove: la speranza di una frammentazione dell'Iran sul modello libico, il sogno della balcanizzazione, che gli analisti, sulla base di dati falsati, continuano a proporre sui tavoli di generali incatenati alle poltrone del potere. Ma i presupposti mancano: il morale dei soldati americani è basso, e dentro i comandi apicali le divergenze sono fortissime, come le voci di dispute interne già registrate nel flusso confermano. Anche nell'ipotesi in cui gli Stati Uniti riuscissero a prendere porzioni di territorio iraniano, non potrebbero mai controllarle: la storia recente, dall'Iraq all'Afghanistan, lo ha già dimostrato.
Teheran, dal canto suo, ha reso esplicito il principio della propria condotta, applicando il precetto coranico: "Chiunque vi attacchi, attaccatelo allo stesso modo in cui ha attaccato voi". È un avviso rivolto anzitutto alle monarchie musulmane del Golfo che ospitano le basi e mettono a disposizione il proprio territorio per crimini gravi: la rappresaglia colpirà secondo la misura della complicità. E un monito silenzioso raggiunge anche i Paesi europei considerati belligeranti, che si trovano sulla linea rossa senza che le loro opinioni pubbliche ne siano consapevoli.
In questo quadro va letta la manovra più pericolosa delle ultime ore: gli Stati Uniti, da grandi faccendieri, stanno cercando l'incidente, l'evento costruito per costringere la NATO a entrare nella guerra travestendola da missione di pace. Fino ad ora l'Iran non è caduto nella trappola: ha evitato il passo falso che avrebbe fornito il pretesto, e così facendo ha costretto gli Stati Uniti, e indirettamente l'Europa, a un'umiliazione davanti al mondo, nonostante la propaganda incessante. Le ore che stanno scorrendo sono decisive per il corso della guerra: la trappola dell'incidente è armata, e la capacità iraniana di non farvi cadere dentro il conflitto è, in questo momento, l'unico argine alla sua estensione totale.