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In memoria del Dott. Larijani l'uomo che tentò la pace e fu tradito.
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ArticoloL'eredità del Dott. Larijani
L'eredità del Dott. Larijani rimarrà nella storia di una democrazia per essere stato l'uomo che ha tentato la pace, ma fu tradito. A Teheran giurano che arriverà il momento di vendicarsi, e nella lista ci sono anche europei.
Lasciate stare la propaganda. Quando Larijani andò a Mosca , lui che era il vero capo dell'Iran disse a Putin: «L'Iran non farà mai una guerra come quella che la Russia ha fatto con l'Ucraina, e noi siamo pronti, perché aspettiamo questo da anni». Putin era un po' incredulo sulle vere potenzialità di Teheran. Insomma, il Dott. Larijani, con un linguaggio quasi da confidente, gli fece capire che potevamo stare a parlare per ore come a lui piaceva confrontarsi e che la Russia stava sbagliando approccio.
Per capire chi era Larijani devi essere in qualche modo preparato, e devi essere comunque all'altezza; altrimenti rischi di non capire. E gli europei non hanno capito. Il mondo Persiano, il mondo ideologico, il mondo scientifico, le economie informali e soprattutto il mondo del governo profondo, racchiuso non lontano dal centro di Teheran.
«Una vita profonda è più importante della longevità.» Avicenna
È il governo di uomini che hanno deciso di morire: non per soldi, non per potere, non per le cariche.
Nei giorni più bui di Teheran, quando Israele, gli Stati Uniti e i paesi europei traditori spezzarono quel filo sottile che mantenevano con Larijani, fu presa la decisione di rispondere alle manifestazioni, che erano state infiltrate da criminali pagati dall'Occidente per compiere crimini efferati. Quel governo aveva deciso di combattere e di non svendere il proprio paese, qualsiasi accordo avesse stabilito. A Tel Aviv, in Europa e negli Stati Uniti si stavano preparando a scegliere i nuovi leader iraniani, quelli che avrebbero dovuto svendere l'Iran. Khamenei e i leader religiosi avevano già accertato i piani secondo cui Larijani doveva prendere il comando.
Quel governo profondo ha salvato l'Iran e in qualche modo gli ha dato la vittoria strategica. È uno dei motivi per cui il mondo Persiano non si è mosso nelle manifestazioni ed è rimasto in silenzio, nonostante gli europei passassero informazioni all'alleato statunitense e a Israele per colpire scienziati e uomini della società civile costretti a nascondersi per non cadere vittime del tradimento europeo.
Oggi forse Putin, dopo gli attacchi terroristici dell'Ucraina verso il suo territorio, ha capito il Dott. Larijani quando gli disse: «L'Iran è in grado di rispondere in maniera simultanea contro sette paesi della regione del Golfo, costringendoli a mettersi sulla difensiva sul piano militare, e abbiamo una risposta economica per il resto del mondo». Questi non capiscono la diplomazia: capiscono solo i soldi e il potere. Puoi avere tutte le armi più tecnologiche che vuoi, ma le narrative le comandano loro.
Credo che Putin, con gli attacchi che ha ricevuto, le falsità sui cosiddetti droni russi in Romania e l'avventurismo europeo nelle sue dichiarazioni folli, abbia capito che ragionare militarmente con la sola strategia serve a poco, e che i bombardamenti devono in qualche modo accompagnare il cambio della narrativa. I leader europei devono capire che bisogna essere attenti a parlare, e che le loro intelligence non devono limitarsi a sventolare bollettini israeliani, né essere succubi della politica.
Chi sa leggere queste parole deve capire che l'Europa è nel mirino, e che non è escluso che la Russia decida di colpire un paese europeo, scatenando un panico economico e finanziario.
Larijani sapeva di essere un obiettivo, ma sapeva anche che la sua morte poteva diventare un simbolo. Ha dato all'Iran e alle sue generazioni future una possibilità, sperando che non si facciano ingannare. E, come amava dire: «Quando tutto questo finirà, mi prenderò una lunga pausa dagli amici».
Noi, in Europa, non abbiamo uomini così. Abbiamo solo foto elemosinate e conferenze stampa.
Gloria alle Nazioni.